Recensione Killzone 3

Il ritorno di Guerrilla. Sviscerato l'FPS di Sony

Killzone 3

Videorecensione
Killzone 3
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  • Ps3
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Con l’uscita di Killzone 3, prevista per il 25 Febbraio, Sony darà finalmente inizio alla parte più “aggressiva” del 2011, quella in cui, a partire da Little Big Planet 2, si susseguiranno quasi tutte le più importanti esclusive del nero monolite giapponese. Aprire con un titolo come quello Guerrilla, già visionato più volte nel corso del 2010, significa mandare un messaggio forte alla “concorrenza”; significa mostrare come investire in team di talento, alla lunga, possa dare dei frutti inestimabili. D’altro canto Killzone 3 è la summa di un’esperienza lunga oltre mezza decade, che ha mostrato di saper imparare dai propri errori rinascendo letteralmente dalle ceneri.
Questo terzo episodio, ereditando la spettacolarità scenico-visiva del suo diretto precedessore, propone una maggior dinamicità (pur senza inficiare la credibilità del brand) ed un’enfasi ancor più marcata sul comparto narrativo, che coinvolge ancora una volta Helghast ed ISA.
L’ultima creatura Guerrilla sfoggia poi un solido e riuscito comparto multiplayer, che mutua meccaniche divenute “famose” grazie alla serie Call Of Duty integrandole alla perfezione nell’unicità dei sui schemi ludici.
Nel rimanere al passo con i tempi, infine, Killzone 3 si preoccupa di offrire al videogiocatore la possibilità di vivere l’esperienza utilizzando l’oramai conosciuto Sony Move e di sperimentare le caratteristiche della visione tridimensionale. Assolutamente non da meno la facoltà d’interpretare l’intera avventura assieme ad un amico, in una campagna co-op disponibile però solo in split-screen.
Ma andiamo con ordine.

“Hail, Hail to Helghan!”

L’incipit di Killzone 3 ci porta immediatamente al centro dell’azione, mostrando, in pochi minuti, quanto in seguito andremo a sperimentare direttamente sulla nostra pelle. L’imperatore Scolar Visari di Helghan, sei mesi prima, è stato ucciso dalle truppe ISA durante l’assalto al palazzo imperiale, e il governo è ora in mano al Senato. La perdita di un leader carismatico, tuttavia, mette in luce alcuni scontri interni, in particolare sull’organizzazione della politica militare. Da una parte Jorhan Stahl, armatore dell’esercito e capo della milizia privata, e l’ammiraglio Orlock dall’altra: uno propenso all’inganno, l’altro -conservatore- alla battaglia a viso aperto, scevra anche dal più insignificante negoziato. Una conflitto nel conflitto che si contrappone a quanto sta accadendo tra le file dell’esercito ISA, dove al comandante Narville, ligio al dovere e agli ordini del comando generale, si contrappongono gli istinti di Tomas “Sev” Sevchenko (il nostro alter-ego) e Rico Velasquez.
La guerra portata sugli schermi da Killzone 3, dunque, si tinge delle personalità dei suoi interpreti, perfettamente caratterizzati a livello emotivo, psicologico e recitativo, e capaci, complice una sceneggiatura matura ed interessante, di confezionare un comparto narrativo qualitativamente superiore alle produzioni in prima persona viste sinora in questa generazione. Da questo punto di vista, comunque, nemmeno la produzione Guerrilla è esente da “difetti”: come in ogni FPS che si rispetti, infatti, ci imbatteremo in molte “omissioni volontarie” all’interno della narrazione, ree, di tanto in tanto, di lasciare leggermente spaesato il giocatore. E noteremo come la certosina caratterizzazione di protagonisti e comprimari si limiti, in sostanza, a cinque o sei personaggi, delineando tutti gli altri ruoli come estremamente marginali. Non mancherà, infine, qualche inevitabile cliché, partendo dalla somiglianza -del tutto voluta e cercata- del regime “Helghastiano” a quello Nazionalsocialista, fino ad arrivare a messaggi patriottici sulla falsariga de “Il sacrificio del singolo per salvare la Nazione”.
Fugate del tutto, invece, le perplessità mosse in sede d’anteprima (non più d’un mese fa) riguardo alla massiccia presenza di filmati, cadenzati a breve distanza tra loro. Nel portare a termine l’avventura (circa 8 ore di gioco) quello che era sembrato un difetto è divenuto un gradito intermezzo per soddisfare la conoscenza dei retroscena socio-politici di Helghan, nonché, spesso, un efficace mezzo per sottolineare l’estrema spettacolarità della produzione Guerrilla. Purtroppo di tanto in tanto qualche leggerezza nella regia, rende le scene d'intermezzo abbastanza confuse o poco incisive. Inutile dire che ci saremmo aspettati qualcosa di più su questo fronte, anche se i risultati restano del tutto soddisfacenti, soprattutto per chi ha amato i panorami e i personaggi della fredda Helghan.

