Recensione Jikandia

Un action/platform che ci offre la possibilità di affrontare livelli casuali. La recensione di Everyeye

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Negli ultimi anni il Nintendo DS è diventata la console d'eccellenza per gli action GdR, genere leggermente in declino rispetto al passato, quando prosperava fino alla generazione rappresentata dalla prima Playstation.
Recentemente, però, PSP ha riguadagnato terreno, non solo grazie al forte brand Monster Hunter, ben saldo soprattutto in Giappone, ma anche con l'aiuto di titoli minori, sicuramente particolari e di nicchia ma in grado di soddisfare una nutrita schiera di appassionati. Dopo Half Minute Hero, quindi, Aksys propone Jikandia: The Timeless Land, disponibile attualmente solo in versione americana, un titolo che si colloca a metà tra l'azione pura e l'aspetto ruolistico.

Il regno di Jikandia

Jikandia è ambientato in un luogo di fantasia, nel quale viene catapultato un gruppo di studenti che si trovano in treno per raggiungere la scuola. È il tipico incipit da anime a sfondo fantasy, con una differenza sostanziale: nel regno di Jikandia il tempo non scorre e, anzi, è praticamente utilizzando come valuta corrente, scambiandolo con merci e beni di prima necessità.
L'arrivo nello strano mondo è reso più semplice da alcuni abitanti locali, che spiegano le bizzarrie che dominano quella terra, rivelando rapidamente i classici luoghi sempre presenti in un gioco di ruolo: la cittadina funge da hub in cui accettare le missioni ed è fornita di negozi per migliorare il proprio equipaggiamento, una locanda e svariati altri servizi degni di interesse.

A misura di tempo

Il gameplay di Jikandia è la vera particolarità del gioco, ciò che lo eleva dalla massa dei vari dungeon crawler a cui potrebbe assomigliare: quando si deciderà di affrontare una missione il titolo ci farà scegliere un orizzonte temporale in cui svolgerla, variabile da un minimo di tre minuti fino ad arrivare alla mezz'ora.
In base alla scelta del giocatore, quindi, verrà generato un livello in maniera semi casuale, tarato perfettamente sulle tempistiche scelte. A quel punto non rimarrà che entrare in azione, cercando di affrontare la sfida nel tempo che si è deciso di dedicargli.
La struttura è a scorrimento orizzontale, completamente in 2D e con uno stile che potrebbe ricordare svariate tipologie di titoli action e platform del passato, spaziando tra gli innumerevoli episodi di Castlevania, per arrivare ai capitoli di Metroid ancorati alla visuale a due dimensioni.
Ogni macro livello che andremo ad affrontare è diviso in stanze, da superare progressivamente fino ad arrivare allo scontro con il boss. I settori sono popolati da mostri che vanno affrontati il più rapidamente possibile, depredando i forzieri che si incontreranno lungo il cammino. Ovviamente il tempo giocherà un ruolo fondamentale, al punto tale che alcuni avversari e tesori avranno un conto alla rovescia su di essi e garantiranno punteggi migliori se riusciremo ad averne la meglio prima della scadenza.

Rapidità e precisione

La generazione dei livelli e la meccanica di scelta del tempo sono due idee che, almeno sulla carta, risultano geniali: ogni giocatore, in base alla propria disponibilità del momento, può decidere di giocare per un periodo prefissato, sposando completamente la filosofia di gioco mordi e fuggi tipica della fruizione mobile.
La scelta di partecipare a missioni più lunghe, però, premierà con una probabilità maggiore di trovare oggetti rari, con un sistema di percentuali accoppiate ai colori degli scrigni ben evidenziati all'atto della scelta di selezione del tempo desiderato.
Dopo aver affrontato alcuni livelli, di lunghezze e durate differenti, emergono però svariati problemi: il sistema di collisioni è impreciso e l'inerzia nei movimenti dei protagonisti rende difficili alcuni salti che andrebbero eseguiti in tutta velocità. La fretta imposta dal gioco, poi, mal si sposa con la necessità di dover esplorare le varie stanze in modo da trovare mostri e tesori, spesso al di fuori dalla visuale.
È una meccanica di risk and reward portata all'eccesso ma non perfettamente calibrata, almeno per l'approccio di un giocatore medio, non particolarmente aggressivo nella sua condotta.

Stile retrò

Anche graficamente Jikandia non si presenta al meglio: gli artwork richiamano alla mente uno stile prettamente anime che però viene traslato al 2D senza troppa convinzione, con animazioni ridotte all'osso e una caratterizzazione dei personaggi che risulta debole al punto da non riuscire a distinguerli quando il party inizierà a farsi più ampio e i colpi in battaglia tenderanno a saturare lo schermo.
Il richiamo ad uno stile del passato è chiaro ma una maggiore cura avrebbe sicuramente messo sotto una luce differente il prodotto, non finendo per spogliarlo della maggior parte del fascino che avrebbe meritato.

Jikandia Jikandia ha il sapore dell’occasione sprecata: le meccaniche sono meno rifinite rispetto a quelle di Half Minute Hero anche se chi è abituato a titoli con un chiaro stampo ispirato al passato e un tasso di sfida non indifferente sapranno soprassedere sui difetti e godersi quanto di buono il gioco ha da offrire, gestendo la propria carriera secondo le necessita che il proprio stile di vita impone.

5

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