Recensione La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor

Monolith ci porta nella tana di Sauron, con risultati sorprendenti

La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor

Videorecensione
La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il videogioco è un media d'intrattenimento unico nel suo genere, sottoposto a forme di giudizio altrettanto esclusive. Tra queste si annida una delle più grandi diatribe che da sempre fa discutere critica e pubblico, ossia quella relativa all'innovazione, vista dai più come una sorta di necessità per ogni nuova saga nascente. Se c'è una cosa che La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor ci ha dimostrato durante le nostre prove, è che questo concetto a volte può tranquillamente passare in secondo piano, e che un prodotto realizzato con cura, ricco di contenuti e soprattutto credibile, può essere in grado di intrattenere moltissimo seppure prendendo palesemente diverse meccaniche in prestito a brand di grande fama internazionale. Annunciato piuttosto in sordina, il gioco firmato dai ragazzi di Monolith Productions si era già guadagnato le nostre attenzioni durante le fiere estive, e la prova finale ci ha davvero convinto.

Vendetta a Mordor

Proponendo un immaginario tolkeniano che deve quasi tutto alla trasposizione cinematografica di Peter Jackson, L'Ombra di Mordor ambienta la sua storia a cavallo tra Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Il protagonista Talion è uno dei Raminghi posti a guardia del Nero Cancello, proprio nel periodo in cui l'Oscuro Signore, tutt'altro che sconfitto, riarma in segreto gli eserciti degli Orchi per marciare sulla Terra di Mezzo. Le prime avvisaglie del lungo conflitto che seguirà ricadono proprio su Talion e la sua famiglia, massacrati da uno dei luogotenenti di Sauron durante un'incursione. Il nostro, tuttavia, sorgerà a nuova vita grazie all'intervento di un Wraith, ossia uno degli spiriti dell'universo tolkeniano, la cui identità rimarrà segreta fino circa a metà della storia. Inspiegabilmente, gli sviluppatori hanno svelato questo importante dettaglio durante la fase promozionale del gioco, ma, se non doveste aver seguito le loro dichiarazioni, vi lasceremo il piacere di scoprirlo strada facendo. La trama fa nel complesso un buon lavoro, ben dosata grazie a sequenze filmate che introducono e chiudono le missioni principali. Talion, nonostante la parlantina limitata, è un personaggio piuttosto credibile e ben inserito nel contesto, reso interessante dal particolare rapporto che lo lega al Wraith. Non sempre, infatti, il ramingo sarà incline a seguire i consigli dello spirito che abita il suo corpo, e, nonostante questo aspetto non venga mai esplorato fino in fondo, conduce a momenti che meritano di essere seguiti. Per tanta cura spesa nel duo di protagonisti, lo stesso non si può dire purtroppo dei compagni di viaggio di Talion, che lungo la campagna principale occasionalmente si troveranno ad incrociare il suo cammino. Del potenziale ci sarebbe, ma a mancare sono il tempo e l'intenzione di approfondirne le personalità, con il risultato di lasciarli mediamente in secondo piano. In maniera antitetica rispetto al gameplay, che nella seconda metà dello svolgimento svela alcune delle sue migliori carte, la trama tende ad affrettarsi verso il finale, conducendo a una chiosa non del tutto soddisfacente. Nel complesso quindi, ad un lavoro di contestualizzazione davvero ottimo, in grado tra l'altro di inserirsi con grazia nell'immaginario tolkeniano originato dall'opera di Peter Jackson, si accompagna uno svolgimento imperfetto, non sempre in grado di mantenere alto l'interesse del giocatore. Più riuscito invece l'intervento di alcune figure chiave della saga: evitando il puro fan service, gli sceneggiatori sono riusciti nell'intento di dosare bene le comparsate, dando loro una ragion d'essere più che accettabile.