All’insegna della varietà

Una delle più aspre contestazioni mosse al secondo capitolo della saga shooter di Sony riguardava l’eccessiva linearità del suo svolgimento, associata, non bastasse, ad una varietà di situazioni che si limitava a proporre al giocatore l’alternanza tra progressione a terra ed utilizzo di postazioni fisse. Guerrilla, da questo punto di vista, ha dimostrato sin dal principio di aver ascoltato e compreso le lamentele dei fan e della critica, proponendo in questo terzo capitolo, pur estremamente lineare, una varietà di situazioni che non ha nulla da invidiare all’ultimo Black Ops. Il team, anzi, ha voluto “spingersi oltre” ed offrire qualcosa di più delle solite sezioni shooter on-rail. Ad affiancarle, infatti, vi sono momenti di gioco del tutto inediti per la saga o graditissimi ritorni, come un folle inseguimento a bordo di un mezzo rompighiaccio o un nuovo livello interamente a bordo di un gigantesco mech. Immancabile, naturalmente, il jetpack, che inserisce verticalità e libertà d’azione spezzando un incedere sostanzialmente guidato.
Ognuno di questi elementi s’inserisce però soltanto in piccolissime porzioni dell’avventura, dimostrando sì le enormi potenzialità disponibili poi nel multiplayer (dove jetpack e mech sono “liberamente” fruibili”) ma donando al giocatore anche un certo senso di insoddisfazione e di costrizione, causato dagli stretti binari su cui ancora procede il titolo Guerrilla. Fortunatamente le alternative non si limiteranno solamente a quanto descritto sinora, proponendo, ad esempio, diverse sezioni stealth e di “cecchinaggio” in copertura dei propri compagni, nonché l’indimenticabile battaglia contro il MAWLR, il gigantesco carro armato dalle fattezze degli AT-AT di Star Wars. Ognuna di queste sessioni sarà corredata da funzionali script che, senza prevaricare eccessivamente la libertà del videoplayer, saranno in grado di “movimentare” l’azione, aumentando esponenzialmente il tasso di coinvolgimento.
Aldilà di quanto sciorinato finora Killzone 3 mantiene la gran parte delle sue caratteristiche da shooter -in un certo senso- “atipico”. Ritorna, ad esempio, benché mitigato dalla presenza della corsa, l’incedere incerto e cadenzato che ha caratterizzato sin qui la produzione, esaltandone una non comune attinenza ad un reale conflitto a fuoco. Queste movenze “impacciate” si ritrovano anche nel rinnovato sistema di coperture, che permette, con la sola pressione del grilletto sinistro, di ripararsi dietro qualsiasi angolo, fuoriuscendone semplicemente mirando o sporgendosi tramite lo stick direzionale. Nel percorrere la tortuosa strada del realismo gli sviluppatori olandesi sono riusciti a mantenere (e migliorare) persino l’effetto rinculo delle diverse armi che, unito ad altre caratteristiche come rateo di fuoco e gittata, ne configura la precisione. Tale parametro, in Killzone, non rimane semplicemente scritto tra le caratteristiche delle bocche da fuoco, ma ha chiare ripercussioni sul campo (ampliamento della rosa di proiettili a seconda della distanza), tanto da far credere, sulle prime, che l’impianto ludico sia afflitto da qualche problema al cosiddetto “hit box”. Ad una caratterizzazione tanto precisa ed accurata della dotazione si affianca una buona varietà della stessa, leggermente sbilanciata verso gli armamenti pesanti, tra i quali non possiamo non segnalare il W.A.S.P., arma in grado di lanciare tre razzi a ricerca ed il cannone laser Helghast, capace di produrre disintegrazione a livello molecolare.
In tema di varietà, mantenendo bene aperta la parentesi, non si può non sottolineare l’offerta in termini di “avversari da affrontare” proposta nel corso dell’avventura. Dai più comuni Hig, alle truppe d’assalto corpo a corpo, passando dalle milizie equipaggiate con Jetpack e lanciafiamme, ogni tipologia di soldato presenterà punti di forza e debolezza tali da variegare ampiamente ogni scontro ed incanalare il giocatore verso minimi ragionamenti tattici nell’approcciare i combattimenti. Tuttavia, le routine comportamentali che caratterizzano la CPU sono oramai quelle standard “da FPS”. Non è certamente possibile lodare un’intelligenza artificiale sostanzialmente incapace di coordinare le forze in campo e sfruttare al meglio il level design e l’armamentario a disposizione. In questo senso non aiutano di certo le sin troppo numerose casse di munizioni sparse negli scenari; tanto da non costringere mai, in otto ore, a raccogliere da terra -per necessità- l’arma lasciata dal nemico. A chiudere il conto di un livello di sfida settato -forse- un po' troppo verso il basso (eccezzion fatta per il massimo livello di difficoltà) ci pensano gli attacchi melee, eseguibili ad una certa distanza dall’avversario con la semplice pressione di un tasto (singola o ripetuta in una combo di due). In tali frangenti il nostro alter ego eseguirà una spettacolare istant kill senza incontrare alcuna resistenza. Al netto della prova con mano, sebbene gli avversari da affrontare siano quasi sempre quantitativamente superiori, quest’ultima feature ha reso spesso le cose molto facili, trasformando Sev in un moderno Commando (per chi ricorda il mitico John Matrix, interpretato da Arnold Schwarzenegger).
Tutta l'esperienza in single player, come accennavamo, può essere affrontata in co-op, aprendo qualche spazio in più per la pianificazione dei movimenti. Purtroppo il tutto è limitato allo split-screen verticale, una pratica, di questi tempi, caduta totalmente in disuso.

