Recensione Life is Strange Episodio 5: Polarized

L’avventura dei francesi di Dontnod Entertainment volge al termine con questo quinto e ultimo episodio, intitolato Polarized. Un viaggio intenso ed emozionante, che non dimenticheremo mai. Ecco perché.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Life is Strange Episodio 5: Polarized
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Ci sono titoli che ti restano dentro, che dipingono immagini indelebili che ti accompagneranno per sempre, toccandoti nel profondo. Mentre una lacrima rigava la mia guancia, ho ripensato a quella scena in cui Chloe balla sul letto della sua stanza, esortando Max a fare altrettanto: una scena banale, per certi versi, ma di una potenza unica. Non giochi, non fai nulla, sei un semplice spettatore: eppure quella danza un po' impacciata ma felice, innocente, riesce a creare un legame tra te e i protagonisti di questa incredibile avventura che pochi altri videogame possono vantare. Life is Strange è un titolo unico e speciale, che chiunque giocherà ricorderà a lungo. È un titolo che ha il coraggio di raccontare una storia normale, che al cinema e in tv abbiamo visto mille volte: l'amicizia e l'amore tra due ragazze che la vita ha separato e che il destino ha voluto riunire, far incontrare di nuovo. Ma Life is Strange non è un film o una serie tv, è un videogame. E la dimostrazione che i videogiochi sono forse uno dei mezzi più efficaci per raccontare una storia, qualunque essa sia. Life is Strange è un capolavoro, un viaggio intenso ed emozionante, la triste realizzazione che per crescere bisogna essere pronti a rinunciare al proprio passato, la consapevolezza che nessun potere, neanche quello più grande, può cambiare il destino. Determinismo contro libera volontà: il messaggio che il team francese Dontnod vuole lanciare è di quelli forti, fragorosi, e lo fa con un finale che ricorderò come uno dei momenti più speciali della mia vita da giocatore.

La camera oscura

L'ultimo episodio, Dark Room, è forse anche quello meno giocato. E sinceramente non ha alcuna importanza. Se volete esperienze più interattive, lo abbiamo detto e lo ripetiamo ancora una volta, questo non è il gioco che fa per voi (ma sappiate che in tal caso vi perdereste una delle cose migliori uscite quest'anno).

Fatta eccezione per una lunga sequenza stealth, comunque piuttosto facile da affrontare, e un semplice enigma, c'è poco altro da fare se non lasciarsi trasportare da una storia che, volgendo al termine, cerca di chiudere tutti gli intrecci narrativi. In questo ultimo episodio sarete voi a decidere il destino di Arcadia Bay, sarete voi a decidere cosa siete disposti a sacrificare pur di salvare quelli che vi sono più cari. Tutti i nodi vengono al pettine, si dice. In queste circa tre ore che vi serviranno per arrivare ai titoli di coda, capirete come le vostre scelte hanno influenzato le vite degli altri personaggi, il rapporto con voi. Ci sono cose che potrebbe accadere o meno in base a quello che avete fatto nei precedenti episodi. Il gioco non fa nulla per farvi capire come le decisioni prese hanno cambiato il corso degli eventi, ed è un bene perché, al fatidico di the end, personalmente mi è venuta voglia di tornare indietro e provare a cambiare tutto.

My only friend, the end

Come sempre, cercheremo di non fare alcun spoiler. In questo ultimo episodio scoprirete tutto: cosa è realmente successo a Rachel Amber e cosa sta succedendo ad Arcadia Bay, il ruolo di Nathan e la verità su Kate. Dovrete affrontare i vostri incubi peggiori per cercare di salvare chi vi è più caro. Qualunque siano state le scelte fatte in passato e in questo ultimo episodio, arriverete comunque a due possibili finali.

Due modi completamente diversi di concludere la storia di Maxine: determinismo contro libera volontà, ancora una volta. Abbiamo avuto modo di provarli entrambi (non ci vorrà molto, basta rigiocare parte dell'episodio). Sono entrambi molto forti, ma la sensazione è che i programmatori vogliano spingerci verso un finale in particolare, o, meglio, che abbiano curato molto più un epilogo rispetto all'altro. Basta giocarli entrambi per capire. Ogni finale è composto da diverse scene che possono accadere o meno in base alle scelte fatte in passato. Come vi siete comportati con Warren, ad esempio, oppure se avete deciso di ascoltare le richieste di Chloe o meno in una delle realtà alternative: tutte quelle scelte che all'apparenza non avevano un immediato impatto sulla trama, adesso avranno un loro peso e delle conseguenze. Preparatevi comunque a qualcosa di speciale: Life is Strange è un pugno nello stomaco, la presa di coscienza che nessuno è così forte da poter cambiare il destino, che certe volte dietro a una facciata fatta di altruismo e buoni sentimenti si nasconde solo egoismo e solitudine.

Scatto d'autore

Insomma, la fotografia che vi lascerà Life is Strange è di quelle che porterete sempre insieme a voi, che custodirete con attenzione nel vostro cassetto, che ogni tanto riaprirete per ricordarvi di Max e Chloe e del loro legame così speciale. Non è un titolo perfetto: non tutti gli episodi sono riusciti allo stesso modo, non c'è il doppiaggio in italiano, ci sono alcuni dialoghi più superficiali, alcune scelte tutto sommato molto banali, ma questo non deve confondervi: il lavoro svolto da Dontnod è strepitoso e Life is Strange è una delle storie più belle che possiate vivere, pad alla mano. Dontnod è riuscita a fare centro perché ha fatto una cosa semplicissima: ha rinunciato all'idea di essere un videogame. O, meglio, ha deciso che Life is Strange sarebbe stato qualcosa di diverso, senza scendere a compromessi.

Qui non troverete le cadute di stile di un Beyond o di un Fahrenheit, progetti sulla carta splendidi rovinati in parte proprio dal volere essere per forza videogiochi, come se per essere un videogame si debba per forza avere una scena d'azione. A Life is Strange non interessa stabilire cosa sia un videogame e cosa no. Quello che vuole fare è raccontare una storia, e lo fa nel miglior modo possibile.

Life is Strange Cosa è esattamente un videogame? Ha senso, oggi, discutere ancora su cosa può essere o non essere un videogame? I videogiochi alla fine sono soprattutto un modo diverso, nuovo, di raccontare una storia, di trasportarci dentro mondi immaginari, facendoci vivere vite alternative, dal campione di calcio al super soldato che salva l’universo con un fucile e vite infinite e, perché no, la storia di due amiche che si ritrovano dopo tanti anni, e ballano, e fumano, e bevono una birra in una discarica abbandonata, in una sperduta e insignificante cittadina di periferia americana. Life is Strange è una storia splendida, in cui il giocatore non è protagonista, ma spettatore. Come in Left Behind. Potrete influenzare gli eventi, certo, ma voi non siete Max. Ed è giusto che sia così. Life is Strange è semplice e delicato, raffinato e malinconico, ma sa anche colpirti forte come un calcio sulla bocca dello stomaco. In Dontnod sono stati bravi a non perdere mai di vista l’importanza della narrazione, non sono mai scesi a compromessi: persino gli speciali poteri di Max alla fine hanno perfettamente senso, non se ne abusa, non sminuiscono la credibilità di tutto l’impianto narrativo. Non c’è l’effetto “scarafaggi sulle pareti” di Fahrenheit perché Life is Strange, prima che un videogame, vuole essere una storia. E, allora, fatevi un favore: vivetela, respiratela, assaporatela. Su una cosa non ho dubbi: che vi piaccia o meno, Life is Strange lo ricorderete a lungo.

9

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