Recensione Infinity Blade 3

Chair continua a puntare sulla mera quantità, proponendo un action game noiosissimo

Versione analizzata: iPhone
recensione Infinity Blade 3
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

In concomitanza con l'uscita di iOS 7 e dei nuovi modelli di iPhone, su App Store arriva Infinity Blade 3, terzo e ultimo capitolo della trilogia di Epic e Chair che ha letteralmente spopolato su smartphone e tablet targati Apple. Vista l'attenzione della casa di Cupertino ad usare i titoli della serie come vero e proprio simbolo delle nuove frontiere del gaming mobile, il marchio Infinity Blade è, al pari di Angry Birds, uno dei più conosciuti ed ovviamente uno dei più scaricati. Ma come per gli uccelli di Rovio, negli anni che ci separano dall'uscita del primo episodio (era il 2010) la saga ha mostrato un evidente immobilismo, incapace di rinnovarsi e ravvivare in maniera consistente la formula di base. C'è anche da dire che questa stessa stessa formula è stata recuperata da decine e decine di produzioni, che l'hanno applicata in qualsiasi contesto come se fosse l'unica e la sola proposta software veramente interessante e competitiva. Ad onor del vero, da questo lato della barricata ci sentiamo di dissentire potentemente: il gameplay di Inifnity Blade 3 è, come quello dei suoi predecessori, monotono e poco avvincente, troppo meccanico, ed il titolo Chair basa tutta la sua fortuna soprattutto su un comparto tecnico da urlo. Anche in questo episodio è la grafica il vero fiore all'occhiello della produzione, stavolta sostenuta da un comparto stilistico veramente eccellente. Dietro la meraviglia di ogni schermata, tuttavia, si nasconde un software vuoto e senza consistenza, davvero difficile da apprezzare sulla lunga distanza, con uno schema di gioco ripetitivo e massacrante.

Noioso

Se avete giocato ai primi Infinity Blade (o a Batman Arkham City, o al tie-in degli Avengers, o ad una mezza dozzina abbondante di produzioni-fotocopia), saprete cosa aspettarvi da questo terzo episodio. Il gioco ci mette nei panni di un determinato guerriero, che uno dopo l'altro abbatte gli avversari che lo separano dallo scontro finale con l'Artigiano, malvagio signore del male pronto a distruggere gli ultimi resti dell'umanità pur di ottenere il controllo totale e diventare una vera e propria divinità creatrice.
Gli scontri, lo svela il brevissimo tutorial che funge da prologo alle vicende, procedono sempre alla stessa maniera: un nemico titanico vi si para davanti, e voi dovrete evitarne gli attacchi, fino a che, una volta che avrà la guarda scoperta, potrete cominciare a colpirlo come si deve con una serie di fendenti a segno. Sostanzialmente potrete decidere di eseguire un passo laterale a destra o sinistra per evitare gli attacchi, impattare il colpo con uno swipe nella direzione opposta a quella del fendente, oppure sacrificare un po' dell'integrità strutturale del vostro scudo per andare sul sicuro e parare l'assalto. Il gameplay di Infinity Blade 3 è ancora questo: immediato da metabolizzare, si gioca tutto in punta di polpastrello, picchiettando sulle icone nel margine basso dello schermo o strusciando il dito sul touchscreen.
Il problema di Infinity Blade 3 è che dopo appena un paio di scontri (non arriva neppure alla fine dell'atto uno), si viene sopraffatti da un senso di noia desolante. Epic non è proprio fortunatissima con i suoi prodotti: anche Gears of War ha di fatto definito un vero e proprio genere, su console, ma l'ossessione con cui decine di software house ne hanno copiato la formula l'ha svalutata in pochissimo tempo. La stessa cosa è accaduta con questa saga, ma con l'aggravante che già in origine la formula di Infinity Blade non poteva dirsi brillante e varia. Scontro dopo scontro, il gioco si mostra stanco e stancante, ed è solo la voglia di posare gli occhi sugli splendidi scorci che Infinity Blade 3 propone a spingerci molto timidamente ad andare avanti.
Non che il titolo non ci provi, a vivacizzare un po' le cose: torna ad esempio il sistema tripartito di armi equipaggiabili, così come un secondo personaggio giocabile che sulla carta promette un'interessante diversificazione. Ma tutto è inutile: l'unica differenza con il martello e le doppie lame è che uno permette solo di impattare i colpi e le altre richiedono di affidarsi esclusivamente alla schivata, ma le sensazioni non cambiano di una virgola. Lo stesso vale per il personaggio femminile, che rappresenta semplicemente un altro eroe di cui curarsi e da equipaggiare con le armi migliori.
Chair ha puntato tutto sull'incremento quantitativo, insomma, senza neppure vagliare di rendere meno lineare e inquadrata la progressione. Anzi, rispetto ad Infinity Blade 2, in cui l'esplorazione del castello prevedeva la possibilità di intraprendere strade parallele ed esplorare stanze segrete, qui ogni missione è composta da una serie predeterminata di scontri, e ciò evidenzia ancora di più una desolante linearità. É un peccato, perchè il titolo avrebbe potuto calcare strade non battute: appena si arriva al covo del protagonista Siris, nei primi momenti di gioco, si spera che la grande mappa di fronte all'entrata sia presagio di una maggiore libertà, e invece si trasforma solo in un elenco di missioni inchiodate sui binari e generalmente tutte identiche.