Vita da Ramingo

A ridosso del prologo, in grado di introdurre efficacemente la storia e le meccaniche di base, la componente free roaming che caratterizza L'Ombra di Mordor si apre istantaneamente al giocatore, esplicitando da subito una netta divisione dei contenuti. Da una parte, c'è la progressione legata alla trama, fatta di missioni principali introdotte da sequenze filmate, dall'altra i contenuti secondari, sotto forma di quest volte a potenziare le tre armi principali del protagonista e all'approfondimento di alcuni retroscena della vicenda. Questa divisione dei contenuti risulta da subito molto chiara, e risolve con agilità uno dei principali dilemmi dei giochi a libera esplorazione, ossia la necessità di narrare una storia coesa lasciando al tempo stesso la massima libertà al giocatore. Peraltro, non bisogna pensare alla libera esplorazione proposta da L'Ombra di Mordor come a quella offerta solitamente dai giochi di stampo free roaming, con l'eccezione rappresentata dai vari capitoli della saga di Batman firmata Rocksteady. L'intenzione, qui, non è quella di portare sugli schermi un mondo vivo e popolato, bensì una terra soggiogata e invasa, dove anche un semplice trasferimento da un punto all'altro può comportare incontri molto sgradevoli. Questo non significa, tuttavia, che il gioco non offra un gran numero di attività secondarie che giustifichino il perigrinare del Ramingo. Alla base c'è comunque un percorso di vendetta, con lo scopo ultimo del protagonista che diventa rintracciare i mandanti del massacro della propria famiglia e ripagarli con la stessa moneta. Dall'altra parte, naturalmente, c'è anche la vicenda del Wraith, intenzionato a sfruttare il legame con Talion per il bene della Terra di Mezzo, nel tentativo di arrestare l'irrefrenabile avanzata degli Orchi. Questo background sorregge adeguatamente un gameplay molto dinamico, che alterna una minoranza di missioni più guidate ad altre dove i modi per arrivare gli scopi, ossia l'eliminazione dei Capitani degli orchi, saranno sempre molteplici.

Nemesi

Il motore che muove buona parte dell'azione proposta da L'Ombra di Mordor è rappresentato dal Nemesis System, un sistema procedurale che si occupa di generare in maniera casuale i vari Capitani dei ranghi degli Orchi, scegliendo da un pool molto ampio nomi, punti di forza e di debolezza. All'inizio di ogni nuova partita, il Nemesis genera un certo numero di comandanti e sottoposti, ma, come esplicitato dalla schermata delle gerarchie, questo scenario iniziale sarà sottoposto a imprevedibili mutazioni. Rispecchiando perfettamente l'organizzazione dei clan degli Orchi immaginata da Tolkien, i Capitani talvolta si porteranno guerra l'un l'altro, generando avvicendamenti al potere e aumentando le proprie caratteristiche, così che ucciderli diverrà via via sempre più complicato. Il migliore strumento che il giocatore ha a propria disposizione per mettersi sulle tracce dei Capitani, la cui identità e posizione saranno inizialmente sconosciute, è la raccolta d'informazioni. Per ottenere le fondamentali indiscrezioni sarà necessario interrogare i vari sottoposti, dopo averli adeguatamente indeboliti a fil di spada. Una volta soggiogati, questi riveleranno posizione e punti di forza e debolezza dei capitani, permettendo al giocatore di elaborare una strategia. Alcuni comandanti infatti avranno una particolare paura del fuoco, altri saranno vulnerabili agli attacchi furtivi o terrorizzati dai Mannari. Per quanto si possa decidere di ignorare completamente queste peculiarità, scoprirle e sfruttarle a proprio vantaggio rappresenta una delle dinamiche più riuscite di tutta la produzione. Per quanto il livello medio di difficoltà (purtroppo non personalizzabile) sia piuttosto permissivo, capiterà a volte di perire nel tentativo di eliminare uno dei boss. Talion verrà immediatamente resuscitato dal Wraith, ma nel frattempo il Nemesis System farà il suo dovere, generando una serie di avvicendamenti al potere (rinforzando conseguentemente il potere di alcuni Capitani) e facendo sì che il boss si ricordi del precedente tentativo di assassinio, in alcuni casi riportandone anche le cicatrici. Inutile dire che al successivo incontro non perderà occasione per deridere il protagonista, aggiungendo ulteriore valore alla dinamicità del contesto.

