Recensione Lightning Returns: Final Fantasy XIII

Dopo una lunga attesa arriva su PC il terzo atto della trilogia dedicata a Lightning. Un episodio ancora dilaniato da problemi narrativi e strutturali, convertito ottimamente ma invecchiato malino.

Versione analizzata: PC
recensione Lightning Returns: Final Fantasy XIII
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Arriva anche su PC, dopo una lunga ma giustificata attesa, l'ultimo episodio della "Fabula Nova Crystallis", che ha diviso i fan dell'eterna saga di Final Fantasy. Con Lightning Returns si segna, di fatto, la fine delle avventure legate alla sexy eroina dai capelli rosa.
Finalmente, direbbe qualcuno.

-"L'Cie."
-"Salute."

Il capitolo conclusivo della trilogia ‘interna' spiazza gli spettatori con un ulteriore salto temporale di ben 500 anni dagli eventi narrati in Final Fantasy XIII-2, dipingendo un mondo scombussolato dall'imminente armageddon. La fine del mondo non è che l'ennesimo capriccio della tipica figura della divinità onnipotente ma svogliata, al punto da assumersi il rischio di nominare un messia per occuparsi del lavoro sporco; ed è proprio qui che entra in gioco Lightning, che è il solito figurino imbronciato -forse perché consapevole d'essere protagonista di uno dei capitoli meno riusciti della saga-, stavolta in veste di fedele arma al servizio del dio Bhunivelze, incaricata di raccogliere le anime dei superstiti e guidarle in un nuovo mondo perfetto e purificato dalla corruzione. L'intento della rediviva eroina, in realtà, è quello di assecondare tutte le richieste di Bhunivelze pur di riportare in vita la sorella Serah e liberarsi una volta per tutte dai laceranti sensi di colpa.
Per giustificare una serie di scontri epici in un intreccio che di epico ha solo il prologo e il finale, Square-Enix rimette in scena tutti i comprimari della mini-saga, trattenendo a stento il tipico olezzo del fanservice sfacciato. Una trama non proprio riuscita, quindi, che oscilla incerta fra un profondo ed assennato misticismo e il frivolo sentimentalismo di una fan fiction sdolcinata. L'intreccio, fra innesti vistosamente pretestuosi e disastrose cadute di stile come riepilogoni da telenovela e ossessive reiterazioni degli stessi concetti, riesce ad incalzare solo sulle battute finali, per poi esplodere in uno dei più stucchevoli quadretti dipinti da Square.
Complessivamente non si può dire insomma che quella di Lighting Returns sia una bella storia: è più che altro un complesso intreccio di scene, momenti, ricordi, dal quale ogni fan trarrà i suoi preferiti per conservarli nella memoria. L'idea è quella che davvero fosse difficile far meglio, costretti a rapportarsi con le urgenze narrative di una trilogia forse non prevista sin dall'inizio.

La guerra dei merletti

L'ambientazione è lo specchio della stravagante visione del mondo tutta nipponica, fatta di sfarzosi palazzi fisicamente impossibili, gente vestita malissimo e minorenni pericolosamente ammiccanti. Nulla di eccessivamente esaltante, purché non siate un eccentrico stilista con la passione per l'architettura.
Tuttavia è curioso osservare le diverse reazioni delle popolazioni delle varie città alla catastrofe imminente, che vanno dalla totale atarassia alla festosa celebrazione, dal frignare nostalgico al delirio da crisi d'identità, e respirare ancora una volta quell'aria certamente artefatta, ma sempre toccante, delle anacronistiche città, ormai cardine stilistico dell'intera saga.
Il sistema di gioco è interamente reinventato in una visione maggiormente incline all'esaltazione della spettacolarità: i combattimenti assumono una forma piuttosto arcade, eliminando quasi totalmente il party e sfruttando il rapido alternarsi degli "schemata", set di abilità e magie strettamente legate agli abiti indossati dalla bella Lightning. Il risultato è l'assottigliamento della componente RPG in favore dell'azione in solitaria, la sostituzione dei tipici criteri di progressione con gli automatismi di un action game. La scelta della mise, delle armi e della combinazione delle abilità assegnate ad ogni schema rappresentano gli unici elementi ‘tattici' del nuovo sistema di combattimento, che certamente non fa scintille negli incontri casuali, ma si rivela abbastanza esaltante negli scontri coi boss. Questi ultimi potranno essere ripetuti in qualsiasi momento, sfruttando l'apposito menu presente nell'arca, unica zona di gioco in cui il tempo si ferma per dare respiro al giocatore.
Fra le maggiori perplessità dei fan all'uscita del gioco su console, vi era di sicuro quella riguardante il tempo limitato. I giorni rimanenti prima della distruzione del mondo sono infatti davvero pochi, e il cronometro in alto a destra nella schermata non fa che accrescere l'ansia perenne del giocatore, tormentato di fronte ad ogni attività non strettamente legate alle main quest. Si tratta di un sistema certamente opprimente, ma facilmente aggirabile: completando le missioni secondarie è possibile infatti accumulare particelle di "Eradia", energia strettamente legata alla riconoscenza degli NPC, da donare a Bhunivelze per far rifiorire l'albero della vita, e ritardare di qualche giorno la fine del mondo. Risulta quindi davvero difficile restare a corto di tempo per portare a termine le 5 missioni principali del gioco, proprio perché quasi ogni azione, all'interno di una qualsiasi delle sub-quest, contribuisce a ritardare il giudizio finale.

