Little Briar Rose Recensione

La favola della Bella Addormentata interpretata dal team italiano Elf Games Works, sotto forma di avventura dipinta tra i frammenti di una vetrata.

Versione analizzata: iPad
recensione Little Briar Rose
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  • iPad
  • Mobile Gaming
  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Lunga vita al fanciullo che alberga più o meno sopito in ognuno di noi. Pressati dalle responsabilità, da routine spesse volte piallanti e da attimi di stress che serpeggiano e avviliscono, con l'avvento della maturità tendiamo a dimenticare quanto sia salutare tornar bambini di tanto in tanto, laddove sarebbe saggio ritagliarsi sempre un po' di spazio per celebrare i ricordi di quelli che sono senza dubbio gli anni più genuini del nostro vissuto. È bello talvolta recuperare qualche puntata di un cartone animato che guardavamo da piccini, o magari quella canzone che i genitori ci sussurravano all'orecchio, così fuori tempo massimo nel panorama musicale odierno ma che, nel nostro cuore, mantiene saldo un valore inalterabile. O ancora, perché non rituffarsi in quelle fiabe della tradizione che, dai romanzi al cinema, hanno costellato la nostra crescita e continuano ad echeggiare tra gli anfratti della memoria collettiva? Magari, perché no, in un formato diverso dai consueti; magari proprio in veste interattiva, come piace a noialtri dell'entertainment digitale. È proprio in quest'ottica che vale la pena porre attenzione a un'opera come Little Briar Rose, avventura punta e clicca sviluppata da Elf Games Works, al secolo Piero Dotti e Fabiola Allegrone, che si prefigge il non banale obiettivo di donare nuova linfa a un racconto plurinterpretato com'è, di fatto, quello de La Bella Addormentata nel Bosco. Nato come progetto per l'Indie Game Maker Contest del 2014, il titolo è stato pian piano perfezionato dal suddetto duo italiano - e da una manciata di altri collaboratori - fino a giungere su App Store e Google Play sotto etichetta Mangatar a metà del mese scorso, con un porting per PC che vedrà la luce a brevissimo, per l'esattezza il 2 dicembre. Tablet alla mano - per la cronaca, ci siamo serviti di un iPad Air 2 -, vediamo insieme se questa storia può dirsi conclusa con il classico happy ending.

Non solo Azzurro

C'era una volta...ma, in fondo, già lo sapete. La piccola, dolce Aurora viene maledetta dalla strega Malefica, la quale, offesa per non essere stata invitata dai reali alla cerimonia di battesimo della figlia, le lancia un sortilegio che la spingerà, allorché raggiunta l'adolescenza, a pungersi un dito col fuso di un arcolaio, morendo seduta stante. Quando infine giunge quel giorno funesto, le fate del reame non riescono purtroppo ad evitare il fattaccio ma deviano in qualche modo gli effetti del maleficio, per cui la principessa cade in un sonno perpetuo sì molto simile alla morte, ma non del tutto irreversibile. Solo e soltanto ricevendo il bacio del vero amore la ragazza potrà riaprire i propri occhi e vivere per sempre felice assieme al suo benefattore, permettendo conseguentemente al Regno di prosperare come in passato. Ecco allora che, in Little Briar Rose, il giocatore entra in scena calandosi nei panni del principe senza macchia, dapprima azzurro, come vorrebbe la tradizione, ma che, come vedremo tra poco, non manterrà necessariamente invariato il suo colore per antonomasia nel corso di tutta la vicenda. Dal centro del bosco che porta al castello di Aurora, la cui strada è sbarrata da una fitta rete di rovi, l'impavido pretendente ha il compito di visitare i quattro angoli di un mondo che attinge a piene mani dal folclore europeo. Si avrà man mano a che fare con popolazioni fantastiche composte da gnomi stacanovisti, tritoni vanagloriosi, fate bisbetiche e goblin scapestrati con il fine ultimo di guadagnare da ognuna di esse uno Spirito, da riversare a sua volta in un fungo magico che, se attivato, è in grado di sgombrare il tragitto dalle fastidiose erbacce. Come nelle più semplici delle avventure grafiche, basterà indirizzare l'avatar a colpi di tap verso i singoli abitanti delle varie comunità per instaurare un dialogo e venire a conoscenza dei loro bisogni del momento, così da innescare alcune tra le più classiche dinamiche da punta e clicca quali raccogliere informazioni, scovare oggetti e infine comprendere in che modo far fruttare quanto acquisito. Ad ogni modo, ogni popolo ha un macro-problema che si può risolvere solamente interpretando correttamente le affermazioni dei villeggianti e impiegando poi in determinati modi certi item specifici tra quelli racimolati lungo il cammino. Sbagliare l'uso di anche un solo strumento scatena l'ira del popolo di turno, con la conseguenza che il principe viene neutralizzato da un incantesimo e un altro nobiluomo di abbigliamento differente - colore compreso - prende subito il suo posto, ereditandone oltretutto l'intero inventario.

