Recensione Jet Set Radio HD

Torna un classico dell'epoca Dreamcast in una riedizione HD

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Jet Set Radio HD
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
  • PSVita
  • Pc
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La riproposizione di vecchi classici in HD non sembra avere fine e, anzi, numerosi titoli di aggiungono su base mensile, alimentando il dibattito tra i puristi, che preferiscono ricordare con affetto un successo del passato, magari riassaporandolo solamente in versione originale sulla console per la quale era stato originariamente pubblicato, e chi invece trova nel processo di attualizzazione numerosi spunti per scoprire o rispolverare titoli che hanno fatto la storia.
L'annuncio dell'uscita di Jet Set Radio HD é riuscito a far risvegliare anche una terza fascia di videogiocatori, quella degli storici appassionati del Dreamcast, ultima sfortunata console di Sega che, però, ha lasciato in segno importante nell'industria degli ultimi quindici anni.
Le prime versioni pubblicate di Jet Set Radio HD sono disponibili per Xbox 360 e Playstation 3, accompagnate da un'attesa edizione PC e un porting in arrivo anche per Playstation Vita.

Tre bande, una città

Jet Set Radio HD rappresenta un modo di fare videogiochi tipicamente orientale che é praticamente caduto in disgrazia negli ultimi anni: l'aspetto visivo molto caratterizzato, a partire da un uso del cell shading a prima vista grezzo ma in realtà molto ricercato, una colonna sonora strepitosa e un gameplay innovativo hanno elevato Jet Set Radio da grande successo a titolo di culto, in grado di racchiudere la tipica filosofia di Smilebit, partendo dalla maestosità dei vari capitoli di Panzer Dragoon, fino ad arrivare al mainstream più puro di Mario & Sonic alle Olimpiadi, sebbene sotto il brand Sega Sports Japan.Jet Set Radio, comunque, riesce a risultare attuale ancora oggi, grazie ad un mix riuscito di action, combattimento e platform, che ruota completamente attorno all'uso di futuristici pattini in linea che diventano rapidamente un fenomeno sociale, portando alla creazione di bande di ragazzi legate alla cultura alternativa che trova tutt'ora sfogo nell'arte dei graffiti.

L'azione si svolge quindi in una riproduzione solo parzialmente fedele della Tokyo reale, nella quale Beat, il primo personaggio giocabile, si unirà a Gum, andando a formare i GG, in perenne lotta con le altre bande cittadine, a loro volta minacciate dal temibile Capitano Onishima, dotato di una pistola decisamente sovradimensionata rispetto alla dotazione del resto delle forze dell'ordine. A fare da Cicerone riguardo le vicende dei GG, nel loro tentativo di conquista dei vari territori della città, è presente una delle figure che si è ricavata un posto d'onore all'interno della cerchia dei personaggi nipponici di successo della storia dei videogiochi: Professor K.
L'afro dai capelli simili a fulmini e dai denti in grado di abbagliare, si muove sinuoso, circondato dai coni delle casse che fluttuano ritmicamente, annullando qualsiasi velleità di realismo per riflettere invece lo stile visivo del gioco: Jet Set Radio è la radio pirata presieduta dall'irresistibile DJ, che veglia sulla città e ha sempre un occhio di riguardo per quanto accade sulle strade, andando quindi ad informare gli ascoltatori sintonizzati sulle sue frequenze e, di riflesso il giocatore, su ciò che accade nei quartieri della metropoli nipponica.

I Love love you

Per chi ha già avuto modo di giocare l'originale su Dreamcast, il ritorno a Tokyo-to sarà più di un semplice tuffo nel passato: l'aspetto visivo estremo di Jet Set Radio guadagna dal passaggio all'alta definizione, con il supporto ai 16:9 in grado di garantire un colpo d'occhio notevole sulle ambientazioni urbane, a partire dalla classico quartiere di Shibuya, luogo d'inizio dell'intera avventura.

