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Recensione inSynch

Il team francese Them Games esordisce su Steam con un arcade dalle meccaniche essenziali e una grafica minale, dove forme solide animate in stop motion s'alternano su schermo a ritmo di musica.

Versione analizzata: PC
recensione inSynch
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Prima di gettarsi nell'epicentro ludico di questa piccola pillola di gaming indipendente, partorita dalla creatività del trio di sviluppatori parigini Them Games, vale la pena spendere qualche minuto all'interno della sezione Making Of, pressoché nascosta tra le opzioni di gioco. Qui è possibile scoprire come, oltre alla precisa volontà di confezionare un arcade musicale dalle meccaniche semplici, il team si sia soprattutto adoperato per donare al prodotto una cifra stilistica molto personale, optando infine per scelte fuori dall'ordinario non soltanto per il genere specifico, ma per l'industria videoludica tout court. Si parla di un'opera dal valore artigianale intrinseco, dove figure geometriche basilari -prima studiate usando modellini in legno e poi costruite, per maggiore praticità, su carta ruvida- prendono vita tramite tecnica d'animazione a passo uno. Un lavoro certosino di circa due anni, in cui i ragazzi, assieme a pochi altri professionisti, hanno visto la propria visione artistica emergere pian piano tra interi week end di shooting fotografici, lunghe sessioni di post processing e, parallelamente, attenta tessitura di una colonna sonora in linea con la controparte visuale del progetto. È insomma una storia assai interessante -che vi consigliamo d'approfondire anche al di fuori di questo spazio- quella sulla genesi d'inSynch. Resta da stabilire se il risultato ottenuto lo sia altrettanto.

Carta musica

Potrebbe sembrare complessa, a parole, la formula alla base della produzione Them Games. In realtà, tastiera alla mano, raramente abbiamo avuto modo di provare qualcosa di più immediato e comprensibile. Il titolo è composto di soli quattro livelli, in cui la camera virtuale, fissa e rialzata rispetto al piano di gioco, inquadra una particolare struttura a binari perpendicolari, per cui quattro lastre fisiche in resina o plastica si collegano agli spigoli di una cavità esagonale posta al centro dell'immagine. Tra ciascuna lastra e la concavità c'è sempre un piccolo specchio d'acqua, e poco prima, installata nella lastra, vi è una minuscola postazione tonda in grado d'alzarsi al comando del giocatore. Dato il via alla partita entrano in scena ondate più o meno costanti di cubi, piramidi, icosaedri e mezzelune tridimensionali. Tutte figure geometriche che, vivificate dallo stop motion, percorrono il proprio binario di riferimento dall'esterno del quadro fino al centro srotolandosi, ricomponendosi, zigzagando e saltellando in un vero e proprio tripudio estetico. L'utente è chiamato solamente a catapultare quante più figure 3D all'interno del pozzo centrale, sfruttando i comandi della tastiera per sollevare le piccole piattaforme a elevazione nell'esatto -e brevissimo- istante in cui il solido vi si troverà sopra. Non un attimo prima né uno dopo, poiché in questi casi l'oggetto urterà contro gli spigoli della struttura, oppure precipiterà nel liquido adiacente, compromettendosi in maniera definitiva. Al cadere del primo solido nel buco, oltretutto, s'innescano in sottofondo le prime note della soundtrack dello stage d'appartenenza, che il giocatore, sorta di compositore improvvisato, andrà a (ri)modellare azione dopo azione. Da queste linee guida inSynch si dirama in due tipologie di fruizione ben distinte. La modalità Explore sembra fatta apposta per stuzzicare il lato estroso dell'utente, poiché incentrata specificamente sulla creazione sonora di cui abbiamo poc'anzi accennato. Quando i solidi cominciano ad affollare lo schermo, il software lascia al giocatore tutto il tempo necessario a gettarli nel vuoto nell'ordine desiderato, peraltro selezionando e scartando i pezzi in totale libero arbitrio. Ciò porta a generare passo passo i suoni indispensabili a "scrivere" la melodia del livello, diversamente veloce e ritmata in base alle scelte effettuate. Ricomposto il brano s'attiva poi un conto alla rovescia entro cui i manufatti fiondati nell'oblio verranno riproposti lungo le traiettorie nella medesima sequenza che il gamer ha creato nella fase precedente.

