Lichtspeer Recensione

Gli esordienti del team polacco Lichthund confezionano un folle simulatore di lancio del giavellotto futuristico che strizza l'occhio agli anni Ottanta.

Versione analizzata: PC
recensione Lichtspeer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

"Abbraccia il futuro, mangia lo strudel, gioca a Lichtspeer". La pagina Steam dedicata al primigenio di Lichthund, pseudonimo dei due sviluppatori di Varsavia Rafal Zaremba e Bartek Pieczonka, è già di per sé un biglietto da visita eloquente, molto onesta nell'evidenziare i toni assai poco seriosi con cui il giocatore, scegliendo di dar fiducia al prodotto, si troverà ad avere a che fare appena dopo l'acquisto. Non bastasse, il trailer a corredo riesce ad essere ancor più esplicativo: nient'altro che una folle carrellata dei brutti ceffi che intralceranno l'incedere del nostro eroe, potpourri di gnomi assassini, giganti di ghiaccio hipster, zombie fricchettoni, trichechi eleganti, pinguini vichinghi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto presentato per mezzo di una gamma di colori acidissimi e commentato da uno speaker dall'insolito accento anglo-tedesco, la cui recitazione esaltata rimarca ancora una volta il concetto che la compostezza, qui, non è proprio di casa. Ebbene, definiti i lineamenti, in cosa consiste esattamente l'offerta di Lichtspeer?

Das giavellotto speciale

Come buona parte delle divinità conosciute, Lichtgod è un essere sovrannaturale capriccioso che, annoiato dalla monotonia della suo esistere, decide di assoldare un mortale qualunque per obbligarlo a fare una carneficina a zonzo tra i pianeti del proprio universo, sorta di retrofuturo fondato sull'iconografia dei miti germanici. L'eroe - o eroina, a nostra scelta - riceve quindi in dono dal dio la portentosa lichtspeer - storpiatura falso-dialettale di light spear -, asta lucente di rosa al neon che, una volta scagliata in aria e conficcatasi in una superficie solida, si rigenera subito tra le mani al proprio possessore, che può dunque rigettarla al destinatario senza sosta. Archiviato il canovaccio posto a contorno del gameplay si passa immediatamente all'azione, in una formula che definire arcade sembra quasi riduttivo. Ogni livello di Lichtspeer è, di fatto, un susseguirsi di quadri statici attigui su sfondo comune in due dimensioni, dove il personaggio si colloca di volta in volta in un punto specifico - in uno dei due angoli, oppure al centro - e lì rimane perentoriamente immobile, in attesa di una o più ondate di nemici dall'andatura variabile. Il solo comando a disposizione del giocatore, oltre a quello per il lancio del giavellotto, è legato alla possibilità di definire il tiro tramite mouse o levetta del pad, la cui parabola è sempre ben visibile tramite linea tratteggiata. Scopo del gioco è quello d'infilzare ciascun avversario prima che raggiunga il nostro avatar e ne faccia brandelli, pena il dover riaffrontare l'ondata di turno da principio. Sbagliare il lancio tre volte di seguito scatena per altro l'ira del Lichtgod, il quale stordisce l'eroe per qualche secondo che, quando i nemici gli sono particolarmente prossimi, può effettivamente essergli fatale, costringendolo al "retry" in un battito di ciglia. Se nei primi stage contrastare i mostri non crea grossi problemi, procedendo nella campagna la questione si fa ovviamente più complessa. Le creature che invadono lo schermo si fanno viepiù numerose e subentrano ben presto momenti di confronto con altri ostacoli dall'effetto potenzialmente devastante quali certi obbrobri volanti - anche corazzati -, gigantesche statue sparalaser, missili a ricerca calorica e lanterne magiche che accelerano notevolmente il passo degli avversari allorché riuscissero a giungervi accanto. Non mancano nemmeno le boss fight, sporadiche ma sicuramente ben orchestrate, sfiziosa declinazione della ricetta alla base del titolo.