Paradossalmente proprio Shibuya è però la meno appariscente, in quanto il tramonto di Kogane e la notte illuminata dai neon di Benten riescono ad esprimere al meglio il tratto giapponese al vertice in quegli anni, creato, distillato e portato al successo da una Sega in stato di grazia, con Crazy Taxi che ha simboleggiato il punto di partenza più noto per uno stile che ha tentato il salto dal Dreamcast alla prima Xbox, dopo la morte dell'ultima console della compagnia nipponica, sparendo poi progressivamente fino alle ripubblicazioni di questi ultimi anni.
Anche l'accompagnamento musicale non ha perso il suo smalto, sebbene per questioni di diritti una manciata di tracce siano state rimosse, facendo perdere qualche punto ad una colonna sonora che viene universalmente riconosciuta tra le più ricche e trasversali, in termini di generi trattati e contaminazioni che vanno dal rock all'elettronica, passando per il J-Pop e il rap anni '80.
Ciò che invece è cambiato, anche se solo in parte, è l'approccio al gameplay: il sistema di controllo è stato ben adattato nel passaggio dal pad del Dreamcast alla sua controparte per Xbox 360, comunque indirettamente ispirata alle soluzioni introdotte proprio dalla console Sega.
La disponibilità del secondo analogico, però, ha offerto la possibilità di introdurre la correzione manuale del posizionamento della telecamera, in grado di seguire l'azione in maniera non del tutto soddisfacente nella versione originale del gioco, soprattutto negli spazi più stretti, rappresentati da vicoli o canali di scolo delle fognature, teatro degli scontri più duri tra gli esponenti dei GG e le altre gang.

L'inquadratura dinamica, però, mostra il fianco anche in altri frangenti, soprattutto in termini di posizionamento verticale, con il risultato che molti dei salti nel vuoto, nel tentativo di atterrare su un filo elettrico o su un elemento dello scenario per effettuare uno slide, risulteranno praticamente alla cieca, obbligando l'utente a continue correzioni, senza le facilitazioni che altri titoli hanno iniziato a proporre negli ultimi anni, con diversi gradi di magnetismo verso le superfici sensibili a salti e prese che, in certi casi, sono diventati addirittura controproducenti.Stupisce anche il mantenimento ferreo della struttura a missioni scandita dal tempo, proveniente dal retaggio arcade ancora molto forte in quegli anni ma che ormai appare come anacronistica, in quanto impone un ritmo tutt'altro che rilassato, incidendo in maniera marcata ma equa sul livello di difficoltà, mortificando però in parte la libertà di esplorazione, sempre e comunque assoggettata dalla necessità di fare in fretta, raccogliendo le bombolette per mantenere alta la proprie scorta di vernice, da scaricare nei punti indicati disegnando i graffiti, da completare infine eseguendo semplici gesture con l'analogico sinistro del controller.

Jet Set Radio HD Jet Set Radio non ha perso un grammo dello smalto che aveva nel lontano 2000, confermando la bontà dello stile che ha guadagnato dall’introduzione dei 16:9 e delle risoluzioni HD, con modelli 3D non al passo con i tempi che, però, riescono a risultare perfettamente adeguati al cell shading che ha da sempre caratterizzato la serie. Si tratta di un punto a favore importante, in quanto altri titoli del passato riproposti in questi anni hanno dimostrato che non sempre l’adeguamento visivo può portare a buoni risultati. Anche il gameplay convince ancora, anche se il porting avrebbe potuto tener conto dell’età della produzione originale, risolvendo quindi alcuni piccoli problemi che vengono amplificati dall’unica modifica introdotta nella nuova edizione HD: la possibilità di muovere liberamente la telecamera, infatti, influisce negativamente sull’esperienza in determinati frangenti. Tutti i difetti di Jet Set Radio, inoltre, vennero risolti nel suo seguito diretto, quel Future che ha surclassato l’originale da svariati punti di vista e che, probabilmente, sarebbe dovuto diventare la fonte d’ispirazione per il team che si è occupato del porting. La riproposizione senza ritocchi quindi, scatenerà la gioia dei puristi e degli appassionati ma, paradossalmente, potrebbe risultare problematica per la diffusione di un titolo non così conosciuto dalle masse, ormai abituate a soluzioni semplici e user friendly, in gran parte assenti nel capolavoro senza tempo ma imperfetto di Smilebit. Una conversione fedele all’originale, quindi, intransigente per quanto riguarda gli anni passati dalla prima pubblicazione, fattore che potrebbe risultare ostico per chi si avvicinerà per la prima volta alla serie, magari attirato da una demo che, però, non spingerà con la dovuta convinzione verso l’unlock a pagamento della versione completa.

7

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