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Recensione Jotun: Valhalla Edition

Ad un anno di distanza dalla versione PC, l'action-adventure in salsa vichinga dei Thunder Lotus Games è pronto finalmente a sbarcare su console.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Jotun: Valhalla Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Poco meno di un anno fa, i giocatori PC fecero la piacevole conoscenza del team montrealese dei Thunder Lotus Games, che si presentarono sul mercato con un indie davvero molto gradevole. Stiamo parlando di Jotun, un action-adventure caratterizzato da un'originale narrazione ispirata alla mitologia norrena e coadiuvato da un gameplay con spunti interessanti ma non certo scevro da difetti. Ad attirare maggiormente l'attenzione dei giocatori, però, fu il suo comparto artistico, capace, grazie soprattutto ad una minuziosa realizzazione a mano di fondali, creature ed animazioni, di restituire un efficace affresco fantasy in grado persino di rivaleggiare con le meraviglie già portate a schermo dai due eccezionali The Banner Saga. Ad un anno di distanza, dicevamo, Jotun è finalmente in procinto di sbarcare su console (l'8 settembre su WiiU e il 9 su PS4 e Xbox One) con una versione/conversione sostanzialmente identica all'originale, con la sola "Modalità Valhalla" ad impreziosire il pacchetto contenutistico offerto dal titolo.

Welcome to Ginnungagap

Thora è una guerriera vichinga, di quelle costrette a sputare sangue ogni giorno per dimostrare a tutta la comunità il proprio valore. È per questo che, dopo aver imbracciato la possente ascia donatale dal padre, è partita a bordo del suo drakkar a caccia di gloria e ricchezze, così da poter tornare in patria da eroina e succedere a pieno titolo alla guida del suo clan. Le cose, tuttavia, non vanno esattamente come sperato: Thora e i suoi uomini cadono improvvisamente sotto il fuoco nemico, finendo inesorabilmente a picco nelle gelide acque del mare nordico. È la fine. Tuttavia, la mitologia norrena ci ha insegnato che, alla loro morte, i guerrieri vichinghi devono presentarsi al cospetto degli Dei per essere giudicati, e Thora non fa certo eccezione. Coloro che hanno esalato l'ultimo respiro nell'impeto di un gesto eroico, ottengono immediatamente l'accesso alle lucenti terre del Valhalla, mentre quelli che hanno perso la vita ingloriosamente, come appunto la nostra giovane protagonista, vengono spediti nel Ginnungagap, una sorta di limbo dove, per compiacere gli dei e guadagnarsi il tanto agognato lasciapassare per il Valhalla, sono costretti a combattere le terribili divinità elementali ivi confinate, i jötunn. È dunque questa la cornice narrativa che ci accompagnerà nell'arco delle circa cinque ore necessarie a completare il titolo. Una viaggio ultraterreno che ci verrà raccontato percorrendo due binari narrativi ben distinti. Da una parte, dopo aver abbattuto il jotun di turno e fatto ritorno nel Ginnungagap, Thora ci svelerà alcuni tra i più importanti retroscena della sua vita, sondando il suo caloroso rapporto con il padre e le innumerevoli incomprensioni con il fratello; dall'altra, come una novella Dante, Thora vagherà per le magnificenti aree del limbo, raccontandoci del mito della sua creazione e delle innumerevoli ed affascinanti figure che compongono il pantheon delle divinità vichinghe. Una duplicità di racconto che, sebbene poggi su un tessuto narrativo sempre abbastanza avaro nel fornire le informazioni necessarie a tratteggiare approfonditamente l'universo inscenato dall'opera, riesce ad incuriosire il giocatore, servendosi anche dello slancio offerto dal contrasto interiore che anima la protagonista, la quale soffrirà per la vita perduta troppo precocemente ma al contempo si dimostrerà volenterosa di ottenere una meritata rivincita nella sfida con la nuova dimensione soprannaturale. Un'avventura che, insomma, trae costantemente linfa dalle fascinazioni della mitologia norrena, vera e propria fonte d'ispirazione, a cui, come già detto, si somma la bellezza artistica di ogni singolo pixel a schermo.

