Recensione KickBeat

Picchiaduro e rhythm game in un unico gioco, grazie ai polacchi di Zen Studios.

Versione analizzata: PC
recensione KickBeat
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4

Era il 1999 quando, sulla prima playstation, uscì un gioco dal concept rivoluzionario che creava uno strepitoso connubio tra musica e gameplay. Il suo nome era Vib-Ribbon di Masaya Matsuura, un music game nel quale il level design era definito da linee vettoriali che si adattavano dinamicamente alle strutture ritmiche dei brani ascoltabili da supporto CD (il gioco veniva interamente caricato su ram). Il sogno - inseguito anche da titoli come Audiosurf e Rez - di un'osmosi sinestetica tra la componente uditiva e quella visiva del medium videoludico viene riproposto in KickBeat, sotto le spoglie di un'inedita commistione tra gioco musicale e picchiaduro. A differenza d'altri rhythm game come Guitar Hero e Rock Band il titolo dei Zen Studios (piccola Software house ungherese che ha già dato prova di talento con i suoi due Pinball FX e CastleStorm) non mira a "simulare" l'uso d'uno strumento musicale quanto piuttosto a dare forma ad un gameplay in cui ballo e combattimento si fondano in una girandola d'acrobatiche mazzate. Dopo aver debuttato con una versione per PS Vita, il gioco arriva oggi su PC arricchito da una più larga selezione musicale rispetto all'edizione per console portatile Sony.

Paladini della (brutta) musica

L'idea del Kung Fu come arte che si approssima alla danza è una facile suggestione costruitasi attraverso decenni d'opere cinematografiche, molte delle quali di grande potenza espressiva, come A Touch of Zen o il recente The Grandmaster. Non aspettatevi però, dal titolo del team ungherese, le eleganti coreografie di Yuen Wo Ping. L'impostazione ludica di KickBeat è estremamente statica: ci troveremo al centro di arene circolari (sei in totale), circondati da decine d'avversari che ci salteranno addosso, dai quattro punti cartesiani, a tempo di musica. Tutto ciò che dovremo fare sarà pigiare il tasto azione corrispondente alla direzione dei nemici un istante prima che questi sferrino il loro attacco; maggiore sarà il tempismo, più alto sarà il punteggio che otterremo. Se invece non riusciremo a contrastare il colpo dell'avversario subiremo un abbassamento della nostra salute che, una volta esaurita, porterà ad una prematura conclusione dello scontro.

"Il sogno di un'osmosi sinestetica tra la componente uditiva e quella visiva, viene riproposto in KickBeat sotto le spoglie di un'inedita commistione tra gioco musicale e picchiaduro."

Lo stato fisico del nostro alter ego sarà visualizzabile nella parte inferiore dello yin e yang, posto ai piedi del personaggio. L'altra parte del celebre simbolo d'ogni forza opposta e complementare indicherà il "Chi" del personaggio. Per ogni colpo andato a segno l'indicatore del "Chi" si riempirà e, una volta giunto al suo massimo, consentirà d'attivare un'opzione che determinerà un temporaneo raddoppiamento del punteggio.
L'interfaccia architettata dagli sviluppatori è, purtroppo, mal concepita e decisamente confusionaria. Ad un'impostazione schematica ed essenziale, gli Zen Studios hanno infatti preferito un'estetica vivace ma non di facile lettura. In un genere, quale quello dei giochi musicali, in cui la chiarezza delle informazioni diventa di fondamentale importanza per decifrare l'azione attraverso un solo, rapido colpo d'occhio, l'eccessiva esuberanza visiva può costituire una fastidiosa distrazione. Così, nonostante i nemici prossimi all'attacco siano evidenziati da contorni brillanti, pianificare con il giusto tempismo i contrattacchi, specie nelle fasi più concitate, risulta spesso impossibile. Saremo dunque costretti ad improvvisare le nostre mosse e ciò, in un sistema di gioco che obbliga alla parsimonia ed alla precisione dei colpi, può diventare particolarmente irritante. Infatti, schiacciare freneticamente i pulsanti azione non porterà ad altro che ad un repentino affaticamento del personaggio, impedendoci, per un breve ma prezioso lasso di tempo, di reagire agli attacchi nemici.
I colori delle divise indossate dai nostri avversari indicano differenti pattern d'attacco: i nemici gialli attaccano in corrispondenza dell'accento ritmico "forte"; i blu, invece, spezzano la battuta, attaccando, uno dopo l'altro, in rapida successione; infine, i nemici rossi, attaccano simultaneamente, costringendoci a pigiare due tasti del controller nel medesimo istante.

"L'interfaccia architettata dagli sviluppatori è, purtroppo, mal concepita e decisamente confusionaria."

