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Recensione Jamestown

Lo shoot'em up sulla versione Cyberpunk del massacro di Jamestown

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Correva l'anno 1607 quando un gruppo di colonizzatori inglesi approdò sulle coste americane, coloro che alla storia passarono come i padri fondatori dell'attuale Stato della Virginia. La vicenda è nota ai più soprattutto grazie al film Disney Pocahontas, la cui protagonista era la figlia - realmente esistita - del capotribù locale e che sposò uno degli ufficiali invasori, garantendo un breve periodo di pace tragicamente conclusosi nel famigerato “massacro di Jamestown”.
Il titolo dei Final Form Games attinge a piene mani dallo scenario storico e lo proietta in un'immaginaria Jamestown marziana. Stesso anno, stessa condizione socio-culturale e stesso abbigliamento dell'epoca, con l'unica grande differenza dell'armamentario e del “bestiario” che si presentano col tipico look steampunk futuristico, ammantato di retrò. Associare questa celebre e storica pagina degli Stati Uniti ad un tradizionale shoot'em up a scorrimento verticale è impresa ardita, eppure il mix di ingredienti preparato dai tre giovani sviluppatori funziona alla perfezione.

Puro vecchio stile

Il primo aspetto interessante del titolo Final Form Games è il “peso” dei dati da scaricare nell'hard disk: in un'epoca dove i giochi occupano decine di Giga, 84 Megabyte provocano quasi un sorriso malinconico, ricordando ai giocatori più esperti i bei tempi andati dei coin-op. I menù si presentano puliti ed estremamente chiari, con un look a grossolani pixel old-style molto ben studiato, che riporta alla mente i titoli dell'era 16 bit più curati e colorati, soprattutto quelli di casa SNK e dei tempi d'oro del Neo Geo.
Dopo aver selezionato armi e navicella da combattimento -ve ne sono diverse da sbloccare nell'apposito negozio- è possibile affrontare la tradizionale modalità arcade in solitaria o con l'aiuto di ben tre amici sullo stesso schermo. La selezione del sistema di controllo per ciascun giocatore è molto ben congegnata, garantendo a Jamestown un'accessibilità fuori dal comune e permettendo combinazioni di ogni genere sul fronte multiplayer. Qualunque periferica di gioco si utilizzi, infatti, non inficia minimamente la sensibilità e la precisione dei comandi, sempre accuratissimi com'è doveroso in un prodotto di questo tipo.
I sei stage che compongono la campagna, sebbene possano sembrare pochi, offrono una longevità piuttosto “articolata” a causa del sistema scalabile proposto dagli sviluppatori. Se si vuol portare a termine l'avventura è necessario ripetere i medesimi livelli a difficoltà sempre maggiori, sino a quella più elevata e devastante. Per un esperto di shooter si tratta di una sfida decisamente stimolante ed avvincente, mentre per tutti gli altri il rischio di veder incompiuta la propria missione è purtroppo più che concreto. Grazie ai punti ottenuti distruggendo nemici e ai boss di fine livello è comunque possibile acquistare nuovi potenziamenti, armi secondarie e navicelle, aumentando di partita in partita le opportunità di successo.
Le vite col contagocce e le sessioni multiplayer legate ad un particolare sistema di respawn (in pratica si può rientrare fin quando uno degli alleati è ancora in battaglia) acuiscono ulteriormente il livello di sfida, a tratti frustrante ma non ai livelli dei più ostici esponenti del genere, come l'assurdo DoDonPachi o il Project-X prima versione per Amiga 500 e CD-32.

Questione di Pixel

Dal punto di vista squisitamente grafico il titolo Final Form Games è un piccolo gioiello di design, soprattutto considerando l'esperienza del team di sviluppo e la cura riposta in ogni minimo dettaglio. I nemici -in particolare gli immancabili boss di fine livello- sono decisamente ispirati e ben animati, così come la maggior parte dei fondali, sempre ricchi e vividi.
I colori brillanti e la concretezza della pixel art donano a Jamestown un fascino vecchio stile che non lascia indifferenti, portando alla mente tantissime glorie del passato. Un coloratissimo tripudio di proiettili luminosi invade lo schermo come da tradizione, mettendo in seria difficoltà il giocatore che deve necessariamente imparare a memoria le combinazioni di attacco più incalzanti. Non mancano naturalmente le armi speciali "salva-vita" in grado di assorbire e respingere la pioggia di fuoco nemica.
L'aspetto audio è stato curato alla stregua di quello grafico, con ottimi campionamenti e musiche varie ed azzeccate: ci ha lasciati un poco perplessi la scarsa potenza sonora del blast principale, tuttavia è un aspetto del tutto irrilevante considerando la bontà generale dell'impianto tecnico. Manca purtroppo qualsivoglia modalità online, da sempre cruccio del genere a causa dell'estrema precisione necessaria per schivare proiettili, assolutamente non compatibile anche con i più piccoli problemi di latenza.

Jamestown Jamestown è uno shoot'em up bidimensionale vecchio stile a tutto tondo: tecnica e giocabilità rappresentano il fiore all'occhiello per il genere dell'era 16 bit, mentre il livello di sfida è in grado di stuzzicare il palato dei giocatori hardcore più esigenti. L'assenza di modalità online è mitigata dal superbo multiplayer in locale fino a quattro giocatori, solo un poco confusionario per i troppi proiettili che inevitabilmente viaggiano su schermo. Se avesse goduto di maggiore varietà il titolo dei Final Form Games avrebbe potuto affiancarsi ai mostri sacri degli shooter, ma anche così rappresenta un acquisto obbligato per tutti gli appassionati e non.

8

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