Recensione Little Big Planet 2

Il secondo Platform di Media Molecule, recensito da Everyeye

Little Big Planet 2

Videorecensione
Little Big Planet 2
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  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Little Big Planet non era un videogioco perfetto. Ma era un Platform nuovo. E strano. Inedito. Il capolavoro di Media Molecule aveva il coraggio di mostrare la bellezza di un'artigianalità fabbrile, e la poesia dolcissima delle produzioni indipendenti, tutte basate sull'esaltazione della creatività e di un comparto artistico particolare. Little Big Planet era un titolo povero: messo in piedi con una suadente voce narrante, dei pupazzi di pezza, ed un paio di scatole di cartone.
E così non tutti riuscirono ad apprezzarlo. Perché per meravigliarsi di fronte ai Sackboy bisognava avere una buona dose di fantasia infantile, ed aver mantenuto vivo quell'incanto primordiale che alberga nelle favole. Bisognava avere la voglia di disinnescare il “canone”, di percorrere sentieri non battuti. Solo così si poteva scoprire un titolo davvero esuberante, fuori da ogni schema, e delicato. Persino: comunitario. Perchè di fatto metteva l'utente nei panni del creatore, perchè moltiplicava il numero di capolavori di Level Design grazie all'apporto del pubblico stesso.
Everyeye volle premiare Little Big Planet per tutti questi motivi. Senza mai vederlo come un semplice “strumento”.
L'importanza di Little Big Planet non risiedeva solo nelle potenzialità del suo Editor. Così, sarebbe davvero riduttivo parlare del suo seguito concentrandosi sul dinamismo del nuovo sistema di creazione dei livelli. Vorrebbe dire banalizzare il prodotto, vederlo come un “software” e non come un videogioco. Ed invece, il Little Big Planet 2, c'è ancora quel guizzo di vibrante stravaganza videoludica. C'è ancora personalità, stile. Intelligenza.

C'era una volta

Little Big Planet 2 ha una trama. Ed una modalità Single Player. Non fidatevi di chi vi dice che nell'economia del gioco questi aspetti hanno poca importanza. Giocare lo Story Mode, per quanto corto possa essere (i giocatori esperti supereranno di poco la rima delle cinque ore), è come ascoltare una favoletta scherzosa, una di quelle in cui una morale delicata (di una banalità universale, diremmo) si intreccia con le avventure tragicomiche dei suoi protagonisti strampalati.
La storia che ci raccontano le Cut-Scene, realizzate con una regia un po' sempliciotta (ma sempre genuina e ispirata), parla di Negativitron, un essere malvagio che sta letteralmente aspirando intere porzioni dell'universo modellato dalla creatività dei sognatori. Al Sackboy, unico e solo eroe di pezza, il compito di assemblare una squadra in grado di opporsi alla greve minaccia che si estende sull'universo. In controluce ad una vicenda un po' stereotipata, migliaia di significati. La lotta del bene contro il male è anche quella della creatività contro l'omologazione. Dell'immaginazione contro la “lobotomia mediatica” che ci costringe a guardare sempre gli stessi (piatti) orizzonti (o ad aspettare i soliti grandi nomi della scena videoludica?). Il finale dolcissimo, ed anche il viaggio a volte tortuoso ed amaro, sembrano voler lanciare qualche frecciata a chi vuole uniformarsi, a chi non riesce più a sognare. Ma anche senza cercare significati nascosti, la trama incantevole di Little Big Planet 2 è di quelle che riescono a farsi apprezzare per una genuina dose di ironia, per una “mobilità” inaspettata. Come successe del resto per il primo capitolo, la sequenza stessa dei livelli compone “micro-storie” che si intrecciano e si alternano con quella principale, mentre protagonisti surreali calcano alternativamente la scena, mostrandoci le loro personalità esuberanti. L'avanzamento, insomma, è piacevole. E non esclude mai il senso della scoperta, il continuo meravigliarsi per le trovate degli artisti. Perchè uno dei protagonisti di Little Big Planet 2 è lo stesso mondo di gioco. Un universo che ancora conserva molti dei suoi tratti “artigianali”, dei suoi materiali poveri, ma che ha incontrato il disincanto cibernetico della realtà virtuale, del digitale. Sono innesti meccanici che spuntano dai lati più impensabili, robot scattosi, sequenze binarie e circuiti, gli elementi che stupisce trovare in questo luogo immaginifico ancora una volta rinnovato. Oltre il CyberPunk, il mondo di Little big Planet 2 sembra incrociare un'arte povera e distratta con la meccanizzazione moderna. Va oltre la rivoluzione industriale, immergendoci in un vortice di suoni sintetici, di ritmi regolari. E' ancora una volta un “pastiche” artistico rarissimo, praticamente introvabile: che mescola Da Vinci ed i suoi ingranaggi con gli schermi al plasma e le navi spaziali. E', insomma, un'altra chiarissima dichiarazione d'indipendenza.