A caccia di jötunn

Venendo al gameplay, l'avventura ha inizio proprio nel Ginnungagap, vero e proprio hub sospeso tra le stelle, che si ramifica in cinque regioni distinte. Il compito di Thora, è quello di esplorare le prime due aree che compongono ognuna delle regioni per raccogliere le rune che le daranno poi accesso ad una terza area predisposta allo scontro con il jotun guardiano.

Purtroppo, sebbene le esplorazioni si terranno in splendide ambientazioni sempre ben differenziate a livello stilistico e cromatico, queste ci vedranno semplicemente percorrere dei lunghi percorsi fino a raggiungere i piedistalli su cui sono depositate le succitate rune magiche, senza quasi mai offrire una reale sfida al giocatore, che avrà davvero vita facile contro la flebile resistenza opposta da timidi nemici isolati che tenteranno di ostacolarlo soltanto in rarissime occasioni della progressione. Per scongiurare, quindi, il serio pericolo di un mero avanzamento "a corridoio" privo di qualsivoglia interazione, i ragazzi di Thunder Lotus Games hanno pensato di impreziosire le diverse aree con qualche semplicistico puzzle ambientale a tema. Tuttavia, tra la scalata di un immenso albero con svariate fronde da spezzare per creare nuovi passaggi verso la sommità, zone laviche dove costruire ponti nel magma sfruttando le palle di pietra lanciate da alcuni giganti e tormente di neve da cui ripararsi sfruttando enormi lastre di pietra, la ricerca delle rune ci offrirà solamente la sensazione di aver affrontato un lungo viaggio in mezzo a splendide e incontaminate ambientazioni da cartolina, fantastiche da ammirare, ma troppo poco efficaci nello stimolare l'anima più action della produzione. E a poco serve (sempre da questo punto di vista) la possibilità di raccogliere delle mele magiche per potenziare la barra della vita e -soprattutto- la necessità di scoprire alcuni altari delle abilità che ci permetteranno di apprendere alcune potenti skill da affiancare all'uso dell'ascia, dato che il loro recupero non farà altro che rendere ancora più duratura e tediosa l'esplorazione di alcune aree.
Fortunatamente, a risollevare di molto il feeling complessivo della struttura ludica ci penseranno, appunto, le temutissime boss fight contro i jötunn. Queste, avverranno in apposite arene dallo stile unico ed incisivo, ricordando con insistenza la filosofia alla base di Shadow of the Colossus o, per restare tra le pieghe del mercato indipendente, del più recente Titan Souls -benché, in quest'occasione, tanto la protagonista quanto i colossi dispongano di più d'un punto ferita. Parliamo quindi di una serie di confronti diretti alla "Davide contro Golia", in cui ogni spaventosa divinità sovrasta l'avatar dell'utente in quanto a resistenza, forza fisica e, neanche a dirlo, dimensioni. Oltre a difendersi schivando in capriola, Thora dovrà fare largo uso della sua fedele ascia a due mani, che le dà la possibilità di ferire l'avversario sferrando un colpo orizzontale debole ma veloce oppure impiegando un colpo caricato più devastante, seppur meno istantaneo. I boss, dal canto loro, muovono la propria offensiva entro precisi pattern d'attacco, che sono poi la chiave per metter fine alla loro ingombrante esistenza. Solo studiandone attentamente le routine, infatti, chi gioca potrà venire a capo di ciascuna sfida, che, controller alla mano, richiede un buon equilibrio tra destrezza e ingegno, risultando spesso assai gratificante.

L'arte di Jotun

Jotun, come ribadito più volte, deve molto del suo fascino alla bellezza artistica delle sue ambientazioni. Dalla verdeggiante foresta dello Jotunheimr alla dimora frondosa del serpente Nidhogg, dal lago ghiacciato del mostro marino Jormungandr alle nuvole madreperlacee del Nord, ogni singolo ambiente è una vera gioia per le pupille, depositario di forme estetiche raffinate e di colori all'occorrenza vividissimi o tendenti a tinte più cupe. Non sono rare le occasioni in cui la camera virtuale arretra per mostrare le vastità pulsanti delle quinte con campi lunghi e lunghissimi. Sono questi, emozionalmente parlando, i momenti più alti dell'opera Thunder Lotus, che permettono di contemplare in tutta serenità sfondi di una bellezza ammaliante, mentre un tappeto sonoro d'atmosfera s'insinua discreto nell'in-game con note ancestrali e sognanti, tra l'epico e il malinconico. Venendo alle prestazioni, Jotun si è dimostrato leggerissimo, in grado di mantenere un framerate perfettamente ancorato a 60, anche nelle fasi più concitate di alcune boss fight.

