Recensione Islands of Wakfu

Un action game per diffondere ulteriormente il marchio di Wakfu

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  • Xbox 360

Wakfu..! No, non è un’imprecazione anglosassone: Wakfu è tutto ciò che ci circonda. E’ nei colori dell’arcobaleno, nella freschezza di un ruscello, nell’attesa della persona amata. Ankama Studios ne è convinta, e vuole illustrarci la filosofia sottesa all’universo multimediale di sua proprietà.
La software house francese si è fatta conoscere dal grande pubblico grazie a Dofus, MMORPG fantasy uscito nel 2005 che ha riscosso un notevole successo di pubblico, vantando oltre venticinque milioni di iscritti ed una sua serie di libri e fumetti.
Per quest’anno è atteso un sequel, un nuovo gioco massivo intitolato Wakfu che con ogni probabilità bisserà il successo dell’originale: non a caso ha già attirato l’interesse di un publisher sempre attento come Square-Enix.
Per farci meglio apprezzare questa nuova avventura online, però, Ankama ha trovato il tempo di confezionare ancora un altro prodotto. La mitologia di Wakfu è già corposa, poiché oltre all’ultimo videogioco è anche in produzione una serie animata di ben 52 episodi; e per diffondere ulteriormente il marchio ecco arrivare Islands of Wakfu, prequel o spin-off a seconda dei punti di vista, avventura per console tutta offline, all’arrembaggio di un bacino di utenza piuttosto diverso rispetto a quello della serie madre.

In principio era il Wakfu

La trama ci catapulta su un pianeta meraviglioso ma sull’orlo della crisi finale. Gli alieni Lu-Fu, tremenda minaccia siderale, puntano ad assorbire il Wakfu, il flusso vitale che rende possibile l’esistenza e l’armonia del creato, poeticamente raffigurato come la lunga chioma dell’ineffabile divinità creatrice. Preso in contropiede, il popolo degli Eliatropi devoto alla dea madre non ha altra scelta che affidare il suo destino a due anime prescelte: la giovane Nora, combattente ancora inesperta ma piena di potenziale, ed Efrim, un bellissimo drago blu legato a Nora fin dalla nascita.
Questi fatti fungono da antefatto esplicativo agli eventi di Dofus, che avranno luogo dopo ben 10.000 anni, nonché quindi di Wakfu, che è di fatto un sequel di Dofus.
Al giocatore è naturalmente affidato il controllo dei due personaggi principali, scelti dal destino per attraversare i Veli della realtà fino a trovare le mistiche Isole di Wakfu alla fine dei tempi e al cuore del mondo. Con loro ci muoveremo lungo le mappe di gioco, scenari bidimensionali dal disegno squisito ripresi da una classica visuale isometrica di tre quarti.

Siamo di fronte ad un adventure/platform lineare che, accantonando ogni velleità da rpg, ci vedrà intenti nell’assolvere ad una serie di missioni proposteci dagli strampalati amici degli Eliatropi: non mancano animali parlanti, rocce animate, dignitari dall’aspetto solenne o anche buffi cartelli di legno che si muovono e leggono quanto riportano scritto. Nel corso delle nostre peregrinazioni raccoglieremo piccoli dolci e caramelle, variante delle classiche monetine-punto, e miglioreremo le nostre abilità tra un livello all’altro spendendo barattoli di miele, una ghiotta valuta.
Tramite la semplice pressione del tasto Y potremo controllare alternativamente l’una o l’altro protagonista, sfruttandone le peculiarità nel corso dell’esplorazione. Nessuno dei due personaggi è in grado di saltare: Nora compensa questa lacuna essendo in grado di teletrasportarsi da un punto all’altro della mappa, cosa naturale per tutti gli Eliatropi, superando così baratri e alture; Efrim invece può contare su una maggiore velocità di movimento e, poiché vola, non teme crepacci e specchi d’acqua.
Ad aiutare i nostri amici può anche intervenite il simpatico ornitorinco Platypus, animale celeste, che grazie alla sua piccola stazza risolverà particolari enigmi ambientali intrufolandosi in pertugi angusti e recuperare punti, energia e manufatti altrimenti inaccessibili per Nora ed Efrim.
I due condividono la medesima barra della salute, che in questo caso non è propriamente una barra: si tratta di una sacca contenente Wakfu puro, l’energia mistica che sostiene il creato: occhio a non esaurirla, o sarà Game Over. Possiamo rimpinguarla annusando i fiori prodotti da particolari piante sacre, appropriandoci dei residui vitali lasciati dai nemici sconfitti o adoperando l’abilità del respiro di Nora. La ragazza può infatti assorbire dentro di sé speciali farfalle azzurre che incontreremo qua e là lungo il gioco accumulando così energia vitale e magica.
Elrim è dotato del potere speculare a questo: può soffiare all’esterno il potere accumulato dalla gemella, infondendo così nuova energia agli elementi del paesaggio che ne hanno bisogno.