Move!

L'esperienza con Move, pur non presentandosi come del tutto rivoluzionaria, è stata in grado di dimostrare come il controller di movimento ideato da Sony sia caratterizzato da alti e bassi, se usato in uno shooter d'alto livello come questo. Nella configurazione standard, il controller si occupa del movimento (e dello zoom), con Move deputato all’utilizzo dell’arma, della ricarica (ruotandolo di 90°), della copertura e degli attacchi melee. I parametri (velocità di spostamento e di targeting) sono modificabili a piacimento, tanto che per i neofiti vi è un utile sistema di lock on sull’avversario più prossimo (non utilizzabile nelle partite in multiplayer), che rende l’approccio al gioco davvero morbido. Gli spostamenti laterali della visuale sono ben progettati, con la stessa che si blocca nel punto voluto agendo con un tocco in direzione opposta all’asse di rotazione. Tutto molto funzionale ed intuitivo.
Il controllo dell'avatar, così come quello della mira, sono risultati immediati e fluidi, tanto quanto la risposta ai comandi: ottima in qualsiasi situazione. Molto precisa e funzionale anche la gestione del sistema di copertura, che da sicuramente il meglio di se in questa versione "motoria" della prova. Per quanto ben implementato, i nostri dubbi permangono però soprattutto in ottica multiplayer. Là dove servono velocità di esecuzione e di pensiero, contro nemici scaltri, svelti e parecchio incattiviti, Move arranca. Agire sulla visuale o seguire un nemico in movimento mentre si cerca a propria volta un riparo è abbastanza confusionario. Inoltre, la tensione alle braccia, dopo una buona oretta di gioco, è palpabile. Di certo, la configurazione che preferiamo meno per le partite online, ma non è detto che non aiuti qualche utente ad immergersi ancora di più nell'ottima campagna.