A poco servono tutti gli altri interventi: ogni arma ha una combo speciale che è possibile eseguire con una serie specifica di fendenti, e questo limita in una certa misura la tendenza a strusciare il dito come forsennati sul touch screen quando si presenta l'occasione di attaccare. Il sistema di magie è meglio bilanciato, e ci sono pozioni da creare per ottenere bonus particolari. Il numero di armi, armature, oggetti è come sempre incredibile, e la sensazione di crescita viene resa più solida dalla possibilità di usare i servizi del fabbro per potenziare ogni oggetto. Ma è tutto inutile: ad essere inconsistente, evanescente e poco interessante è il nucleo di un gameplay basato solo sul colpo d'occhio e sulla ripetizione quasi meccanica delle stesse azioni.
Spiace anche riscontrare un'attenzione veramente smodata per le microtransazioni. Dopo aver pagato sei euro per un titolo del genere (un'enormità per gli standard dell'App Store), la presenza degli acquisti in-app è quasi una beffa, soprattutto per i prezzi a cui vengono proposti i pacchetti di crediti e medaglie. D'altro canto senza aiutarsi un po' con l'offerta dello store in-game gestire l'armamentario di ben due personaggi diventa un'operazione estremamente lunga e laboriosa, e richiede la ripetizione quasi ossessiva delle varie missioni. Una vera e propria caduta di stile, invece, quella legata ai tempi d'attesa necessari per la preparazione di pozioni e la forgiatura di armi più potenti: è solo grazie alle medaglie che possiamo velocizzare il processo ed eliminare i tempi morti, ed ovviamente il numero fornito dal gioco basta per poco tempo. Insomma Infinity Blade 3 sembra quasi chiedervi di decidere fra la prospettiva di un avanzamento ancora più tedioso o l'urgenza di spendere un bel po' in microtransazioni. E francamente ci pare un atteggiamento ingiustificabile.

Tecnicamente pauroso

Come si diceva, l'aspetto tecnico di Infinity Blade 3 è veramente eccezionale. Senza mezzi termini, il gioco è quanto di meglio si sia visto su AppStore, e la qualità grafica raggiunta con l'Unreal Engine ha qualcosa di miracoloso. Infinity Blade 3 è un titolo realmente titanico e lo dimostrano gli oltre due gigabyte necessari per installarlo. La pienezza degli scorci, il numero di dettagli a schermo e la qualità delle texture non hanno paragoni, e non passa un singolo istante in cui non si provi un'ammirata meraviglia.
Chair ha lavorato attentamente, poi, per dotare il suo prodotto di un comparto stilistico finalmente più espressivo e intrigante. Dopo il filmato iniziale, che fa rimanere a bocca aperta per cura e ricerca artistica, veniamo letteralmente condotti in un mondo che ha -finalmente- un fascino magico e sfuggente, un suo carisma indicibile. Non sono più solo le armature e le proporzioni esagerate dei personaggi ad incuriosire: sono invece le architetture, i tramonti che illuminano deserti rocciosi e roccaforti, il profilo cupo di un castello che si staglia contro la sagoma della luna. I drappi e le bandiere che sporgono dai torrioni, le porte immense che trasmettono un senso di opprimente sovrastazione: il fascino di Infinity Blade 3 è innegabile, e sembra di essere tornati ai tempi di Epic Citadel. Dopo due capitoli non sempre al top da questo punto di vista, arriva un episodio che riesce invece a a conquistare fin da subito con il suo stile, divertendosi a farci scoprire la sua intricata mitologia ed un "lore" che finalmente appare più coerente e meglio determinato.
E' un peccato che questo eccellente sforzo produttivo si infranga contro il muro del conservatorismo sul fronte ludico.

Infinity Blade 3 Infinity Blade 3 non è un bel gioco. La sua formula tremendamente svalutata continua ad essere proposta senza variazioni da questo capitolo che dovrebbe chiudere la trilogia, e tutte le aggiunte sul fronte ludico sono in fin dei conti contenutistiche. I giocatori avrebbero voluto invece novità più decise, un gamplay meno lineare, un'esperienza meglio costruita ed una struttura meno basa sulla ripetizione. Infinity Blade 3, forte delle vendite eccezionali del secondo episodio, resta invece arroccato sulle sue posizioni: ne esce un gioco che non suscita nessun entusiasmo particolare, se non quello legato alla componente tecnica. Oltre al colpo d'occhio strabiliante, è proprio la ricerca artistica (che passa persino dalla comparsa di una trama meglio raccontata) a risultare molto d'impatto. Ma anche dopo aver poggiato gli occhi su panorami bellissimi, ricchi di dettagli e ottimamente caratterizzati, è davvero difficile trovare la voglia di andare avanti.

6.5

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