La difficoltà di Lichtspeer sta dunque proprio nell'avere a che fare con degli oppositori in costante movimento, con la conseguenza che definire la linea di tiro con precisione richiede spesso un colpo d'occhio non comune, così come ricalibrare la traiettoria lancio dopo lancio diventa presto questione di grande fermezza e riflessi sempre in allerta. In aggiunta, abbattere i villain con un basso numero di colpi, magari persino headshottandoli, fa guadagnare all'utente un numero superiore di LSD - acronimo di Licht Standard Denomination...ovvio, no? - che va poi sempre a confluire in uno score riassuntivo assieme all'eventuale completamento di alcune sottosfide quali terminare lo scenario entro un dato minutaggio o eliminare una certa quantità di avversari dello stesso tipo a determinate condizioni. Ottenere tanti LSD dà poi modo di acquistare alcuni talenti speciali per l'attacco e la difesa nel cosiddetto Licht Shop, che variano dal poter rallentare lo scorrere del tempo per qualche istante fino alla capacità di sdoppiare la lancia quando in volo, così da aumentarne le possibilità offensive. Tutto ciò si concretizza in un'esperienza ludica che, in controtendenza rispetto alla staticità dell'eroe protagonista, sa farsi sovente convulsa, sulle prime, ammettiamo, anche sufficientemente divertente e liberatoria nella pur sostanziale semplicità di un concept dal sapore d'altri tempi, eppure innegabilmente personale.

Nein!

Anche dal lato artistico, in effetti, Lichtspeer dimostra di sapersi destreggiare in maniera discretamente convincente. Gli ambienti che fanno da scenografia alle gesta del campione spaziale non sono particolarmente elaborati, così spigolosi nell'uso predominante di forme geometriche piane e quasi psichedelici in quanto a soluzioni cromatiche, e tuttavia traggono giovamento da una pulizia grafica molto accurata e restituiscono un colpo d'occhio piuttosto piacevole. Così come non stona neppure il tappeto musicale, una selezione di brani strumentali che fanno l'occhiolino alla disco dance anni Ottanta e che ben si sposa con lo stile divertito e sopra le righe che ammanta un po' tutta la produzione. Il limite di Lichtspeer è quindi da ricercare altrove, e risiede nella sostanziale ripetitività della sua progressione. L'opera, dicevamo, propone poco più che il solo intervento tramite lancio continuo del giavellotto, il che si traduce in missioni "alla tower defense in tempo reale" molto meccaniche e non troppo coinvolgenti, specie quando le ondate rivali diventano davvero prolungate. Ondate lunghe e oltretutto molto folte, che, soprattutto da metà campagna in poi, alzano l'asticella della sfida in modo considerevole, talvolta fin sproporzionato. Non esageriamo nel dire che uno degli scenari conclusivi, tra errori e nuovi tentativi, ci ha impegnato da solo per più di un'estenuante mezz'ora, dove il senso di frustrazione è riuscito a farsi largo tra le pieghe della sana competizione senza particolare sforzo. L'esperienza è comunque piuttosto breve, composta di tredici stage spalmati su sei mondi di gioco distinti, con in più il palesarsi di un New Game+ dopo i titoli di coda e un'altra modalità dall'inequivocabile nominazione Rage Quit, naturalmente pensata per i gamer più temerari. Se preso a piccole dosi, l'action di Lichthund è in generale un divertissement decoroso, apprezzabile soprattutto da chi si sentisse affine a un umorismo di manifesto stampo nonsense. Da questo punto di vista, Lichtspeer fa il suo dovere come ci si aspetterebbe, garantendo, tra un improperio e l'altro, anche una sostanziosa dose di risate.

Lichtspeer Disponibile per PC e PS4, Lichtspeer è un originale indie spezza-nervi che trova una precisa ragion d’essere in uno humor tedescofilo assurdo e straripante, in un sistema di gioco di immediatezza assoluta e in una forma tecnico-artistica minimalista ma priva di sbavature. La difficoltà sopra la media che contraddistingue le ultime fasi della campagna si trova purtroppo a cozzare con l’inevitabile ricorrenza delle azioni da eseguire - nulla più che gettare lance contro il nemico come se non ci fosse un domani -, il che rischia di assumere le fattezze di uno stress test dalle dinamiche tediose e, per i meno caparbi, facilmente demoralizzanti. Se fruito in sessioni di durata medio-breve, Lichtspeer non manca comunque d’intrattenere senza avanzare troppe pretese, motivo che potrebbe rendere l’acquisto sensato per gli accaniti sostenitori degli arcade vecchia scuola, magari approfittando di qualche sconticino.

6.4

Che voto dai a: Lichtspeer

Media Voto Utenti
Voti totali: 1
8
nd