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Recensione Killer Instinct

Microsoft e Double Helix tornano sul picchiaduro che divenne leggenda

Killer Instinct

Videorecensione
Killer Instinct
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Killer Instinct non ha bisogno di presentazioni. Nel 1994, su cabinato come su Super Nintendo, il titolo sviluppato da Rare ha rappresentato un esponente eccezionale del genere Picchiaduro, galvanizzando i giocatori con le sue combo dalla durata imbarazzante ed una brutalità ferina che rivaleggiava ad armi pari con quella di Mortal Kombat. E stato con grande entusiasmo che i giocatori hanno dunque accolto l'arrivo di un seguito ufficiale in esclusiva su Xbox One, disponibile proprio al lancio della console.
Strappata dalle mani dell'ormai azzoppata Rare, l'IP è finita sotto l'ala di Double Helix, forse non proprio la più talentosa delle software house. Per fortuna alla supervisione del progetto c'è proprio Ken Lobb, creatore di capolavori immortali e ideatore dell'originale. E' sicuramente grazie al suo apporto che il gameplay forsennato e gli scontri estenuanti, dopo vent'anni, sono ancora più freschi che mai. Combo interminabili, breaker da capogiro e juggle in catene senza tregua di pugni e mosse speciali, manderanno in visibilio i fan, arrivando anche a scolpire un approccio molto originale al genere d'appartenenza. Nonostante un numero di contenuti tutt'altro che esaltante, quindi, Killer Instinct è uno di quei titoli che gli appassionati non si devono lasciare scappare, ed un solido prodotto di lancio in grado, se non altro, di caratterizzare la line-up.

ISTINTO PREDATORIO

Il nuovo Killer Instinct si presenta con il feeling esagerato dei capitoli classici, ma un colpo d’occhio potentemente rivisto alla luce delle conquiste degli ultimi picchiaduro 2D, Street Fighter 4 in primis. Appena si posano gli occhi sulle arene di gioco e sulle brevi Cut Scene che introducono i contendenti, si capisce che Killer Instinct vuole farsi forza di uno stile eccessivo e quasi caricaturale, stracolmo di dettagli, finanche grottesco. E’ proprio nella direzione artistica che il titolo Double Helix ricorda la prima versione del collega firmato Capcom, caustica e spigolosa (e poi abbondantemente smussata nelle edizioni Super e Arcade). Ecco dunque che i muscoli dei lottatori si gonfiano, i lineamenti si contraggono, ed i colori si smorzano come se fossero coperti da uno stato oleoso di bile nera.
Esagerata anche la quantità di particellari, esplosioni, lampi e scie luminose: questa reinterpretazione non sarà proprio in linea con il colpo d’occhio dei vecchi capitoli, ma ci sembra comunque indovinata per sottolineare l’indole davvero “smodata” del gameplay.
Il sistema di combattimento è semplice nelle dinamiche e sembra aprirsi in più di un'occasione al button mashing, ma in verità senza conoscere in maniera almeno competente le dinamiche di base, la sconfitta è praticamente certa. Killer Instinct, avvertiamo chi non è proprio avvezzo al genere, è un picchiaduro che sa essere persino molto tecnico e profondo, mettendo l'utente di fronte a frame d'animazione e tecniche complesse. Per fortuna che il tutorial è strutturato in maniera veramente sopraffina, perfetto per spiegare le dinamiche di gioco ma anche per rinfrescare la memoria ai veterani. E' quasi un peccato che nella modalità “dojo” si possa selezionare solo Jago: metabolizzare i ritmi e le combo di tutti i combattenti sarebbe stato davvero interessante.
Gli attacchi di base sono sei, tre pugni e tre calci di diversa potenza. La parata si esegue secondo in sistema classico dei beat'em up bidimensionali, stando bene attenti a all'altezza dei colpi.

"Il nuovo Killer Instinct si presenta con il feeling esagerato dei capitoli classici, ma un colpo d’occhio potentemente rivisto alla luce delle conquiste degli ultimi picchiaduro 2D."

