Recensione Just Cause 3

Dopo cinque anni torna Rico Rodriguez, in un free roaming come sempre esagerato ed esplosivo. Ma siamo davvero sicuri che l'approccio quantitativo di Avalance Studios possa ancora pagare?

Just Cause 3

Videorecensione
Just Cause 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Just Cause. Un titolo che è anche una dichiarazione d'intenti. Verrebbe quasi da pensare, per un attimo, di interpretarlo ricorrendo al desueto linguaggio legale, associandolo quindi all'azione rivoluzionaria del suo protagonista, il risoluto Rico Rodriguez. Lo spirito sovversivo del nostro eroe, del resto, è mosso ogni volta da una "giusta causa", nel tentativo di liberare i popoli oppressi da chissà quale lunatico dittatore. E invece no: Just 'Cause, con quell'apostrofo un po' slang che tronca formalismi e formalità, ha un significato ben meno nobile. Lo si potrebbe rendere con uno svogliato "tanto per...". Sembra quasi la risposta che Rico darebbe se gli chiedessero come mai sta distruggendo tutto da ore: "così, perché mi va".
È questo, a conti fatti, il tipo di esperienza che Just Cause 3 propone: un'indiscriminata, leggerissima, auto-indulgente operazione "blastatoria", condotta con metodo e rigore attraverso le province di un arcipelago dall'estensione impressionante. A cinque anni di distanza dall'uscita del secondo episodio, avrete capito, non cambia la filosofia di fondo, non cambiano le meccaniche, e neppure la capricciosa propensione al "cazzeggio".
Nonostante il salto qualitativo sia evidente dal punto di vista tecnico Avalanche Studios ha tenuto un approccio fin troppo conservativo, sfociato in un free-roaming strutturalmente vecchio. Lo stesso errore fatto pure con Mad Max, in una certa misura, da cui Just Cause 3 eredita la ripetitività concettuale: sostituendo però i polverosi panorami delle Wasteland con ben più soleggiate isole tropicali.

Si vince o si muore!

Sarebbe un delitto cercare in Just Cause 3 una trama interessante ed elaborata, ma ammettiamo di essere rimasti spiazzati dall'incoerenza di fondo di un intreccio persino disorientante. Scagliati con poco preavviso nei cieli di Medici, terra natale di Rico, scopriamo che il suo compito è quello di destituire il sanguinario Generale di Ravello, facendogli perdere presa sul territorio. Gli incontri con l'amico d'infanzia Mario Frigo, con il viscido trafficante Sheldon e la brillante ma tormentata scienziata Demah saranno alla base di una sceneggiatura troppo sconclusionata per funzionare. La vis comica che dovrebbe in qualche modo giustificare la produzione anima in realtà siparietti prevedibili e poco divertenti, mentre gli eventi che ci portano alla scoperta del dispotico carattere di Di Ravello e delle sue riserve di Bavarium (un metallo dalle proprietà letteralmente esplosive) faticano a risultare interessanti.
Senza mezzi termini: la sequenza di missioni che compone la storia principale è insipida, vuota, e nonostante gli sforzi del team la varietà di situazioni si attesta ai minimi storici. Per fortuna nell'economia produzione la trama conta ben poco: dopo qualche decina di minuti - sbrigate le formalità necessarie ad apprendere le meccaniche di base - l'utente viene infatti lasciato libero di girellare per le isole di Medici, cercando di liberare cittadine ed avamposti, e di divertirsi come meglio crede con rampino e tuta alare. Just Cause 3 non ci prova neppure, insomma, a nascondere la sua vera natura: concede al giocatore la possibilità di farsi recapitare elicotteri, carri armati e mitragliette, suggerendogli quindi una progressione non lineare che segua soprattutto i suoi capricci e la curiosità del momento.
Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che il titolo di Avalance Studios presenta una struttura un po' antiquata e davvero troppo iterativa. Per liberare Medici dall'oppressione di Di Ravello dobbiamo in buona sostanza distruggere tutti i suoi strumenti propagandistici e le forze dell'ordine corrotte al suo servizio. Nella pratica questo significa far esplodere cartelloni pubblicitari, generatori, serbatoi di carburante, stazioni di polizia, antenne e statue.