Multi è meglio

Tra le modalità di gioco dedicate al multiplayer troviamo le nuove “Guerrilla Warfare” ed “Operations”, che andranno ad affiancare la gia' blasonata “Warzone”, al ritorno in tutto il suo splendore.
La prima di queste due nuove declinazioni dell'infinito battagliare tra umani ed Helghast aggiunge all'offerta ludica di Killzone 3 il più semplice deathmatch, corredandolo con tutta una serie di opzioni tramite le quai personalizzare a piacimento ciascuna partita.
In “Guerrilla Warfare”, dunque, le squadre verranno posizionate in porzioni ristrette delle normali mappe di gioco, in maniera da concentrare maggiormente lo scontro; contribuisce, da questo punto di vista, l'adozione di un sistema di respawn dinamico che ri-metterà il giocatore sempre al centro dell'azione e in prossimità di un compagno di squadra.
La seconda, invece, prevede missioni story-driven con obiettivi modulari; questo significa che le due fazioni in campo partiranno da un determinato compito per poi aprirne fino ad ulteriori due nuovi e sempre più difficili, passando attraverso cut-scene che narreranno gli avvenimenti in corso.
Ciascuna partita, inoltre, mostrerà per alcuni secondi le azioni del giocatore che si sta comportando meglio, donandogli qualche attimo di notorietà all'interno del gruppo.
Parlando di gruppo non possiamo non accennare all’ottimo supporto per i clan, esteso in questa terza incarnazione in maniera da venire incontro alle richieste dei giocatori più esigenti, corredandolo di un canale privato per le chat in game, la possibilità di disputare ed organizzare tornei assieme al proprio team e una serie d'interessanti feature come le ricompense e l'hud di squadra, utile in partita per comunicare velocemente tra commilitoni.
Le novità, in ogni caso, non riguardano solo il group gaming ma anche il singolo, con una serie di approfondimenti ai sistemi di crescita dell'avatar.
E' bene anzitutto specificare che potremo intraprendere sei diverse carriere militari, ognuna con il suo arsenale e le sue abilita' sbloccabili alla stregua del recente Bad Company 2; ognuna di queste strade di crescita, a differenza del precedente capitolo, potrà essere portata sino al 45esimo livello, aumentando esponenzialmente la longevità del prodotto.
Ognuna delle classi presenti, inoltre, sarà rappresentata da un modello grafico differente (per un totale di 12 tra umani ed Helghast) ed immediatamente riconoscibile sul campo.
Il sito “killzone.com”, alla stregua di “bungie.net”, terrà poi traccia di ogni minima statistica legata al giocatore registrato, dal grado militare alla quantità di ricompense ricevute e molto altro.