Un platform atipico

Il gameplay di Little Big Planet non è quello di un Platform Classico. Al titolo media Molecule manca la precisione impeccabile di Donkey Kong Country Returns, manca il culto per il salto millimetrico. Manca una vera e propria difficoltà di fondo. L'avanzamento si colora, semmai, grazie all'interazione ambientale, alla presenza ingombrante di una fisica realistica, che di fatto costringe l'utente a misurarsi con le reazioni calcolate del mondo di gioco. Il sistema di movimento un po' “impacciato”, insomma, è ancora una volta uno dei tratti distintivi dell'avanzamento. Con buona pace di chi non ha gradito la prima volta. Ma per rassicurare anche i più scettici, diciamo pure che stavolta non manca di certo la varietà. Se già il primo capitolo si riempiva di piattaforme semoventi, automobili, bascule, Little Big Planet fa un uso smodato di vari strumenti, che di fatto trasformano di volta in volta il gameplay. Già il Paintinator (introdotto al tempo con il primo DLC, dedicato a Metal Gear Solid) dimostrò il dinamismo del sistema di gioco, e stavolta troviamo il rampino e uno strano casco in grado di materializzare oggetti e materiali, che ravvivano in maniera inattesa le sessioni di gioco. Little big Planet 2 ha l'insolita capacità di trasformarsi, integralmente, di schema in schema. Ed in questa continua “declinazione” della creatività del team di sviluppo (che poi diventerà quella degli utenti più attivi), si trova a conti fatti il vero valore aggiunto rispetto al primo capitolo. Diventando ora un semplice racing game, ora un emulo di Bionic Commando, ora calcando la mano su “puzzle” ambientali piuttosto semplici, Little Big Planet 2 offre una progressione molto colorita. Ed è vero che anche quando le cose cominciano a farsi serie, e le insidie mortali aumentano, un sistema di Respawn identico a quello del primo capitolo semplifica le cose anche ai meno esperti. Ma non per questo Little Big Planet 2 è un titolo semplicistico: ci sono sempre le bolle speciali da recuperare, i premi legati all'ottenimento della medaglia “asso” (il completamento di un livello senza perdere una vita), e le sezioni segrete da affrontare in due o quattro giocatori, che spingono di fatto a reclutare qualche amico (nel proprio salotto o nei meandri della rete), per guadagnarsi gli sticker, i materiali e gli oggetti da sfruttare nell'editor. Attenti dunque: chi non ha voglia di impegnarsi a fondo, chi non riesce a farsi piacere l'idea di un Platform in cui il culto del salto non è principale, potrebbe trovare un po' troppo estrosa la proposta di Media Molecule, o troppo ridotto il set di schemi. Ma chi ha apprezzato anche solo parzialmente il primo capitolo, potrebbe trovare nelle aggiunte, tutt'altro che secondarie, un valido incentivo ad esplorare ogni anfratto del mondo creato dal team, o di quelli prodotti dalla community.

Crea

Del resto, come fu per il primo episodio, la presenza di un editor di gioco decisamente completo permette ai più creativi degli utenti di sbizzarrirsi nella produzione dei propri livelli. Alcune delle analisi che sono arrivati sulla grande rete in questo periodo si sono divertite a sviscerare in lungo ed in largo tutte le possibilità di questo strumento. Noi vogliamo dedicare meno spazio alle spiegazioni. Basti sapere, in linea di massima, che la produzione dei livelli è adesso facilitata (non poco) da alcuni accorgimenti particolarmente utili, che permettono di fondere insieme vari elementi con grande semplicità, di modificare strutture in secondo piano, e di inserire circuiti e schede che di fatto gestiscono automaticamente il comportamento di oggetti e strutture. Grazie alla sezione Logica, all'inserimento dei Sackbot, popolare il proprio schema di veicoli, nemici, comprimari, è facile come non mai. Nonostante tutto, è inutile girare attorno al nocciolo della questione: la creazione di un livello è un'operazione lenta e tortuosa, ed i migliori risultati si ottengono esplorando con perizia tutte le opzioni del sistema, confrontandosi con le creazioni degli altri utenti, e perdendo lunghi pomeriggi in sezioni di costruzione attenta e meticolosa.
Alcuni utenti, probabilmente la maggior parte degli acquirenti di Little Big Planet 2, non penserà neppure di imbarcarsi in un'impresa di tale portata. Anche perchè l'entusiasmo più sincero viene risvegliato soltanto in chi ha occhio attento e analitico, in cui ama l'architettura e l'ottimizzazione. “Coders” inesperti, aspiranti programmatori, artisti di nascita (i pochi in grado di apprezzare - ad esempio- la complessità dell'editor musicale): sono queste “mosche bianche” che spenderanno le loro ore nella produzione degli “user generated content”. Ed allora, potreste chiedervi, quale beneficio può ottenere l'utente medio?
Semplicemente, chi avrà la pazienza di esplorare i meandri della rete, di informarsi sul portale ufficiale (lbp.me) o sui siti specializzati, avrà accesso alle produzioni di alcuni fra i più abili e creativi utenti del globo. Ad essere migliorati, del resto, sono anche i filtri per i contenuti, che permettono di scovare con più facilità i livelli seriamente meritevoli. Quello della longevità ridotta, dunque, è un “falso problema”. Il buon numero di creazioni già disponibili grazie alla Public Beta permette di fatto di avere un discreto numero di schemi extra al Day One. E non vediamo l'ora di scoprire i set più intriganti che arriveranno in futuro: con la possibilità di gestire cut scene, di collegare insieme più schemi, di trasformarsi anche in registi improvvisati, a moltiplicarsi saranno le storie, non solo gli Stage.

