Recensione Lone Survivor

Il mercato Indie esplora anche il non facile genere dei Survival Horror

Versione analizzata: PC
recensione Lone Survivor
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il mercato indie negli ultimi anni ha sfornato una marea di piccoli capolavori, rilasciati a cifre accessibilissime e molto spesso rivelatisi qualitativamente superiori alla maggior parte dei titoli prodotti con budget da capogiro. Lone Survivor, prodotto dal solo Jasper Byrne, rientra pienamente nella categoria, come uno dei più profondi ed angoscianti survival horror degli ultimi anni.

All alone is all we are

Senza eccessivi preamboli ci ritroveremo nei panni di un anonimo sopravvissuto ad un'altrettanto anonima pandemia, in preda ad immancabili blackout e attacchi di amnesia, rifugiatosi in un buio e logoro appartamento. Pur tormentato dal costante dubbio che sia tutto un parto della sua mente, il protagonista mostrerà subito l'impellente bisogno di uscire da quella prigione infestata da orrende creature. Sebbene le premesse non facciano sperare in nulla di innovativo, Lone Survivor è ben distante dal "simulatore di apertura porte" nel quale molti sequel dei più rinomati survival horror rischiano spesso di riassumersi. L'azione di gioco è per lo più focalizzata sulla sopravvivenza del protagonista, sullo sfondo della quale si

"Il successo del titolo è dato dalla stringente e soffocante atmosfera che riesce a trasparire dalle pixellose schermate di gioco, zeppe di spazi angusti e creature ghoulesche che strizzano l'occhio agli abomini di Silent Hill"

sdipaneranno i contorti eventi, di una riuscitissima randomicità quasi lynchiana. In un ambiente tutt'altro che asettico, il nostro alter-ego avrà bisogno di nutrirsi, di riposare e, perché no, combattere la solitudine accudendo un animale domestico. Il piccolo e lugubre appartamento diventerà man mano un ambiente più ospitale, con gli attrezzi giusti per cucinare quel poco cibo ancora commestibile trovato in giro e soluzioni improvvisate per la raccolta dell'acqua. Nonostante l'aspetto classico da avventura grafica punta e clicca di Lone Survivor, l'esplorazione è affidata all'utilizzo delle frecce direzionali, supportati da un paio di altri input (purtroppo non configurabili) per interagire, sparare e aprire l'inventario.
Gli scenari bidimensionali renderanno l'esplorazione inevitabilmente sofferta nelle prime ore di gioco, costringendoci a consultare freneticamente la mappa per ovviare al continuo senso di smarrimento, ma, una volta presa familiarità con la contorta prospettiva degli ambienti, passare da una zona all'altra risulterà più semplice ed immediato. Per facilitare gli spostamenti fra aree già visitate saranno presenti degli specchi-teletrasporto, che, situati nelle zone chiave di ogni mappa, fungeranno da scorciatoia per un ritorno immediato all'appartamento (espediente utile anche per salvare la partita prima di imbattersi in esplorazioni ‘azzardate'). Per quanto riguarda i combattimenti, sporadiche sparatorie con una piccola semiautomatica, è stato implementato un sistema di puntamento alquanto rozzo e limitato: per sparare nella direzione opposta è necessario infoderare l'arma, voltarsi e poi estrarla nuovamente; seppur migliorabile, il sistema di combattimento svolge adeguatamente la sua funzione, essendo il gioco tutt'altro che incentrato sull'azione.

Il senso di angoscia che pervade l'intera esperienza di gioco è accentuato dagli incontri occasionali con personaggi particolarmente inquietanti che non esiteranno a tormentare le già fragili condizioni mentali del protagonista con linee di testo suggestive, anche se spesso indecifrabili. Presto verremo a conoscenza della possibilità di provocare gli incontri con determinati personaggi utilizzando le pillole colorate che appaiono magicamente sul lavandino ogni mattina: l'ingerimento di una pillola prima di riposare permetterà di incontrare, in sogno, personaggi chiave della trama, che forniranno il loro aiuto per la sopravvivenza del protagonista, fornendo munizioni extra o batterie per la torcia; attenzione a non abusarne però, il finale del gioco è determinato anche dalla quantità di pillole ingerite.
I pochi pixel che compongono gli sprites bidimensionali del gioco nascondono molto più di quanto si possa immaginare: nonostante la scarsa durata dell'avventura (intorno alle 5 ore per playthrough), Lone Survivor offre molto da esplorare, da analizzare e sperimentare, e la presenza di finali multipli garantisce anche una certa rigiocabilità.

Il successo del titolo è dato dalla stringente e soffocante atmosfera che riesce a trasparire dalle pixellose schermate di gioco, zeppe di spazi angusti e creature ghoulesche che strizzano l'occhio agli abomini di Silent Hill, mentre alcuni dettagli del level design, uniti all'humor nero che emerge di tanto in tanto, arrivano addirittura a scomodare mostri sacri come il vecchio Maniac Mansion (del quale il buon Byrne non tarda a fare dell'indiscreto citazionismo). Nonostante i succitati ‘prestiti', Lone Survivor riesce a farsi strada fra le decine di survival horror ormai troppo derivativi, prodotti da sviluppatori distratti dall'impellenza di progettare combattimenti spettacolari e di disegnare textures ultra dettagliate, perdendo di vista quella cura dell'introspezione del protagonista che è stata la vera fortuna dei capostipiti del genere, come i primi, inattaccabili, Alone in the Dark degli anni '90.

Pixelfobia

Graficamente Lone Survivor appare volutamente rozzo e spigoloso, a dimostrazione del fatto che, senza nulla togliere alle saghe di Capcom e Konami, non è indispensabile un livello di dettaglio altissimo affinchè il giocatore passi notti insonni: la bassa risoluzione non fa che spingere il giocatore sempre più vicino allo schermo per scorgere particolari sempre più raccapriccianti. Il level design si è dimostrato sempre vario e ricco di particolari, seppur l'interazione con gli oggetti risulta limitata, se paragonata ad un qualsiasi vecchio punta e clicca. Unico difetto, dovuto alla pixellosa scelta stilistica, è la difficoltà di lettura delle linee di testo su monitor eccessivamente ampi, enfatizzata dall'impossibilità di giocare in finestra (fortunatamente la community si è già affrettata a cercare un rimedio).
La memorabile colonna sonora, realizzata dallo stesso talentuoso Jasper Byrne, accompagna l'intera avventura e irrompe nelle scene cardine creando un pathos non indifferente, con un risultato finale decisamente sorprendente.

Il supporto non è mai troppo

Quando si tratta di produzioni indipendenti sarebbe bene, in caso di titoli meritevoli, come in questo caso, pensare di donare qualche euro in più per la causa. A tal proposito segnaliamo la possibilità di acquistare una versione ‘enhanced' del gioco, direttamente dal sito di Jasper Byrne, comprendente la colonna sonora, una stampa autografata in edizione limitata e il minigioco "Lone Survivor 3D"

Lone Survivor Lone Survivor è, senza ombra di dubbio, un prodotto qualitativamente eccellente che, seppur realizzato con un budget davvero esiguo, riesce a competere con le produzioni mainstream del genere survival horror. Acquistabile su Steam per modica cifra di 6.99€, è un acquisto obbligato per chi segue assiduamente la scena indie e ha già apprezzato lo stile contorto e disturbato di titoli come The binding of Isaac, per gli amanti della grafica retrò e per tutti i giocatori in cerca di emozioni forti.

8.5

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