King's Quest - Episodio 5: The Good Knight Recensione

Anche il reboot di King's Quest è giunto al termine, ecco la nostra recensione dell'avventura finale di Re Graham.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione King's Quest - Episodio 5: The Good Knight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

King's Quest si è presentato al grande pubblico con una storia scanzonata, fortemente ironica. Era un racconto fantastico, magico, per lunghi tratti inverosimile e volutamente "alterato" - spesso con effetti comici dirompenti - dal narratore stesso. The Good Knight, capitolo conclusivo della serie, getta per la prima volta un velo di tristezza sulla serie, soprattutto perché ci consente di vivere gli ultimi istanti di vita dell'ormai anziano protagonista. L'ultimo racconto del Re avventuriero è confuso, frammentato, assemblato con i trucioli di storie passate: un tentativo estremo di trasmettere alla piccola nipotina ogni microscopico dettaglio della sua vita passata. L'area funerea che si respira nel presente, però, è perfettamente controbilanciata delle assurde situazioni che ci troveremo ad affrontare nel passato. Pur non rappresentando uno dei capitoli più complessi, articolati e riusciti della serie, questo epilogo lo abbiamo comunque trovato abbastanza godibile e piacevole da giocare. Ci sono anche un paio di chicche niente male, nella seconda parte dell'avventura: piccoli omaggi ai classici della saga che ci terranno compagnia per poco più di un paio di minuti; quanto basta per testimoniare ancora una volta l'amore ed il rispetto che la piccola software house inglese nutre nei confronti del vecchio King's Quest.

Time to say goodbye

La piega che stava prendendo la serie era chiara da tempo, e questo, almeno ai nostri occhi, ha attutito leggermente l'impatto del suo dirompente epilogo. Quella del reboot episodico di King's Quest era un'inarrestabile e coloratissima festa, incupitasi repentinamente a un passo dal finale; un poderoso distillato della vita di Re Graham, sequenza interminabile di gioie, dolori, trionfi e, soprattutto, tanti fallimenti. Lo abbiamo conosciuto quando ancora non era nessuno, un comunissimo avventuriero in cerca di fama, e adesso eccoci qui, pronti a salutarlo dopo un'ultima visita durata poco più di un paio d'ore. Ormai invecchiato, l'anziano eroe cerca di raccogliere le forze e, con l'ultimo filo di voce, lascia in eredità alla nipotina il maggior numero possibile di ricordi. Talvolta esagerando un po', inventando o arricchendo di proposito qualche passaggio, nel tentativo di rendere il racconto ancor più magico e indimenticabile; per non parlare poi delle numerose sviste legate ai suoi proverbiali vuoti di memoria, anch'esse tra i principali "fattori comici" del pacchetto. Noi, comunque, siamo ben felici di aver potuto rivivere questi fantastici racconti capitolo dopo capitolo, nel bene e nel male. Alcuni episodi ci sono sembrati più riusciti di altri, ma poco importa: questo reboot è strutturalmente ineccepibile e inaspettatamente variegato; eclettico e dinamico quanto basta da poter essere considerato un ottimo punto di riferimento anche per chi, come l'americana Telltale, coi giochi episodici di questo tipo ha costruito un impero. King's Quest ridefinisce il linguaggio delle avventure grafiche, ne stravolge completamente le dinamiche e ripristina alcune caratteristiche fondanti del genere, che sembravano dimenticate. La presenza di un inventario "vecchio stile" ci consente una varietà di approccio più alta e una maggiore complessità generale degli enigmi, mentre le fasi più rapide e incalzanti aggiungono un pizzico di pepe e ravvivano sapientemente l'anima spiccatamente retrò della produzione. Anche The Good Knight, come tutti i capitoli precedenti, mostra una propria personalità, sceglie una direzione ben precisa e la segue fino alla fine.

Non è un titolo Telltale rimpinzato di una miriade di QTE, ma neanche un'avventura grafica integralista e primitiva. Il risultato è stato mediamente buono, ma non sempre impeccabile. In quest'ultimo capitolo, in particolare, alcuni passaggi dell'intreccio sembrano piuttosto grezzi, meno rifiniti del solito. Anche la natura estremamente frammentata della narrazione, per quanto pienamente giustificata dagli accadimenti del presente, ci ha inizialmente fatto storcere il naso. Forse sono imperfezioni che trovano una potenziale motivazione nell'inedita velocità con cui il capitolo si è affacciato sui vari negozi digitali, abbastanza anomala per quella che sembrava irrimediabilmente destinata a diventare una tra le serie con il ciclo di pubblicazione più dilatato di sempre. Giocando l'episodio, però, è facile anche intuire il motivo di cotanta rapidità di sviluppo: The Good Knight non fa altro che riproporre le stesse ambientazioni che avevano accompagnato il primo episodio, rivisitandole e infarcendole di nuovi enigmi e puzzle ambientali di ogni tipo. Non sono presenti asset nuovi, e tutto appare praticamente identico a come lo avevamo conosciuto qualche mese fa. Ci saranno alcuni eventi che modificheranno la fisionomia del mondo di gioco proprio durante quest'ultimo racconto, ma non è niente di particolare. Simpatiche invece le nuove animazioni del personaggio, appositamente studiate per rendere al meglio la sopraggiunta anzianità. Il Graham che controlleremo in questo quinto capitolo, in fondo, non è che un arzillo settantasettenne intento a portare a compimento una delle sue ultimissime fatiche.

King's Quest Anche King’s Quest, dopo cinque episodi dall’andamento altalenante, è giunto al termine. Le avventure di Re Graham ci hanno tenuto compagnia per oltre un anno, con tempi morti tra un capitolo e l’altro forse un po’ troppo estesi. Ma l’esile struttura del piccolo team che ne ha curato lo sviluppo, probabilmente non era fisicamente in grado di mantenere un ritmo più elevato. Ne è un esempio lampante quest’ultimo capitolo, uscito a tempo di record (rispetto agli standard cui eravamo abituati) ma completamente privo di novità sostanziali. The Good Knight, tra l’altro, ripropone asset già utilizzati nel primo episodio senza apportare particolari cambiamenti. Tornare a visitare il confortevole regno di Daventry non ci è affatto dispiaciuto, ma ci saremmo onestamente aspettati qualcosa di più per questo “gran finale”. Nonostante la narrazione frammentata e disorganica (che, lo ripetiamo, trova una sua spiegazione nella natura stessa dell’episodio e negli avvenimenti che faranno da sfondo ai racconti del vecchio Graham del presente), il risultato finale è comunque discreto, in linea con le media della serie. Al netto di qualche inevitabile momento di stanca, insomma, continuiamo a ritenere King’s Quest una delle più riuscite serie episodiche degli ultimi tempi.

7

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