Recensione Invincible Tiger: The Legend of Han Tao

Arti marziali 2D nel nuovo picchiaduro LIVE Arcade

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Introduzione

C’era un tempo in cui bastava inserire una semplice cassetta in un tape recorder per potersi immergere in un mondo virtuale tutto nostro. Quindici minuti di snervante attesa (e tante barre colorate intermittenti) e si entrava in un universo fatto di pixel, musiche e tanta, tanta immaginazione. Era l’epoca del rimpianto e mai troppo lodato Commodore 64. Questo home computer apparso nei lontani anni ’80 seppe regalarci alcune perle che ancora oggi vengono considerate all’unanimità patrimonio mondiale del videogioco: titoli come Turrican, The Last Ninja e relativi seguiti, Forbidden Forest, senza contare Starpost, Jupiter Lander o Avenger. Certo, la bellezza grafica delle console casalinghe nostrane era lontana (dopotutto, la maggior parte di questi prodotti erano realizzati a quattro mani nei meandri bui e polverosi di qualche garage), ma è altrettanto vero che la passione che questi titoli erano in grado di sprigionare non ha eguali, ancora oggi. Ma c’era un titolo in particolare, un certo Kung Fu Master, che ci sentiamo di dover tirare in causa prima di iniziare questa recensione. Vi state chiedendo il perché?

Eye of the Tiger

La risposta è presto detta: Invincible Tiger: The Legend of Han Tao nasce primariamente come tributo ai classici picchiaduro a scorrimento orizzontale dal sapore classico, in questo caso ispirato alla filone cinematografico dedicato al Kung Fu, che ha nella figura di Bruce Lee la sua massima espressione artistica.
Blitz Arcade, con l’appoggio economico e spirituale di Namco Bandai, hanno quindi dato adito a tutta la loro passione per proporre al pubblico un prodotto che sapesse soddisfare sia gli amanti storici del genere che le nuove leve (un po’come ha tentato di fare, con successo, il recente Shadow Complex). Ma andiamo per gradi: la storia di Invincible Tiger: The Legend of Han Tao racconta di un manufatto sacro chiamata Stella del Destino, protetta dal cosiddetto “Generale delle mille vittorie” (Han Tao, il protagonista del gioco). Un giorno, però, la preziosa reliquia viene trafugata dal rivale di turno, intenzionato (come di consueto) ad usare la Stella per seminare morte e distruzione. Nei panni di Tao saremo quindi chiamati a ripulire i vari livelli di gioco dai nostri avversari, recuperando contempo la preziosa icona.
Il gioco, realizzato sulla falsariga di un classico picchiaduro a scorrimento degli anno ’80 e ’90 (alla Double Dragon per intenderci), non impiegherà molto ad entrare nelle vene del giocatore col suo sistema di controllo semplice ma efficace. Come in ogni clone di Final Fight che si rispetti, il nostro obiettivo sarà quindi solo ed esclusivamente quello di avanzare all’interno dei vari stage, usando tutto il repertorio di mosse a nostra disposizione (molte delle quali, prese di peso dai maggiori film di arti marziali di tutti tempi). Pugni, calci volanti e capriole saranno la norma, mentre ondate di nemici più o meno agguerriti faranno di tutto per rispondere efficacemente ai nostri colpi. Tuttavia, il nostro Han Tao sarà dotato di vari colpi speciali (molti dei quali non accessibili sin da subito), inclusa la possibilità di riempire una barra di energia (chiamata “Barra dello Zen”) al fine di scatenare tutta la sua potenza con devastanti e sicuramente risolutive combo speciali. Purtroppo c’è da riscontrare che alla lunga i combattimenti appaiono troppo semplicistici e ripetitivi (soprattutto dopo la prima metà dell’avventura), mentre i controlli non sempre rispondono a dovere, in particolar modo nelle situazioni più affollate.

Dragon

Il gioco, come accennato in precedenza, è inquadrato in maniera strettamente bidimensionale sebbene l’intero engine grafico sia interamente in tre dimensioni (sia per quanto riguarda i vari fondali di gioco che per i vari personaggi, nemici inclusi). La telecamera fissa segue il protagonista Han Tao attraverso tutta una serie di livelli ispirati all’iconografia classica orientale: troveremo templi in rovina, cascate, foreste al tramonto, montagne e villaggi disabitati, il tutto accompagnato da un campionario audio discretamente d’atmosfera (condito da tutta quella serie di effetti sonori che ci si aspetterebbe di trovare in un classico picchiaduro a scorrimento fondato sul Kung-Fu). Il tutto ci è parso di buona fattura, sebbene qualche sporadico rallentamento nelle fasi più concitate, unito ad un character design non propriamente al top, impediscono ad Invincible Tiger: The Legend of Han Tao di guadagnarsi una medaglia d’oro nel campo tecnico. Ad ogni modo, il gioco non mancherà di inzuccherare gli occhi di chi è cresciuto a pane ed arti marziali, grazie anche ad un particolare filtro dell’immagine (che la rende molti simile ad una pellicola anni ’70).
Ed infine, come in ogni beat ‘em up che si rispetti, non poteva certo mancare il fattore multiplayer, qui arricchito anche dalla possibilità di affrontare l’intera avventura online al fianco di un amico, sia in modalità competitiva che cooperativa. Inoltre, Namco Bandai non ha negato in futuro il rilascio (tramite il classico download content) di materiale extra per questa modalità (come livelli specifici e personaggi bonus), ovviamente ben accetti dal popolo di videogiocatori.

Invincible Tiger: The Legend of Han Tao In conclusione, Invincible Tiger: The Legend of Han Tao è senza ombra di dubbio un titolo divertente sulla breve distanza, ma che non riesce purtroppo ad intaccare i palati più raffinati a causa di un’azione breve e spesso troppo ripetitiva. Certo, nel panorama dei prodotti “indie” un titolo del genere è sempre ben accetto, considerando anche il suo stile 2D condito con arti marziali e combo a profusione, ma è anche vero che non si spinge oltre i confini tracciati dai suoi padri putativi. Fatelo vostro, quindi, solo se siete in astinenza cronica di titoli side-scrolling ed amate particolarmente le atmosfere “Kung-Fu” alla Bruce Lee e soci. In quel caso, i 1200 Punti Microsoft necessari all’acquisto saranno decisamente ben spesi.

7

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