Recensione Little Battle eXperience

A quattro anni di distanza dall'uscita in Giappone, i ragazzi di Level-5 portano in occidente un altro brand. Alla guida di piccoli robot da combattimento, scopriamo questo action RPG profondo e divertente.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Little Battle eXperience
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Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

In quanti avrebbero scommesso su un'ipotetica uscita occidentale di Little Battlers eXperience? Eppure, quel giorno è - quasi inaspettatamente - arrivato. Di questo action-RPG a base di mecha, che ricorda molto da vicino un misconosciuto Custom Robo Arena, almeno dalle nostre parti non se ne sapeva più niente sin dal lontano 2012 e i ragazzi di Level-5, distraendoci con la serie calcistica di Mark Evans e compagni, si sono sempre dimostrati categorici e poco inclini a lasciare spazio alla speranza di una localizzazione. In patria invece questa proprietà intellettuale non solo è giunta al suo terzo episodio, ma è ovviamente divenuta anche molto popolare ed apprezzata, grazie ai benefici derivanti dall'immancabile "crossmedialità". Questo ci ha resi ancora più curiosi di scoprire se il team di sviluppo è riuscito a tener fede al suo buon nome sfornando il solito, ottimo, prodotto. Ebbene, come anticipavamo nel nostro hands-on, in questa torrida estate ci siamo trovati per le mani un titolo davvero di tutto rispetto, forse non perfetto, ma estremamente curato e che sicuramente ripaga di tutti gli anni d'attesa.

Little Big Robot

Van Yamano, la nostra controparte digitale in Little Battlers eXperience, rappresenta perfettamente migliaia di giovanissimi eternamente combattuti tra il desiderio lacerante di dedicare ogni singolo momento della giornata alla propria passione e le necessità quotidiane. Van è un tipico adolescente del 2050, come tanti, impegnato a frequentare la scuola ed un appassionato della prima ora di LBX, piccoli robot giocattolo che da qualche tempo sono entrati a far parte della cultura e della vita di ogni cittadino, regolando praticamente ogni aspetto sociale. In questo bizzarro futuro le sfide tra mini mecha sono all'ordine del giorno e con esse si risolve praticamente ogni questione, le grandi multinazionali producono senza sosta nuovi modelli e pezzi di ricambio sempre più potenti ed esteticamente irresistibili. Insomma, se vuoi contare qualcosa devi essere un collezionista sfegatato e possedere almeno un LBX. Persino le pericolose organizzazioni criminali si servono di questi robottini per portare avanti i loro malvagi propositi e i nostri giovani protagonisti, studenti delle medie, dovranno affrontare il consueto nugolo di spietati terroristi per salvare il mondo dalla oscura minaccia che rischia di spazzarlo via.
Dall'incipit può sembrare che lo stile narrativo dei Level-5 non muti di una virgola rispetto a quanto già ampiamente visto, ad esempio, in Inazuma Eleven. La sceneggiatura, almeno all'inizio, sembra voler parlare ad una giovane e ben determinata fetta d'utenza, con personaggi e situazioni abbastanza stereotipati. Invece, mano a mano che si procede, la trama ci sorprende con un intreccio avvincente e ben orchestrato, scostandosi in modo deciso da quanto visto nella serie calcistica. In questo senso gli sviluppatori sono riusciti a mescere in maniera equilibrata le classiche atmosfere leggere e bizzarre con tematiche ben più serie, intelligenti e profonde, per un risultato complessivo rivelatosi pregevole e mai banale. Questo riesce a mantenere vivo l'interesse del giocatore sino alle battute finali, senza tediarlo con pesanti cliché o inutili divagazioni. Nonostante il comparto narrativo presenti i suoi indubbi pregi, i punti di forza del titolo sono però altri.

Pimp my mecha

La struttura dell'avventura principale non nasconde grandi sorprese, almeno per i fan dei Level-5. Su un livello prettamente generale, infatti, il titolo non si discosta da quanto già visto in altri franchise action-ruolistici della software house nipponica. In questo senso, il ritmo viene scandito da canoniche sezioni esplorative negli ambienti tridimensionali, che si alternano alle fasi di scontro tra i mini mecha. Lontano dalle risse, Van e compagni possono esplorare liberamente gli ambienti di gioco, visitando i fornitissimi negozi di hobbistica, sfidando gli avversari di strada (presenti in gran numero), seguendo il filone narrativo principale oppure portando a termine numerosissime sub quest, dagli obiettivi più disparati. Sfide e missioni permettono non solo di guadagnare esperienza, che si riversa interamente sul livello delle diverse componenti dei robot, ma anche di intascare utili e preziosi pezzi di ricambio.
Gli scontri tra robot, invece, avvengono all'interno di apposite arene fatte di uno speciale materiale conosciuto come cartone rinforzato, vanto della multinazionale Tiny Orbit. In questi piccoli campi di battaglia assumiamo il controllo diretto dell'LBX per affrontare gli avversari (fino ad un massimo di tre per volta) in scontri in terza persona frenetici e divertenti. Le battaglie si risolvono, al più, in una manciata di minuti. Per questo, dopo aver padroneggiato appieno la mappatura dei comandi, i combattimenti sono talmente veloci che non consentono di esprimersi in particolari tatticismi, abbassando leggermente il tasso di sfida complessivo in favore della pura e semplice velocità. Ciononostante, grazie alle - quasi - infinite possibilità offerte dalla personalizzazione del nostro mecha, gli scontri riescono comunque a variare quel tanto che basta per divertire senza grandi recriminazioni.

