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Recensione Krater

Un RPG ambientato in Svezia, dopo un disastro nucleare

Versione analizzata: PC
recensione Krater
Articolo a cura di
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  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Svezia, patria delle köttbullar, terra di death metal e mobili da assemblare, da oggi anche teatro di lotte fra popolazioni sopravvissute a disastri nucleari. I programmatori Svedesi di Fatshark, già conosciuti per il celebre remake Bionic Commando Rearmed 2, hanno infatti deciso di ambientare le vicende del nuovo RPG post-apocalittico Krater proprio nelle terre a ridosso dei monti scandinavi.
L'Untergang, devastante guerra intergalattica avvenuta in un momento imprecisato del terzo millennio, ha portato l'umanità sull'orlo dell'estinzione, straziandola con l'incauto utilizzo di bombe nucleari, armi batteriologiche, e nano-macchine. Tuttavia uno sparuto gruppo di rappresentanti della specie umana è riuscito, nei secoli, a ripopolare alcune zone circostanti: un cratere rimasto dove un tempo c'era la Svezia, che, per qualche oscuro motivo, rappresenta l'unico suolo fertile rimasto.

The Holy Quartet

Krater è un action-RPG con visuale isometrica, che sfrutta molte delle componenti strutturali già viste nella maggior parte dei titoli affini, prima fra tutte l'holy trinity, anche se con qualche piccola differenza. Sebbene l'esperienza di gioco sia -almeno allo stato attuale- limitata alla sola campagna per giocatore singolo, avremo a disposizione sin da subito un team di 3 differenti personaggi, che ricoprono tre dei quattro ruoli disponibili nel gioco. I liberi esploratori - per forza di cose anche combattenti- che impersoneremo nel gioco si uniranno alla causa dei Freediggers , scavatori in cerca di tesori risalenti al periodo pre-apocalittico, e saranno specializzati in differenti arti di combattimento. Prima -fondamentale- classe selezionabile è quella del Bruiser, classico tank dal numero spropositato di punti vita, sul quale far convergere, grazie all'uso delle apposite abilità, tutti gli attacchi nemici. Altra importante figura è il Medikus, l'unico in grado di curare il team, sia con una channelled ability che curerà in modo continuo l'unità selezionata, sia con una spell più lenta che però ripristinerà un quantitativo maggiore di punti vita. Non poteva mancare anche un soldato destinato al DPS che in Krater prende il nome di Slayer-,dotato delle abilità caratteristiche di classe, come quella in grado di causare sanguinamento nel nemico.

Quarta ed ultima classe il Regulator, specializzato nell'uso delle armi da fuoco e perfetto crowd controller, grazie alle abilità che rallentano e stordiscono i nemici. Niente di nuovo sotto il sole e in realtà è anche tutto qui per quanto riguarda le meccaniche. La nuova fatica degli svedesi di Fatshark infatti non ha molto altro da offrire sul fronte della varietà di personaggi giocabili, non tanto per la modesta quantità di classi a disposizione, quanto per il limitatissimo numero di abilità per ognuna di esse. Parliamo di sole due abilità per ogni specializzazione, un numero davvero esiguo se paragonato ad un qualsiasi altro titolo in qualche modo simile a Krater, ma anche al peggiore dei MMORPG koreani. Certo, è previsto un sistema di potenziamento delle skill e delle stats, mediante impianti operabili sui singoli personaggi, ma non è abbastanza per donare la giusta varietà al titolo.

Noia isometrica

Al comando del trio di loschi figuri che compongono il party, saremo chiamati a farci strada verso il Center Hole, parte più bassa del cratere, a suon di dungeon crawling, mentre, da buoni grinders, accetteremo da perfetti sconosciuti richieste dalla più disparata natura.
Il gameplay, come molti altri titoli che convenzionalmente classifichiamo come RPG, è fondamentalmente incentrato su esplorazione, combattimento e accumulo del loot. L'esplorazione si rivela subito abbastanza piatta, a causa di un level design non proprio estroso, e alla lunga appesantita da un pathfinding impreciso e dalla difficile interazione con la mappa locale. Abbiamo invece apprezzato il gusto retrò del sistema di spostamento sulla world map, con tanto di incontri casuali. Il combattimento, che occupa una fetta sostanziosa dell'intera esperienza di gioco, si rivela semplice ed efficace nei primi minuti di gioco, ma è segnato da un'inevitabile tendenza alla ripetitività dopo alcune ore. L'esiguo numero delle abilità a disposizione in questo caso è determinante, così come l'assenza di una profondità tattica, che riduce il tutto ad un continuo ed insensato spam di shortcuts.

Sarebbe bastata infatti l'aggiunta di un menù di pausa dal quale pianificare le azioni dei vari componenti del gruppo per evitare l'indifendibile disastro che si è rivelato il sistema di combattimento.
La varietà dei nemici è appena sufficiente, così come quella del loot. Un vero peccato, vista la moltitudine di possibilità creative che l'ambientazione post-apocalittica offre, come stanno a testimoniare mostri sacri come i primi Fallout. Features come l'elementare sistema di crafting, utile per creare impianti e potenziamenti, e la possibilità di reclutare componenti del pary sempre nuovi, con un level cap sempre più alto, sono elementi abbastanza graditi, ma non riescono a reggere il peso di un gameplay alla lunga troppo monotono. Alla luce di questi risultati non ce la sentiamo di attribuire il motivo dell'abbandono di Krater allo stremo derivato dalle interminabili sessioni di gioco su Diablo 3 e Torchlight, che, nonostante tutto, non ci ha fatto perdere la passione per gli hack & slash.

Il rumore dell'apocalisse

Se c'è un aspetto pressochè inattaccabile di Krater, è sicuramente la resa finale dello scenario post-apocalittico e dei tipi poco raccomandabili che lo popolano. Un ottimo lavoro è stato svolto dagli sviluppatori sul comparto grafico, che, senza strafare col conteggio poligonale e eccessivi virtuosismi nel sistema d'illuminazione, vanta un character design eccezionale e parecchi paesaggi degni di nota. Anche il comparto sonoro non è da meno, con una colonna ben studiata e una discreta campionatura di suoni, soprattutto nei rumori di fondo degli ambienti urbani, con tutta una serie di brusii e confuse interferenze -le orecchie più attente riconosceranno l'inconfondibile suono del modem 56k visitando la città di Norrmalm- davvero azzeccata per fare da cornice allo ‘sporco' scenario post-apocalittico. Ottime anche le linee di testo dei dialoghi, pregni di un'efficace ironia e carichi di sottili citazioni, anche se spesso incomprensibili per i non anglofoni. Nonostante i succitati pregi, il comparto tecnico è ben distante dalla perfezione, con un sistema di salvataggio abbastanza controverso, che prevede solo salvataggi automatici, alcuni bug nella gestione della risoluzione video e un esiguo numero di opzioni disponibili nei menu.

Krater Krater è un prodotto che non può far leva sul solo appeal grafico e finisce ben presto per deludere le entusiastiche premesse iniziali, a causa di un gameplay troppo semplificato e alla lunga ridondante, e ad una trama che, nonostante la ricchezza dei dialoghi, fa fatica a decollare. Questa Shadow of Solside, main release che sarà seguita da altri 2 DLC nel corso dell’anno corrente, non può, almeno allo stato attuale, aspirare ad un posto nell’olimpo degli Hack & Slash. Non ci resta che sperare, seppur con un certo scetticismo, in modifiche sostanziali al gameplay nei futuri DLC.

6

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