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Recensione Livelock

Livelock è un Twin-Stick Shooter di stampo tradizionale ambientato in un futuro post-apocalittico, in un mondo ormai devastato dalla guerra...

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Livelock
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Di twin stick shooter ne abbiamo visti - e giocati - a bizzeffe. La rinascita del genere avvenuta in questi ultimi anni e accelerata sicuramente anche dalla definitiva esplosione dei device mobile con i loro touch screen capacitativi, ci ha donato titoli non solo estremamente divertenti, ma anche assuefacenti. Eppure, di base, la formula rimane sempre la stessa: prezzo accessibile, la possibilità di portare distruzione in compagnia trascendendo le solite leaderboards, rigiocabilità potenzialmente infinita, gameplay esplosivo adagiato su una mappatura dei controlli semplice e immediata. Proprio queste caratteristiche, probabilmente, sono alcuni degli assi nella manica di questi titoli che non necessitano di particolare "impegno" da parte degli sviluppatori. Crimsonland, Dead Nation, Helldivers e da ultimo il meraviglioso Alienation, sono solo alcuni degli ultimi esempi di produzioni che hanno settato nuovi standard qualitativi e ancora riescono a strapparci spesso e volentieri qualche sessione di gioco senza pensieri. Ora ci prova Perfect World (publisher specializzato in titoli free to play) a portare il proprio apporto al genere pubblicando Livelock, titolo che ha visto la luce grazie al contributo - dato al team di sviluppo - di Canada Media Fund, programma di supporto ai nuovi media digitali avviato dal paese nordamericano.

Futuro post-apocalittico, guerra tra macchine, ultima speranza per l'umanità

All'appello non manca proprio nulla: dal cupo futuro post-apocalittico all'estinzione della razza umana; dall'ascesa dell'Era delle macchine sino al risveglio dell'ultima speranza per l'umanità. Ovvero il nostro alter ego digitale, ovviamente. La storia, insomma, è già scritta. In un futuro non meglio precisato, del pianeta non rimangono altro che cumuli di macerie e rugginosi simulacri di un'antica razza votata all'autodistruzione, conosciuta come essere umano. Il ricordo di quella forma di vita così invasiva ma allo stesso tempo fragile, però, si è perso tra le pieghe del tempo spazzato via da una catastrofe immane. Per sopravvivere al cataclisma, la razza umana ha uploadato le coscienze all'interno di macchine, nella speranza di superare il momento critico all'interno di corpi meno fragili della carne per poi ritornare allo stato "organico" in un luogo conosciuto come Eden. Le cose, ovviamente, non vanno come previsto e per qualche ragione col passare dei secoli i circuiti delle macchine si corrompono, sovrastando le coscienze degli esseri umani che vi albergavano in alcuni casi, addirittura, regredendo a uno stato ferale. Ha quindi inizio una guerra incessante tra le fazioni che si contendono il controllo delle Chiavi per poter aprire le porte della terra promessa. Livelock, nel linguaggio informatico, significa proprio questo: una situazione di stallo in cui i diversi processi, trovandosi in un equilibrio stabile, non possono procedere ed evolvere oltre quel punto. Starà al giocatore, dunque, spezzare questa situazione di immobilità portando possibilmente morte e distruzione in giro per il pianeta. Il nostro alter ego robotico (e quelli dei nostri eventuali compagni d'avventura), infatti, è una sorta di guerriero predestinato alla grande impresa. Risvegliatosi stranamente con una coscienza umana integra, viene guidato verso la propria missione salvifica dalla "voce" di SATCOM, l'ultimo satellite funzionante in orbita attorno alla Terra.
Livelock, insomma, possiede un canovaccio narrativo discretamente sviluppato, su cui vengono adagiati, attraverso alcune cut scene e diversi audio-log sparsi per i livelli che raccontano il background, i ventuno stage che animano una campagna divisa in tre atti. Nonostante il team di sviluppo abbia messo il dovuto impegno per dare senso di progressione e ritmo all'avventura, il risultato è stato raggiunto solo a metà. L'intreccio narrativo svolge il proprio lavoro ma non è certo tra i più originali. Inoltre, viene punteggiato da alcune forzature poco comprensibili per l'economia di gioco e plot twist assolutamente prevedibili. L'altalenante ritmo della narrazione, insomma, si limita a intrattenere il giocatore giusto per qualche ora senza strappi o acuti indimenticabili.

Destruction Derby

Livelock, fortunatamente, trova la sua dimensione dove più conta: l'azione di gioco. Il ritmo si accende, il giocatore (o i giocatori, se giocato in compagnia) si trovano costantemente assediati da orde di macchine ostili di ogni specie e fattura, mentre l'unico modo per proseguire è far esplodere qualsiasi cosa senza far tante domande. Visuale isometrica, sistema di mira e movimento adagiato sui due analogici, grilletti dorsali che gestiscono il fuoco e la manovra evasiva necessaria per allontanarsi dai nemici quando le cose si mettono male, mentre ai tasti frontali è demandato il compito di gestire le abilità speciali. Ci si rende subito conto che l'obiettivo non è sopravvivere: è semplicemente quello di distruggere tutto nel più breve tempo possibile, con un occhio rivolto all'immancabile moltiplicatore di uccisioni e punteggio. Questi non servono solo per scalare le canoniche leaderboards online, ma anche per attivare boost temporanei al potere d'attacco, al rateo di fuoco e alla difesa. Spesso e volentieri si avanza continuando a sparare senza curarsi dei proiettili dell'arma primaria o dei caricatori di quelle secondarie. La ricarica è automatica, i caricatori speciali vengono lasciati cadere da alcuni nemici.

