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Recensione Lovely Planet

Cosa si nasconde dietro al più amabile dei pianeti?

Versione analizzata: PC
recensione Lovely Planet
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Sembra quasi paradossale che nella vita, solitamente, le cose più belle nascondano delle non volute controindicazioni: l’automobile più performante è anche la più costosa, la ragazza più affascinante è anche quella più difficile da conquistare, la torta più buona è anche potenzialmente devastante per la linea. E il pianeta più adorabile dell’intero universo? Quello dove nei prati, al posto dei fiori, vi sono dei romanticissimi cuoricini e i cui satelliti hanno i colori dell’arcobaleno? Beh, è anche il più pericoloso che esista. Il team QuickTequila, al suo esordio nel panorama videoludico, perpetra con Lovely Planet l’intramontabile e saggia massima “mai fidarsi delle apparenze”, pubblicando su Steam un first person shooter nel quale lasciarsi ingannare dalla gioviale atmosfera è il più grande errore che si possa fare. Un po’ come accadeva nel perfido e mai dimenticato Cat Mario: ogni piccolo elemento di questo idilliaco ambiente è mortale.

WHAT A WONDERFUL WORLD

Dietro il paravento rappresentato dal suo innocuo e infantile aspetto visivo, Lovely Planet nasconde una natura hardcore da sparatutto in prima persona, caratterizzato da una spiazzante dinamicità vecchia scuola: non ci sono moderne coperture che spezzano il ritmo del gioco, nessun conteggio delle munizioni e nemmeno un indicatore della salute. Il problema è che non vi è neppure una storia a fare da sfondo al nostro mitragliare selvaggio: un contorno, quello narrativo, che il team di sviluppo ha dichiaratamente considerato superfluo ai fini della godibilità del suo titolo. Dal canto nostro, invece, avremmo gradito l’inserimento di un minimo di contesto che giustificasse anche solo in piccola parte le nostre azioni, così da garantire all'insieme un maggior coinvolgimento. Sin dall'inizio ci ritroveremo invece su questo sconosciuto pianeta (amabile già di primo acchito) armati soltanto di un’efebica mitragliatrice semi automatica, con la canna adornata da una chiccósa stellina che funge da illimitato caricatore, a violacei proiettili cubici e aprirci la strada tra numerosi e mortiferi ostacoli. La regola è quella del “One Shot”: è sufficiente, infatti, un solo colpo per eliminare gli avversari e rendere innocue le trappole ma, come rovescio della medaglia, basta anche un'unica ferita subìta perché sia necessario ricominciare il livello dall’inizio. Il mondo in cui Lovely Planet è ambientato si divide in cinque zone, a loro volta composte da una ventina di stage ciascuna: seguendo un percorso estremamente lineare ma insidioso, lo scopo consisterà semplicemente nel raggiungere il traguardo al termine del livello il più velocemente possibile, curandosi al contempo di bersagliare tutti i nemici presenti nell'area (lasciarne anche solo uno indietro implica il fallimento della missione).
Alla fine, una classifica leaderboard online terrà conto dei secondi impiegati per completare il tragitto e ci informerà sul nostro piazzamento su scala mondiale. Attraversare i livelli con ansiogena rapidità non è una scelta determinata dallo stile di gioco del singolo, ma un vero e proprio dovere che il titolo ci impone di rispettare con una serie di trappole legate proprio alla velocità di movimento. Da piattaforme fluttuanti che precipitano se ci si sofferma troppo a lungo sopra di esse fino a zone che diventano presto incandescenti, passando per bombe che decretano il game over se toccano disgraziatamente terra prima di essere colpite dai nostri proiettili: tutto è all'insegna della più snervante frenesia.

Poiché spesso saremo costretti a muoverci rapidamente lungo gli scenari e dovremo salvaguardarci dalle trappole presenti in ogni angolo, ne consegue che le dinamiche trial & error rappresentano il fulcro del gameplay di Lovely Planet. Imparare a memoria ogni diramazione dello stage e ogni posizione degli avversari diviene una necessità imprescindibile per uscire indenni da questo “tenerissimo” mondo, la cui atmosfera rasserenante mitiga le voglie di imprecare e il senso di frustrazione che potrebbe assalire anche il giocatore più paziente. L’esperienza nella sua interezza ricorda una sessione al poligono di tiro: i nostri cubici nemici, definiti baddies, rimangono, infatti, immobili lungo il percorso, pur rispondendo fin troppo spesso al fuoco anche con proiettili “intelligenti”, che nei livelli più avanzati seguono addirittura i nostri spostamenti. Proprio come se fosse un variegato tiro a segno, dovremo anche badare bene di non colpire poveri cubi innocenti, distinguibili nel marasma generale per un diverso colore rispetto a quello dei bersagli primari. Ne consegue che ogni giocatore farebbe meglio a far pratica con la propria mira virtuale in questo mortale parco giochi: l’abilità e la precisione sono virtù cardinali per sopravvivere nel colorato mondo di Lovely Planet, anche a causa della totale assenza di un mirino che renda più semplice centrare gli obiettivi.
La fluidità e la rapidità del gameplay sono valorizzate da un control scheme basilare ma efficace, con la classica combinazione WASD per il movimento, la barra spaziatrice adibita al salto e il tasto sinistro del mouse con cui premere il grilletto. Per quanto semplicistico, tuttavia, il sistema di gioco presenta ancora qualche acerbità di troppo, a causa di sequenze platform dalle meccaniche non molto precise, di alcune compenetrazioni poligonali che ci costringono a riavviare lo stage in corso e di un impatto dei colpi che avrebbe necessitato di maggiore rifinitura: ci è capitato di abbattere un baddie nonostante il nostro proiettile lo avesse palesemente mancato di parecchi centimetri. Nella frenesia generale, i suddetti difetti passano anche inosservati, ma quando si è costretti a riavviare per l’ennesima volta un livello per via di simili, pur lievi magagne allora rischia di subentrare al divertimento un infausto nervosismo. Sarebbe lecito altresì considerare come uno stile di gioco fatto di partite bevi e fulminee (per stabilire concreti record a livello mondiale alcune aree vanno completate in una manciata di secondi) si adatti più agli stilemi di una piattaforma mobile rispetto a quelli di una fissa. Eppure l’estrema precisione necessaria per l’avanzamento rende terribilmente più complesso prendere la mira tramite lo stick analogico di un pad, che è sì adeguatamente supportato, ma il cui utilizzo è implicitamente sconsigliato a causa dell’intrinseca difficoltà del gioco.

