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Recensione Land's End

Una nuova esperienza prodotta da UsTwo, il team di Monument Valley, ci trasporta in ambienti da esplorare in Realtà Virtuale, grazie ad un visore Samsung Gear VR e a un dispositivo della famiglia Galaxy Note o S6.

Versione analizzata: Android Games
recensione Land's End
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Mobile Gaming
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Lo store di Oculus si sta lentamente popolando di contenuti interessanti anche se, non essendo ancora disponibile il primo visore per piattaforma PC, tutto il software è dedicato al Gear VR. Si tratta dell'headset prodotto da Samsung e che si basa sull'uso di un dispositivo mobile, nella fattispecie il Note 4 o uno a scelta degli smartphone della generazione S6. Fino ad ora la diffusione di tale visore è stata abbastanza limitata, soprattutto a causa del prezzo che l'ha relegato a gadget per appassionati di Realtà Virtuale o sviluppatori con la voglia di sperimentare.
Le cose stanno però cambiando e un nuovo modello, rivisto soprattutto dal punto di vista della vestibilità e dell'ergonomia, è in arrivo a breve sul mercato ad un prezzo inferiore ai cento Euro.
Ecco quindi che il cerchio si chiude: costi più accessibili invogliano all'acquisto e il potenziale aumento della base installata spinge chi ha esperienza in ambito mobile a produrre qualcosa di nuovo. Un ottimo esempio è il nuovo gioco di UsTwo, team meglio conosciuto per aver ideato, sviluppato e pubblicato Monument Valley.

Luoghi della mente

Proprio il feeling di Monument Valley, con quelle sue architetture così particolari incorniciate in un mix di design e colori azzeccassimo, sembrerebbe tornare in Land's End. Il condizionale è però d'obbligo: il legame tra i due prodotti che si avvertirà all'inizio andrà piano piano a logorarsi, scemando progressivamente, di pari passo con la volontà del giocatore di immergersi nei luoghi onirici -e non più geometrici- di Land's End. Anche la nuova fatica di UsTwo ruota intorno alle sue ambientazioni, "isole" incastonate nel nulla, cattedrali solitarie che si ergono in un deserto infinito, rompendo la linea di un orizzonte piatto. In ognuno dei cinque livelli, ciascuno ben distinguibile in fatto di ambientazione, ci si ritrova quindi catapultati in questi non-luoghi, al cospetto di strutture di roccia possenti, caverne misteriose o in balia del tempo atmosferico avverso. Il gioco fa di tutto per far sì che l'utente scopra da solo qual è il suo scopo all'interno di questi ambienti digitali, guardandosi attorno grazie alla più classica delle visuali in soggettiva, da godersi semplicemente indossato il visore e ruotato il capo in ogni direzione.

Non essendo presente un vero e proprio sistema di controllo, in quanto il gamepad fornito con accessorio in alcuni bundle di Gear VR non è strettamente necessario per giocare, le interazioni avvengono direttamente con lo sguardo: basta guardare in una direzione per attivare alcuni punti sensibili nell'ambiente. Mantenendo quindi gli occhi puntati su alcune icone circolari sarà possibile iniziare a camminare, spostandosi di passo in passo da un'area all'altra, con transizioni lente che danno l'opportunità di godersi i luoghi misteriosi nel quale il giocatore è immerso. Ecco quindi che un semplice ed empirico stratagemma si rende fondamentale per godere appieno l'esperienza proposta da Land's End: il titolo va giocato utilizzando una seria girevole, quelle classiche da ufficio nelle quali si può ruotare liberamente di trecentosessanta gradi. In questo modo è possibile guardarsi intorno senza limitazioni, poiché un divano obbligherebbe invece a movimenti innaturali, ad esempio per guardare dietro alle proprie spalle.
Nel caso non sia possibile, torna in soccorso proprio il supporto ad un gamepad: attivando la connessione Bluetooth del dispositivo mobile usato come schermo, possiamo sincronizzare uno dei tanti controller senza fili compatibili con Android, sfruttando quindi i tasti dorsali per ruotare il proprio punto di vista anche stando fermi.
La transizione è però a scatti di circa sessanta gradi alla volta, senza quindi una lenta carrellata, in modo da evitare l'effetto nausea che può insorgere quando i movimenti del corpo e ciò che gli occhi stanno vedendo non è coerente.

Movimenti a parte, l'altra grande componente di Land's End sono gli enigmi, anch'essi da risolvere utilizzando lo sguardo. Negli ambienti di gioco trovano infatti posto alcuni portali di pietra, da riattivare chiudendo dei circuiti che partono da una fonte di energia e che devono arrivare proprio fino al portale. Muovendo gli occhi è possibile tendere una sorta di filo immaginario che mette in comunicazione vari punti dell'ambiente, portando quindi energia dove serve.
Altre tipologie di enigmi richiedono invece di spostare dei blocchi, in modo da aprire o chiudere passaggi specifici. Anche in questo caso si utilizza la vista e basta guardare per un attimo un blocco e alzare la testa, per vederlo fluttuare con un effetto che dà la sensazione di avere a disposizione poteri simili alla telecinesi.
Ma attenti: gli enigmi di Land's End sono solo un intermezzo, un elemento contingente: è l'esplorazione ad essere realmente importante, il fascino dell'ambientazione è il "primo mobile" che tiene in piedi la condensata esperienza di gioco. Difficilmente si rimarrà bloccati senza alcun indizio sul come proseguire, fattore che conferma quanto immaginato sin dai primi istanti: Land's End è prima di tutto un'esperienza, e solo in seconda battuta un gioco vero e proprio.

Land's End La mano che ha prodotto Monument Valley si percepisce con forza anche in Land’s End. Il motivo è presto detto: il team è riuscito a creare un mix di esplorazione e enigmi in grado di affascinare, coinvolgere, spesso anche emozionare, mantenendo però quel distacco quasi freddo, alieno, che nel mistero e nella solitudine affonda le proprie radici. Un’esperienza tutto sommato breve, inferiore alle due ore di durata, ma molto intensa, sostenuta dall’uso di un visore VR e che, senza tale tecnologia, perderebbe praticamente ogni ragion d’essere. Land’s End è un piccolo ma riuscitissimo esperimento, che getta una luce molto positiva su quello che la Realtà Virtuale potrà essere l’anno prossimo, quando sbarcherà commercialmente in pompa magna sul mercato, tanto grazie ad Oculus quanto a PlayStation VR.

9

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