A seconda che si tratti di insediamenti militari o civili gli obiettivi da far saltare in aria potrebbero cambiare, ma il succo resta sempre quello: per "liberare" cittadelle e basi armate bisogna radere tutto al suolo. È così che il fantasma della noia comincia ad infestare le partite, stuzzicato anche dall'inesistente difficoltà dell'avventura: nel caso in cui Rico muoia in azione, del resto, si riparte senza nessuna conseguenza, ma anzi trovando già distrutti gli elementi che abbiamo fatto detonare prima della dipartita. Basta armarsi di pazienza, insomma, e tutti gli avamposti cadranno senza fatica.
Tutto da buttare? Non proprio: grazie a sequenze shooter molto dirette e frenetiche, ad un gunplay che mette in secondo piano la mira di precisione per puntare sulla rapidità delle sparatorie, e infine a questa constante voglia di esagerare, Just Cause 3 potrebbe regalare discrete soddisfazioni a chi cerca un action poco serio e poco pretenzioso. Il numero quasi soverchiante di esplosioni, la possibilità di usare il rampino per connettere oggetti e nemici con esiti a volte spassosi, e più in generale la tracotanza del protagonista potrebbero addirittura avere un che di liberatorio, per chi vuole sedersi davanti allo schermo e spegnere il cervello.

L'elemento più riuscito della produzione resta in ogni caso il sistema di movimento, "brevettato" già ai tempi del secondo capitolo ma qui reso molto più dinamico grazie all'inserimento della tuta alare. In pratica Rico può usare il suo rampino per trascinarsi da una parte all'altra dello scenario, riavvolgendo rapidamente il cavo per ottenere una brusca accelerata. Aprendo all'improvviso il parapendio riuscirà a sollevarsi in aria di parecchi metri, inquadrando le cittadine e gli obiettivi dall'alto. Alla pressione di un tasto il paracadute lascerà il posto alla tuta alare, con cui sfrecciare rasoterra e grazie alla quale saettare fra canyon e colline. Dopo aver preso la mano con il sistema di controllo, l'uso della dotazione di Rico ci regalerà grandi soddisfazioni e momenti letteralmente mozzafiato. Lanciarsi dalla vetta di un monte oppure dalle vertiginose altezze raggiunte in elicottero, e scivolare verso l'obiettivo con una grazie innaturale, muovendosi come sostenuti dal vento, è una delle attività più spettacolari e piacevoli di Just Cause 3. Spostandosi in questo modo tra le isole di Medici, tra l'altro, inizieremo a percepire la vastità incredibile della mappa di gioco. Just Cause 3 è un free-roaming veramente immenso, ed il senso di scala restituito mentre facciamo scendere lentamente il nostro elicottero, salutando la fitta coltre di nuvole per atterrare in strada, è capace di regalare più di un'emozione a chi subisce il fascino delle dimensioni fuori misura. Non sarà "denso" come la Los Santos di GTA V, traboccante di dettagli, edifici e altrettanto eterogeneo, ma il mondo di gioco di Just Cause 3 è un bel posto in cui perdersi per ore.
Da un certo punto di vista tutto questo lavoro sull'estensione della mappa sembra però uno spreco: concentrandosi su un level design più attento agli elementi "microscopici" il team avrebbe potuto vivacizzare la progressione, diversificare le missioni principali e quelle casuali, o per lo meno rendere meno monocorde l'esplorazione. Ad oggi, di contro, si fatica a sentirsi davvero trascinati verso la fine, e l'unico elemento che veicola un buon senso di progressione è rappresentato dalle sfide. Dopo aver liberato i vari insediamenti, sul territorio si sbloccano alcune prove di abilità, che ci permettono di conquistare degli "ingranaggi". È grazie a questi che è possibile sbloccare le "mod", delle abilità con cui migliorare le doti di Rico. Le sfide sono divise in otto categorie, ed altrettanti sono i campi d'azione in cui è possibile potenziare l'inarrestabile Rodriguez. Vincendo gare in auto, ad esempio, si sblocca il turbo per le vetture, mentre superando le prove più "esplosive" si ottengono granate intelligenti o bombe auto-detonanti. Le sfide, di fatto, rappresentano un sorta di campagna parallela e indipendente rispetto a quella principale, ma soffrono a causa degli stessi problemi. Nonostante si trovino gare molto ben strutturate e gli eventi di volo con la tuta alare siano sempre intriganti, sulla lunga distanza anche le attività "secondarie" cominciano a scricchiolare. Ci sono gare a checkpoint troppo insipide ed altre tipologie di eventi ripetitive fino allo sfinimento.

