Recensione Lucius

Impersoniamo il figlio del demonio in questa impietosa avventura grafica

Versione analizzata: PC
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666 - il numero del diavolo; 6 giugno 1966 - la data di nascita della sua incarnazione in terra. Shiver Games ci propone un’avventura che osa sotto tutti i punti di vista, scomoda e controversa per alcuni, originale ed intrigante per altri. Parliamo di Lucius, un videogame dalle tinte horror che si ispira fortemente alla trilogia di Omen, e in particolare al primo episodio.
Pubblicata da Lace Mamba Global, l’avventura ci porta nei panni del piccolo ragazzino oggetto di molte letterature, diretto discendente di Lucifero e strumento per il suo potere in terra.

LA MAGIONE DIABOLICA

Tutto comincia esattamente 6 anni dopo la nascita di Lucius, durante il compleanno del piccolo. La festa tenuta in suo onore porta tutti parenti e la servitù a riunirsi nella villa, la Dante Manor, riuniti attorno al tavolo per celebrare lo spegnimento delle sei candeline. Non sappiamo con esattezza quale desiderio esprima Lucius in quell’istante, ma tanto basta a Lucifero per manifestarsi dinnanzi al suo erede in quella particolarissima occasione. Quale momento migliore per gettare le basi sul dominio del mondo materiale se non un grazioso e felice compleanno? La prima vittima è una malcapitata domestica che entra nella cella frigorifera della villa per fare le pulizie: il diavolo non perde tempo ed istiga l’innocente bambino a chiudere la donna facendola congelare. Da quel momento in poi, la mente di Lucius risulterà irrimediabilmente corrotta e piegata alla volontà del padre, che ha grandi piani in serbo per lui: l'uccisione della domestica Mary rappresenta infatti solo l’inizio di un diabolico e malvagio piano, che prevede una rapida eliminazione di tutti i componenti della famiglia, prima di abbandonare la magione Dante e portare il caos all’umanità intera. La peculiarità della famiglia Wagner sta nella ricchezza, che si rivela un’arma a doppio taglio: con papà Charles intenzionato a candidarsi al Senato e mamma Nancy occupata in altre faccende, la Dante Manor vede diversi malcapitati protagonisti della macabra volontà di Lucifero. Dal giardiniere al meccanico, passando per l’autista e la servitù, senza contare i parenti che vivono nella tenuta, fino a qualche sfortunato di passaggio. Insomma: prima che il piano del diavolo raggiunga il secondo step, ci sarà da divertirsi... o da criticare.

DEATH NOTE

L’avventura è divisa in capitoli, ciascuno di essi dedicato all’obiettivo che dobbiamo uccidere. In alcuni casi Lucius non avrà le idee chiare in merito all'obiettivo sul quale sfogare la propria rabbia diabolica e saranno quindi le circostanze di giornata a determinare la nuova vittima. Sotto questo punto di vista, Lucifero lascia molto spazio al giocatore, sia in termini di target che sulla strategia da adottare per raggiungere la meta, pur lasciando intendere che, qualunque sia la strada e le scelte effettuate, il malcapitato soffra di una morte atroce. Spesso Lucius sceglierà le proprie vittime basandosi su piccoli fastidi che gli provoca il soggetto - come fumare nella sala da pranzo - o su una semplice antipatia. Da qui nasce tutto il lato perverso che Shiver Games ha voluto far emergere, invitando a più di una riflessione. Basta davvero così poco per scegliere chi piazzare prima e chi dopo sulla scaletta della morte? Sono tutti sono destinati a morire per mano del diavolo, pertanto una scelta casuale non avrebbe influenzato l’operato del bambino. In realtà, questo è solo un esempio del macabro ingegno di Lucius, un protagonista che di volta in volta dimostrerà di possedere acuta osservazione e impassibile lucidità, lasciandosi andare a riflessioni tipiche di un serial killer, con tanto di strategia a supporto di ogni uccisione e freddezza senza pari.
Ma come detto in precedenza, Lucifero non resterà sempre guardare il suo fiero figlioletto, perché gli darà aiuto offrendogli potenti abilità magiche d'alterazione e distruzione. Nei primi capitoli di gioco, il bambino avrà la capacità di usare la telecinesi con cui muovere determinati oggetti con il solo ausilio della mente. Progredendo nei capitoli e collezionando uccisioni, Lucifero comincerà a fidarsi sempre più del del suo nuovo erede, donando lui altre capacità come il controllo della mente altrui, la cancellazione parziale della memoria o potenti sfere di fuoco da lanciare con attenzione.
Seppur inizialmente ogni abilità serva solo ad eseguire rapide azioni sul campo, una volta acquisito maggior potere, l’utilità delle stesse aumenterà fino a raggiungere nuovi livelli di potenza. Non esiste un vero e proprio skill tree, in quanto l’ultima abilità ottenuta progredirà automaticamente di un livello al termine di ogni livello.