A circa metà dell'avventura, oltre a presentare un'ambientazione inedita, L'Ombra di Mordor andrà ad arricchire il sistema Nemesis di una nuova, interessante possibilità. Talion guadagnerà infatti un'abilità che gli permetterà di soggiogare gli orchi non solo per interrogarli, ma per portarli letteralmente dalla propria parte, creando piccole guarnigioni da condurre in battaglia. Per quanto non vi siano veri e propri ordini impartibili ai sottoposti (al di là di un semplice comando d'attacco), la meccanica aggiunge ulteriori variabili alle missioni conclusive. Considerata una longevità media della campagna in grado di attestarsi intorno alle 15 ore (con almeno un'altra decina necessarie al completamento delle attività secondarie), è interessante riscontrare come i ragazzi di Monolith siano riusciti a costellare l'intero cammino di Talion di un costante senso di crescita e sblocco di nuove possibilità, ottimo per mantenere alto l'interesse del giocatore lungo tutto il travagliato viaggio del Ramingo.

Spada, arco e pugnale

Le componenti action ed esplorative de L'Ombra di Mordor, come ormai ben noto, sono state esplicitamente derivate da due saghe di grande successo nella scorsa generazione (e ormai pronte a sbarcare in quella attuale). L'arrampicata dinamica, che alla pressione mantenuta di un tasto permette a Talion di scalare qualunque parete in pochi istanti, arriva direttamente da Assassin's Creed, così come lo sblocco delle torri presenti in ogni regione della mappa (utilissime per attivare il trasporto rapido e rivelare le attività secondarie) e le mosse di eliminazione furtiva, mentre il combattimento a base di spada e pugnale si ispira chiaramente al Freeflow Combat ideato da Rocksteady con la saga di Batman. Per chi conosce bene queste due produzioni, la palese ispirazione potrebbe inizialmente essere fonte di relativa delusione, ma approfondendo risulta evidente come i ragazzi di Monolith siano riusciti a far proprie le meccaniche distintive, aggiungendoci del loro e guadagnandosi, in ultima analisi, il diritto di riutilizzarle. Se l'arrampicata, di per sé, non presenta particolari novità (tendendo anzi ad ereditare i medesimi difetti già visti nella saga degli Assassini, come l'abitudine a non riconoscere sempre perfettamente gli input del giocatore), il sistema di combattimento si rivela molto soddisfacente, grazie a un comparto animazioni di qualità e all'ottimo bilanciamento. Agli attacchi di spada, che si concatenano automaticamente in combo, si affiancano i poteri del Wraith, tra cui un arco spettrale con cui eliminare dalla distanza e un teletrasporto attivabile solo in seguito alla spesa di punti nelle schermate di potenziamento del personaggio. A proposito di queste ultime, le possibilità offerte al giocatore si presentano in buon numero, e comprendono anche le tre armi di Talion. Per quanto queste ultime non siano sostituibili, sarà comunque possibile migliorarne l'efficacia grazie ad apposite Rune, che potranno essere sbloccate eliminando i Capitani. Non è stato dimenticato nemmeno il combattimento durante la monta dei due principali tipi di bestie selvagge che popolano Mordor, ossia i Mannari e i Troll. Una volta guadagnate le relative abilità, Talion potrà cavalcarli e attaccare dal loro dorso, creando grande caos sui campi di battaglia.

Sebbene le missioni principali sappiano riservare diversi scontri prolungati e interessanti, le fortezze degli Orchi, sparse su tutto il territorio, riescono a restituire la massima espressione del gameplay proposto da Monolith. Molto ben sorvegliate da guardie pronte a dare l'allarme in caso si venga avvistati, le roccaforti presentano sempre diversi modi per essere conquistate, con particolare enfasi sullo stealth, soprattutto dato che farsi scoprire attirerà inevitabilmente dei rinforzi. Scalando le mura e guadagnando punti di vantaggio, sarà possibile eliminare dall'alto gli avversari in pieno stile Assassin's Creed, oppure sfruttare una serie di utili diversive, come dei favi di mosche assassine da far precipitare sugli ignari nemici o i mannari, chiusi nelle gabbie, da liberare per scatenare il caos. Proprio nelle roccaforti, tra l'altro, sarà più facile incontrare i Capitani, i quali verranno preannunciati da una breve sequenza filmata che ne espliciterà il nome. Nella maggior parte dei casi, l'incontro avverrà a seguito di una caccia ben organizzata, ma a volte potrebbe accadere in maniera del tutto imprevedibile, complicando la vita al giocatore a causa della mancanza di informazioni sul loro conto e confermando come il gameplay riesca a mantenersi sempre molto dinamico.

