Recensione Left 4 Dead 2

Il ritorno degli zombie di Valve

Left 4 Dead 2

Videorecensione
Left 4 Dead 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc

L'inverno dei morti viventi

Left 4 Dead è stato il titolo in grado di dare il colpo di coda dell'industria videoludica nello scorso anno. Il titolo di Valve, la celeberrima software house a cui si devono i natali di un certo Half Life, benchè uscito quasi in sordina (a causa di una line-up invernale in cui spiccavano altisonanti nomi come Gears of War 2, Fallout 3 e Fable 2) riuscì a sovvertire un po' tutti i pronostici ed a ritagliarsi una corposa fetta di mercato, accaparrandosi i favori sia della critica ma, in particolare, del pubblico. Il successo di Left 4 Dead risiede tutto nella struttura di gioco che potremmo definire, in un unica parola, "addictive". Se infatti ad una superficiale occhiata il gioco potrebbe dare l'idea di un normalissimo First Person Shooter, la semplicità di gioco, unita ad un'atmosfera mutuata appieno dalla trilogia di George Romero sugli zombie e (soprattutto) alla formula cooperativa tramite la quale poter affrontare l'intera campagna insieme ad altri tre amici su Xbox Live sono per sommi capi i fattori che hanno elevato la creatura di Valve come una delle migliori esclusive per la bianca console di casa Microsoft. Ad un anno esatto ecco palesarsi sugli scaffali dei negozi proprio Left 4 Dead 2 sequel che, contrariamente a quanto si possa pensare, ha suscitato pareri molto contrastanti soprattutto fra i fan del primo capitolo, i quali hanno criticato pesantemente Valve accusandola di sfruttare il brand per mettere sul mercato un prodotto prematuramente classificato come mero data disk.

Una tranquilla settimana di orrore

Le vicende narrate nel nuovo capitolo della saga di Valve seguono come continuum temoprale quanto visto nel precedente Left 4 Dead: l'infezione letale si sta diffondendo a macchia d'olio su tutto il territorio degli Stati Uniti, aggredendo e trasformando in letali zombie (molto più vicini ai non morti visti in blockbusters come 28 giorni dopo e Io sono leggenda, piuttosto che ai lenti ammassi di carne putrescente dei film di Romero) ed altre aberrazioni della natura gli abitanti americani. Ad una settimana esatta dalla fuga dei nostri precedenti quattro eroi (e tre settimane dopo l'inizio dell'infezione), le telecamere virtuali si spostano su Savannah in Georgia, ridente città del sudest americano in cui incontreremo i nostri nuovi moschettieri della sventura. I quattro survivors (ancora una volta tre uomini ed una donna) inizieranno le loro peripezie presso un motel in cui il conflitto fra mutanti ed esercito (molto più presente che nel precedente capitolo) ha scatenato un gigantesco incendio. Armi in spalla Coach, Rochelle, Ellis e Nick decideranno di tentare l'impresa ed arrivare sino alla base militare di New Orleans, in Louisiana. Il viaggio non sarà certamente una passeggiata salutare ed i nostri improbabili eroi saranno costretti loro malgrado a cooperare per portare in salvo la pelle in un immaginario crescendo Rossiniano del terrore, in cui ci vedremo impegnati ad attraversare un territorio via via sempre più sottoposto alla vessazione del virus, e quindi via via sempre più infestato da letali creature. Tale premessa si rifletterà direttamente all'interno del gioco, proponendoci il filo conduttore appena narrato dipanarsi attraverso le cinque campagne che dovremo affrontare; oltre ciò Valve, nel tentativo di aumentare il feeling e l'immersione nella sua ultima creatura, ha inserito anche alcune sfumature caratteriali per i quattro survivors, i quali scambieranno battute ed opinioni durante la disperata fuga verso la salvezza. Tentativo lodevole che però non riesce totalmente nel suo intento: se da un lato il collegamento fra le varie locations risulta essere ben realizzato ed in grado di concatenare gli eventi in corso d'opera, Left 4 Dead 2 soffre ancora della sindrome del suo predecessore, ossia di un titolo inequivocabilmente più incentrato sul divertimento in multiplayer che sulla caratterizzazione ed il pathos di altri blasonati colleghi.


