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Recensione Kathy Rain

Dallo sterminato catalogo di Steam, ecco spuntare Kathy Rain, un’avventura grafica vecchio stile dai toni forti ed intensi. Un mystery game sorprendente, impreziosito da una pixel art in stato di grazia e da un'eccellente colonna sonora.

Versione analizzata: PC
recensione Kathy Rain
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Nello sterminato catalogo di Steam è facile perdere la bussola: sfogliando pagine e pagine di titoli, molte volte si scrolla l'elenco per inerzia, alla ricerca di qualche prodotto che si distingua dalla massa per un dettaglio, una spia luccicante che richiami a gran voce la nostra attenzione. Nel caso di Kathy Rain la calamita che ci ha attratto è stata la sua bellissima pixel art. Sfruttare con cognizione di causa uno stile visivo volutamente vintage senza scadere nel banale non è cosa da poco: quest'avventura grafica in 2D, realizzata da Clifftop Games, etichetta sotto la quale si nasconde il programmatore Joel Staaf Hästö (un vero e proprio "one man dev"), sfoggia invece un comparto visivo allo stato dell'arte, in cui ogni singolo pixel concorre a creare un omaggio squisitamente old style ai point&click d'un tempo. Poiché sappiamo bene che un libro non si giudica dalla copertina (e men che meno un videogame solo dalla grafica), abbiamo deciso di immergerci a fondo nelle vicende di Kathy Rain, scoprendo così un thriller interattivo sorprendente, che ricorda alla lontana le atmosfere poliziesche della serie Blackwell.

LA DONNA DELLA PIOGGIA

Sembra un giorno come un altro nella vita di Kathy Rain, audace studentessa di giornalismo: la sua stanza del college è al solito in disordine, la sua testa scoppia per la solita emicrania post sbronza, e non ha alcuna intenzione di seguire le solite lezioni universitarie. Ma in quella mattina del 25 settembre 1995 una notizia improvvisa sconvolge la sua routine: non appena scopre che suo nonno paterno, Joseph Rain, con cui aveva perso i contatti, è venuto tristemente a mancare, Kathy sente riaffiorare il ricordo di un passato che credeva di aver messo da parte. In sella alla sua moto (la "Katemobile") sfreccia allora verso Conwell Springs per presenziare al funerale. Qui, tra la pioggia battente, riabbraccia finalmente sua nonna, la quale le racconta di come il marito fosse ormai da tempo divenuto un vegetale a seguito di un misterioso incidente. Complice sia la voglia di non tornare a studiare, sia lo spirito investigativo tipico di una giornalista in erba, Kathy decide di indagare per conto suo, cercando di scavare nei pericolosi quanto inspiegabili segreti che circondano la cittadina. C'è un po' di Twin Peaks in Conwell Springs: una località apparentemente amena, immersa nel verde, teatro di fosche sparizioni e complotti insospettabili, in cui ogni singolo abitante sembra aver qualcosa da nascondere. A cominciare dalla protagonista: Kathy ci appare sulle prime una ragazza come tante, un po' ribelle, un po' sbruffona, intraprendente e curiosa, ma in realtà il suo carattere da dura è stato forgiato da trascorsi parecchio complicati. Nel suo passato s'intravede l'ombra di una madre psicologicamente instabile e di un padre che l'ha abbandonata troppo presto: sofferenze che l'hanno portata a compiere scelte molto difficili, persino brutali, come avremo modo di scoprire poco alla volta. La ricerca della verità sulla morte del nonno rappresenta così non solo la vendetta di una studentessa annoiata, ma anche il tentativo di chiudere definitivamente i conti lasciati in sospeso. La caratterizzazione di Kathy è ambivalente: da un lato tocca picchi di eccellenza in alcune sfumature emotive, dall'altro glissa su eventi estremamente importanti, limitandosi ad accennarli con un po' di superficialità. Siccome alcuni di essi riguardano veri momenti chiave della vita della ragazza, sembra quasi che allo sviluppatore sia mancato il coraggio per osare fino in fondo ed esplorare più profondità gli abissi della sua mente. L'indagine sulla morte del nonno porterà Kathy non solo al cospetto delle sue paure recondite, ma anche difronte ad altri misteri irrisolti, tutti collegati tra di loro, tra i quali anche il suicidio della giovane ed innocente Lily (qualcuno ha detto Laura Palmer?). Sebbene inizi come un semplice thriller a tinte oscure, la storia di Kathy Rain vira ben presto verso risvolti paranormali. La componente mistica non è fuori luogo, né mal implementata, ma in molti casi ci è parsa una soluzione di comodo per venire a capo di un garbuglio narrativo piuttosto contorto.

