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Recensione Life Goes On

Un titolo da giocare a costo della vita

Versione analizzata: PC
recensione Life Goes On
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

La morte, nell’universo videoludico, è quasi sempre considerata un fallimento. Calibrare male l’ampiezza di un fossato da superare con un balzo, essere scoperti da un nemico mentre si procede silenziosamente alle sue spalle, venire perforati dal fatale proiettile di un fucile avversario, o ancora sbagliare la tempistica di una parata in un duello all’arma bianca: sono situazioni che rappresentano, apparentemente, una sconfitta.
Nella recente storia del nostro media c'è stato un periodo in cui il videogame ha fatto di tutto per scacciare il senso di frustrazione che si prova di fronte al game over: un periodo “cupo” fatto di produzioni all'acqua di rose, in cui sono stati prodotti videogame in cui era addirittura impossibile morire, come il Prince of Persia del 2008. E' servita poi la serie “Souls” a riportare in auge il senso profondo della morte videoludica: che rappresenta, di fatto, lo “strumento” attraverso cui l'utente impara a conoscere le regole del gameplay, il mondo di gioco, e rinnova la sfida con sé stesso e con il videogame. E' anche grazie alla saga di From Software che si sono riscoperte le gioie dei roguelike, ormai diventati uno dei generi di punta della scena indie.
All'interno di questo movimento di rivalutazione della morte (sempre videoludica, s'intenda), c'è chi si spinge ancora oltre, rendendo il trapasso una stringente necessità per poter proseguire nell’avventura.
Quest’originale idea sta alla base del concept di Life Goes On, divertente puzzle-platform a scorrimento bidimensionale sviluppato da Infinite Monkey Entertainment (team di sole quattro persone), e caratterizzato dalla peculiarità di dover sacrificare il proprio personaggio per riuscire a risolvere gli enigmi proposti dal level design. I giovani sviluppatori hanno insomma programmato un titolo completamente incentrato sulle meccaniche trial & error, leggero e intelligente, dove “l'errore” diviene elemento fondamentale con cui superare gli ostacoli che il gioco ci pone dinanzi. Anche (e soprattutto) a costo della vita.

I CAVALIERI CHE FECERO L’IMPRESA

L’ideologia cavalleresca è animata da nobili e sani principi: devozione alla causa, coraggio, forza e spirito di sacrificio. Il cavaliere è l’eroe senza macchia, ligio al dovere e sprezzante del pericolo, finanche beffardo nei confronti della morte stessa.
Così come nella letteratura epica il cavaliere rappresenta di fatto un “archetipo”, un modello che rappresenta nient'altro che un insieme di valori, in Life Goes On i nostri (innumerevoli) protagonisti non hanno una personalità: sono solo una masnada di eroi appartenenti alle più disparate dinastie, che rappresentano un ideale avvolto da un’armatura. Tutti i personaggi sono sacrificabili paladini uguali d’aspetto, calviniani cavalieri inesistenti chiamati uno dopo l’altro a sostituirsi per rispettare i protocolli del proprio ordine e per adempiere alla loro missione. Lo scopo della loro esistenza è il recupero della coppa della vita, aureo boccale che tanto assomiglia al Sacro Graal. Per farlo, i nostri eroi dovranno attraversare una serie di livelli zeppi di trappole e marchingegni che vanno dall’elementare al diabolico. Ad ogni cavaliere immolato per la causa se ne sostituirà un altro, e il nome dell’eroico defunto verrà depennato da una pergamena posta al margine basso dello schermo.

