Recensione King's Quest - A Knight to Remember

Un'avventura grafica moderna e capace di portare una visione molto personale nel contesto dominato da Telltale Games, King's Quest esordisce con un primo episodio solido e incoraggiante.

King's Quest EP3: Once Upon a Climb

Videorecensione
King's Quest EP3: Once Upon a Climb
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Forse molti di voi non la ricorderanno neanche, ma King's Quest è una serie estremamente longeva, nata nell'ormai lontanissimo 1984. Ora, dopo una lunga pausa di ben diciassette anni, il prode - ma non troppo - Graham è finalmente tornato ad allietare i videogiocatori di tutto il mondo. A Knight to Remember è soltanto il primo dei cinque episodi che andranno a comporre questo gradito e inaspettato reboot, seguendo un modello episodico simile a quello adottato da Telltale Games. Il King's Quest che abbiamo avuto modo di giocare in questi giorni è sembra ombra di dubbio molto diverso rispetto alle avventure grafiche dei tempi che furono, ma non per questo meno interessante. Anzi: ci siamo trovati di fronte un prodotto moderno, ma al tempo stesso rispettoso delle tradizioni. Curato sotto ogni punto di vista, presenta una struttura affine a quella di alcune avventure grafiche classiche, fortemente contaminata da elementi più moderni visti in altri giochi episodici contemporanei. Si tratta di una miscela omogenea e ben riuscita, che ci ha piacevolmente colpito per il suo sferzante umorismo e per alcune scelte di design interessanti. I ragazzi di The Odd Gentlemen sembrano aver studiato moltissimo sia i grandi classici del passato che le nuove leve, riuscendo di conseguenza a portare a compimento - quasi - nel migliore dei modi l'arduo compito di far rivivere il brand a loro affidato.

Un futuro cavaliere

A Knight to Remember ci getta a capofitto nell'azione, senza troppi preamboli. Una scelta curiosa vista la natura fortemente narrativa della produzione. Abbiamo molto apprezzato il piglio umoristico con cui ci vengono raccontati i fatti, conditi con elementi palesemente esagerati: una scelta che funziona molto bene anche grazie alla premessa del gioco, che si svolge interamente attraverso i racconti dello stesso Re Graham, ormai anziano, alla nipotina Gwendolyn. Impossibile dire quanto l'eroe della storia abbia effettivamente distorto la verità, ma è davvero difficile credere all'esistenza di una caverna piena di letti sospesi a mezz'aria con dentro un drago gigante incatenato. In questo mix esplosivo di umorismo ed elementi fantasy trovano spazio anche svariati momenti commuoventi, dal forte impatto emotivo. Sono pochi e forse meno riusciti di quelli divertenti, ma abbiamo comunque apprezzato il tentativo, sperando che in futuro possano essercene altri più riusciti e meglio integrati con il resto della storia. Questo primo capitolo alterna sezioni più guidate e ambientate in spazi ristretti, come il prologo, ad altre decisamente più libere, nelle quali dovremo esplorare a fondo l'ambiente in cerca di indizi per risolvere svariati enigmi. Pur facendo parte di un genere di giochi da sempre particolarmente ostico e difficile da approcciare, la difficoltà media di King's Quest non è certo proibitiva. Sul finale, questo lungo primo capitolo (ci abbiamo messo ben cinque ore per arrivare alla fine) si è dimostrato comunque abbastanza impegnativo, soprattutto nelle rare occasioni in cui ci ha costretti a un minimo di backtracking. Non è necessariamente da considerare un gioco facile, dunque, ma resta decisamente accessibile. L'unica vera differenza rispetto ai classici del passato è l'assenza di puzzle particolarmente stravaganti, di quelli irrisolvibili senza consultare una guida: è giocabilissimo da chiunque in tranquillità, e questo a nostro avviso è soltanto un bene. Mai ci è capitato di provare oggetti a caso nel tentativo di risolvere un enigma, e mai siamo rimasti perplessi dopo essere arrivati alla soluzione: se un paio di volte siamo rimasti bloccati qualche minuto di fronte ad un enigma era soltanto colpa nostra, che non avevamo esplorato abbastanza oppure non avevamo capito una connessione piuttosto evidente. Le soluzioni sono sempre logiche e comprensibili, e ci sono un sacco di indizi nascosti in grado di metterci sulla giusta strada. Il gameplay è molto diretto e immediato. I ragazzi di The Odd Gentlemen hanno scelto di costruire un impianto ludico semplice, che non confondesse il giocatore più di quanto non lo facciano già gli enigmi veri e propri.