Custom

Non serve ripeterlo. Il succoso piatto forte dell'intero progetto, come potete immaginare, è rappresentato dalla possibilità di customizzare il nostro piccolo compagno metallico. Sotto questo profilo, Level-5 non si è limitata a solleticare il nostro istinto da collezionisti compulsivi buttando lì solo alcune opzioni meramente estetiche. Al contrario. La software house è andata oltre, permettendoci di scegliere tra centinaia di componenti suddivisi in set, armi e parti elettroniche, tutte parimenti importanti nell'economia degli scontri. Al giocatore non resta che l'imbarazzo della scelta, a seconda della strategia che vorrà di volta in volta adottare. Utilizzare un set pesante che porta la difesa al massimo e dotare l'LBX di un lanciarazzi devastante, oppure al contrario installare componenti leggeri per favorire la mobilità e sfiancare l'avversario con veloci attacchi corpo a corpo? Le possibilità e i parametri da dover tenere sotto controllo si sprecano.

Ogni singolo componente riveste una sua specifica utilità e stupisce la profondità e la cura quasi maniacale riposte dal team nel bilanciamento della parte hobbistica. Mentre i diversi tipi di esoscheletro regolano i parametri di difesa e velocità, la scelta delle decine di armi passa attraverso ben nove macro categorie che, se combinate accuratamente con le armature, consentono di guadagnare nuovi attacchi speciali oppure svariati tipi di bonus, adattando al volo il proprio stile a seconda dell'avversario che ci si troverà ad affrontare. La personalizzazione, poi, si estende anche sotto il freddo acciaio che riveste gli LBX, sino al loro cuore pulsante. Vi sono altrettanti chip, CPU, batterie ed altre espansioni tra cui scegliere per aumentare l'autonomia del robottino, la sua resistenza ai diversi tipi di attacco elementale, ampliare gli slot per gli attacchi speciali e la stessa efficacia in combattimento.

Qualche piccola incertezza

I punti di forza del lavoro dei Level-5 sono innegabili e noi ne abbiamo solo scalfito la superficie. Gli anni d'attesa sembrano, insomma, esser stati in qualche modo ripagati. Ancora una volta il team nipponico ha curato sin nei minimi dettagli una struttura di gioco oramai conosciuta e ben rodata, condendola con una componente ruolistica profonda e ricca di sfaccettature, che vi farà spendere molte ore di gioco alla ricerca del pezzo mancante o della configurazione da combattimento perfetta. Lo stesso comparto stilistico, a completamento del tutto, risulta nel complesso pregevole e soddisfacente.

I personaggi e gli ambienti di gioco, pur incarnando i soliti classici stereotipi, riescono a far breccia nella sensibilità del giocatore imprimendosi nei suoi ricordi, grazie anche al fatto che la narrazione viene ulteriormente impreziosita da splendidi spezzoni animati e doppiati, ottimamente, in inglese.
Il titolo, però, nonostante le sue indubbie qualità, risente di qualche spigolatura tecnica. Durante la fase di combattimento si nota la generale superficialità nel design dei campi di battaglia (funzionali ma non belli da vedere), nonché ad un evidente aliasing e ad una modellazione poligonale deboluccia, che tradisce la "vecchiaia" del titolo. Inoltre, come abbiamo già avuto modo di rilevare, i controlli posti sul touch screen risultano abbastanza scomodi nelle fasi più concitate. L'asticella della sfida, poi, non risulta esser posta troppo in alto; questo può essere un dettaglio rilevante per coloro che invece non amano le esperienze di gioco troppo "accessibili". Fortunatamente, il comparto multiplayer online può garantire un'ulteriore pletora di ore divertenti e frenetiche, nel caso in cui l'ossessione per il collezionismo diventi insopportabile.

Little Battle eXperience Con quasi quattro anni di ritardo rispetto ai nostri colleghi orientali, possiamo finalmente mettere le mani sull’ennesima fatica del team nipponico. Ripagando gli anni d’attesa, Little Battlers eXperience si è dimostrato un titolo di tutto rispetto, grazie alle sue indubbie qualità, capace di mantenere vivo e costante l’interesse del giocatore sino alle battute finali. Il titolo, pur con qualche falla sotto il profilo tecnico, risulta comunque estremamente curato e trasuda impegno ed estro creativo nella realizzazione. Addirittura, più di quanto ci saremmo aspettati. La firma indelebile dei Level-5 fa capolino in modo deciso sin da subito, ma la software house è andata oltre i propri standard qualitativi, imbastendo un intreccio narrativo avvincente e ben orchestrato, supportato da un’esperienza di gioco dedicata interamente ad una personalizzazione estrema del nostro fido robot: profonda, completa, ricca di sfaccettature e, soprattutto, mai noiosa. Insomma, la scommessa di portare in occidente il primo capitolo della saga può trasformare questo franchise ruolistico l’ennesima gallina dalle uova d’oro per i Level-5, grazie anche al futuro merchandise annesso al brand. Sinceramente, un titolo così mancava da un po’ nella nostra softeca.

8

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