recensione La Via della Fortuna

Il Monopoly in salsa videoludica

Versione analizzata: Nintendo Wii
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Itadaki Street, che arriva per la prima volta in Europa dopo vent'anni dall'uscita del primo episodio, avvenuta nel 1991 su NES, venne considerato da tutti come un clone leggermente modificato di Mario Party. Stesso spirito scanzonato, un tabellone sul quale muovere le mascotte di Nintendo e Square Enix (sviluppatore del titolo), un gameplay fortemente orientato al multiplayer locale. Fin qui, niente di sbagliato. Peccato però che cessino qui le analogie con l'ormai storica serie Nintendo, arrivata al nono episodio, tra qualche mese in Europa. Quello che infatti è realmente Itadaki Street, giunto da noi con l'esplicativo nome de "La via della fortuna", è poco più che una versione alternativa del Monopoly, sebbene se ne distanzi in alcune meccaniche. Prima d'iniziare la recensione è quindi giusto ribadire che abbiamo di fronte quella che è in tutto e per tutto una versione digitale di un gioco da tavola, e non una commistione tra board game e party game infarcita di minigiochi, con questi ultimi vero cuore del gameplay - ovvero Mario Party. La via della fortuna è altro, ed è bene tenerlo a mente, per evitare di associare la presenza di Mario e compagnia ad un prodotto totalmente differente.

Facciamo una partita a...

Quello che logicamente interessa di più riguardo un gioco da tavolo, dal punto di vista analitico, son le regole, che non devono essere troppo complicate, per far sì che in molti riescano ad accostarsi al prodotto; ma nemmeno troppo banali, per evitare che alla lunga le partite divengano monotone e stancanti. Inoltre, bisogna dare un premio a chi riesca a giocar bene, e non faccia della sola fortuna l'unico mezzo di vittoria. A questo proposito La via della Fortuna si propone con due modalità: la prima con un set di regole semplificato, per far sì che chiunque possa approcciarvisi, la seconda con tutte le regole.
Il focus del gioco, come nel Monopoly, è l'acquisto di proprietà. C'è un tabellone, ovviamente più o meno grande e di diverse forme a seconda dell'ambientazione nella quale giocherete, nel quale le caselle più importanti sono quelle rappresentate dalle proprietà acquistabili. Un tiro di dado è tutto quello che serve per giungervi, una discreta sommetta prelevata dalle vostre casse il necessario per accaparrarsi l'attività. Da quel momento in poi, chiunque dovesse fermarsi su quella casella, dovrà versarvi una determinata somma, inizialmente assai bassa; lo scopo del gioco è raggiungere prima degli altri un valore di patrimonio prestabilito, che cambia a seconda del tabellone. Parliamo di patrimonio, e non di contanti, poichè il gioco opera una distinzione che va tenuta bene a mente: acquistare una proprietà diminuirà i liquidi a disposizione ma lascerà inalterato il proprio capitale, essendo anch'essa determinante ai fini del suo calcolo. Non lo aumenterà però, quindi non è solo comprando uno scatafascio che vincerete la partita: la vincerete avendo la fortuna di capitare sui negozi più costosi, facendoli vostri e soprattutto facendoli ingrandire, aumentando in maniera esponenziale la somma che gli altri giocatori dovranno spendervi al momento della fermata. Il tabellone, infatti, è diviso in quartieri, ed aprire un nuovo negozio nella stessa zona di un altro di vostra proprietà, fino magari ad ottenere l'esclusiva su quella zona, farà aumentare il valore degli altri, nonché il valore d'investimento, unica chiave del gioco con le regole semplificate: per investire in un negozio, facendolo ingrandire, dovrete capitare su di una proprietà già vostra, e spendervi sudato contante.
Affianco a questo set di regole di facile comprensione, c'è la possibilità di raccogliere dei semi di carte da gioco sparsi lungo il tabellone; una volta fatto, e recaticisi in banca, si otterrà uno stipendio, necessario per rimpolpare il proprio contante. Come vedete ci siamo focalizzati sulle regole, e non su altre componenti del gameplay, dato che non ve ne sono; sì, ci sono delle carte evento da pescare qualora si capiti su un'apposita casella, ma il loro impatto sul gameplay è minimo se non nelle fasi di gioco più tirate. Consentono infatti di spostarsi su una casella a scelta, di acquistare una proprietà scontata, di scambiar posto con un altro giocatore, fattori tutto sommato trascurabili. Così come lo sono i minigiochi, rapidissimi, con un'interazione minima da parte dal giocatore e forieri di ben pochi soldi: puntate sullo slime vincente in una corsa, o fate girare gli indicatori di una roulette, comunque poco ricavo ne avrete.

