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Recensione Loadout

Edge of Reality ci presenta il suo nuovo progetto originale, uno shooter in terza persona free-to-play, veloce e irriverente

Versione analizzata: PC
recensione Loadout
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Se è vero che il mercato degli FPS Free-to-Play ha quasi raggiunto la saturazione (oltre ad essere di fatto monopolizzata da grandi nomi come Team Fortress 2, PlanetSide 2 e il particolare HAWKEN, per citare i primi tre titoli che ci vengono in mente), quello in terza persona risulta un territorio relativamente vergine, i cui migliori esponenti sono Battlefield Heroes e S4 League, titoli che, pur essendo attivi da anni, non sono riusciti a riscuotere il successo sperato, soprattutto a causa della scarsa varietà in termini di modalità di gioco, nonché ad alcune discutibili scelte di marketing (punto fondamentale quando si parla di giochi Freemium).
Ma a offrire qualcosa di diverso ci pensa Loadout, sviluppato dallo studio indipendente texano Edge of Reality - finora conosciuto per le versioni console di Dragon Age: Origins e The Sims 3 - un gioco nel quale la personalizzazione di armi ed equipaggiamento è aspetto fondante e imprescindibile del gameplay.

Team Fortress, meet Borderlands

Loadout è un Arena Shooter che fa della customizzazione dell'avatar il suo pregio e maggior punto di forza, offrendo al giocatore di fronte allo schermo la possibilità di decidere tutti gli aspetti del suo equipaggiamento (dall'inglese “loadout” appunto), che comprende due armi, un accessorio e l’aspetto estetico.
Quello relativo alle armi è il capitolo più interessante, data la presenza di un editor che permette di creare strumenti di morte dalle caratteristiche più disparate, molto simili a quelle generate automaticamente dal sistema nei due capitoli della serie Borderlands. Basandosi su quattro archetipi di partenza legati al tipo di danno inferto (Proiettili, Raggi, Razzi e Impulsi), è possibile modificare praticamente qualsiasi aspetto dell’arma, dal tipo di calcio al sistema di alimentazione, alla canna e quindi il grilletto. Come se non bastasse è possibile anche decidere le proprietà elementali delle munizioni utilizzate, permettendo così di creare armi come una mitragliatrice gatling (con tanto di “wind up” prima di cominciare lo sparo) che vomita proiettili infuocati o un lanciarazzi multiplo a guida laser, i cui proiettili rimbalzano sui muri e che, alla detonazione, rilasciano un grappolo di piccole bombe curative. Un sistema, insomma, che garantisce una varietà tale che difficilmente troverete due armi uguali nello stesso match.

"Loadout è un Arena Shooter che fa della customizzazione dell'avatar il suo pregio e maggior punto di forza."

Gli accessori, invece, si dividono in granate (alle quali può essere cambiato il tipo di danno, come con le armi), oggetti consumabili quali torrette e medikit e infine potenziamenti personali come scudi e stivali a propulsione.
Come facilmente ipotizzabile quando si parla i giochi Free-to-Play, uno degli espedienti messo a punto dagli sviluppatori per mantenere vivo l’interesse dei giocatori in Loadout coinvolge proprio i componenti d’assemblaggio delle armi e gli accessori che, ad account appena creato, non risultano tutti accessibili fin da subito. Per poter accedere a questi contenuti occorre sbloccarli in un apposito tech tree utilizzando i Blutes, ovvero la valuta ottenibile in game semplicemente partecipando alle partite; sempre nel tech tree è possibile sbloccare le versioni potenziate dei singoli componenti, disponibili dopo aver accumulato una consistente quantità d’esperienza utilizzando le armi assemblate sul campo. I bonus conferiti dal potenziamento degli elementi, però, non sono così importanti da giustificare l’utilizzo costante di una sola configurazione d’arma, lasciandone lo sblocco a una circostanza fortuita ogni tot decine di partite.
La cosa sorprendente è che tutte le caratteristiche elencate finora, inclusa la possibilità di acquistare slot aggiuntivi per armi ed equipaggiamenti, sono accessibili gratuitamente, permettendoci di godere appieno del gioco in tutti i suoi aspetti fondamentali. Il momento in cui bisogna mettere mano al portafogli sopraggiunge quando si vuole avere accesso a tutti gli slot di archiviazione delle armi assemblate, al numero massimo di equipaggiamenti creabili in Loadout (cosa che può capitare una volta sbloccati tutti i componenti di assemblaggio, quando gli spazi gratuiti diventano improvvisamente troppo stretti per esprimere la propria fantasia distruttiva) e a tutti gli elementi di personalizzazione degli avatar pre-esistenti.
La selezione del personaggio offre tre diversi modelli: Axl, palesemente ispirato a Sylvester Stallone; T-Bone, un misto fra Mr. T e il marzialista Kimbo Slice; e infine Helda, un donnone sovrappeso dall'aspetto davvero minaccioso e inquietante. Loadout mette inoltre a disposizione dei giocatori centinaia di cosmetics, che includono acconciature, abiti e armature, accessori vari, oltre a una serie di animazioni divertenti grazie alle quali possiamo prendere in giro o deridere l'avversario, tra le quali ricordiamo il cosiddetto “teabagging” (gesto umiliatorio divenuto celebre nel mondo videoludico con il multiplayer di Halo 2) e il twerking che, emulando una nota cantante statunitense che ha viralmente diffuso tale gesto, permette ai personaggi di sventolare le chiappe di fronte all'avversario. Insomma, cose da far uscire con le ossa rotte anche il principe del cattivo gusto, quel Saints Row che, in particolare negli ultimi due capitoli, ha fatto del trash una costante stilistica. Elementi grotteschi a parte, i personaggi e le armi di Loadout sono rappresentati in modo del tutto convincente, complice anche il buon utilizzo dell’engine grafico proprietario.