Il gioco consta poi di una robusta componente prettamente action: spessissimo i nostri eroi si troveranno accerchiati da animali, alieni o altri esseri variamente ostili. In certi casi, non resta che combattere!
Oltre alla sua natura offline e alla scomparsa dell’elemento ruolistico, a differenziare Islands of Wakfu sia dal precedente Dofus che dal prossimo Wakfu è anche la natura non a turni bensì in tempo reale del battle system. Ne consegue un approccio molto più frenetico alle situazioni di lotta, che lasciano libero il movimento dei nostri protagonisti lungo l’arena di battaglia. In classico stile adventure hack ‘n’ slash, Nora ed Efrim possono sferrare un attacco veloce ed uno più lento e potente, ed alternarli in sequenze per ulteriori combinazioni. Non mancano dei potenti colpi ed abilità particolari che consumano Indicatori di Stasis, che possiamo intendere come i classici MP; ripristineremo gli indicatori consumati “aspirando” le creature benevole celesti presenti nello stage grazie all’apposito potere di Nora.
Gli sviluppatori pongono particolarmente l’accento sulla caratteristica peculiare che i nostri eroi possono sfoggiare in combattimento, e che influenzerà quasi sempre le strategie da adottare contro gli avversari più coriacei. Il draghetto Efrim è in grado di sparare proiettili energetici dalla distanza a varie frequenze di fuoco, e controlleremo la direzione della gittata ruotando lo stick analogico destro; Nora invece sfrutta la sua attitudine al teletrasporto: la pressione del tasto dorsale sinistro la fa scomparire e riapparire direttamente alle spalle dell’avversario, per coglierlo così di sorpresa, mentre quello destro le permetterà di raggiungere istantaneamente il punto segnato dal mirino mobile controllato dallo stick analogico destro, mossa questa utile per frapporre distanza tra la donzella e gli sgraditi nemici ma anche e soprattutto per superare ostacoli e burroni riapparendo dall’altra parte.
Se per le ondate di minions meno ostici sarà spesso piuttosto evidente quale sarà la strategia migliore da adottare per imporci, le boss fight possono farsi parecchio problematiche se non saremo in grado di combinare al meglio le varie possibilità che sono a nostra disposizione, imparando il pattern di azioni dell’avversario e agendo di conseguenza.

Yin e Yang

Il gameplay di Islands of Wakfu sembra mettere una quantità di carne al fuoco apparentemente notevole, forse anche eccessiva, ma una volta presa confidenza con l’impostazione del gioco basata sulle alternative abilità dei nostri due protagonisti la sensazione di confusione lascia spazio ad una maggiore consapevolezza ed anzi ad una senso di semplicità: l’avventura si dipana lungo quattordici atti non molto lunghi, e al centro di alcuni di essi nelle prime fasi di gioco troviamo brevi missioni tutorial di risoluzione quasi immediata, forse più che altro complicate da una non sempre cristallina spiegazione dei cartelli di aiuto; mettiamo in conto di non dover dedicare più di cinque/sei ore a questo gioco.
Ma arriveremo a resistere tanto? Già dalle prime battaglie e fasi di esplorazione sarà evidente come i buoni propositi del team di sviluppo siano stati traslati in modo piuttosto scomodo per il giocatore: le animazioni ed i movimenti di Efrim e Nora sono lenti e pesanti, con una poco pronta risposta ai comandi. I due personaggi possono muoversi solo lungo le otto direttrici imposte dalla visuale isometrica adottata, e questo complicherà spesso le fasi di battaglia, dato che influirà negativamente sull’orientamento che dobbiamo dare al nostro avatar per consentirgli di portare a segno gli attacchi contro i nemici e di sfruttare bene le abilità di fuoco e di teletrasporto.
Il gioco per sua stessa natura supporta ed incoraggia la co-op locale: il livello di bilanciamento degli scontri pare appunto essere più pensato per una partita affrontata in coppia piuttosto che da un giocatore singolo, visto che una baruffa su schermo può evolvere in confusione controllata se gestita da due players umani, ma anche degenerare ben presto in caos disorganizzato per un utente solitario in balia di diverse ondate di nemici. Ed incombe il button mashing, ben nocivo per un sistema che vorrebbe nelle intenzioni aggiungere una nuova componente strategica al suo battle system; il più delle volte ci ritroveremo semplicemente ad abusare del teletrasporto di Nora spammando attacchi a raffica, magari anche dimenticandoci del tutto della presenza del suo gemellino alato. Tanto i combattimenti ordinari quanto le fasi esplorative si riveleranno estremamente semplici, o forse il termine più adatto sarebbe “accessibili” dato il palese intento dei produttori di estendere ulteriormente il loro già piuttosto ampio bacino d’utenza; il problema è che potranno esserlo al limite del noioso. Ma come detto non mancano picchi di difficoltà quasi sfibrante, non consoni ad un pubblico di giocatori poco tenaci: il generalmente sbilanciatissimo risultato può far perdere al gioco di appeal sia agli occhi degli utenti più giovani che a quelli più smaliziati.