Per devastare le orde di nemici che ci sciamano contro, insomma, bisogna alternare con attenzione le sei armi a disposizione (suddivise tra primarie, secondarie e pesanti) e sfruttare al momento opportuno le abilità della classe prescelta. Anche in Livelock, così come già visto in altri esponenti dello stesso genere, vi sono tre classi (Hex, Vanguard, Catalyst) tra cui scegliere, ben distinte per armamento, abilità e potenza. Mentre l'imponente Vanguard (che ricorda molto da vicino, anche per alcune abilità, il buon Reinhardt di Overwatch) riveste il ruolo di tank amante dello scontro corpo a corpo, i più longilinei Hex e Catalyst prediligono la distanza e mettono in campo un arsenale teso a sfiancare le orde nemiche comprensivo di torrette, droni e mine. A ogni passaggio di livello, inoltre, è possibile sbloccare e potenziare abilità attive o passive. Infine, sparsi per i livelli, si trovano scrigni e corpi decomposti di automi contenenti crediti spendibili per potenziare ogni arma e aumentarne, così, le statistiche come DPS, rateo di fuoco e capienza del caricatore. Il parametro relativo alla difesa, invece, viene demandato sostanzialmente a tre pezzi d'equipaggiamento: testa, busto e mantello. Questi non possono essere acquistati o potenziati; essi vengono lasciati cadere random unicamente dai nemici "Upgraded", ovvero quelli più potenti. La formula, ovviamente, dovrebbe essere profilata sulla cooperazione tra giocatori ma purtroppo manca il multiplayer locale. Dettaglio non trascurabile se si vuole giocare con altri due amici spaparanzati sul divano. È possibile, infatti, creare sessioni di gioco pubbliche in cui tutti possono partecipare, oppure private. Per la verità, in questo momento i server sono ancora poco popolati e solamente in rare occasioni abbiamo potuto condividere l'esperienza di gioco con altri utenti. Una mancanza che può potenzialmente minare non solo il divertimento, ma anche la motivazione dell'utente medio a mantenere il titolo installato dopo il completamento della campagna. La presenza di tre livelli di difficoltà, di classifiche online, oltre a qualche area segreta con obiettivi bonus e alla modalità sopravvivenza, infatti, sembrano giusto il contentino per rimpolpare l'offerta ludica di un titolo che non presenta la medesima varietà e la rigiocabilità "à la Diablo" viste, ad esempio, in Alienation.

Neon, neon, ovunque

Livelock purtroppo non brilla sotto il profilo tecnico. Nonostante gli stage (e il design complessivo dei nemici) siano abbastanza vari e realizzati in modo tale da disinnescare il pericolo ripetitività, non riescono a graffiare, settandosi su livelli discreti ma comunque mai memorabili. A sostenere l'intera produzione ci pensa invece la gestione dell'illuminazione che, nei momenti più concitati, esplode in un tripudio estremamente soddisfacente di effetti a schermo, animati da una palette cromatica al neon calda e intensa che rende bene l'idea della distruzione, assieme a una buona (ma non eccezionale) gestione della fisica, che il titolo vuole trasmettere. Su PlayStation 4, però, il titolo non solo pone problemi riguardo alla lingua di gioco, ma non pare nemmeno bene ottimizzato.

Se la PlayStation 4 è impostata sulla lingua italiana, dal titolo scompaiono i menu di gioco e ogni voce viene sostituita da un laconico "not traslated", impedendoci di capire come orientarci. L'unica soluzione possibile è quella di impostare la lingua della console sull'inglese. La speranza è che prossimi aggiornamenti correggano questo fastidioso problema. L'azione di gioco, poi, viene disturbata dall'assenza di v-sync, subendo alcuni rallentamenti nel momento in cui, affrontando l'avventura assieme agli altri giocatori, il caos a schermo raggiunge i massimi livelli.

Livelock Esplosioni e distruzione totale. Livelock è questo, ma poco altro. Il titolo firmato da Tuque Games si presenta come un Twin Stick Shooter tradizionale, orientato verso un'azione arcade frenetica e divertente. I tre livelli di difficoltà aiutano a modulare un'esperienza di gioco che già a "normale" richiede coordinazione e buoni riflessi per riuscire destreggiarsi nel caotico guazzabuglio causato da orde di macchine assassine. L'offerta ludica proposta dal team di sviluppo canadese, però, si risolve in una manciata di feature che non aggiungono nulla di realmente innovativo al genere e, soprattutto, non possono tenere testa a quanto ci hanno fatto vedere sulla console Sony, pochi mesi fa, i ragazzi di Housemarque col loro splendido Alienation. A ciò si deve considerare l'inconcepibile assenza del co-op locale, che non permette di godersi qualche sessione di gioco spaparanzati sul divano con altri due amici, e la mancanza di un end game che ne giustifichi la rigiocabilità. Oltre alle solite leaderboards online, chiaramente. Infine, la versione PlayStation 4 in questo momento sembra esser poco ottimizzata a causa dei problemi relativi al setting della lingua, di cui abbiamo parlato, e ad alcuni leggeri rallentamenti che inficiano la fluidità dell'azione nei frangenti più "esplosivi". Livelock, insomma, è un buon titolo che vi farà passare qualche ora (anche in single player) di puro divertimento all'insegna della distruzione, ma rimane ben lontano dall'essere ricordato come un'esperienza ludica memorabile.

7.5

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