UNA QUESTIONE DI APPROCCIO

Passando al gameplay vero e proprio, Loadout propone due categorie di gioco, Casual e Competitivo, che al pari dei più recenti MOBA con aspirazioni di entrare nel circuito degli eSports, possono essere considerate l'una propedeutica all’altra. La categoria Casual, infatti, permette ai giocatori di cimentarsi sia in modalità PvP che in Co-Op, contro dei bot dalla discreta intelligenza artificiale, e in quattro modalità di gioco differenti: Blitz, Death Snatch, Extraction e Jackhammer, ispirate da classici degli Arena Shooter come King of the Hill, Kill Confirmed e Capture the Flag, ma con alcune differenze che aggiungono varietà ad un'azione già frenetica a causa di armi imprevedibili e molto diverse tra loro. Per farvi un esempio dello stravolgimento delle regole, la “bandiera” della modalità Jackhammer è in realtà un martellone, da utilizzare per attaccare i nemici e aumentare i punti conferiti dalla cattura. Sfortunatamente il sistema di matchmaking non permette di cercare partite per tutte le modalità di gioco offerte, mentre le votazioni post-partita per la mappa successiva non vanno oltre le due opzioni.
Una volta presa confidenza con le varie modalità di gioco nelle partite Casual, accumulati alcuni livelli di esperienza e quindi sbloccato sufficiente equipaggiamento, la categoria Competitive sarà in grado di offrirvi un’esperienza più completa attraverso la modalità Annihilation,

"Ogni partita di Loadout è imprevedibile, con una dinamica degli scontri che cambia costantemente a seconda delle armi imbracciate dai giocatori."

che unisce gli elementi di gameplay delle modalità Blitz, Death Snatch e Jackhammer, aggiungendo al tutto nuovi elementi strategici come i power up ai danni, difesa e salute, che aggiungono una nuova dimensione alle possibilità tattiche dei singoli giocatori, al di là delle armi equipaggiate dagli stessi. Pur non mettendo in discussione le qualità e il divertimento della modalità Annihilation, giocare sempre lo stesso tipo di partita competitiva ha fatto sopraggiungere rapidamente una certa sensazione di noia, che potrebbe venir mitigata solo attraverso l’introduzione di qualche sfida in più.
Tutte le modalità di gioco, sia quelle Casual che Annihilation, sono giocabili nelle quattro mappe attualmente disponibili, dal design fondamentalmente simmetrico e caratterizzate da ambientazioni abbondantemente ispirate allo stile grafico della serie Borderlands: abbiamo infatti la zona mineraria abbandonata Fissure, la fatiscente Trailer Park e gli ambienti semi industriali di Brewery e Four Points. Grazie ai numerosi percorsi, strettoie e spazi aperti presenti nelle mappe, ogni partita di Loadout è imprevedibile, con una dinamica degli scontri che cambia costantemente a seconda delle armi imbracciate dai giocatori e dalla loro abilità nel maneggiarne le peculiari proprietà; l’assenza di vere e proprie coperture favorisce un approccio prettamente offensivo all’azione, in cui è importante sparare tanto quanto saltare e rotolare per evitare i colpi nemici.
In definitiva Loadout ci è sembrato un buon Arena Shooter, che propone interessanti alternative alle solite modalità di gioco e che, soprattutto, offre una capacità di personalizzazione dell’equipaggiamento precedentemente vista solo in produzioni tripla A come Borderlands.

Loadout Finora Edge of Reality non aveva realizzato alcun titolo degno di nota, eccezion fatta alcuni tie-in di licenze cinematografiche e conversioni console di titoli PC: Loadout rappresenta il primo titolo originale della softco di Austin e bisogna ammettere che non è affatto un cattivo lavoro. Il team è riuscito a sfornare un titolo Free-to-Play con un paywall eticamente accettabile (ovvero nessuna caratteristica fondamentale nel gameplay che richiede un esborso di soldi reali) e anche abbastanza divertente, con modalità di gioco accattivanti e un sistema di creazione delle armi che permette ai giocatori di esprimersi pienamente. Pur non essendo un titolo imprescindibile per la vostra libreria Steam, è gratuito e vale la pena installarlo anche solo per farsi una partita saltuaria con il proprio gruppo di amici.

7

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