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L'apparenza inganna

Dal punto di vista del gameplay e dei contenuti ludici Left 4 Dead 2, lo diciamo sin da subito, riesce nel suo intento di ampliare e raffinare l'esperienza del suo predecessore, inserendo una serie cospicua e sostanziosa di novità in grado di togliere dal titolo Valve quel prematuro appello di data disk affibbiatogli poco dopo la sua presentazione all'E3. Il cuore del gioco resta sempre la campagna da affrontare rigorosamente con altri tre amici (ben poco senso infatti ha il single player, in cui la seppur buona IA che comanda gli altri sopravvissuti non riesce minimamente ad eguagliare l'adrenalina della cooperativa a quattro giocatori), uno story mode in cui verremo messi di fronte a ben cinque episodi divisi in altrettante sottosezioni, caratterizzate ciascuna da una peculiare località: oltre al già citato motel in fiamme potremo avanzare, ad esempio, in una palude melmosa, un luna park molto poco divertente ed in uno zuccherificio abbandonato. Il primo significativo cambiamento di questo Left 4 Dead 2 risiede proprio nel campo di battaglia, sul quale andrà a gravare la rinnovata routine chiamata AI Director, divenuta per l'occasione 2.0. Se nel precedente capitolo tale algoritmo andava a gravare sulla quantità di ondate e di infected speciali, questa volta la bravura del nostro team influenzerà anche la strada che intraprenderemo, la quale si farà sempre più tortuosa presentando differenti bivi e costringendoci a dover passare in aree dal sempre più elevato grado di difficoltà, in cui troveremo meno ripari e luoghi sicuri in cui poterci arroccare per respingere le orde di infected. Altra gradita sorpresa dell'AI Director sarà quella di cambiare le condizioni climatiche, facendoci così scontrare anche con la difficoltà di visuale data dal crepuscolo notturno, dalla nebbia o dalla pioggia. L'intento su cui i Valve si sono focalizzati è dunque quello di non dare ai giocatori il benchè minimo punto in cui poter tirare il fiato, sottoponendoli così ad un continuo e martellante attacco da parte delle orde, fra le cui fila sarà possibile riconoscere alcune nuove e pericolosissime new entry. Iniziamo con gli "uncommon", ossia zombie apparentemente normali ma che presentano alcune peculiarità: avremo a che fare con infetti in tuta anti radiazioni insensibili al ticchettio della pipe bomb, clown in grado di portarsi dietro un codazzo di altri nemici o insidiosissimi uomini fango i cui colpi andranno non solo a togliere preziosa energia, ma ci oscureranno la visuale con schizzi di mota. Parlando invece degli special infected, le new entry di Left 4 Dead 2 sembra siano state create con in mente il chiaro obiettivo di dividere i survivors: entrano in scena i Jockey (letteralmente: fantini), creature simil scimmia che cavalcheranno sulle spalle il malcapitato, spostandolo pesantemente via dal gruppo, i Charger invece agiscono come una sorta di difensore di football americano, andando a placcare l'avversario e trascinandolo via per diversi metri; chiude la carrellata lo Spitter, abominio della natura e lontano parente dell'alien di Gigeriana memoria, in grado di sputare acido corrosivo sui survivors. Fra le vecchie glorie invece spiccano il make up di Smoker e Hunter, la presenza di un Boomer donna (invero identico alla controparte maschile) e, soprattutto, la Witch in grado di camminare per l'area di gioco e confondersi così con i normali infected. Contro un'orda così accanita e rinforzata sarebbe stato quantomeno masochistico non poter mettere a disposizione dei giocatori alcuni nuovi gingilli: fortunatamente Valve non ha praticato una politica di austerity ed ha inserito in Left 4 Dead 2 una cospicua serie di nuovi giocattolini di fondamentale importanza per sopravvivere. La prima cosa che salta all'occhio è la presenza di armi da corpo a corpo: mazze da basbeall, machete, katane, meno convenzionali padelle e cattivissime motoseghe, oggetti da taglio o contundenti con cui sfogare la nostra rabbia e smembrare i corpi degli infected; oltre alla forma, le armi da corpo a corpo conferiscono una certa sostanza al gameplay, tramite la possibilità di elaborare strategie più raffinate e creare un party decisamente più eterogeneo per quel che concerne il lato offensivo. Anche per le armi da fuoco il gioco ha subito un decisivo upgrade, mettendoci a disposizione diverse varianti di mitragliatori, fucili a pompa e pistole, ciascuna con il suo rateo di fuoco, portata e danni arrecati, senza nulla da invidiare ai suoi colleghi Fps dall'appeal più militaresco. Ma le novità non finiscono qui: fra le armi da lancio spicca una nuova bomba, una fiala piena di bile del Boomer ottima non solo per distrarre l'orda, ma anche di mettere contro gli stessi infected. Chiudono la carrellata dei gingilli offensivi alcune scatole di munizioni speciali (incendiarie ed esplosive) e un mirino laser. Nella sezione pronto soccorso fanno invece la loro comparsa una siringa di adrenalina (con cui alzare temporaneamente le statistiche generali del personaggio) e un defibrillatore portatile, grazie al quale potremo far rivivere un compagno caduto in battaglia senza dover aspettare il suo respawn in una delle stanze sparse per la mappa.