Semplicemente Mastodontico

Dal punto di vista tecnico Killzone 3 è la summa di quasi tutto quello che, almeno in ambito First Person Shooter, questa generazione ha fatto vedere. La modellazione poligonale dei personaggi appare di primissimo livello e mostra una ricchezza ed un dettaglio tale da far impallidire molte delle produzioni di questi ultimi anni. L'attenzione per i dettagli, complice una texturizzazione magistrale, è tale da garantire, specialmente per quanto riguarda protagonisti e principali comprimari, un digital acting stratosferico, capace di mettere in ginocchio una buona parte delle produzioni odierne. Espressioni facciali, imperfezioni, cicatrici, barba e quant’altro sono riprodotte in maniera quasi perfetta e donano a Killzone 3 il carattere cinematografico delle grandi produzioni.
Mezzo gradino più in basso il comparto animazioni, che pecca non di rado nel descrivere alcune movenze nemiche, ma mostra una varietà ed una fluidità assolutamente ineguagliabile quando a schermo compaiono i mezzi meccanizzati degli Hig o l’apocalittoco MAWLR. Osservare, specialmente in queste occasioni, quanto riesce a muovere -anche in tempo reale- il prodotto Guerrilla è semplicemente impressionante.
Passando agli ambienti il discorso non cambia: la modellazione degli scenari raggiunge vette d’eccellenza viste in poche produzioni del genere, soprattutto perché accompagnata da una distruttibilità ambientale di discreto livello, che contribuisce a movimentare ancor di più gli schemi, già ricchissimi di elementi. Se a livello tecnico ed artistico nulla si può eccepire, qualche critica sorge spontanea nell’analisi della parte più “funzionale” -per così dire- del level design di questa terza incarnazione del brand bellico Sony. Gli scenari, spesso, presentano una realizzazione piuttosto “piatta”, non permettendo al giocatore di trovare soluzioni alternative per approcciarsi alle situazioni, mostrandosi come sofisticatissimi corridoi unidirezionali. Questo aspetto è messo ancor più in risalto dalla presenza delle -poche- aree aperte e dall’altrettanto esile verticalità di una buona parte degli scenari; un vero peccato dato che laddove il videoplayer può esprimersi in (quasi) totale libertà l’azione acquista nuovi e più ampi connotati, avvicinandosi alla vastità (ambientale) di produzioni come Bad Company 2.
In ogni caso, osservando quanto succede in ogni momento sullo schermo, ogni difetto passa in secondo piano: un’impressionante vastità di campo si unisce infatti ad una quantità impressionante di effetti particellari di rarissima bellezza. Il quadro che si compone è di quelli da lasciare continuamente col fiato sospeso, quasi come se il titolo fosse capace di catturarci all’interno del monitor ed immergerci completamente nella guerra digitale imbastita da Guerrilla.
Il tasso di coinvolgimento viene ampliato da un comparto sonoro davvero impeccabile, con campionamenti potenti e credibili accompagnati da un panning direzionale in grado di ricostruire fedelmente la tridimensionalità scenica ed impressionare anche il più fino ascoltatore (in ambito ludico, ovviamente). Il doppiaggio in Italiano, purtroppo, non raggiunge vette qualitative molto elevate. Il voice acting è di tanto in tanto appropriato alla situazione, ma spesso si ha l'idea che l'inflessione sia inadeguata, fin troppo sollevata nelle situazioni drammatiche, e quasi sempre esagerata e "rissosa". Niente di grave, ma per chi non ha problemi con l'inglese, il doppiaggio originale è sicuramente da preferire.

Killzone 3 Nonostante permangano ancora alcuni difetti “storici” come un’eccessiva linearità ed un’intelligenza artificiale non certo in grado di spiccare nella massa, Killzone 3 riesce configurarsi come un’opera di assoluto valore, immancabile nella ludoteca di qualsiasi possessore del monolite Sony. Il terzo capitolo della saga Guerrilla presenta una varietà di situazioni davvero encomiabile, alla quale unisce un comparto narrativo di ottimo livello ed un gameplay raffinato e perfezionato, che gode anche delle prime sperimentazioni con Move, seppur riuscite solo in parte. A differenza di molte altre produzioni del genere, Killzone 3 unisce all’ottimo single player un multiplayer di alto livello, costituito dall’esoscheletro già sperimentato nei precedenti episodi della serie, impreziosito dalle caratteristiche salienti degli FPS di nuova generazione. Un dinamismo eccellente ed un comparto tecnico semplicemente eccezionale arrotondano infine il cerchio dell’ennesima perla rara nella lineup esclusiva Sony. Assolutamente da non perdere.

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