Recensione Killzone Ascendancy

Killzone 3 diventa un romanzo

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Killzone non è Halo. E’ un FPS estremamente tattico, meno permissivo e dinamico del concorrente. Punisce l’eccessiva sfrontatezza, premia la prudenza. Richiede una maggior concentrazione da parte dell’utente, fa pagare ogni disattenzione con perentori e mortificanti game over. Più di ogni altra cosa, Killzone non è Halo nel successo riscontrato nell’audience. Non che l’IP di Sony non piazzi milioni di copie ad ogni iterazione: semplicemente il suo potere mediatico è enormemente minore.
Il motivo, solo mormorato, è in realtà ben noto a tutti. Killzone, per quanto si impegni, non riesce a sviluppare trame degne dell’universo immaginario creato dagli artisti di Guerilla Games. Sev, Rico, e tutti gli altri personaggi noti ai fan, sono spesso mossi da una regia impacciata, incapace di veicolare con la dovuta enfasi gli orrori della guerra e i drammi che si consumano sullo schermo. Non che Master Chief, per volontà stessa dei suoi creatori, sia un avatar meglio definito (almeno nei videogiochi che lo vedono protagonista), ma nella saga Microsoft il focus è altrove (la fascinazione generata da una guerra interstellare, in mondi alieni, controllando un super-soldato senza paura).
Killzone Ascendancy è la perfetta dimostrazione di quanto appena detto: basterebbe una maggior attenzione riservata alla sceneggiatura per recuperare il gap. Il romanzo scritto dal semi-sconosciuto Sam Bradbury si limita al minimo indispensabile per ottenere grandi risultati: dare un’anima ai personaggi e dipingere con più convinzione ed efficacia gli errori che vivono sulla loro pelle.

Guerre già combattute e vinte

Il dubbio s’insinua sin dalla prima riga e si tramuta in una demotivante consapevolezza qualche pagina dopo. Ascendancy non è materiale inedito: è una trasposizione letteraria di Killzone 3, capitolo apparso su PS3 nel febbraio del 2011. Operazioni trans-mediatiche del genere sono state in larga parte abbandonate, a seguito dei loro sostanziali fallimenti sul piano artistico (semplicemente illeggibili i romanzi di Metal Gear Solid tratti dai corrispettivi videogiochi).
Fortunatamente, a differenza dei “walkthrough romanzati” che andavano di moda una volta, il buon Sam Bradbury è riuscito a infondere nella sua creatura tutto il suo talento, non limitandosi a trascrivere ciò che il videogiocatore ha già vissuto pad in mano. Pur dovendosi attenere e adattare a storia e personaggi non suoi, è riuscito con caparbietà a calarsi negli eventi e a tratteggiarli con realismo e con la giusta dose di drammaticità.
Come sanno benissimo i fan, gli eventi prendono il via immediatamente dopo la fine di Killzone 2. Visari è stato appena assassinato e alle forze armate di Vekta non resta che ripiegare verso la zona d’estrazione, abbandonando Helghan prima che le eccessive perdite tramutino la campagna militare nella più classica delle vittorie di Pirro. Sev e Rico, protagonisti del romanzo, capitanati dall’ufficiale Narville tentano disperatamente di sopravvivere alle offensive nemiche, mentre dall’altra parte del fronte si apre una lotta intestina per la successione del potere tra il viscido Jorhan Stahl, armatore dell’esercito e capo della milizia privata, e l’ammiraglio Orlock, fedelissimo alle linee politiche dettate da Visari.
Inutile che tentiate di avere chiara la situazione, rileggendo nuovamente l’incipit del romanzo appena descritto: se non avete la minima idea di cosa sia Killzone, non riuscirete in alcun modo ad orientarvi. Alcuni flash-back, sapientemente sparsi, recuperano, a grandi linee, i principali eventi della guerra tra ISA e Helghast, ma si tratta di momenti confezionati più per stuzzicare l’immaginario degli appassionati, piuttosto che di utili appigli narrativi per i neofiti.
Questo è il grande paradosso che affligge e penalizza Killzone Ascendancy: solo chi conosce la saga potrà apprezzarlo e comprenderlo, ma si tratterà degli stessi che avranno già spolpato a dovere Killzone 3 sulle proprie PS3.
Un vero peccato, perché qualcosa di buono, nello sforzo letterario di Sam Bradbury c’è eccome. Come anticipato, lo scrittore è abilissimo nel restituirci quelle introspezioni psicologiche dei personaggi, quella drammaticità degli scontri a fuoco, che nei videogiochi è in larga parte assente. Sebbene permangano alcuni buchi narrativi ereditati prprio dal videogioco a cui si rifà, molti dei passaggi appena accennati (o totalmente omessi) vengono qui spiegati, ampliati, descritti con precisione. Apprezzabile anche il ritmo della narrazione. Nonostante la storia sia quasi per intero fagocitata dai continui scontri a fuoco, lo scrittore li alterna con i giusti tempi alle macchinazioni politiche di Stah, o ai trascorsi biografici dei protagonisti.

Killzone Ascendancy Killzone Ascendancy è un romanzo ben scritto, coinvolgente, assolutamente fedele all’IP di riferimento. Fin troppo fedele, visto che si tratta di una trascrizione letteraria di Killzone 3. Nonostante qualche passaggio particolarmente stuzzicante, vuoi per l’introspezione psicologica che si fa dei personaggi, vuoi per gli interessanti flash-back che espandono (seppur timidamente) l’universo della saga, resta da capire per chi sia stato concepito questo romanzo. I neofiti, privi del necessario background, non riusciranno a capire quasi nulla. Chi ha già giocato il videogioco difficilmente vorrà riaffrontarlo pur tradotto in un altro formato. Solo chi si è fermato al secondo capitolo regolare della serie potrebbe trovare interesse per Killzone Ascendancy. Il problema dunque non sta nel romanzo, che al contrario presenta diversi pregi, quanto nel business plan alle sue spalle.

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