Va detto che l'ascia di Thora è arma esclusiva per fronteggiare gli oppositori soltanto fino al completamento della prima boss fight, laddove in seguito subentrerà la necessità pressante di affidarsi alle sopracitate abilità da apprendere nel corso delle fasi esplorative. Queste, sebbene costrette a un impiego temporaneo e quantitativamente limitato, sono, nei fatti, ben più che semplici poteri accessori, e anzi alcune di esse -il martello di Thor e le capacità curative di Frigg in primis- si dimostreranno fondamentali per chiudere i combattimenti di fine campagna con le ossa intatte. Ne consegue che Jotun sia votato a un backtracking consistente, obbligando il giocatore a venire a patti con il tedio delle sequenze di pura esplorazione per farsi trovare pronto allo scontro con i boss.

Valhalla no more

Appurato il dualismo che caratterizza il gameplay di Jotun, spezzato tra le non troppo entusiasmanti fasi esplorative e le invece brillantissime boss fight, vien facile intuire le motivazioni che hanno spinto i Thunder Lotus Games ad inserire la "Valhalla Mode" in questa conversione dedicata alle console. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria modalità "hardcore" (sbloccabile dopo aver completato il gioco per la prima volta) dove, neanche a dirlo, dovremo affrontare una versione pompata delle già ostiche boss fight fronteggiate nell'avventura principale. Niente fasi esplorative, dunque, rimosse per esporre quello che si è sempre dimostrato come il vero cuore pulsante di Jotun: i combattimenti contro i guardiani mitologici.

Dovremo quindi vedercela nuovamente con Jera, questa volta attorniata da spore velenifere e in grado di spawnare un numero ancora più alto di radici tentacolari; con Fe, che sarà attorniata da un numero talmente superiore di servitori da riempire lo schermo; con Isa, che ricorrerà ancora più spesso alla carica dalla distanza e al suo potentissimo alito ghiacciato; e, a seguire, con Hagalaz e Kaunan, anch'essi più forti, resistenti e con un maggior numero di punti ferita. Al giocatore, invece, oltre a tutte le abilità sbloccabili nella campagna principale, verrà fornita una barra della vita potenziata al massimo, piccolo ma utilissimo vantaggio per potersi confrontare con l'elevato tasso di difficoltà offerto dalla nuova sfida. Vincere in questa modalità, infatti, richiederà molta più concentrazione e tempismo, sfruttando a dovere ogni singola abilità e calcolando invece quando subire danno per conservare una vitale carica di uno dei poteri di Thora. Complessivamente, insomma, non siamo certo di fronte ad un contenuto aggiuntivo che possa fare gola a chi già possiede Jotun su PC, mentre per tutti gli altri, si tratta di un plus gradito.

Jotun È un vero peccato che Jotun, per colpa del dualismo che lo caratterizza per l'intera durata dell'avventura, non riesca a spiccare il volo come avrebbe meritato. Perché le boss fight contro i titanici guardiani del limbo sono a tratti brillanti, sempre ben orchestrate e splendide da guardare (soprattutto nella nuova Modalità Valhalla), ma le fasi esplorative che trascinano Thora verso il Valhalla, oltre a regalare magnifici scorci di mitologia norrena, non riescono in molto altro, per via di una latitante interattività che alla lunga finisce per soffocare il piacere della scoperta. Resta comunque un'originale narrazione che vive di fascinazioni e che trova, come ribadito più volte, la sua massima ragion d'essere nella perpetua osservazione di un universo vichingo favoloso e ispiratissimo. Un gameplay troppo sproporzionato ci frena insomma dall’ipotizzare che Jotun avrà facile accesso al Valhalla di genere, ma non dal suggerire di concedergli comunque una possibilità, specie a chi è in grado di stupirsi anche solo dinanzi a un alternarsi di scorci meravigliosi.

7.5

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