Le cose non cambiano nella modalità a regole standard, che vedono variare il principale metodo d'arricchimento ma non il corollario di elementi secondari appena descritto. La modalità standard, assai più soddisfacente, introduce le azioni, da comprare o vendere, relative ad uno specifico quartiere. Avere azioni in una particolare zona vi permetterà di beneficiare di una piccola somma, frutto di percentuale, sulle spese dei giocatori in ogni negozio, anche quelli non di vostra proprietà; ma soprattutto, esse costituiscono un capitale il cui valore si alza parallelamente a quello dei negozi in zona. Ecco allora che un gioco da tavolo banale e semplicissimo, come quello con le regole semplificate, diventa un interessante misto di strategia e speculazione, nel quale acquistare a due soldi una valanga di azioni in una zona e poi svilupparla fortemente per accrescere il proprio capitale. Funziona benissimo, ve lo assicuriamo.
Descritte le regole descritto il gameplay, verrebbe da dire, ed ognuno di voi si può fare un'idea di quanto un impianto ludico simile, scarno ma del tutto particolare, possa essergli avvezzo. La via della fortuna è un gioco del tutto lineare, chiaro, e le variazioni nel gameplay sono minime, nonché di basso impatto. Vien da sé che il miglior modo per goderne appieno è la modalità multigiocatore, presente -udite udite- anche online. Se da soli riuscirete comunque a fare qualche partita assolutamente avvincente è con più amici al fianco che il gioco darà il suo meglio, ma anche qui secondo canoni prestabiliti e rigidissimi. Applausi per la modalità multigiocatore online, ma mai come in questo caso ci sentiamo di dire che potrebbe essere assai simile allo sfidare i bot controllati dall'intelligenza artificiale (anche se i giocatori in carne e ossa non possono barare come fa l'IA nella modalità in singolo, con serie di lanci che hanno del miracoloso); aggiungete inoltre, che trovare qualcuno con cui giocare in rete sarà compito molto arduo.

C’è Mario, c’è lo slime, ma è brutto lo stesso

Nemmeno la fresca presenza di un roster di personaggi nutritissimo, tratti sia dalla serie di Mario che da quella di Dragon Quest, riesce a dare un tocco di colore in più ad un prodotto, l'abbiamo detto, rigidissimo nelle dinamiche. I tabelloni sono monotoni, e le differenze nell'ambientazione consistono praticamente in una differente conformazione e in un differente sfondo: si vede che il gioco è stato sviluppato da Square Enix; similmente a quanto avvenuto con Mario Sports Mix notiamo una caratterizzazione minore, toni decisamente meno scanzonati, e non bastano poche frasi ad effetto per renderlo più vivo.
Essendo questa la situazione, è difficile che un giocatore si avventuri solitario nella modalità Tour, che prevede il completamento di vari tabelloni, di tono "marioso" così come "slimeoso", anche a fronte dei numerosi collezionabili sbloccabili ed acquistabili, con i quali agghindare a piacimento il proprio personaggio.
In chiave squisitamente tecnica il giudizio è poco lusinghiero: su schermo si muove veramente poco, ed allora oltre la scarsa vena della direzione artistica, va criticata la realizzazione dei modelli dei personaggi, del tutto basilari, che una maggior cura avrebbe potuto rendere migliori. I tabelloni non variano per nulla, in realtà, e non son nemmeno belli da vedere: scialbi, anonimi e privi di colore. Si salva il comparto audio, che con successo mescola temi noti ora di Mario, ora di Dragon Quest, riuscendo a donare un po' di carattere ad una produzione che di anima ne ha veramente poca.

La Via della Fortuna Che La via della Fortuna sia un gioco particolarissimo va ribadito ancora una volta. Non è un clone di Mario Party, ma la precisa trasposizione videoludica di un gioco da tavola, con tutti i pregi e i difetti che ne derivano. Le regole sono interessanti, rendono le partite avvincenti, e possiamo dire che funzionano; non funziona la poca anima infusa nel titolo, le poche variazioni nel gameplay, decisamente troppo rigido anche a fronte della tipologia peculiare di gioco. Come prevedibile, il meglio di sé la produzione Square Enix lo dà nella modalità multigiocatore, preferibilmente locale; in singolo, è decisamente difficile che qualcuno ne riesca ad apprezzare pienamente le qualità.

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