Insomma, che si tratti di missioni della storia, avamposti da liberare, prove di velocità, l'approccio con Just Cause 3 deve essere sempre molto cauto, onde evitare di annoiarsi: il gioco griffato Avalance va preso in dosi omeopatiche, giocato un'oretta alla volta e poi messo da parte, e recuperato nei momenti di stanca.
Sul fronte tecnico, la versione PC di Just Cause 3 mostra un buon dettaglio, con texture in alta risoluzione ed un modello del protagonista ben costruito e dettagliato. Si fatica a dire lo stesso degli elementi architettonici che compongono la schiera di cittadine e villaggi, e dei terribili nemici. I modelli dei veicoli, di contro, sono costruiti con cura, ma il pezzo forte della produzione restano le onnipresenti esplosioni, che a più riprese inondano lo schermo, sottolineando anche una discreta (ma non ottima) propensione alla distruttibilità ambientale. I rari effetti atmosferici e l'illuminazione (tutt'altro che dinamica) vanno annoverati fra gli elementi meno attuali del comparto grafico, mentre la resa degli oceani che circondano le isole di Medici è davvero eccezionale.

La vastità della mappa si paga con qualche raro fenomeno di pop-up (e fin qui non ci sarebbe niente di male), ma l'ottimizzazione è abbastanza problematica anche sul fronte del framerate e dei tempi di caricamento. Su una macchina da gioco discretamente prestante (Intel Core i5, NVIDIA GTX 980, 8GB di Ram) i 60fps costanti sono quasi un miraggio: indipendentemente dall'attivazione della sincronia verticale, i cali ed i fenomeni di stuttering si notano a più riprese. Immaginiamo quindi la situazione su console, additata come disastrosa da più fonti. Non basteranno certo i brani di accompagnamento, che ci investono di ritmate sonorità latine e selezioni da complessino mariachi, per risollevare il morale dei possessori di Ps4 e Xbox One.

Just Cause 3 Just Cause 3 è un pantagruelico festino esplosivo, un free-roaming chiassoso e starnazzante, erede degli open-world sboccati ed eccessivi come Saints Row e Mercenaries. Ereditando filosofia e impostazione dal precedente capitolo, Avalance Studios allestisce un banchetto perfetto per saziare chi cerca un divertimento rumoroso e poco impegnato. Purtroppo il valore quantitativo è l'unico che tiene, sulla lunga distanza: l'operazione di liberazione delle province è infatti troppo monotona per soddisfare appieno, la trama principale appare incoerente e poco comprensibile, e le prove d'abilità rappresentano un guizzo piacevole ma altrettanto effimero. A Just Cause 3 restano comunque le dimensioni eccessive, e l'effetto-meraviglia che si prova sorvolando l'arcipelago di Medici sta lì a dimostrare che in fondo, qualcosa contano anche quelle. Come conta, del resto, il senso di libertà che si prova utilizzando rampino, parapendio e tuta alare, schizzando da una parte all'altra della mappa accompagnati da un costante e pervasivo senso di vertigine. Sono proprio questi elementi, e la varietà leggermente più marcata di attività secondarie, che posizionano Just Cause 3 un gradino sopra all'altra produzione del team, quel Mad Max al contempo vuoto e magnetico. Ricordatevi comunque che, nell'optare per l'una o per l'altra proposta, conta anche il fascino che l'ambientazione esercita su di voi: Medici è un arcipelago solare e la rivoluzione di Rico è in qualche modo accesa, fragorosa e assordante. È del resto è questo il tono che permea anche il gameplay. In conclusione, prendetelo in considerazione soprattutto se siete fan dell'azione disimpegnata e della distruzione fine a sé stessa. Sapendo che comunque, in fin dei conti, Just Cause 3 è un gioco che avete già giocato decine di altre volte.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel Core i5-4690(3,5GHz/3,9GHz)
  • RAM: Crucial 8GB DDR3 1600Mhz-11 1X8GB
  • GPU: Nvidia GTX980 4GB Gainward Phantom
7.5

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