Appurato come l’elemento hack ‘n’ slash non sia esattamente il punto forte di questa produzione, Islands of Wakfu ha comunque al suo arco delle frecce di qualità da scoccare. Si tratta in sostanza del suo notevolissimo lato artistico, tanto piacevole quanto curato. Sia a livello concettuale che di realizzazione tecnica, Islands of Wakfu ci pone a contatto con un paradiso terrestre vivido e dai colori accesi, popolato da creature bizzarre e fantastiche. Il disegno e le ambientazioni denotano grande cura stilistica, appropriata al tenore epico eppure giocoso della trama: i Misteri, documenti testuali retaggio della saggezza degli dei, insieme con altre testimonianze e i ben scritti dialoghi, contribuiscono a dipingere il background di un intero mondo, che è stato già teatro delle avventure di Dofus e sarà ulteriormente approfondito in Wakfu con nuove cronache.
Ogni deliziosa schermata pare accoglierci come magico quadro impressionista, aprendo una finestra su un universo a se stante ricco di bellezza e di amore per la natura: la piacevolezza della grafica bidimensionale ad alta risoluzione, lo stile delicato ma anche simpatico e deciso del design, le tenui tracce sonore e la bellezza di alcune citazioni di stampo divinamente filosofico ci accompagneranno lungo tutta l’avventura, e riescono concretamente a fungere da contrappeso alla farraginosità del gameplay nel suo complesso. In questo idillio la nota stonata è la fastidiosa traccia parlata dei protagonisti recitanti, che per la precisione non è parlata ma un insieme di mugolii e suoni non bene identificati. Avremmo ben preferito un più aulico silenzio.

Quale tra le due anime in contrapposizione prevarrà agli occhi del giocatore? La giocabilità che necessiterebbe di una robusta revisione generale o il sognante lato artistico, funzionale a dare concretezza ad un vivido setting multimediale che si estende ben al di fuori di questa singola produzione? Starà alla sensibilità di ognuno trarre le conclusioni del caso, secondo gusti e parametri necessariamente soggettivi.

Islands of Wakfu Come detto, Islads of Wakfu è un prequel commercialmente atto ad informarci del prossimo rilascio del MMORPG per PC prodotto da Ankama e pubblicato da Square-Enix: Wakfu. I giocatori aventi familiarità con la precedente esperienza di Dofus, titolo pure legato al medesimo immaginifico universo in evoluzione, probabilmente apprezzeranno senza riserve anche questa piacevole digressione offline; tutti gli altri difficilmente riconosceranno in questo prodotto l’adventure game della loro vita, ma farebbero bene a non sottovalutare il fascino del mistico Mondo dei Dodici, che prende forma su console come fosse un affresco poetico e bizzarro. L’esperienza ludica non è assolutamente scevra di difetti, mal bilanciata tra una semplicità disarmante e situazioni in grado di indurre i meno pazienti alla nevrosi; ma quella spirituale, concedeteci il temine, è appagante: scampoli di filosofia animistica che nessuno ci impedirebbe di percepire come un tantino retorici e stereotipati, assumono una peculiare connotazione di onirica positività quando immersi in questo edenico amalgama tra Okami ed il Paese delle Meraviglie. Alla fine sta ad ognuno di noi decidere quanto, o quanto poco, debbano pesare sul giudizio finale i palesi problemi inerenti il sistema di controllo: lo stile e l’anima di Islands of Wakfu possono in qualche modo farci sentire più leggeri, e questo forse è più importante. Se il giocatore lo vorrà, avrà presto modo di continuare il viaggio con una nuova storia.

7

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