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Recensione Knights Contract

Un buco nell'acqua per la nuova avventura Game Republic

Knights Contract

Videorecensione
Knights Contract
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ad un team talentuoso come il nipponico Game Republic, non si può non dare credito, nemmeno quando, a neanche sei mesi dalla release del decente Majin and the Forsaken Kingdom, propone una nuova avventura. Si tratta di un action-RPG “moderno” (dunque con molta più componente action) basato sull’interessante intreccio tra un cavaliere immortale ed una strega, legati indissolubilmente da un patto di sangue.
Knights Contract, atteso timidamente dalla community online, è in uscita il 24 Febbraio per Xbox 360 e Playstation 3. Everyeye ha recentemente potuto mettere le mani sul codice completo, per saggiare se la produzione potrà o meno bissare il -relativo- successo di Majin.

Due cuori ed una falce

Dal punto di vista della narrazione la produzione nipponica mette davvero poco sul piatto della bilancia. Il titolo è ambientato in una rivisitazione di fantasia dell’Europa Medievale, dilaniata in lungo e in largo dalla cosiddetta Black Death, ovvero la peste nera. Alla catastrofe si aggiungono i massacri, gli omicidi e lo sciacallaggio compiuti da alcune streghe che, senza apparente motivo, si aggirano qua e la evocando tremende creature divora-uomini. In questo panorama di morte e distruzione spicca il protagonista, Heinrich Hofmann, cavaliere immortale alla ricerca di colei che possa spezzare la tremenda maledizione che lo mantiene da cent’anni incollato alla vita. Un flashback ci spiega immediatamente come il nostro eroe sia in realtà soprattutto in cerca di redenzione, visto che un secolo prima svolgeva con zelante precisione l’incarico di boia durante una delle tante “battute di caccia alle streghe”. Caso vuole che, proprio nei primi istanti di gioco, il nerboruto protagonista finisca -suo malgrado- per salvare la vita Minukelsius, apprendista di una certa Gretchen, la fautrice del maleficio che incombe sulla testa di Heinrich. Incontratisi la strega spiega all’eroe come ogni catastrofe, dalla peste ai massacri ad opera delle sue ex-compagne, siano opera del Dottor Faust, un malvagio stregone-sobillatore alla ricerca dei frammenti dell’Anima Mundi, una potentissima pietra in grado di donare, a chi la possegga, l’eterna giovinezza.
Da qui in poi la vicenda si evolverà in maniera piuttosto lineare e scontata, con il duo sulle tracce di Faust e le streghe -passate con l’inganno dalla parte del male- impegnate a sbarrarci la strada, rigorosamente una alla volta.
Con l’evolversi della vicenda, purtroppo, si assiste anche all’estrema banalizzazione del plot, che perde quasi completamente l’appeal iniziale a causa di una caratterizzazione praticamente nulla dei personaggio, di un piglio recitativo sottotono e della presenza di una mole esagerata di cliché (vedi redenzione e perdono delle “vecchie colleghe” dopo la morte), più adatti ad una favola per bambini che ad una produzione “matura” come quella Game Republic. Anche la chiusura, naturalmente, è delle più scontante.