Benché faccia della velocità la sua caratteristica primaria, Lovely Planet non è un’esperienza che si esaurisce in breve tempo: non solo il suo appeal rimane intatto anche dopo aver ripetuto la stessa area un gran numero di volte, ma è anche un gioco inaspettatamente ricco di segreti che si annidano negli angoli più nascosti dei pur lineari livelli, con una serie di easter egg fondamentali per sbloccare gli achievement di Steam. Il replay value impatta quindi positivamente sulla longevità, assai variabile da giocatore a giocatore a seconda delle capacità del singolo, ma comunque in grado di ripagare ampiamente dei 4 euro e poco più spesi per l'acquisto. Consigliamo comunque di godere di Lovely Planet gustandolo a piccoli sorsi: una sessione di gioco prolungata potrebbe indurre stanchezza e frustrazione per via dell’alto livello di difficoltà che mette costantemente e progressivamente alla prova i nostri nervi. Una cosa, però, è certa: una volta sopravvissuti al “coccoloso” e dolcissimo mondo di Lovely Planet, non temerete più, in nessun altro Fps, alcun campo di battaglia.  

I’M ADDICTED TO THE COLOURS

L’aspetto visivo di Lovely Planet fa dello stile, piuttosto che della mera potenza tecnica, la sua marca vincente. Il mondo di gioco è raffigurato con uno spiccato gusto orientale dai tratti simili a quelli di Beautiful Katamari: la povertà poligonale passa dunque in secondo piano dinanzi alla vivacità dei colori e alla modellazione degli ambienti, dai contorni morbidi ma spesso volutamente dissestati, come se fossero costruiti con la plastilina. Non stupisce invece il design degli stage, che cede alla ripetitività nella parte centrale dell’avventura, con aree costituite dai medesimi asset spesso troppo riutilizzati. La leggerezza dei toni artistici permette agli sviluppatori persino di ironizzare sulla propria opera, sbandierando la fluidità dei 60 fotogrammi al secondo come se fosse una feature ufficiale da rimarcare sul profilo Steam del titolo (in questa ironia si intravede, in filigrana, anche una punta di sarcasmo rivolta alle recenti diatribe sulla risoluzione e sul frame rate nei i giochi di nuova generazione).

Nel menù delle opzioni è possibile, inoltre, settare anche un farlocco frame limit a 30, 60, 120 e persino “over 9k”! (qualcuno ha colto la divertente citazione da Dragon Ball?). Da queste piccole note umoristiche si può comprendere come, sotto il profilo tecnico, il gioco non si prende realmente sul serio, cosa che invece fa dal punto di vista strettamente ludico. A chiosa, sembra opportuno segnalare il piacevolissimo accompagnamento sonoro per mano del compositore Calum Bowen, capace di allietare la nostra permanenza su Lovely Planet con motivetti semplici e ritmati, che in alcune note ricordano le campionature zen dei giardini della meditazione: scelta oculata, vista la necessità di rilassare i nervi mentre si tenta di superare per l’ennesima volta una diabolica sessione di gioco.

Lovely Planet Lovely Planet è un piccolo first person shooter capace di causare profonda dipendenza, grazie soprattutto all'immediatezza di un gameplay in grado di sposarsi in modo sorprendente con un tasso di sfida che tende pericolosamente verso l’alto, per quanto il look cartoonesco lasci presagire tutt’altro. Come già accennato, è preferibile assorbirlo a piccole dosi, perché altrimenti rischia di diventare stancante, snervante, fastidioso. L’assenza di una trama anche solo minimamente abbozzata, la forse eccessiva focalizzazione sulle meccaniche trial & error e un sistema di gioco non esente da alcune imprecisioni non inficiano più di tanto la godibilità di un prodotto accattivante e coinvolgente, che esaurisce però nella semplicità del suo concept di base e nel variegato minimalismo del comparto tecnico tutto ciò che ha da offrire. Vista la difficoltà del titolo, sarebbe opportuno consigliare Lovely Planet solo ai giocatori più pazienti e desiderosi di migliorare sempre di più i propri record. Tuttavia, considerato anche il modico prezzo cui è venduto, osiamo suggerire indiscriminatamente a tutti gli amanti dei Fps di dare una chance all'opera di QuickTequila: potreste farvi catturare da questo maledetto, infingardo, amabile pianeta.

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