Recensione James Bond: Bloodstone

Il nuovo 007 secondo Bizarre Creations

James Bond: Bloodstone

Videorecensione
James Bond: Bloodstone
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il mio nome è Bond, James Bond!

Chi non ha mai sentito pronunciare questa frase probabilmente vive in un universo parallelo dove il fascino dell’Agente segreto con la “A” maiuscola, interpretato dal solo e unico Sean Connery, non ha attecchito.
Quello dell’agente doppio-zero, al servizio di sua maestà la Regina d’Inghilterra tramite la segretissima MI:6, è un fascino senza tempo che ha saputo conquistare sin dal principio anche le home console, rivoluzionando in primis il mondo degli FPS casalinghi con l’incredibile Goldeneye.
Ad ogni modo, oggi, il discorso è totalmente differente.
Mentre su Wii, di questi tempi, si rivivono le gesta di Daniel Craig proiettate in una versione attualizzata del sopracitato capolavoro, su Xbox 360 e Playstation 3 è meglio spostare il focus sull’azione in terza persona, evitando di saturare ancor di più un mercato che di produzioni first person già non ne può più.
Proprio per questo Activision ha deciso di affidarsi a Bizarre (Project Gotham Racing, The Club) per produrre uno dei pochi titoli stand alone (ovvero non tratti da pellicole) dedicati a James Bond sulla piazza.
James Bond: Blood Stone è in uscita per Xbox 360 e Playstation 3 questo 5 Novembre.

Tanta azione, complotti internazionali......e belle donne

L’intreccio narrativo -se così si può chiamare- che sottende le meccaniche action di Blood Stone è un abile mix di tutto quel che ci si aspetterebbe da una moderna pellicola dedicata a Bond.
Si parte subito in quinta: durante un ipotetico G20 ad Atene il nostro beniamino è sulle tracce del “Greko”, un trafficante d’armi internazionale che, nel caso in esame, sembra però un pesce piccolo d’un piano ben più grande.
Catturato dopo uno spettacolare inseguimento in motoscafo il fellone, Bond si può prendere una meritata vacanza, puntualmente interrotta da M che svela all’agente l’implicazione nel caso di ricercatori scomparsi ed armi batteriologiche.
Parte così un’indagine in pieno stile 007 che porterà il giocatore a destreggiarsi in sei diverse location ai capi estremi dell’emisfero terrestre, a collaborare con la proverbiale Bond Girl (interpretata nientemeno che da Joss Stone) e ad incontrare numerosi personaggi discretamente caratterizzati.
Buono è infatti il lavoro di strutturazione psicologica di protagonisti e comprimari, che riescono a conferire alla produzione il tipico tocco, tra il serio ed il faceto, che ha da sempre caratterizzato le azioni dell’agente doppio-zero.
Un grosso aiuto viene, in questo senso, dal doppiaggio, interpretato dagli attori stessi (digitalizzati per l’occasione) e perfettamente sincronizzato con il labiale della versione inglese; un modo come un altro per nascondere quella che vedremo essere una modellazione poligonale non del tutto all’altezza delle produzioni odierne.
La trama in se, invece, non regala alcuna soddisfazione particolare, rimanendo ancorata ai cliché del genere, senza stupire o deludere particolarmente ma procedendo in maniera lineare e invero piuttosto scontata per l’intera durata dell’avventura.