Il registro predominante del titolo è quello dell’ironia, all’insegna della leggerezza e dello humor nero: la buffa silhouette dei campioni che impersoneremo sbeffeggia la possanza tipica dell’iconografia cavalleresca, e l’elenco dei caduti sul campo prende di mira, sagacemente, l’importanza del nome come segno di qualifica distintiva per un eroe titolato. Non conta la dinastia o il titolo nobiliare: conta l’impresa.
Portare a termine quest’ultima sarà tutt’altro che semplice, e occorrerà far fede soprattutto a due valori fondamentali: l’acutezza d’ingegno e la predisposizione al sacrificio.
Essendo, prima di tutto, un puzzle game, la materia grigia sarà una fedele arma contro gli enigmi disseminati in ogni livello. Life Goes On ci proporrà una serie di sfide sempre più impegnative, eppure tanto ben calibrate da non risultare mai eccessivamente astruse, soprattutto una volta presa confidenza con le meccaniche di gioco. Gli elementi che compongono i puzzle da risolvere garantiscono una certa dose di varietà: dalle classiche piattaforme semoventi si arriva alle leve che invertono la gravità, passando per mortifere lame rotanti, getti d’aria gelida che rendono i malcapitati paladini degli utili cubetti di ghiaccio, lingue di fuoco e cannoni spara-cavalieri. Alcuni dei livelli più avanzati mescolano sapientemente i suddetti elementi, creando una miscela complessa e originale, e sono strutturati con crudele inventiva. Qualche stage si beffa amorevolmente del giocatore mostrandogli la tanto agognata coppa della vita a pochi passi dal protagonista, separata solo da una piccola porta di legno. Per liberare la via da quell’apparente minimo ostacolo, però, occorrerà attivare una serie di meccanismi a catena che costerà la vita di tanti prodi cavalieri.
Ed è proprio la necessità di sacrificare innumerevoli vite la peculiarità che rende unico il gameplay dell’adorabile prodotto di Infinite Monkey Entertainment: per superare un sentiero spinato sarà d’obbligo immolare il corpo di uno dei nostri eroi affinché il suo successore possa saltarci sopra, utilizzandolo come una sorta di ponte e oltrepassando l’ostacolo. E ancora: per raggiungere una piattaforma sopraelevata si potrà usare uno dei paladini opportunamente congelato perché diventi comodo gradino su cui arrampicarsi.
Perché tutto funzioni al meglio, il sistema di controllo di Life Goes On è stato reso semplice e immediato: i protagonisti possono muoversi orizzontalmente solo in avanti e indietro, e compiere dei piccoli balzi con il tast adibito. In tal modo, sia utilizzando la tastiera sia un gamepad, la giocabilità non ne risente affatto, garantendo input reattivi e soprattutto precisi con entrambe le periferiche.
L’immediatezza stimola il divertimento e questo scandisce la progressione attraverso gli oltre cinquanta livelli da cui Life Goes On è composto, raggruppati in tre macro ambienti (la miniera, la montagna e il castello), ognuno con proprie caratteristiche di design.

Per completare al 100% ogni livello, però, non basterà ghermire la coppa della vita: bisognerà, infatti, badare a degli obiettivi secondari che tengono conto del tempo speso per risolvere gli enigmi, del numero di cavalieri immolati per l’impresa e del ritrovamento, all’interno degli stage, di una piccola creaturina carnivora (dalla quale farsi amabilmente divorare), difficilmente raggiungibile senza effettuare deviazioni dal percorso originale.
In virtù del consistente numero di livelli e dei parametri di completamento che favoriscono la rigiocabilità, la longevità del titolo risulta più che soddisfacente, considerando anche il prezzo ridotto al quale il titolo viene venduto su steam (i cui achievement, inoltre, sono macabramente spassosi: tra questi ve ne è uno in cui occorre eliminare un’intera dinastia di cavalieri).
Il tempo impiegato per portare a termine Life Goes On, comunque, varia di molto a seconda dell’abilità del singolo giocatore e, di conseguenza, della quantità di cavalieri sacrificati per il trionfo di un solo eroe tra tanti: colui che otterrà la ricompensa finale al termine di quelli che sono forse fra i titoli di coda più geniali della storia videoludica.

LE TECNICHE DI MORTE

Il motore grafico di Life Goes On mantiene alto l’onore del gioco e compie adeguatamente i suoi doveri, nonostante l’impatto visivo rimanga leggermente obsoleto e privo di una buona complessità poligonale o di grande effettistica.
La piacevolezza del colpo d’occhio è data soprattutto dal design caricaturale dei cavalieri protagonisti, disegnati -così come gli scenari- in un 3D che ben si sposa con le atmosfere buffonesche e umoristiche del prodotto.  Siccome la maggior parte degli enigmi si basa sull'interazione fisica, grande importanza è da attribuire al ragdoll dei cadaveri dei paladini, esagerato (caratteristica che incrementa l’effetto comico) ma funzionale alle meccaniche di gioco. Infine, un peana a parte merita il sonoro: l’accompagnamento musicale sa essere epico e suggestivo, quasi in contrasto con la scanzonatezza del gioco; peccato soltanto che, se si impiega troppo tempo nella risoluzione dei puzzle, al termine del brano seguano momenti di silenzio lunghi parecchi secondi prima che la melodia ricominci a suonare. Se si esclude questo piccolo difetto, la colonna sonora garantisce un intenso coinvolgimento, perfetto per convincerci a sacrificarsi eroicamente per la causa.

Life Goes On Life Goes On porta una ventata d’aria fresca nel panorama dei puzzle-platform, e non solo nella scena indie. L’originalità del concept di base, che prevede il sacrificio del proprio personaggio per superare le prove del level design, imbastisce un titolo originale, che propone sessioni adeguatamente impegnative grazie ad enigmi ambientali crudelmente ben congegnati. L’immediatezza dei controlli e l’umorismo nero che contraddistingue la produzione allontanano la di frustrazione che spesso accompagna le dinamiche trial & error: qui la morte non è più un fallimento, ma un passaggio obbligato per poter conquistare la (coppa della) vita. Non importa allora quanti periranno nell’impresa, o i quanti illustri nomi saranno obliati. In fondo, la vita va avanti.

8

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