Nel set di mosse di ogni personaggio trovano posto le special, da eseguire generalmente con le più tradizionali mezzelune o le “Z” da disegnare con lo stick. Thunder si esibisce in spericolate rotazioni delle sue accette, Jago in calci rotanti e sciabolate, Sabrewolf in poderose artigliate.
Interessante non è però la possibilità di eseguire questi colpi di per sé, ma il sistema utilizzato per connetterli in combinazioni interminabili e bestiali. Tutte le mosse speciali si dividono in “Opener”, “Linker” e “Ender”. In pratica le prime servono per “aprire” la Combo, le secondo per prolungarla, e le ultime per portarla a termine, infliggendo anche i “danni potenziali” che altrimenti andrebbero perduti se la combinazione fosse interrotta. Fra una mossa speciale e l'altra dobbiamo però inserire dei colpi “di connessione”, premendo uno degli attacchi di base che automaticamente faranno partire una serie di due colpi.
Questo sistema di Linking resta abbastanza permissivo, ed in generale dopo qualche sessione di pratica è possibile allungare a dismisura il contatore delle Combo. Per farlo dovrete però anche utilizzare le mosse “Ombra” (versioni potenziate delle special) e, semmai, la “furia”, che rimuove il limite massimo di colpi che è possibile infliggere (“Il record è stato 118 Hit”, ha detto Ken Lobb).
Insomma, non dovete credere che in Killer Instict ci sia poca tecnica e tanta furia, perché solo raramente il button mashing porta a risultati decenti.
Gli scontri tendono invece a farsi tattici ed estenuanti. Ciascun personaggio possiede ben due barre della vita: dopo che una è stata portata a zero si vedrà un brevissimo stacco e lo scontro ricomincerà praticamente subito, senza interruzione, ma il tempo continuerà a scorrere come nulla fosse. I combattimenti sembrano quindi molto più densi, impegnativi e logoranti che in altri picchiaduro, sebbene il tempo necessario per portarli a termine sia più o meno lo stesso dei classici alla meglio dei tre.

Come tutti i fan ricordano, nell'economia dello scontro sono di fondamentale importanza le (C-c-c-c-)combo breaker: attivate al momento giusto ribaltano i rapporti di forza, spezzando la catena del nemico. Non è comunque facile riuscire ad eseguirle: bisogna attivarle mentre l'avversario inserisce i colpi di connessione fra una special e l'altra, ed azzeccare anche la potenza di questi attacchi. Anticipare i tempi o sbagliare la tipologia di breaker ci lascerà inermi fino al termine della combinazione.
Quello appena descritto, in ogni caso, è solamente il gameplay di base di Killer Instinct: il titolo Double Helix sfocia poi in un sistema interessante solo per i pro-player, fatto di frame-trap, juggle, rimbalzi al muro e calcolo preciso dei tempi di attacco e ripresa.
Senza addentrarci troppo in questi tecnicismi, confermiamo che a Killer Instinct ci si può divertire anche senza arrivare a tanto: tre ore passate in compagnia del tutorial e poi qualche scontro bastano per riuscire per lo meno a uscire indenni dagli scontri con l'agguerrita CPU o vincere qualche partita online. Il gameplay è insomma spettacolare e ben studiato, non banale ma neppure troppo criptico, e a differenza degli ultimi Street Fighter la soglia d'ingresso non è insormontabile.

"Allo stato attuale dei fatti, l'appeal del prodotto è limitato soprattutto dalla quantità di contenuti."

