Recensione Last Window

La nuova avventura Cing recensita per Nintendo DS

Versione analizzata: Nintendo DS
recensione Last Window
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Cing è un nome che è rimasto impresso nella mente degli appassionati di avventure su console, poiché è uno studio che da solo è riuscito a trascinare il genere per anni, all’infuori dei grandi classici per PC, adattando stile e meccaniche alla fruizione su DS e successivamente su Wii.
Sfortunatamente la storia dello studio nipponico si è bruscamente interrotta durante la prima metà di quest’anno, con una dichiarazione di bancarotta che ha stupito e lasciato interdetti gli appassionati, soprattutto perché non seguita da alcun tentativo di salvataggio proposto da altre compagnie.
Un fallimento in piena regola, quindi, che ha di fatto sancito lo smembramento del team.
Nintendo ha però colto l’occasione per portare in occidente l’ultimo titolo di Cing, quel Last Window che rappresenta un seguito in piena regola di Hotel Dusk, pubblicato per DS nel 2007 con discreto successo.

Un ritorno al passato

La formula di Hotel Dusk è stata ripresa in pieno reintroducendone praticamente tutti gli elementi: il protagonista, Kyle Hyde, l’ambientazione, questa volta rappresentata dal condominio Cape West che dà il titolo al gioco, lo stile, con un solido motore 3D per gli ambienti, e infine il gameplay, che prevede nuovamente un’interazione basata sull’uso del touch screen tenendo la console come un libro.
Il primo approccio è singolare: si respira subito l’atmosfera di quello che a tutti gli effetti potrebbe essere definito il prequel ma si percepisce rapidamente che non molto è cambiato e la formula è rimasta pressoché invariata.
Chi ha quindi avuto modo di giocare ad Hotel Dusk inizierà rapidamente a muoversi all’interno del condominio in cui Hyde vive, parlando con i vicini di casa per scoprire l’incipit della trama.
Per tutti gli altri sarà solo questione di pochi minuti: lo schermo destro mostra una piantina dell’area e spostando il pennino il protagonista inizierà a camminare in quella direzione. Lo schermo sinistro visualizza invece il punto di vista di Hyde, con un’ottima grafica, tenendo conto delle potenzialità di Nintendo DS.

L'evolversi della vicenda

Il condominio Cape West è situato a Los Angeles ed è il luogo in cui Hyde vive, per la precisione in un monolocale piccolo e funzionale al secondo piano.
La storia, ambientata nel 1980, vede il licenziamento del protagonista dalla Red Crown, azienda che l’ha assunto tanto per il lavoro da venditore quanto per quello di investigatore alla ricerca di oggetti scomparsi, avvenuto a causa del suo carattere menefreghista ed impulsivo. Questo avvenimento gli fornisce improvvisamente molto tempo libero per guardarsi intorno, dandogli la possibilità di riscoprire dove vive, cosa finora mai avvenuta poiché ha sempre viaggiato molto per via della sua professione.
I personaggi sono ben tratteggiati dal punto di vista della personalità, con stili di vita, ambizioni e modi di fare differenti ma con un denominatore comune: ognuno ha qualcosa da nascondere e, irrimediabilmente, le loro azioni presenti e passate li porteranno verso il punto focale della trama, rappresentato dal ritrovamento di un oggetto, chiamato Scarlet Star.
Tale oggetto è legato in qualche modo ad un omicidio e alla morte del padre di Kyle, avvenuta molti anni prima.
I temi sono quindi nuovamente quelli a cui Cing ci ha abituati, già esplorati in molti altri titoli, da Another Code fino al recente Again, mai giunto ufficialmente in Europa: i misteri nascono dal passato e hanno a che fare con legami familiari instabili, cose non dette e rancori accumulati in anni di vita vissuta.
Quello che funziona perfettamente è l’associazione tra storia e personaggi, forse leggermente stereotipati ma comunque interessanti e con una buona profondità.

Tra dialoghi ed enigmi

Indagare all’interno del condominio Cape West è un’attività basata su due azioni fondamentali: dialogare con i personaggi e risolvere enigmi.
Ovviamente corrispondono perfettamente alle colonne portanti del genere delle avventure grafiche dagli albori ad oggi. Ciò però che rende unico Last Window è il fatto che i modi con i quali tratteremo gli altri, approfondendo o meno alcuni argomenti durante le discussioni o scegliendo differenti risposte, e le modalità con le quali utilizzeremo gli oggetti per risolvere le situazioni più disparate renderanno differente la storia, al punto tale da andare a formare un romanzo che verrà scritto di volta in volta al termine di ogni capitolo giocato.
Il libro rappresenterà quindi una cronistoria dettagliata della trama “creata” dal giocatore e rileggendolo si potrà riassaporare completamente tutta la storia, magari rianalizzandola da un punto di vista esterno, scoprendo svolgimenti alternativi inaspettati.
Anche elementi apparentemente innocui come la scelta di due differenti bibite al distributore automatico posto nell’atrio del condominio potranno alterare il fluire degli eventi, con esiti decisamente originali.

Esplorazione portatile

A livello artistico Last Window è un prodotto vincente: l’atmosfera del condominio decadente degli anni ’80 è resa molto bene tanto dal punto di vista stilistico quanto da quello tecnico.
Il motore 3D sviluppato per il gioco si allinea e supera in alcuni frangenti quello di Hotel Dusk, proponendo ambienti dettagliati e piacevoli, garantendo sempre una buona fluidità durante l’esplorazione.
Per quanto riguarda i personaggi si è tornati verso una produzione di animazioni fatte a mano, disegnando i vari frame con uno stile grezzo a matita, esattamente come nel prequel.
Cing ha quindi preso le distanze dallo stile utilizzato in Again nel quale si era preferito usare attori in carne ed ossa fotografati e digitalizzati, con una resa sicuramente più realistica ma anche maggiormente asettica.
Chiude il comparto audio, con musiche adatte all’ambientazione che però, come da tradizione, si ripetono per tutta la durata del gioco e quindi possono portare a noia rapidamente.
Una nota a margine: Last Window è uno dei pochi titoli per DS a supportare il rumble pack da inserire nello slot delle cartucce per Game Boy Advance e che era stato distribuito all’interno della confezione di Metroid Prime Pinball.
L’effetto è utilizzato quasi solo durante i dialoghi per sottolineare in modo tattile alcuni degli scambi di battute più importanti.
Un’aggiunta interessante che denota la cura per i dettagli riposta nello sviluppo del gioco.

Last Window Last Window è nuovamente un centro per Cing e fa male al cuore pensare che sarà anche l’ultimo, visto che il team, semplicemente, ha cessato di esistere. Gli appassionati troveranno le atmosfere classiche a cui i titoli passati ci hanno abituato, senza troppa innovazione ma sicuramente con alti valori produttivi e un’ottima qualità generale, a livello di stile, trama, gameplay. Un canto del cigno degno di nota, quello di Cing, che grazie a Nintendo è arrivato fino in Europa. I fan non dovrebbero lasciarselo sfuggire.

8

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