Lantern Recensione

La nostra recensione di Lantern, il nuovo gioco di Storm in a Teacup: un'avventura sbrigativa ma interessante e unica nel suo genere.

Versione analizzata: PC
recensione Lantern
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  • Pc
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Quella proposta da Lantern è un'avventura breve e condensata, semplice ed estremamente rilassante, ambientata in un mondo sepolto sotto una patina di tristezza, ingrigito dalle pene della sua principessa regnante. Nei panni di una lanterna magica dovremo sorvolare le monocromatiche terre del reame per riportarlo all'antico splendore, restituendo colore a immense pianure, grotte e piccoli villaggi. Forte di un sistema di gioco basilare e immediato, il nuovo prodotto dell'italiana Storm In a Teacup culla il giocatore con una musica di sottofondo accattivante e rilassante, accompagnata da uno stile low-poly dall'alto impatto scenografico e da un level design ricco di spunti interessanti. Lantern è però un'avventura tutt'altro che priva di difetti, pienamente godibile attraverso il monitor ma innegabilmente migliore se affrontata indossando un visore per la realtà virtuale.

La lanterna della speranza

Quella che accompagna le vicissitudini della lanterna è una narrazione silenziosa, sommessa e nascosta; tanto criptica e scheletrica da passare a tratti inosservata. Lantern è un titolo fortemente introspettivo, volutamente rilassante e spensierato; un prodotto pensato per essere giocato lasciandosi trasportare dalle sensazioni del momento, godendosi i maestosi paesaggi e la musica di sottofondo. L'attività ludica vera e propria si sviluppa attorno ad alcune aree ben definite, al centro delle quali è visibile un gigantesco obelisco, inizialmente spento. Attorno, di solito, un piccolo borgo paralizzato in un desolante grigiore, a cui dobbiamo ridare colore. Svolazzando di casa in casa la struttura si illuminerà progressivamente, lasciando intravedere decorazioni legate alla stagione di riferimento. Perché Lantern rifugge con decisione ogni possibile deriva open world, cui preferisce piuttosto una conservativa suddivisione in quattro giganteschi livelli aperti, rappresentanti ciascuna delle stagioni metereologiche. Da una porzione di gioco all'altra il cambiamento è visibile, ma non sempre così forte come avremmo sperato. L'unica vera eccezione è rappresentata dall'inverno: davvero tetro, glaciale, pungente, unico. Anche nelle aree artisticamente meno ispirate, però, il titolo continua a mostrare una buona costruzione dei livelli, incredibilmente ampi e mediamente ricchi di dettagli. All'interno di ciascuna macro-area lascia al giocatore piena libertà di esplorazione, consentendogli di sorvolare in totale autonomia l'ambiente circostante o perlustrarlo in cerca di alcuni timidi segreti sparsi per i villaggi, presenti sotto forma di misteriose pietre decorate da un'incisione luminosa, che fanno le veci dei classici collezionabili e svelano, gradualmente, un "proverbio" nascosto in ogni stage.
Inquadrare perfettamente un gioco come Lantern è complicato, forse impossibile. Il titolo di Storm in a Teacup presenta numerose sfaccettature, e può essere letto e vissuto in tanti modi diversi. Potreste utilizzarlo come fosse una sorta di screensaver interattivo incredibilmente rilassante, oppure andare dritti al sodo e raggiungere rapidamente i titoli di coda. Perché una volta capito il trucco, ci si mette davvero poco a completare l'avventura: lanciandoci a capofitto nell'opera di "restauro" del paesaggio saremo in grado di portare a compimento il nostro dovere in meno di un'ora. Un lasso di tempo estremamente ridotto, che rende il gioco molto poco appetibile per coloro che preferiscono giocare a testa bassa, senza lasciarsi trasportare dalla componente emotiva e ignorando completamente sia la dimensione onirica della produzione che i fortissimi input sensoriali da essa trasmessi. E con una narrazione così ridotta all'osso, relegata all'interno di cutscene silenziose e spesso poco significative, il risultato finale potrebbe non essere in grado di compiacere neanche coloro che preferiscono giocare poco e godere di una storia fatta e finita, che vogliono essere presi per mano e guidati attraverso un'esperienza interattiva di ben altro tipo.

Un mondo a colori

Parlando di esperienza sensoriale, specialmente in quest'ultimo periodo, la mente vola inevitabilmente alla realtà virtuale. Lantern non solo sopporta pienamente Oculus Rift, ma ne trae addirittura impensabili benefici. La visuale, che nella versione standard del gioco resta inesorabilmente ancorata alle spalle della lanterna, una volta indossato il visore inizierà a piegarsi al volere del giocatore, ruotando con grazia per seguire il suo sguardo. Sembra una cosa di poco conto, ma vi assicuriamo che, in un prodotto del genere, può davvero fare la differenza. Muoversi liberamente all'interno delle tre dimensioni, magari salendo leggermente di quota per osservare dall'alto le meraviglie che si estendono al di sotto dei nostri occhi, è un'esperienza sicuramente appagante, molto più di quanto non lo sia dedicarsi al completamento dei singoli livelli. Ci troviamo di fronte uno dei pochi titoli che sfruttano con convinzione le possibilità d'immersione offerte dalla VR, offrendo totale libertà di movimento a 360 gradi. Ben lontano dal limitarsi a riproporre il tipo di esplorazione guidata e fortemente limitata vista - anche recentemente - in molti dei titoli che finora hanno abbracciato questa nuova tecnologia, il gioco di Storm in a Teacup decide di mettere a dura prova le nostre capacità cognitive: muoversi troppo velocemente o compiere strane peripezie aeree rischia di causare non pochi problemi anche al giocatore più coriaceo. Ma questo è un problema generalizzato e ben noto, con cui devono - e dovranno per sempre - fare i conti tutte le esperienze di questo tipo. Siamo rimasti particolarmente sorpresi, invece, dalla diversa percezione della velocità di movimento che si ha giocando attraverso un visore: laddove provando il titolo attraverso un comune monitor i movimenti ci erano sembrati persino troppo lenti e macchinosi, una volta indossato l'Oculus abbiamo provato sensazioni diametralmente opposte.

Lantern Quella proposta dal nuovo titolo di Storm in a Teacup è un’avventura particolare, diversa e, per certi versi, unica nel suo genere. Lantern è un gioco palesemente limitato ma con un carattere ben definito, non particolarmente brillante in termini di contenuti ma abbastanza carismatico da emergere dalla massa informe di prodotti mediocri che si affacciano sullo store digitale di Valve. Pur non mettendo sul piatto particolari innovazioni o dinamiche di gameplay rivoluzionarie, il prezzo ridotto (appena 6.99€) potrebbe renderlo un prodotto assai appetibile per tutti gli amanti delle esperienze interattive rilassanti e semplici. Se siete tra i pionieri del mondo della realtà virtuale, inoltre, potrebbe rivelarsi un’ottima sorpresa anche in tal senso: a meno che non siate particolarmente sensibili al motion sickness, seguire le eroiche gesta della lanterna con un visore in testa aumenterà esponenzialmente il tasso di immersione e, di conseguenza, l’efficacia dell’esperienza di gioco.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: i7 4790K @ 4.00 Ghz
  • RAM: 16gb DDR3
  • GPU: Asus Strix GTX 980
7

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