Più affine agli scritti di Charles Perraut e dei fratelli Grimm rispetto all'arcinoto adattamento audiovisivo di Walt Disney, la trovata del "rimpiazzo" è probabilmente l'aspetto ludico più singolare di Little Briar Rose, sorta di permadeath all'acqua di rose che ben si sposa, tra l'altro, con il generale umorismo alla base dell'intero tessuto narrativo. Irresistibili, in questo senso, buona parte dei numerosi dialoghi scritti, tra i quali citiamo - senza volutamente anticipare - un divertente botta e risposta d'insulti tra due dei personaggi più scorbutici dell'intera progressione.

Artigianato digitale

Nonostante gli espedienti ludico-diegetici appena menzionati siano certamente curiosi e coinvolgenti, rimane comunque difficile scorgere in Little Briar Rose spunti di gioco realmente caratteristici. Se preso come videogioco duro e puro, il titolo si posiziona infatti nel solco degli adventure più canonici, molto basilare tanto nelle possibilità d'interazione quanto nelle meccaniche di gioco.

Le uniche deviazioni in-game, rappresentate da una manciata di minigiochi posti a corollario delle fasi d'esplorazione, sono poi tutt'altro che memorabili; si tratta, in soldoni, di piccole prove rompicapo, talvolta atte semplicemente a testare i riflessi e la resistenza del giocatore sotto forma, per esempio, del tentativo di cottura di una ricetta dal sapore perfetto o di una battuta di pesca a suon di picchiettii sul touchscreen. Siamo tuttavia convinti che non sia questa la chiave per interpretare al meglio il lavoro di Elf Games, che è invece godibilissimo se "letto" alla stregua di una fiaba interattiva sui generis, che, volendo, si fa esperire tutta d'un fiato, approssimativamente nell'arco di non più di un paio d'ore. Tale considerazione sorge soprattutto valutando l'estrema cura con cui l'opera è stata confezionata dal punto di vista cosmetico, senza girarci intorno la reale cifra distintiva di Little Briar Rose rispetto ad altre produzioni di stampo mobile - e non solo. L'effetto a vetri piombati è difatti ricreato digitalmente con grande gusto, là dove i vari personaggi si animano lievemente - ma alla perfezione - tra i colori brillanti di scenografie ben disegnate e molto aderenti all'atmosfera fantasy suggerita dalla favola originale. Artisticamente il titolo beneficia inoltre di un tappeto musicale soave e sognante, nei cui pochi motivetti strumentali pare quasi riecheggiare l'operato del maestro Koji Kondo in The Legend of Zelda, ovviamente fatte le dovute proporzioni.

Little Briar Rose Little Briar Rose riesce a mettere in scena la fiaba celebre di una tradizione intramontabile in maniera tutto sommato personale. Gli ingredienti alla base di questa interpretazione possono essere riassunti in una semplificazione - forse eccessiva - di un classico sistema di gioco punta e clicca, in una scrittura dei dialoghi efficace e pregna d’ironia e, soprattutto, in un’impronta stilistica di forte impatto visivo, cortesia di una grafica pregiata che ben restituisce la fisicità di una vetrata artistica dalle inedite forme in movimento. Nella sua genuinità manifesta, insomma, l’esordio di Elf Games Works nello sviluppo indipendente può dirsi più che felice, meritevole di sostegno al di là del naturale spirito patriottico. Tanto più che l’attuale prezzo di vendita del prodotto - tre euro su dispositivi iOS e Android - si dimostra più che onesto, oltre che alla portata di tutti.

7.7

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