Recensione JumpJet Rex

Il piccolo team indipendente TreeFortress Games mette alla prova i nervi degli utenti Steam in un platform 2D tosto e sfrenato, visivamente ispirato ai classici sidescroller in 16 bit dei primi anni Novanta.

Versione analizzata: PC
recensione JumpJet Rex
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  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Di JumpJet Rex, opera seconda del duo di sviluppatori canadesi TreeFortress Games, già vi anticipammo qualcosa pochi mesi fa, quando il titolo ancora orbitava nel marasma dei tanti progetti in Early Access su Steam. Nel testare quei quattordici stage che la prima build metteva sul piatto degli utenti più fiduciosi, il gioco seppe mettere alla prova i nostri polpastrelli grazie a un gameplay votato alla sfida in velocità e a una generale tendenza verso un livello di difficoltà sopra la media, seppur all'apparenza inferiore a quello reso manifesto in anni recenti da altri indie game più titolati. Quel primo contatto con il buffo t-rex spaziale munito di scarponcini a razzo, insomma, ci trasmise sensazioni positive, al netto di qualche fioca perplessità allora in attesa di esser fugata dal prodotto finito. La versione completa, a differenza di troppe promesse digitali sospese nel tempo - o, peggio, mai mantenute - si mostra oggi agli user PC, Mac e Linux dopo un periodo d'attesa fortunatamente breve. In definitiva: siamo dinanzi all'ennesimo tributo nostalgico all'età aurea del gaming o a qualcosa di un po' più sfizioso, da aggiungere alle nostre affollate librerie virtuali senza indugi di sorta? Al solito, per scoprirlo, non vi resta che procedere con la lettura.

Preistoria Siderale

Jurij Gagarin, Neil Armstrong, Samantha Cristoforetti: sarebbero solamente tre nomi fra i tanti, nell'universo alternativo di JumpJet Rex. Per come la vedono i TreeFortress, infatti, sono i dinosauri ad aver sperimentato milioni di anni orsono, ben prima di qualunque altra specie vivente, i viaggi nello spazio con grande frequenza e successo. Tra i cosiddetti dinonauti è proprio Rex, il protagonista di questa storia, ad aver varcato per primo le soglie della galassia con la sua rossa decappottabile volante, nel corso di una missione a zig zag tra i pianeti volta a fermare l'avanzata verso la Terra di un minaccioso meteorite gigante. Da questo incipit di limitata consistenza si snoda l'intera campagna singleplayer del titolo, un singolare platformer bidimensionale a livelli che vanta un totale di quarantadue sfide spalmate su quattro mondi, ognuno delimitato da una classica boss fight conclusiva. Dicevamo singolare, perché qui il "platforming " non prevede che il nostro avatar squamoso balzi da un piano al successivo in senso stretto, ma al contrario sfrutta i suoi particolari calzari a reazione per obbligarlo a una sorta di floaty jump accentuatissimo e perlopiù reiterato. Fluttuando nell'aere tra le stazioni orbitali circoscritte di ogni pianeta, il gamer ha l'obiettivo d'indirizzare il protagonista attraverso una serie di anelli dorati e infine spingerlo oltre il traguardo di fine percorso, quest'ultimo posto di volta in volta in angoli differenti a seconda della conformazione del setting. Tutto, all'interno del gioco, è dunque assoggettato a tali meccaniche di base, a partire proprio da un control system che, seppur particolarmente semplificato, chiede da subito al giocatore di farsi padroneggiare alla perfezione per portare a termine performance quanto più possibile onorevoli. Quale sia la periferica scelta per comandare Rex - benché utilizzare un controller sia ben più che un semplice consiglio - l'utente potrà esclusivamente muovere il tirannosauro a destra e sinistra, proiettarlo in avanti orizzontalmente, oppure permettergli di spiccare rapidamente il volo verso l'alto o di piombare verso il basso in velocità. Data tale sostanziale sensibilità dei comandi, il generale design dei livelli non si fa scrupoli a mettere i bastoni tra le ruote di chi gioca; cortesia degli sviluppatori, i quali non hanno lesinato su ambientazioni colme di pareti elettrificate, barriere puntute, torrette laser e avversari volanti di varia foggia e resistenza, ora d'annientare grazie al proiettile energetico espulso dalle scarpette ipertecnologiche, ora da scansare senza vergogna. Se tutto ciò non fosse abbastanza, è bene chiarire che, a difficoltà normale, il nostro assistito gode di un unico punto vita, ed è quindi destinato a una morte senz'appello al primo contatto con qualsiasi corpo contundente su schermo, con conseguente necessità di ripartire dall'ultimo check point conquistato. Gli improperi più creativi, insomma, non tarderanno a spalancare le vostre fauci con incontrollabile prepotenza.

Jump, Rex, Jump!

Nonostante i developer abbiano messo a punto una modalità appositamente dedicata ai velocisti con tanto di cronometro ben in vista, è impossibile tacere su come, in effetti, tutto JumpJet Rex sia improntato su un certo gusto per la fulmineità d'esecuzione. Il software prevede l'assegnazione di fino a tre stellette di merito a termine di ciascun livello, dove la prima premia il mero completamento del percorso, la seconda la capacità di portare Rex alla meta senza subire alcun danno e la terza il saper completare la prova entro un determinato, spesso risicatissimo tempo limite. Le stelle servono a sbloccare gli stage successivi, e giunti a un certo punto della campagna, causa una loro richiesta in quantità progressivamente sempre più corposa, sarà pressoché inevitabile doversi spingere oltre l'ottenimento dei riconoscimenti più abbordabili.