ASSASSINO INSOSPETTABILE: AGENTE 666

Le abilità diaboliche di Lucius lo accompagnano nella sua oscura avventura dall'inizio alla fine, e seppur i capitoli siano studiati per utilizzarle spesso, la strategia per eliminare il bersaglio si baserà per lo più sull’interazione con l’ambiente. L’esplorazione dell’intera Dante Manor è un’operazione da fare con calma e attenzione, in quanto gli elementi con cui interagire davvero tanti e spesso: possono essere aperti quasi tutti i cassetti, si può interagire con bottiglie e oggetti vari sparsi per la casa, ma il 90% delle volte senza una vera e propria utilità. Ad aiutare il videogiocatore ci pensano gli appunti dello stesso Lucius, che indicheranno micro-obiettivi per aggirare un dato problema, senza però mai offrire dei veri e proprihint, ma più come se ci trovassimo di fronte a degli enigmi da risolvere e decifrare.
Quali possono essere, dunque, le soluzioni più classiche per sbarazzarsi di una persona in casa? Ci si può aiutare con le luci, girovagare in cucina in cerca di un utensile, o giocare sporco, obbligando l’obiettivo a cadere in un’imboscata e così via. Chi crede che Lucius sia un’avventura che finge di azzardare per poi autocensurarsi si sbaglia: spesso la morte del personaggio sarà diabolicamente spettacolare rispecchiando le oscure intenzioni del bambino.
Dopo la prima metà di gioco si avverte una certa ripetitività nelle azioni da compiere: la scelta di design per la quale ogni omicidio preveda determinati pattern limita molto l’esperienza di gioco, un'esperienza che probabilmente avrebbe beneficiato di una struttura più aperta. Oltre alla limitatezza delle azioni consentite, esce allo scoperto la ridondanza ed il superfluo: la tenuta è tanto grande quanto povera, e una volta capito cosa è essenziale e cosa no, l’utente finisce con astrarre l’intera location mettendo a nudo tutta la povertà del gameplay, sfruttando solo quel paio di elementi utili per compiere il delitto. Per i videogiocatori amanti dell’immediatezza, l’interfaccia potrebbe regalare qualche fastidio di troppo: l’inventario si naviga con uno scomodo scrolling del mouse che permette di selezionare gli oggetti da equipaggiare o combinare tra loro. Il sistema prevede anche qualche utile shortcut da tastiera, che riguarda la scelta della skill, l’oggetto equipaggiato, la torcia elettrica o le schermate di inventario, mappa e appunti. Nell'inventario a disposizione di Lucius comparirà anche qualche piccolo extra, ovvero piccoli regalini arrivati direttamente da suo padre.

VADE RETRO...POLEMICHE

Per il protagonista non ci saranno solo macabri pensieri, ma anche qualche piccola occupazione che lo avvicina alla quotidianità dei bambini della sua età, opportunità per fingere ed ostentare l’innocenza che ci si aspetta da un bimbo di sei anni: i personaggi che abitano la residenza spesso incapperanno in piccoli problemi e sarà compito di Lucius provare a risolverli. Il paradosso di questa bilancia, che mette sui due piatti malvagità ed innocenza, è sempre dietro l’angolo. La mamma obbliga Lucius a lavarsi i denti se vuole avere il triciclo, ma noi sappiamo bene che si sta parlando del figlio del diavolo, e questa consapevolezza anima l’universo messo in piedi da Shiver Games, mentre la recita perfetta del protagonista porta al gran finale.
Piuttosto che addossarsi rischiose polemiche riguardo a tematiche non sempre digeribili, gli sviluppatori hanno fatto di tutto per stemperarle sul nascere: oltre al tema principale del gioco e crocifissi da capovolgere per annullare l’effetto debolezza dei poteri, non è stato inserito alcun riferimento biblico che potesse offendere la cultura religiosa. Nonostante il tema delicato che porta con sé, il titolo racconta semplicemente una storia dalle tinte cupe, appoggiandosi su concetti e spunti di gameplay già visti in altre produzioni, senza mai sfociare nella blasfemia.
Lo spirito malevolo della produzione, comunque, si percepisce sempre, arriva a farsi sentire soprattutto verso la metà di gioco, quando i personaggi che abitano la tenuta cominciano a diventare pochi. La mamma di Lucius, ad esempio, inizierà a mostrare segni di forte stress, mentre il padre temerà per la propria candidatura e per il ficcanasare della stampa in merito alla delicata situazione famigliare.