Run & Shoot

Dal punto di vista del gameplay Blood Stone riesce a mescolare efficacemente gli elementi stealth tipici di Splinter Cell alla dinamicità di The Club, catturando il giocatore in una spirale d’adrenalina capace di tenerlo incollato allo schermo dall’inizio alla fine.
Il sistema prevederà, in primo luogo, le azioni tipiche di uno shooter in terza persona: correre, sparare e ripararsi sfruttando un funzionale sistema di coperture saranno dunque il pane quotidiano di quest’incarnazione digitale di Daniel Craig.
A variare la struttura “D’Antoniana” del run&shoot ci saranno, come detto, tutta una serie di fasi stealth, quasi sempre ad appannaggio del giocatore, che potrà decidere in autonomia che approccio utilizzare.
Si rivela ancor meglio in questi casi la bontà del sistema di copertura che, grazie ad un’interfaccia contestuale, permette sia di spostarsi rapidamente da un’ostacolo all’altro sia di aggirarne gli angoli per sorprendere comodamente le guardie.
In aiuto del nostro eroe anche un evolutissimo gadget: una sorta di PDA tuttofare che permetterà di osservare -tramite una sorta di sonar- i movimenti dei nemici, di identificare elementi d’indagine nascosti (utili solo ed esclusivamente ai fini statistici) ed, infine, ad eludere i più sofisticati sistemi di sicurezza; operazione effettuata tramite un curioso mini-game dalla difficoltà crescente.
Studiando comodamente le routine dei nemici non sarà quindi difficile sorprenderli con un colpo alla nuca (rigorosamente “silenziato”) o, ancor meglio, tramite uno degli spettacolari takedown allegati ad uno dei front button.
In quest’ultimo caso uniremo l’utile al dilettevole in quanto ogni eliminazione procurerà un token per un’abilità speciale del nostro agente segreto preferito, presa in prestito nientemeno che dallo zio Sam (Fisher).
Accumulando fino a tre uccisioni a mani nude potremo, tramite la sola pressione del dorsale sinistro, fermare il tempo ed inquadrare automaticamente, uno dopo l’altro, tanti bersagli quanti saranno i gettoni accumulati.
Una ventata d’aria fresca nelle sezioni con molte guardie a pattugliare la stessa stanza, che si trasforma però in una funzione quasi superflua nel corso delle sparatorie più concitate, ancorché si necessiti di eliminare al più presto tutti gli avversari.
In questi casi, infatti, risulta molto più comodo sfruttare il sistema di puntamento automatico inserito da Bizarre nel tentativo di rendere l’avventura più scorrevole, un algoritmo che renderà Bond praticamente invulnerabile, permettendogli d’inanellare serie impressionanti di head shot con la minima pratica ed anche sotto pressione.
Questo elemento, in unione ad un’intelligenza artificiale quasi azzerata e alla rigenerazione della salute tipica di questo tipo di produzioni rende il completamento dell’avventura estremamente agevole, persino ad elevati livelli di difficoltà.
Le circa sette ore di campagna single player, però, non intendono basare il loro successo/insuccesso sulla sfida offerta al videoplayer, quanto invece nel coinvolgimento dello stesso in un’incedere “Bondiano”, ovvero condito da un’elevata dose di spettacolarità.
Grazie ad un sapiente utilizzo degli script l’impresa, sin dalle prime fasi di gioco, pare pienamente riuscita; il giocatore viene proiettato ogni istante attraverso crolli ed esplosioni, viene costretto ad arrampicarsi e ad eseguire improbabili balzi per sfuggire alla morte e, ultimo ma non meno importante, viene coinvolto in una serie di inseguimenti mozzafiato.
Le sessioni di guida sono infatti una delle colonne portanti dell’avventura e non un semplice intermezzo atto solamente a spezzare il folle ritmo shooter della produzione.
Ogni veicolo, seppur in maniera appena accennata, presenterà delle caratteristiche peculiari che ne configureranno la guidabilità ed obbligheranno il videoplayer ad adattarvisi il prima possibile, mantenendo così sempre elevatissimo il tasso d’adrenalina.
Mantenere alto il ritmo, in queste fasi, significa soprattutto far ricorso agli script che, in scenari sempre molto ristretti (alla “Stuntman” per capirci) ci condurranno, attraverso incidenti ed esplosioni, alla conclusione d’ogni inseguimento.
Si configura dunque una struttura di gioco divertente e disimpegnata, del tutto riconducibile a “The Bourne Identity” ma con una marcia in più.

Non manca, naturalmente, il comparto multiplayer, che dimostra tuttavia sin dal principio le sue caratteristiche prettamente riempitive presentando modalità viste e riviste (Deathmatch, una variante di Lone Wolf ed una sorta di Re della Collina), una realizzazione non troppo curata e, almeno per ora (ma non crediamo la situazione possa migliorare più di tanto), server semi-deserti.

Tirato a lucido

Dal punto di vista tecnico Blood Stone si posizione qualche gradino al di sotto rispetto ai vertici di questa generazione; il perchè è presto detto.
La modellazione poligonale, pur avvalendosi delle tecniche di digitalizzazione facciale, che riescono a scannerizzare e riprodurre i lineamenti delle controparti reali, appare leggermente povera di dettagli.
A video il tutto risulta in espressioni facciali spesso fittizie ed un demarcamento minimale dei tratti somatici che rende i volti più simili a maschere teatrali che ad effettive copie digitali.
Il tutto viene però smussato da una recitazione vocale a dir poco sopra le righe che, nella versione angolofona, presenta anche una perfetta sincronizzazione con il labiale; una vera chicca per divertirsi grazie al sarcasmo tipicamente britannico dell’agente segreto e del suo diretto superiore.
Molto meglio il colpo d’occhio all’esterno, che mette in luce una realizzazione precisa e curata dei fondali, impreziositi da texture di buon livello e shader superficiali molto credibili, specialmente ove l’elemento acquatico diviene preponderante.
Ottima è infine l’aggiunta di dinamicità derivante dalla moltitudine di effetti particellari che accompagnano pressoché ogni passo del nostro beniamino.
La produzione si rivela di buon livello anche per quanto concerne i campionamenti sonori, ai quali si aggiunge una soundtrack appositamente dedicata, alla quale non poteva mancare la collaborazione della stessa Joss Stone, autrice dello spettacolare main theme.

James Bond: Bloodstone James Bond: Blood Stone è un action game disimpegnato che svolge con onore il suo lavoro anche senza impressionare. Unendo una struttura di gioco snella, divertente ed immediata ad un comparto grafico di tutto rispetto, Bizarre Creations riesce a produrre un titolo di discreto livello, ideale per chi non sia alla ricerca di un’avventura impegnativa o estremamente longeva. Le caratteristiche sono dunque quelle di una produzione di fascia media, impreziosita dall’innegabile fascino delle vicende dell’agente segreto più famoso al mondo, replicate qui in maniera estremamente fedele.

7

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