Per fortuna la sceneggiatura si è dimostrata all'altezza del compito, alleggerendo a tratti la gravosità dei temi trattati con un pizzico d'ironia che rischiara la plumbea atmosfera. Anche il cast di comprimari recita la sua parte con dignità: peccato soltanto che alcuni di essi incarnino ruoli abbastanza stereotipati (lo sceriffo burbero; il prete inquietante; il ragazzone, con la mente di un bambino, custode di una terribile verità etc...) ed escano inoltre di scena in modo fin troppo repentino, senza che alle loro storie collaterali venga data giusta conclusione. Alla modernità di una vicenda matura e adulta, Clifftop Games ha affiancato un gameplay invero molto tradizionale, che ricalca fedelmente quello delle avventure grafiche anni '90. Porteremo avanti la nostra indagine tramite la classica interazione con gli elementi dello sfondo, dai quali raccattare quanti più oggetti possibili, e attraverso i lunghi dialoghi con i NPC. Lo spettro del pixel hunting è fortunatamente esorcizzato dalla possibilità di evidenziare i punti sensibili tramite la pressione della barra spaziatrice. I quadri di cui si compone l'avventura sono del resto stracolmi di particolari, alcuni dei quali assolutamente fondamentali per la progressione, mentre altri di semplice supporto scenico, in grado comunque di arricchire con intelligenza la raffigurazione del mondo di gioco. Sia gli scambi di battute con i personaggi, sia l'attenta analisi dell'ambiente ci saranno di grande aiuto per la risoluzione degli enigmi in cui ci imbatteremo. Ognuno di essi è dotato di una propria, ferrea logica: la difficoltà non è impervia né frustrante, ma occorrerà in ogni caso prestare la dovuta attenzione ai dialoghi, ai pensieri della protagonista e anche alle varie descrizioni degli oggetti in dotazione per riuscire a progredire senza troppi intoppi. Fatta eccezione per un paio di puzzle più complessi della media, che ci hanno procurato non pochi grattacapi, il resto dell'avventura fluisce con scorrevolezza, a patto ovviamente di entrare a pieno nello spirito del gioco: dovrete quindi pensare e ripensare alle informazioni in vostro possesso per combinarle al meglio, proprio come nei migliori giochi investigativi, dove cliccare a casaccio nell'inventario fino a trovare il corretto accostamento di oggetti si rivela una strategia del tutto inutile, perché ogni azione si renderà disponibile solo dopo che Kathy (e quindi il giocatore) ne avrà compreso il senso. Anche l'aver ambientato la storia a metà degli anni '90 gioca un ruolo di rilievo: una tecnologia ancora obsoleta costringe, infatti, a cercare soluzioni alternative a problemi che oggi si risolverebbero con più facilità. Ecco che quindi lo scenario diventa il primo, e più importante alleato della nostra materia grigia. E a proposito di ambiente, Kathy Rain si suddivide in diverse aree raggiungibili da un singolare hub in cui saremo cavallo della nostra fida motocicletta. Quando ci si approccia ad un titolo del genere, bisogna sempre mettere in conto l'inevitabile presenza di backtracking: il point&click di Clifftop Games non intende in alcun modo smentire simile premessa, tuttavia sfrutta questa soluzione di gameplay forse con eccessiva liberalità. È indubbio che tornare sui propri passi per raccogliere nuovi indizi sia necessario ai fini della logica dell'indagine, ma fare la spola tra un luogo e l'altro solo per sbloccare una singola linea di dialogo spezza in alcuni frangenti il ritmo sostenuto dell'avanzamento. La forza congiunta del backtracking imposto dal gioco e di quello dipeso invece dall'intuito del giocatore (nel caso in cui non riuscisse subito a comprendere come proseguire) causa una considerevole oscillazione della longevità complessiva, che varia dalle 5 alle 7 ore: a fronte di una spesa di circa 15 euro, si tratta di una durata rispettabile, che pure avrebbe potuto esser rimpinguata ulteriormente se lo sviluppatore si fosse preso il tempo necessario per meglio approfondire il passato di Kathy e chiudere senza fretta tutti gli orditi narrativi.

A fare la differenza in Kathy Rain è soprattutto la splendida pixel art con cui è stato realizzato. Quello che per molti altri sviluppatori è spesso solo un semplice espediente visivo che fa leva sull'effetto nostalgia, nelle mani di Clifftop Games diviene una scelta stilistica perfettamente funzionale alle atmosfere del titolo, dotato di un'amabile estetica rétro, dal rapporto d'aspetto in 4:3, in cui ogni singolo sfondo è disegnato con maniacale attenzione al dettaglio. La pixel art, in un gioco come Kathy Rain, raggiunge altissime vette d'espressività: le si potrebbe rimproverare solo un character design abbastanza tipificato per quanto concerne alcuni personaggi ma, in linea di massima, il lavoro svolto per differenziare ogni attore digitale è senza dubbio degno di nota. In tal senso, anche il doppiaggio in inglese fornisce un importante contributo, con voci splendidamente in parte, alle quali si può dunque perdonare qualche sporadico slancio di teatralità. Da segnalare purtroppo l'assenza della localizzazione in italiano, che potrebbe seriamente inficiare la comprensione di qualche enigma più ingarbugliato per chi non mastica a dovere la lingua d'Albione. Brillante anche la colonna sonora, le cui note alternano brani da film noir a partiture più intime e malinconiche, che si susseguono tra lo scroscio della pioggia e il diradarsi delle nuvole alle prime luci dell'alba.

Kathy Rain Kathy Rain è un’avventura grafica di assoluto valore, che a un’estetica vintage affianca una vicenda dai toni forti ed intensi. Una dramma di spessore, dunque, che difetta soltanto per qualche stereotipo di troppo e per alcune leggerezze della storyline, in cui non tutti i personaggi riescono a ritagliarsi il giusto spazio. La componente enigmistica, fiore all’occhiello di ogni buon punta e clicca, è invece calibrata a puntino: nessun puzzle sembrerà davvero insormontabile né, di contro, eccessivamente semplificato. Non tutto purtroppo funziona come dovrebbe, a causa di un backtracking un po’ invasivo e di qualche incertezza ludica e narrativa. Una pixel art in stato di grazia ed un comparto sonoro raffinatissimo fanno comunque di Kathy Rain un’opera indubbiamente affascinante, il cui acquisto andrebbe tenuto in seria considerazione da parte di ogni videogiocatore alla ricerca di una storia intrisa di sano, inquietante, sovrannaturale mistero.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel core i7, 2.80 GHz
  • RAM: 8 GB
  • GPU: GTX 760
7.5

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