Indipendentemente da questo, sarebbe davvero un peccato non farlo, poiché buona parte del divertimento offerto dal prodotto risiede proprio nella competizione con se stessi. Una competizione che non richiede particolari strategie, bensì ottima destrezza e una gestione dei comandi quasi geometrica nel continuo slalom tra strutture labirintiche sempre più strette e tortuose. In questo senso, ai ragazzi di TreeFortress va dato merito di aver messo assieme un collage di ambienti ricco e variegato, non tanto in termini di differenziazione artistica - questa assai lieve da un mondo al successivo, a esser sinceri - quanto piuttosto sotto il profilo della varietà d'itinerari tracciati. Sono quindi numerose le caratteristiche vincenti di JumpJet Rex, sapientemente fuse tra loro per dare vita a un videogioco decisamente impegnativo, come accennavamo all'inizio di quest'analisi. Lo è per quanto scritto fin qui, e lo è in maniera crescente e costante. In particolare, dal terzo mondo di gioco la sfida si fa davvero degna di nota e culmina in una manciata di prove finali realmente snervanti, sulla linea di confine tra platformer "pixel perfect" e bieco rage game. Fortunatamente, eccezion fatta per tale ingiustificato picco finale, il titolo non scivola mai nel baratro della frustrazione, ed è anzi molto fruibile sia sotto forma di partite in pillole che in sessioni un po' più approfondite.

Ti conosco, Mascherina!

Le corse al fulmicotone che animano questa piccola produzione portano a galla una delle poche macchie ben visibili sulla confezione di JumpJet Rex: la sua scarsa durata. Infatti, giungere al capolinea dell'avventura non richiede più di tre ore, tempo che, peraltro, comprende la rivisitazione di scenari precedenti per impossessarsi delle stelline utili all'unlock delle location mancanti. Laddove gli stage non abbondano, TreeFortress ha fatto il possibile per rimpinguare l'esperienza con una serie di variazioni sul tema portante delle sfide a scorrimento, alcune riuscite, altre molto meno. Partendo da quel che funziona con riserva, i già citati boss contro cui il simpatico teropode dovrà battersi sono tutt'altro che indimenticabili, forieri di match abbastanza insipidi oltre che, alle volte, inspiegabilmente tirati per le lunghe. Passando poi ai contenuti extra, la gestione dei collezionabili ci ha lasciato decisamente l'amaro in bocca. Oltre agli oggetti che si possono conquistare direttamente nei setting principali, scovando passaggi segreti e raggiungendo zone altrimenti impraticabili, sono presenti alcuni shop virtuali sparsi per la mappa che consentono di acquistare nuove skin del personaggio in cambio dei dobloni fittizi accumulati nell'in-game. Ve ne sono svariate, comprese maschere che fanno il verso alla cultura videoludica più o meno recente - noi ne abbiamo ottenuta una bellissima col faccione di Gabe Newell - che richiedono però l'esborso di somme di denaro pressoché irraggiungibili, con la conseguenza che quel tocco di levità casual che ne giustificherebbe in qualche modo la presenza viene totalmente mortificato. Molto più piacevole, invece, la possibilità di giocare la campagna in co-op locale con un totale di fino a quattro giocatori, che consente di riscoprire luoghi già noti in un'ottica di gioco di squadra, dunque assai più confusionaria e goliardicamente caciarona. Manca purtroppo la possibilità di sfidarsi online - benché gli sviluppatori non si siano detti contrari alla questione, che forse verrà riconsiderata nel corso di aggiornamenti futuri - ma è comunque possibile scaricare in ciascun livello il ghost di uno a scelta tra i player che più si son distinti a livello mondiale per sfidarlo in differita. Un modo carino per tentare di superare i propri record. Oppure, più semplicemente, per deprimersi di fronte a performance avversarie di una qualità francamente mostruosa.

JumpJet Rex Giocando a JumpJet Rex viene spontaneo riflettere su come un titolo che avrebbe facilmente fatto furore tra gli arcade di qualche decennio addietro - non solo in termini estetici, ma soprattutto in quanto a gameplay - riesca a mostrarsi ugualmente fresco e divertente anche in quest’affollata contemporaneità videoludica. Manna per speedrunner, la produzione TreeFortress si svela all’utenza sotto forma di platform a metà strada tra il canonico e il peculiare, che saprà farsi largo tra i cuori di chi è solito apprezzare le sfide veloci o di chi, semplicemente, ama mettere costantemente alla prova i propri riflessi. Ben più hardcore di quanto la sua graziosa grafica in 16 bit lasci intendere, l’esperienza ha il solo limite di una durata un po’ troppo condensata, aiutata soltanto marginalmente da una serie di extra di efficacia altalenante. Che, beninteso, non riescono comunque a sminuire la qualità di un prodotto impegnativo e gratificante, oltre che congenitamente rigiocabile, nel caso lo si apprezzasse in maniera particolare.

7.5

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