IL DIAVOLO VESTE MALE

Riallacciandoci al discorso della povertà del gameplay, abbiamo il reale sentore che si potesse fare qualcosa di più anche dal punto di vista tecnico. La Dante Manor è globalmente ben realizzata, con tante da stanze da esplorare - seppur piccole - divise tra i piani della residenza. Ma è la qualità delle texture e i dettagli visivi che non riescono a convincere: superfici piatte, modelli praticamente abbozzati, esagerato riciclaggio delle basi poligonali e tanto spazio superfluo. La scarsa interazione con l’ambiente finisce col danneggiare la buona caratterizzazione delle stanze e dell’esterno, finendo con l'estraniare i giocatori dal contesto: nonostante vi sia un interessante andirivieni per le stanze della villa, la location risulta poco viva ed assume le fattezze di una scatola priva di identità e fascino sulla quale si abbatte la perfida volontà di Lucifero. In tal senso, la tenuta avrebbe dovuto giocare un ruolo fondamentale diventando parte integrante della storia, un po’ come accade in altre avventure simili come E non ne rimase nessuno. A deludere sono, come detto poc'anzi, anche gli altri aspetti della grafica: i modelli poligonali sembrano decisamente datati e anche nelle avventure grafiche low budget non è raro imbattersi in modelli e animazioni meglio realizzate. Alcuni personaggi, come Lucius, i suoi genitori e il capo della polizia McGuffin, risultano leggermente meglio realizzati degli altri, ma quando consideriamo le animazioni e le movenze dei personaggi, purtroppo ci accorgiamo che non si riesce a raggiungere la sufficienza. A questo si aggiunge qualche problema di compenetrazione poligonale, con oggetti incastrati tra le pareti o modelli che paiono eludere il normale sistema di collisioni. I risultati del lavoro sul motore grafico si notano soprattutto nelle cinematics, ovvero nei momenti in cui il lavoro sporco del bimbo arriva alla sua meritata conclusione: nei secondi di attesa prima che il delitto si manifesti in tutto il suo macabro splendore, spesso ci si sofferma a pensare come sarebbe stato poter contare su un impianto grafico degli standard attuali. La resa visiva non è all’altezza della sceneggiatura che, anche grazie a profili caratteriali ben delineati, rende palpabile la tensione dopo ogni omicidio e in ogni momento della trama. Aldilà delle sequenze filmate, l’enfasi dei delitti non viene supportata a dovere nemmeno dagli effetti particellari degli strumenti utilizzati per l’uccisione. Qualche problemino anche per quanto riguarda il puntamento, poco preciso soprattutto quando usiamo oggetti di piccole dimensioni.
Per quanto riguarda il comparto audio, Lucius presenta un buon doppiaggio in inglese, che emerge soprattutto nelle cut scene: pochi brani musicali accompagnano le malvagie azione del bimbo, anche se alcuni non si sposano benissimo con le atmosfere del titolo. Le tracce azzeccate sono però godibili e aiutano ad immergersi nel contesto di gioco.
La longevità è garantita da un bel quantitativo di ore: i capitoli sono tanti e presentano un approccio intelligente e studiato, rendendo ogni omicidio difficile da portare a termine. Per completare un delitto potrebbero bastare una manciata di minuti, oppure impiegare diverse ore girovagando per la casa. A tal proposito, non riusciamo a spiegarci come mai manchi un sistema di salvataggio manuale: salvo qualche sporadico checkpoint, introdotto quando il capitolo viene spezzato in più fasi dal gioco stesso, ciascun save game corrisponde solo ed esclusivamente all’inizio del capitolo. Scarsa purtroppo la rigiocabilità, per un gioco rigidamente impostato e poco avvezzo al re-play.

Lucius Lucius è un’avventura dal grandissimo potenziale, malamente sfruttato. A causa di molti difetti tecnici e di una povertà del gameplay, le scorribande per la Dante Manor non saranno così piacevoli come si possa pensare nei primi minuti di gioco. Le uccisioni sono guidate e viene lasciato poco spazio all’immaginazione se non per comprendere quali siano gli strumenti messi a disposizione per compiere l'atroce delitto: l’avventura procede in questo modo per tutta la sua durata, restringendo il campo d’azione alla mera ricerca del giusto hotspot. Ciò che soddisfa è l’utilizzo delle skill, anche se limitato alle azioni consentite, e la sceneggiatura, vero punto cardine della produzione: seppur la tensione si avverta soprattutto nelle sequenze filmate dedicate al pre e post omicidio, Shiver Games ha sfruttato benissimo la finta innocenza del bambino per enfatizzare la sequenza degli assassini vista dagli occhi delle vittime. Inutile negare l’amaro in bocca, per un’esperienza che sarebbe potuta essere ben più intrigante. Il figlio di Lucifero è già disponibile su Steam il al prezzo di 17€.

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