Ancora più cattivi

Sotto l'aspetto tipologie di gioco, Left 4 Dead 2 fa tesoro di quanto lascia in eredità il suo predecessore, implementando da subito la modalità Survivor (primo DLC uscito a suo tempo del titolo Valve) ed affiancando alla Campagna la cattivissima Realtà e, dal punto di vista del deathmatch a squadre, il veloce e frenetico Cercatore raggiunge il collega Avversario. Scendendo nel dettaglio con Realtà Valve ha voluto estremizzare quasi il concetto di survival horror, escludendo una serie di particolari ed acuendo la difficoltà della modalità campagna. Nello specifico tutti gli oggetti ed i nostri compagni non avranno più l'aura azzurrina in grado di metterli in risalto, inoltre non verremo messi a conoscenza di eventuali attacchi ed aggressioni da parte degli infected speciali; ciliegina sulla torta un consistente aumento della resistenza dei nemici, i quali cadranno facilmente solo tramite colpo alla testa; una modalità per chi, parafrasando una nota campagna pubblicitaria, non deve chiedere mai. Cercatore invece pone l'accento sulla frenesia, andando parzialmente in controtendenza rispetto a quanto visto in Avversario: in buona sostanza la modalità prende spunto da alcune fasi già viste durante la campagna principale in cui i survivor devono raccogliere delle taniche di benzina per poter riempire il serbatoio di un veicolo e poter così scappare. Dall'altro lato della barricata i vari infected dovranno assolutamente impedire la fuga, attaccando senza pietà i sopravvissuti, approfittando magari dell'impaccio dato durante il trasporto degli ingombranti fusti. Aggiungiamo al panorama le più raffinate tattiche da mettere a punto in Avversario con i nuovi infected speciali per poter avere un panorama di primissimo ordine su quello che è il punto di forza del gioco, ossia del divertimento puro in multiplayer online, aspetto sotto il quale il titolo Valve sfodera tutto il suo fascino e carisma.

Depeche Mode, sogno o son desto?

Left 4 Dead 2 è uno dei primi titoli a supportare i famigerati premi per gli Avatar di Xbox Live. Fra quelli messi a disposizione vi è una simpatica t-shirt (indossata nel gioco da Rochelle) nientemeno che dei celeberrimi Depeche Mode.

Qualche scricchiolio

Dal punto di forza al tallone d'Achille il passo è breve, e il lato debole di Left 4 Dead 2 risiede nel comparto tecnico il quale, pur non avendo il benchè minimo problema di sorta, sente un po' troppo il peso del tempo. Il Source Engine infatti mostra ancora la sua bontà e duttilità in ambito 3D, grazie ad una gestione impeccabile di moltissimi elementi a schermo senza il benchè minimo tentennamento o calo di fluidità (il gioco è infatti inchiodato al buon valore di 30 frame al secondo), presentando inoltre un leggero miglioramento rispetto al precedente Left 4 Dead, con alcune texture maggiormente definite, animazioni più fluide e una gestione migliorata degli effetti particellari (in particolar modo il fumo, la nebbia e le scintille delle esplosioni). L'aspetto generale conseguente è decisamente gradevole allo sguardo, pur non riuscendo ad arrivare ai livelli di alcuni suoi più blasonati colleghi. Ottimo come sempre il comparto audio, grazie ad un doppiaggio di qualità per i survivor e di una moltitudine di effetti, grugniti e lamenti in grado di tenere sempre altissimo il grado di tensione all'interno del gruppo. Lo spostamento verso la costa orientale ha inoltre permesso ai Valve di inserire alcuni brani più squisitamente orientati verso il sound jazz, marchio di fabbrica di New Orleans. Fra le chicche che abbiamo incontrato nel gioco vi è anche un juke-box in cui potremo selezionare, fra i brani disponibili, la celeberrima "When the Saints go marchin' in" e quella "Still Alive", già colonna sonora dell'altra perla di Valve, Portal.

Left 4 Dead 2 Left 4 Dead 2, come ogni buon sequel che si rispetti, riesce nella difficile impresa di migliorare cià che di buono aveva fatto il suo predecessore, grazie ad una lunga serie di piccole ma significative innovazioni e limature ad un gameplay già di suo solido e collaudato; aggiungendo inoltre nuove modalità di gioco, a tutto vantaggio del divertimento e della longevità. Il comparto grafico appena discreto è solo una crepa in un prodotto di assoluto valore, in grado di appassionare sia gli aficionados del primo Left 4 Dead, sia coloro che si avvicinano per la prima volta al prodotto.

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