Niente di particolarmente rivoluzionario, comunque: tutto si svolge grazie all'utilizzo di due tasti, uno da utilizzare per interagire con gli oggetti o le altre persone e l'altro per aprire l'inventario. Grim Fandango faceva la stessa identica cosa un bel po' di anni fa, sebbene presentasse un sistema di gestione dell'inventario molto meno efficace e pratico. E dall'ormai anzianotta creazione di Tim Schafer prende anche una scelta di design particolarmente interessante, inizialmente difficile da notare ma utilissima una volta identificata: il nostro personaggio rivolge sempre lo sguardo verso gli oggetti importanti che si trovano nelle vicinanze. Sembra una cosa da poco, ma ci ha salvato in più di un'occasione. In questo modo è molto più facile notare eventuali alveari, frutta da raccogliere o altri oggetti posizionati in alto. Ciò che differenzia maggiormente King's Quest dal resto dei congeneri è la presenza di elementi apparentemente estranei sia alle avventure grafiche che ai giochi "in stile Telltale". Ci sono semplici puzzle ambientali, brevi sezioni stealth, fasi platform nelle quali ci troveremo a sfuggire all'alito infuocato di un drago saltando con il giusto tempismo da un appiglio all'altro. Non mancheranno neanche momenti in cui ci troveremo a scoccare frecce in prima persona, e questo la dice tutta sulla considerevole varietà di situazioni in cui ci dovremo districare nel corso di queste prime cinque ore di gioco.


Visioni regali

Visivamente, King's Quest si presenta con uno stile molto particolare ma ispiratissimo. Una via di mezzo tra cel-shading e grafica 3D che da vita a un mondo fantasy gradevole e colorato, impreziosito da un curioso effetto acquarellato che ben si adatta alle atmosfere del gioco. I modelli poligonali di personaggi e animali sono mediamente ben realizzati, mentre il terreno e buona parte degli elementi secondari del fondale sono ricoperti da texture impastate e poco definite.

Anche l'acqua è deludente, a dire il vero. La produzione di The Odd Gentlemen da questo punto di vista sembra essere rimasta indietro di un paio di generazioni. Ma in fin dei conti, non è un grandissimo problema in un gioco simile: il regno di Daventry ha comunque personalità e stile da vendere, mentre i personaggi, principali e non, sono quasi tutti ben caratterizzati e doppiati magistralmente (la nipotina è un po' fastidiosa, ma fortunatamente si tratta soltanto di un caso isolato). Impossibile non adorare il petulante "mercante dei miracoli" o la voce roca e profonda del Graham anziano, che ci accompagnerà come narratore per tutta la nostra avventura. L'unica pecca, da questo punto di vista, è la mancanza del supporto alla lingua italiana. Come al solito, oltre al doppiaggio, anche i sottotitoli sono solo ed esclusivamente in inglese. In un titolo così profondamente legato ai dialoghi e alla descrizione degli oggetti, una mancata conoscenza di tale lingua può rappresentare uno scoglio quasi insormontabile. Ma è sempre il solito discorso: con un budget risicato e tantissimo testo da tradurre, purtroppo il gioco non varrebbe la candela. Un'ultima menzione speciale spetta anche alle musiche, davvero ben fatte e sempre azzeccate.

King's Quest Trattandosi del primo capitolo di un gioco diviso in cinque episodi abbiamo preferito non parlare troppo della trama, ma potete stare tranquilli: A Knight to Remember si lascia giocare benissimo e scorre via liscio come l'olio. E non solo: è anche uno dei titoli episodici più vari e divertenti che ci sia capitato tra le mani nell'ultimo periodo. Se non avete problemi con l'inglese e non temete un po' di libera esplorazione e, talvolta, un pizzico backtracking, vi consigliamo quanto meno di dare un'occhiata al primo capitolo, disponibile al prezzo di 9.99€. Un prezzo leggermente più alto rispetto a quello dei classici giochi episodici di Telltale, ma perfettamente giustificato da una densità di contenuti e una longevità notevolmente superiori alla media. Cinque ore di gioco non sono certo poche, e qualora non foste degli avventurieri particolarmente scafati potreste anche metterci qualcosina in più. Al netto di alcuni enigmi un po' troppo semplici e qualche momentaneo calo qualitativo, A Knight to Remember ci è parso un esordio abbastanza solido, che speriamo possa avere un seguito persino migliore (soprattutto dal punto di vista della narrazione vera e propria). Ancora non abbiamo potuto assaporare gli effetti delle nostre scelte sulla narrazione, quindi anche sotto questo punto di vista, per il momento, non possiamo far altro che attendere speranzosi. A un certo punto dell'episodio siamo stati chiamati a compiere una scelta apparentemente molto importante, che pensiamo possa avere ripercussioni notevoli nel proseguo della storia. Noi, onestamente, siamo molto curiosi di vedere come si sviluppa la cosa.

7.5

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