Mordor, prima della guerra

Come già accennato, L'Ombra di Mordor ispira il suo design, senza mezzi termini, all'opera filmica di Peter Jackson, sia dal punto di vista paesaggistico che da quello del design di fisionomie, armi e armature. Di certo, gli ambienti proposti non sono tra i più vivi e vari che abbiamo mai visto in un free roaming, e le motivazioni narrative reggono fino ad un certo punto. L'esplorazione, conseguentemente, è estremamente funzionale al sistema di missioni primarie e secondarie, laddove aggirarsi per il gusto di farlo non potrà rappresentare un'attività più di tanto interessante. Questo perché le due vaste mappe presentano un evidente riciclaggio dei medesimi asset grafici, e, sebbene il colpo d'occhio complessivo si riveli tutt'altro che spiacevole, la varietà non rappresenta certo un punto di forza. Inoltre, con l'eccezione di qualche rara bestia selvaggia (mannari e troll, utilizzabili in combattimento) tutto quello che si incontrerà esplorando saranno accampamenti e fortezze degli orchi, senza eccezioni. Dal punto di vista tecnico, abbiamo avuto modo di testare sia la versione PC, sia quella Playstation 4, riscontrando in entrambi i casi un buon lavoro. Nel primo caso, fa piacere trovare un menu delle impostazioni grafiche piuttosto approfondito, e, naturalmente, un'effettistica più avanzata, che grazie all'ampio utilizzo di texture in alta definizione, tassellation e filtri restituisce visuali molto pulite. Peccato per la notevole incidenza dell'attivazione della sincronia verticale sul frame rate, che speriamo possa essere in parte mitigata tramite patch e driver aggiornati. Per il resto, il motore si presta ad una buona scalabilità, con buone prestazioni riscontrate anche su macchine di qualche anno fa.
La versione console rinuncia a una parte dell'effettistica più avanzata, con una tassellation evidentemente ridotta, un anti aliasing meno efficace e texture dal look più piatto, ma nel complesso il colpo d'occhio regge, senza impattare sulla draw distance, mentenuta su buoni livelli. L'ottimizzazione si è confermata di livello, con un frame rate in grado di non mostrare evidenti cali rispetto alla media dei 60 FPS.

La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor Ricollegandoci a quanto suggerito in apertura, possiamo concludere affermando che con L'Ombra di Mordor i ragazzi di Monolith hanno dimostrato oltre ogni possibile incertezza che, per proporre un buon gioco su un mercato affollato come quello autunnale, l'innovazione non è l'unica strada. A fronte di meccaniche di gameplay non solo classiche, ma addirittura palesemente derivate da classici del genere, le vicende del ramingo Talion sono riuscite ad intrattenerci e convincerci per un quantitativo di ore davvero notevole. Tutto questo, grazie innanzitutto all'ottima contestualizzazione (purtroppo controbilanciata da una fase finale in netto anticlimax, ma nondimeno convincente nel complesso), ad un free roaming che sa offrire attività secondarie interessanti e soprattutto all'ottimo Nemesis System, in grado di proporre nemici sempre nuovi e un sistema di risalita dei ranghi avvincente. In altre parole, al netto di una ripetitività avvertibile soprattutto nella seconda metà, di un'ambientazione oggettivamente troppo spoglia dal punto di vista visivo e di qualche svista nel sistema di controllo, L'Ombra di Mordor ci ha sorpreso, e apre alla grande questa stagione autunnale. Lo consigliamo senza remore agli appassionati di action adventure, con particolare menzione a tutti coloro affezionati all'opera del Professore e alle sue trasposizioni cinematografiche.

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