Linearità

Per quel che concerne il gameplay Knights Contract presenta una struttura ludica piuttosto spartana. Manca quasi del tutto, in primo luogo, la componente esplorativa tipica di molte delle produzioni del genere; il dev team si è limitato a preparare un’infinita sequenza di quadri percorribili quasi sempre in una ed una sola direzione e praticamente privi di qualsivoglia bivio di sorta. Di tanto in tanto, in una progressione estremamente lineare, ci troveremo di fronte a piccole aree (solitamente stanze chiuse) la cui esplorazione risulterà facoltativa, premiando il giocatore con oggetti o punti esperienza.
Il fulcro del gameplay, dunque, è il battle system, che presenta un particolare sistema di cooperazione tra Gretchen ed Heinrich, la cui collaborazione sarà indispensabile per eliminare la maggior parte dei nemici. Il cavaliere, sin dal principio, avrà a disposizione un discreto range di combinazioni che prevederanno la divisione in attacchi normali e potenti, assegnati -rispettivamente- a due dei quattro front button. Gli attacchi della strega, invece, saranno regolati dalla parte “più ruolistica” del titolo, con sei incantesimi da sbloccare (automaticamente) man mano che progrediremo nei rispettivi capitoli dell’avventura e quattro livelli di potenziamento per ciascuno, attivabili grazie alle anime raccolte in seguito all’uccisione dei nemici. Dal comodo menù accessibile tramite pausa potremo gestire, oltre all’aspetto appena descritto ed un minimo d’equipaggiamento per l’immortale eroe, anche l’assegnazione degli incantamenti, anch’essi collegati ai front button. In battaglia, poi, servirà aggiungere la pressione sul grilletto destro, che fungerà da modificatore per gli attacchi magici. Per quanto ben poco profondo il sistema prevederà tutta una serie di combo attacco-magia utile ad ottenere, alla fine di ciascun livello, un maggior “punteggio stile”, che permetterà di tanto in tanto di sbloccare qualche oggetto particolare. Inoltre, colpendo con un incantamento un avversario giunto al limite delle sue forze, avremo la facoltà di eseguire una spettacolare istant kill in grado di garantire un bonus per quel che concerne la quantità di anime raccolte. I nostri eroi, infine, avranno la possibilità di accumulare mana (una barra blu al di sotto della salute) per sfruttare due attacchi speciali: ad Heinrich verrà conferito uno stato di Berserk momentaneo durante il quale ogni suo fendente risulterà esponenzialmente più potente; Gretchen si trasformerà in una semi-divinità per schiacciare in un colpo ogni nemico presente sullo schermo.
Benché il sistema, dopo aver ingranato, risulti abbastanza funzionale, il suo peccare in varietà e -per certi versi- in comodità ne preclude la totale riuscita, relegando i combattimenti in un limbo di ripetitività che non viene mai fugato, anche alla luce di una discreta varietà di creature da abbattere nel corso dell’avventura. E’ infatti doveroso precisare che le combinazioni disponibili (senza contare le varianti insignificanti) si limiteranno a non più d’una ventina e che un non proprio ingegnoso e funzionale sistema di lock on (relegato al dorsale sinistro) non consentirà una fluida gestione dei combattimenti.
Nemmeno i boss fight riusciranno a ravvivare le cose, mostrando pattern d’attacco poveri e prevedibili che, una volta assimilati, permetteranno di avere agevolmente la meglio. Da segnalare, anche qui, le spettacolari finisher tramite le quali porremo fine a ciascuno dei combattimenti più importanti.
Di veramente interessante rimane quindi soltanto il peculiare rapporto tra i due protagonisti, costretti a viaggiare sempre a distanza ravvicinata. Se Heinrich, pur subendo danni o venendo squartato, potrà in men che non si dica rigenerarsi (pressione prolungata del tasto “A” o “X”), Gretchen -di costituzione decisamente più cagionevole- avrà costantemente bisogno del compagno per ripristinare l’energia. Per non lasciarla mai in balia degli avversari il team ha pensato ad una semplice meccanica di “trasporto” che consente di prendere in braccio la bella per trasportarla più velocemente e permetterle un miglior recupero fisico dai danni. Un minimo d’accortezza e di tattica saranno dunque necessarie per non incappare precocemente in una schermata di Game Over.

Cosa vedono i miei occhi!

Dal punto di vista tecnico Knights Contract è semplicemente un disastro, sotto tutti i punti di vista. I modelli poligonali, rozzi e poveri di particolari, paiono giungere dalla scorsa generazione, come, del resto, le texture che ricoprono ogni elemento di gioco: piatte e prive di qualsivoglia effetto superficiale. Nulla di confortante nemmeno per quel che concerne il comparto animazioni, che vede i protagonisti a schermo muoversi con una legnosità d’altri tempi e ripetere quasi all’infinito gli stessi meccanici gesti durante i combattimenti. Molto povera anche l’effettistica di contorno, che mostra effetti particellari piuttosto banali ed una generale noncuranza per il dettaglio che, praticamente in tutte le ambientazioni visitate, si tradurrà in un colpo d’occhio al limite del fastidioso. Knights Contract non dimostra personalità nemmeno dal punto di vista artistico, da sempre uno dei punti di forza del team giapponese. Ogni elemento, ogni personaggio ed ogni scorcio paesaggistico appare spento e privo di vita, invogliando il giocatore a disertare su due piedi l’esperienza videoludica.
Anonimo, del resto, anche il comparto sonoro, che unisce un decente doppiaggio in Inglese ad una colonna sonora senza arte ne parte.

Knights Contract Knights Contract, pur presentandosi al pubblico senza alcuna ambizione, riesce a mancare persino la sufficienza. L’eccessiva banalità della vicenda, interessante solo all’inizio, si unisce ad un battle system che pur mostrando qualche spunto interessante si perde in un bicchiere d’acqua, risultando sin troppo ripetitivo. Povera anche la varietà di situazioni che non sfrutta la sufficiente varietà di nemici a schermo affiancandole una progressione esageratamente monotona e lineare, priva quasi d’ogni velleità esplorativa. Chiude il cerchio un comparto tecnico davvero inadatto a questa generazione e figlio probabilmente di uno sviluppo non convinto e non certo appassionato.

5

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