Alcuni nemici saranno collegati da una scia colorata. Per eliminarli ci basterà tenere premuto il tasto direzionale per poi rilasciarlo, alla stessa maniere in cui in Guitar Hero eseguivamo gli slide sulla tastiera dello strumento.
Alcuni nemici portano sopra la testa dei globi, ovvero bonus che ci forniranno molteplici benefici, tra cui: il ripristino della salute o del "Chi" e scudi o onde d'urto capaci di spazzare via tutti i nemici nelle vicinanze. Questi bonus potranno essere acquisiti dopo un contrattacco andato a buon fine, schiacciando una seconda volta il pulsante azione. Una serie ininterrotta di contrattacchi efficaci faranno aumentate il moltiplicatore del punteggio che ci consentirà di scalare le classifiche online. A conclusione del brano musicale la nostra performance verrà giudicata attraverso una valutazione che andrà da 1 a 5 stelle. Il punteggio ottenuto è legato anche al livello di difficoltà che selezioneremo ad inizio partita.

Oltre ad un breve tutorial, il gioco offre ben cinque modalità di gioco. La campagna principale è accompagnata da un racconto che si svilupperà attraverso disegni dai tratti netti ed i colori accesi. Indosseremo i panni prima di Lee, poi di Mai; ciò significa che la modalità "Storia" dovrà essere affrontata due volte per poter assistere al completo arco narrativo maldestramente architettato dagli sviluppatori. I dialoghi vorrebbero suonare ironici ma risultano, il più delle volte, ridicoli. Il gioco pretende di farci indossare i panni dei paladini d'una libertà d'ascolto musicale che prescinda dal giudizio di presunti "esperti". Ci batteremo così affinché il mondo possa ascoltare gli insulsi pezzi nu-metal ed i rozzi brani techno proposti dalla pessima playlist musicale messa insieme dagli sviluppatori. Appaiono dunque del tutto coerenti le becere affermazioni del protagonista secondo cui la musica non ha nulla a che vedere con l'arte ma soltanto con il "piacere": dichiarazioni che manifestano quella che potremmo definire una sfacciata quanto orgogliosa apologia dell'ignoranza.
Oltre alla campagna principale, le altre modalità offerte dal gioco sono: "Gioco libero" (con cui potremo affrontare qualsiasi livello sbloccato nella modalità "storia"), "sopravvivenza" (in cui dovremo affrontare tutte le tracce del gioco consecutivamente), "Modalità Visualizzatore" (la quale ci offrirà la possibilità di osservare una sessione di gioco pre-registrata) ed infine l'opzione "Crea la tua musica". Quest'ultima modalità permette di caricare qualsiasi file musicale (in formato MP3) in nostro possesso, così da ovviare alla discutibile selezione musicale proposta dagli Zen Studios. Purtroppo, però, il gioco non è in grado d'individuare automaticamente le battute del brano. Sarà compito dell'utente scandire il ritmo premendo il tasto "spazio". Un sistema decisamente rozzo che rende difficile individuare con sufficiente precisione i tempi del pezzo importato dal giocatore.

Piacevole agli occhi, fastidioso per le orecchie.

L'impianto estetico di KickBeat è una gioiosa esplosione di colori sgargianti resi attraverso un uso del cel shading che dona alla resa grafica del gioco un'estetica fumettosa, sacrificando i dettagli all'enfasi coreografica. Anche le animazioni sono estremamente curate, rivelando una perizia tecnica che non sfigurerebbe in un titolo "tripla A". Ma, prima dell'estetica, in un rhythm game, a contare è soprattutto il comparto audio e, paradossalmente, è proprio sotto questo aspetto che il titolo Zen Studios presenta le maggiori carenze. I campionamenti audio sono infatti privi di mordente e l'infima qualità media del catalogo musicale non può trovare giustificazione nemmeno nel modico prezzo a cui il titolo è in vendita (9 euro).

KickBeat Nonostante le interessanti premesse, KickBeat fallisce nel rinnovare il genere dei giochi musicali. Gli Zen Studios non sono stati in grado di sfruttare a pieno le potenzialità ludiche che la commistione tra picchiaduro e rhythm game avrebbe potuto innescare sul piano del gameplay. Il sistema di gioco si riduce al costante pigiare di quattro tasti in croce: non il massimo del coinvolgimento ed i combattimenti costituiscono poco più d'una superficiale verniciatura, un tentativo un po' posticcio di dare un contesto a meccaniche che, come avviene nella maggioranza dei giochi musicali, non riescono mai a mascherare del tutto la loro astratta natura. Il comparto grafico è l'unico elemento di reale pregio d'una produzione che naviga nella mediocrità. Persino la possibilità d'importare i nostri brani preferiti - opzione che avrebbe potuto rendere la longevità del titolo virtualmente infinita - è mal implementata e non riesce a compensare la qualità tutt'altro che esaltante della playlist.

5.5

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