Egli quindi dovrà tentare di replicarla, e più la performance andrà a sincrono col proprio personalissimo "pentagramma", più lo score complessivo saprà dimostrarsi generoso. La seconda modalità, definita Exploit, è invece nient'altro che una classica prova d'abilità e concentrazione, dove l'unico obiettivo è quello d'accumulare sempre più punti all'atto di ogni nuova partita. Gli stage sono i medesimi quattro di Explore, e la sfida prevede ugualmente l'arrivo di figure geometriche in successione. Una successione questa volta irrefrenabile, accompagnata da un timer in continua progressione che infine decreterà il risultato in base alla resistenza del giocatore. La vera differenza, però, è che qui avremo a disposizione un numero limitato di "vite" -ossia di errori consentiti su ciascuna lastra- che andranno a diminuire a ogni centro mancato fino al game over.

Dalla forma alla sostanza

Le prime sessioni in compagnia d'inSynch sono certamente piacevoli e si lasciano completare senza sforzi. In Exploit, soprattutto, il gioco sa dimostrarsi parecchio impegnativo, specie quando ci si trova a dover gestire contemporaneamente più forme in transito su differenti trampolini di lancio, con tutte le soddisfazioni o gli improperi del caso. La formula di gameplay è tuttavia circoscritta a un set di quattro input parecchio elementare, e il pericolo che il giocatore meno preparato e paziente si stanchi dopo pochi tentativi non ci pare poi così remoto. Ci si potrebbe passare sopra, se non fosse che quattro stage soltanto -pur spalmati su due modalità- rappresentano un quantitativo davvero troppo ridotto, che rischia d'amplificare il senso di ripetitività di cui l'esperienza già di per sé soffre. L'opera targata Them Games sembra oltretutto prestarsi perfettamente alla fruizione di gruppo, eppure, anche in tal senso, la mancanza di una modalità multiplayer svilisce inevitabilmente la generale appetibilità dell'offerta.

Laddove l'apparato ludico è esile giunge in soccorso lo sperimentalismo, che si riversa in una realizzazione tecnica su cui è davvero difficile muover critiche. Visivamente il lavoro è parecchio pregiato, ma è altresì l'uso del sonoro a donare quel po' di unicità in più al progetto. I brani del musicista francese qnp creano in ciascun livello un'atmosfera lieve e rilassata, e il loro parziale piegarsi alle gesta dell'utente rende inSynch, di fatto, un originalissimo strumento a percussione, come se la tastiera collegata al PC fosse quella di un piccolo armonium digitale.

inSynch Non c’è dubbio che inSynch sia un progetto pericolosamente ai bordi del panorama videoludico attuale. Parliamo, in estrema sintesi, di un rhythm game dalle meccaniche immediatamente comprensibili ma difficili da padroneggiare perché devote alla prontezza di riflessi e a un colpo d’occhio non indifferente. Nel contempo, però, il titolo è anche un piccolo esperimento audiovisivo, a metà strada tra software musicale non convenzionale e frammento di digital art in tecnica stop motion. È soprattutto il lato artistico della produzione a emergere nel -lungo?- periodo, con i suoi suoni raffinati e la sua leggiadra danza astratta di forme e colori, di una bellezza a tratti ipnotica. L’offerta prettamente ludica è invece molto più debole, vuoi per una formula arcade un po’ troppo semplicistica, vuoi per un’effettiva carenza di contenuti: fattore, quest’ultimo, che potrebbe essere per molti un serio deterrente all’acquisto. Per apprezzare appieno il lavoro di Them games, insomma, serve soprattutto un’apertura verso le esperienze interattive che privilegiano la ricerca stilistica al gameplay puro, oltre a una naturale propensione ai videogiochi di matrice musicale. È solo a chi in grado di conciliare questi due atteggiamenti che consigliamo di dare a inSynch una possibilità. Per meno di cinque euro, potrebbe essere una buona occasione per provare un passatempo che, al netto di limiti evidenti, è realmente fuori dagli schemi.

6.5

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