L'ultima avventura di Lightning, nonostante le vistose lacune nello storytelling e agli inaspettati cambiamenti nel sistema di combattimento, si lascia giocare fino alla fine, grazie alla corposità dei contenuti, alla varietà delle missioni e ad un'esplorazione finalmente non lineare, per poi sbloccare l'interessante "new game+" per la gioia dei completisti, che tutt'ora coprono una grande fetta dei fan della saga.
Per quanto riguarda il porting per PC, si può affermare, finalmente, che il team incaricato abbia fatto un ottimo lavoro, offrendo ai fan una conversione degna, certamente la migliore della trilogia. Le texture in alta risoluzione rendono giustizia all'ottimo character design, così come alla certosina realizzazione degli abiti di Lightning, mentre i filtri grafici e le alte risoluzioni selezionabili fanno di tutto per smussare una realizzazione un po' troppo spigolosa degli ambienti di gioco. L'impatto visivo dei personaggi è notevole, soprattutto se paragonato alla resa grafica su console, e lo stuttering visto su PS3 e Xbox 360 è ormai un ricordo lontano, visti i 60 FPS fissi, di cui potranno godere anche i possessori di macchine non proprio al top. Un lavoro di porting più che soddisfacente, insomma, per un titolo che tuttavia non può nascondere qualche segno del tempo, soprattutto se ci si sofferma sulla bassa risoluzione delle ombre e sullo sporadico riaffiorare di un aliasing piuttosto marcato.
Da segnalare, parlando di questioni tecniche, il fastidioso sistema di DRM che costringeva il giocatore a restare sempre online, per evitare errori di sincronizzazione con lo Steam Cloud, problema prontamente risolto grazie ad una patch, diffusa la scorsa settimana. Segnaliamo anche che l'utilizzo di un buon gamepad, come accade per la maggior parte dei porting come questo, è caldamente consigliato, se non ci si vuole esibire in fastidiosi contorsionismi da tastiera.

Lightning Returns: Final Fantasy XIII Lightning ci lascia, sulle note un po' jazz che avrebbero dovuto sopperire all'assenza di Uematsu, chiudendo una trilogia della quale forse si poteva fare a meno, ma che di sicuro ha portato alla luce alcuni spunti interessanti. Dietro le esaltanti premesse di una trama pregna di un inedito misticismo, si nasconde un'opera di fan service piuttosto desolante, fatto di apparizioni pretestuose e giustificazioni campate in aria. Il sistema di combattimento convince solo in parte, rivelandosi efficace solo negli scontri più difficili dell'endgame, e assumendo sempre più la forma di un prototipo scartato. La Fabula Nova Crystallis si conclude definitivamente su PC con un ottimo porting di un gioco non proprio riuscito, che non riesce a smuovere una fanbase già schierata su due fronti nettamente opposti.

6.8

Che voto dai a: Lightning Returns: Final Fantasy XIII

Media Voto Utenti
Voti totali: 45
6.8
nd