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Recensione King's Quest: Episodio 3 - Once Upon A Climb

In linea con la natura scanzonata e ironica della produzione, anche il terzo capitolo di King's Quest cerca di non prendersi troppo sul serio, riuscendo ad irretire e trascinare il giocatore con trovate semplici ma riuscite e inimitabili.

King's Quest EP3: Once Upon a Climb

Videorecensione
King's Quest EP3: Once Upon a Climb
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

In linea con la natura scanzonata e ironica della produzione, anche il terzo capitolo di King's Quest cerca di non prendersi troppo sul serio, riuscendo ad irretire e trascinare il giocatore con trovate semplici ma riuscite e inimitabili. La storia raccontata da questo episodio è semplice ma intensa, intrisa dello stesso estro creativo che i ragazzi di The Odd Gentleman avevano già riversato senza remore all'interno del calderone dei primi due (ma soprattutto del primo). Cercheremo di limitare il numero di spoiler al minimo sindacale, ma siete avvisati: per parlare della magnificenza di questa puntata, dovremo necessariamente citare - pur senza andare nei dettagli - alcuni dei suoi momenti topici.

Love is a hard game to play

Lo aspettavamo al varco, questo terzo capitolo di King's Quest. Speravamo che la serie potesse riprendersi rapidamente dopo il mezzo passo falso dell'episodio precedente, ma eravamo ancora fortemente dubbiosi a riguardo. A Once Upon a Climb, invece, sono bastati pochissimi minuti per tranquillizzarci. La stupefacente sequenza introduttiva ci ha ricordato perché la prima parte dell'avventura ci era piaciuta così tanto, e il proseguo ha fatto maturare in noi la convinzione che questo sia il migliore dei tre capitoli attualmente disponibili delle nuove avventure di Re Graham. Non si può restare impassibili di fronte all'attenzione riposta nei dettagli, alla sua indole scanzonata ed esilarante. Dopo lo sperimentale e atipico Rubble Without a Cause siamo tornati a una struttura molto più simile a quella dell'esordio, a nostro avviso decisamente più moderna e dinamica. Un ammodernamento che, inutile negarlo, ha portato con sé anche una semplificazione piuttosto evidente della progressione, ora più simile a quella di un titolo targato Telltale che non a quella delle vecchie incarnazioni della serie targate Sierra. Torna in grande stile anche l'alternanza di complicati enigmi - che sembrano invece usciti da un'avventura grafica vecchio stile - e sezioni più leggere e rilassanti. Le nostre scelte, stavolta, si sono rivelate più dirette ma meno incisive rispetto a quelle del capitolo precedente, sebbene queste non abbiano comunque mancato di modificare in modo sensibile i dialoghi immediatamente successivi alla presa di posizione. E proprio la scrittura e la stesura dei dialoghi sono senza ombra di dubbio due degli aspetti più efficaci della produzione: i giochi di parole del vecchio Graham sono sempre azzeccati, i personaggi interessanti. Alcuni forse possono risultare - volutamente - un po' stereotipati, ma hanno tutti una loro caratterizzazione ben precisa: ce ne sono di sono profondi, seriosi e cupi; altri invece sono sbadati e pasticcioni; e non potevano mancare numerosi richiami al passato, come il ritorno di Manny (che pare candidato a ricoprire un ruolo molto importante nel proseguo della storia), della forzuta Amaya e dell'egocentrico Whisper. I ragazzi di The Odd Gentlemen hanno giocato magistralmente con la narrazione, sfruttando le deficienze mnemoniche del narratore (che, lo ricordiamo, è lo stesso Re Graham da vecchio) fino ad usarle, di tanto in tanto, come un vero e proprio traino per l'intera vicenda. Le due ore e mezza di gioco per le quali il capitolo ci ha intrattenuti sono trascorse velocissime, ricche di variazioni sul tema interessanti e momenti completamente inaspettati. Siamo passati in un attimo da sezioni prettamente esplorative ad altre più lente e cervellotiche, abbiamo risolto semplici puzzle ambientali e sparato frecce a goblin inferociti. Anche il finale, poi, è senza ombra di dubbio il migliore mai visto dall'inizio di questo reboot. L'episodio ha una conclusione ben definita, ma al tempo stesso lancia un piccolo appiglio a cui poter agganciare il proseguo della storia, che speriamo possa finalmente diventare meno frammentata di quanto non lo sia stata fino ad ora. Speriamo che col tempo questa serie episodica riesca a raggiungere una maturità tale da raccontare con coerenza e metodo una vicenda dal respiro più ampio di quelle - apparentemente autoconclusive - che ci ha fatto vivere fino ad ora.

Ormai abbiamo identificato due possibili filoni narrativi, che speriamo possano essere portati avanti con convinzione: il primo riguarda la storia di Manny e del fratello, il secondo la situazione di salute non proprio impeccabile del vecchio Graham. Questo terzo appuntamento con la serie, infatti, ha portato con sé anche un leggero aumento del tempo trascorso nel presente, in cui la curiosa e pestifera Gwendolyn continua chiaramente ad avere un ruolo di primaria importanza. Sul finale di episodio siamo inoltre riusciti a conoscere la moglie di Re Graham, della quale preferiamo non parlare per evitare anticipazioni sul contenuto dell'episodio, quasi interamente cucito attorno alla sua figura. Vi diciamo solo che, in Once Upon A Climb, a conti fatti ci sarà un'unica grande scelta da compiere, e riguarderà proprio l'attuale regina.

King's Quest Once Upon a Climb è un capitolo solido e ben confezionato. La scanzonata fiaba messa in piedi dai ragazzi di The Odd Gentlemen prosegue spedita, tra citazioni (come ad esempio quella dedicata a Raperonzolo), personaggi sopra le righe e tanto umorismo. Alcune porzioni della storia ci sono sembrate leggermente troppo frammentate e mal collegate tra loro, ma il risultato complessivo è comunque encomiabile, e sembra destinato a migliorare sempre di più con il passare del tempo. Gli ingredienti per un ottimo proseguo ci sono tutti, e sono davvero di primissima qualità. Impeccabile anche il design della “torre semovente” che ospiterà buona parte dell’episodio, davvero ben realizzata e caratteristica. Per quanto gli sviluppatori abbiamo scelto ancora una volta di proporre un numero di ambientazioni abbastanza basso, in questo episodio le variazioni sul tema risultano indubbiamente maggiori e meglio costruite rispetto a quelle striminzite viste nel precedente. Per il momento, insomma, King’s Quest si sta confermando una delle avventure episodiche più divertenti, simpatiche e ben costruite che ci sia mai capitato di giocare.

8.5

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