Move

Per quel che riguarda l'integrazione del Motion Controller Sony, Media Molecule avrebbe potuto rischiare qualcosa in più. Il set di livelli aggiuntivo Sackboy Prehistoric Moves fa intravedere grandi potenzialità per la periferica, ma attualmente il suo utilizzo è limitato a questo (interessante) set di livelli Extra. Sarebbe stato auspicabile avere fin da subito una più incisiva attenzione verso la periferica, che di certo potrebbe tornare utile soprattutto nell'editor. Utilizzare la sfera come puntatore, semmai per facilitare la navigazione e la gestione degli oggetti, potrebbe essere una svolta notevole, e aprire la strada della creazione anche a chi si sente un po' spaesato di fronte al numero di menù.

Lo stato dell'arte

Nel descrivere un prodotto come Little Big Planet 2, è impossibile separare nettamente la componente tecnica da quella artistica. Un occhio perfettamente “asettico” avrebbe vita abbastanza facile nel denunciare più di una leggerezza. Del resto il motore grafico non brillava troppo ai tempi del primo episodio, e adesso, pur essendo stato aggiornato e rifinito, non mostra di certo le unghie per quel che riguarda complessità poligonale e gestione delle fonti di luce e degli effetti speciali. La qualità delle texture è sempre ottima, per numero e dettaglio, ed è proprio il carattere unico dei “materiali”, le scelte cromatiche spericolate, che di fatto compongono una scena ancora una volta unica e riconoscibile. E non ci sono cloni che tengano (lo ha dimostrato il carattere ben più spuntato di Modnation Racer): quello di Little Big Planet è un mondo che rifugge la perfezione dell'engine (ancora una volta non sempre elegantissimo nel risolvere le collisioni), ma abbraccia l'eccellenza artistica. Le “radici” Indie di Media Molecule (han voglia di recriminare i Team rimasti fuori dalle logiche di mercato) si vedono chiaramente: questa ossessione per l'estro e la fantasia visiva, questo continuo altalenare fra tinte pastello e cromatismi isterici, è figlio di un eclettismo stilistico che può nascere soltanto in un ambiente davvero libero dai vincoli del “Mainstream” (che poi è lo stesso eclettismo di De Blob, tanto per citare un titolo dalla genesi simile).
Discorso non diverso per quel che riguarda il comparto sonoro. Forse la selezione di brani è meno sconvolgente di quella del primo episodio, ma appare comunque ricca e stralunata. Ora caricaturale, ora dedita al citazionismo sfrenato, si intreccia con la regia nel corso delle Cut Scene, per caratterizzarle con sagace maestria, mentre fa da discreto contrappunto all'alternanza degli schemi.
Il doppiaggio italiano è di nuovo delicato, profondo, perfettamente adeguato (e, per una volta, forse anche preferibile a quello inglese).

Little Big Planet 2 Media Molecule si ripete. Little Big Planet 2 è la naturale evoluzione del primo capitolo, e dal punto di vista dei contenuti si presenta di certo più completo e più ricco. E, fra le altre cose, con uno Story Mode ancora creativo, multiforme. Il gameplay da Platform un po' impacciato riesce infatti a trasformarsi con una semplicità a volte disarmante, esplorando diversi generi e soluzioni. Ad esaltare, ancora una volta, è il colpo d'occhio, l'imprevedibile sequenza dei livelli, la sorpresa continua. Manca però, com'è naturale che sia (trattandosi di un seguito), il profumo delle novità assolute, delle piccole rivoluzioni inattese (che è anche il profumo del coraggio). Niente toglie a Little Big Planet 2 le sue eccellenze: la bellezza dello stile, il level design, la filosofia egualitaria e comunitaria, che concede all'utente uno strumento flessibile e l'accesso ad un database inesauribile di livelli. Per questi motivi, invitiamo ancora una volta tutti i giocatori ad esplorare, da soli o in compagnia, l'universo dei sognatori. Non sia mai che salvino, in qualche modo, questa generazione.

8.5

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