Il team ha svolto insomma un lavoro indovinato, e anche se non tutti gli aspetti sono bilanciati al meglio (non ci hanno convinto pienamente i bonus passivi che i personaggi attivano assieme alla modalità “furia”), Killer Instinct è un picchiaduro con un buon carattere ed un concetto di base estremamente intrigante.
Allo stato attuale dei fatti, purtroppo, l'appeal del prodotto è limitato soprattutto dalla quantità di contenuti. Il gioco può essere scaricato gratuitamente dal Marketplace, ma in quel caso avremo a disposizione un singolo personaggio: Jago. Un'ottima occasione per affrontare il tutorial e capire se il gioco può fare per voi. C'è la possibilità di comprare gli altri personaggi a 4,99€, oppure un pacchetto che li comprende tutti e 8 (due arriveranno dopo il lancio), a poco meno di venti euro.
La Ultra Combo Edition costa esattamente il doppio: include qualche oggetto per personalizzare i modelli dei lottatori e l'edizione Digital Delivery del Killer Instinct originale.
Purtroppo, anche considerando l'offerta completa, dobbiamo dirci delusi dai numeri. Sei personaggi sono davvero pochissimi, e le cose non miglioreranno molto al termine della “Season 1” quando arriveremo ad otto. Sono poche anche le arene, ma soprattutto le modalità: in Killer Instinct non c'è neppure un Arcade Mode. Possiamo combattere contro la CPU oppure online in un match singolo, oppure scegliere “survivor” e vedere dove arriviamo.
In rapporto all'offerta dei concorrenti, e soprattutto con Ultra Street Fighter alle porte, è davvero difficile essere contenti ed ottimisti. Sarebbe un vero peccato che il titolo Double Helix venisse snobbato per questo motivo, visto il carattere del gameplay, ma è anche innegabile che gli scontri che si disputano sono praticamente sempre gli stessi, e dopo qualche settimana si potrebbe cominciare ad avvertire un po' di stanchezza. Speriamo che Ken Lobb trovi la cifra stilistica giusta per creare nuovi personaggi e ravvivare l'immaginario di Killer Instinct, aggiungendo più contenuti magari ad un prezzo più ragionevole di quello proposto oggi per il singolo character.

REINCARNAZIONE NEXT-GEN

Tecnicamente parlando Killer Instinct riesce nell'intento di impressionare. I combattimenti sono colmi di effetti speciali, particelle che schizzano da ogni parte, e le arene come i personaggi mostrano shader che rendono le texture molto gradevoli alla vista.
E' però a livello poligonale che il titolo non tira fuori le unghie, restando anzi troppo poco “next-gen”. Basta vedere l'effetto del pelo di Sabrewolf e i modelli degli altri personaggi nella schermata che anticipa il match, per rimanere un attimo interdetti.
Più in generale Killer Instinct non si distingue troppo dalla grafica lucida e pararealistica già vista nella reincarnazione di Mortal Kombat. Nonostante la pulizia, la fluidità e il livello di dettaglio ragguardevoli, la brutta sensazione di trovarsi davanti a un prodotto un po' anonimo stilisticamente rimane. Perfetta invece la voce che commenta ogni combo, pieni gli effetti acustici e buoni i brani della colonna sonora: anche questi non sono molti, ma ben caratterizzano il senso di malata ipertrofia che Killer Instinct ha sempre abbracciato.

Killer Instinct Non era facile traghettare nella nuova generazione un picchiaduro così amato ed esagerato come Killer Instinct, le cui ossessioni sembravano intimamente connesse con l'idea di gaming degli anni '90 e tanto difficili da esportare. Il creatore della serie Ken Lobb e Double Helix ci sono riusciti, interpretando al meglio lo spirito dell'originale ma ristrutturando le dinamiche di gioco in maniera sopraffina e molto personale. Tutto si basa su un sistema di combo “esasperato”, che permette di inanellare sequenze smodate e galvanizzanti senza però piegarsi alle logiche del button mashing. Killer Instinct sa essere anzi tecnico fino al midollo per chi vuole approfondire certe meccaniche, ma al contempo non irraggiungibile anche da chi non sa cos'è una “frame trap”. Attualmente il prodotto è frenato da una quantità di contenuti desolante (solo 6 personaggi, e la promessa di altri 2 lottatori), e da un selling model non eccezionale: l'idea di concedere una versione gratuita con un singolo combattente è ottima, i prezzi per il pacchetto completo un po' meno. Nonostante questo, al lancio di Xbox One ci sentiamo di consigliarlo ai fan del genere, e invitiamo tutti gli altri a dargli un'occhiata.

8

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