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Recensione Lumines Electronic Symphony

Il Puzzle Game di Mizugichi in una delle sue migliori edizioni

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Lumines Electronic Symphony
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

I possessori di Playstation Portable conosceranno senza ombra di dubbio Lumines, puzzle game firmato Q-Entertainment e creato dal celebre Tetsuya Mizuguchi, padre di Rex e - più recentemente - del bellissimo Child of Eden. Il primo titolo della serie, che nel corso degli anni ha fatto capolino anche su Xbox 360 e Ps3, fu uno di quei prodotti che illuminò di colpo la Line-Up della console, ancora immersa nel buio dei porting. Nel corso degli anni la saga non ha saputo mantenere gli stessi livelli qualitativi del primo episodio, che erano legati sì ad una formula efficace e assuefacente, ma anche e soprattutto alle scelte stilistiche e musicali, molto spuntate nelle ultime edizioni. Con l'arrivo di Playstation Vita Lumines torna all'attacco, per sostenere anche l'aggressiva strategia di Ubisoft che si presenta al Day One con ben cinque proposte per l'utente. Con un prezzo competitivo ed il solito stile minimale, Electronic Symphony vuole conquistare nuovi acquirenti e vecchi appassionati. E fortunatamente, questa volta tutto è andato per il verso giusto.

Ritmi e geometrie

Electronic Symphony è il Lumines di sempre. Il gameplay di questo puzzle game è lineare come l'ostentata bicromia dei blocchi che popolano lo schermo, e attraente come il ritmo scandito dai brani in sottofondo.
Nell'ampia griglia in cui è suddivido lo schermo, il giocatore deve posizionare velocemente dei blocchi che cadono dall'alto, formati da quattro piccole mattonelle. Queste, vanno disposte in modo da comporre altri ammassi quadrati di un colore uniforme.
Le figure così ottenute non scompariranno subito, ma solo al passaggio della barra del ritmo, che seguendo la cadenza della colonna sonora ripulirà lo schermo in un tripudio di effetti speciali. Semplice, scheletrico, efficace. E' difficile descrivere a chi non ha mai provato il puzzle game di Mizuguchi quali siano le sottili logiche interne che scandiscono l'andamento martellante degli stage, ma in poche ore di gioco, dopo aver metabolizzato le dinamiche e superato le brucianti sconfitte, il dualismo cromatico di Lumines entra in circolo nel nostro sangue, fino a farci scoprire regolate strategie di disposizione dei blocchi. Sono poche le combinazioni con cui i “quadratoni” possono comporsi, ma queste sette possibilità bastano per fare di Lumines un titolo profondo, dal carattere ben delineato.
La particolarità del prodotto sta però nell'influenza del ritmo. Come si accennava, lo stage viene “ripulito” solo ad intervalli regolari, da una barra che passa più o meno lentamente, a seconda dei bpm della colonna sonora. Nei secondi che separano una “spazzata” dall'alta abbiamo l'occasione di aumentare l'ammasso monocromatico, per guadagnare punti bonus. Influiscono inoltre le combo automatiche che si creano quando, dopo una “pulizia”, i blocchi residui cadono a formare nuovi quadrati. Così, nel “viaggio” di Lumines, si procede di stage in stage, sbloccando, dopo aver eliminato un certo numero di blocchi nel livello corrente, una nuova Skin, che si sostituisce alla prima senza soluzione di continuità, mutando suoni, musica, e colori.
Non passa molto tempo per capire che questa simbiosi fra cromatismo e musica è il tratto più esaltante di Electric Symphony come delle precedenti iterazioni del brand. Ogni skin ha un suo ritmo particolare, che dipende non solo dallo scorrere della barra, ma anche dalla velocità di caduta dei blocchi. Ci sono momenti in cui la lentezza esasperante del sottofondo ci permette di strutturare enormi combinazioni enormi, e altri in cui si deve agire quasi rapsodicamente, trascinati quasi solo dall'istinto. Firma digitale di Mizuguchi è proprio questo insistere sulla musica: ogni azione, sia essa quella di ruotare un blocco o quella di farlo precipitare velocemente per cominciare a maneggiare il successivo, aggiunge un suono all'impasto musicale, che va evolvendosi anche in dipendenza della percentuale di completamento. Cuffie ben salde nei padiglioni, l'incontro con Electric Symphony è davvero un tripudio acustico di effetti ed emozioni.
E fortunatamente, le scelte musicali operate dal team di sviluppo concorrono stavolta a rendere davvero unico il titolo in esame. Ci sono in totale più di quaranta Skin da sbloccare, ciascuna abbinata ad un brano dalle sonorità elettroniche, ma che spaziano fra i generi più disparati. Ci sono arrangiamenti di brani House orecchiabili e trascinanti, ci sono sonorità Lounge più distese, e martellanti esperimenti a metà fra il Trance e la Dance. Innamorati di remix travolgenti (come quello di Bette Davis Eyes), sopportiamo anche le note più malinconiose di insolite cantilene elettronico-spirituali, che rappresentano una nenia comunque apprezzabile, per spezzare l'incedere trottante di Goldfrapp e dei Chemical Brothers. La selezione, abbinata a spettacolari scelte stilistiche per quanto riguarda la composizione dei quadrati (che adesso si mostrano come sfere luccicanti, adesso invece come mattonelle dai riflessi di ghiaccio) è senza ombra di dubbio una delle migliori della saga. Peccato invece che non tutte le Skin siano altrettanto piacevoli, a volte un po' anonime, a volte tendenti ad un impasto di colori troppo uniforme. Piccolezze, dato che l'attenzione si concentra generalmente sullo schermo ricolmo di blocchi, ed esige un trasporto totale.

Un mondo di blocchi

Electronic Symphony propone, oltre al sistema di controllo classico, anche una versione Touch, che permette di ruotare i blocchi cliccando nella parte a destra o a sinistra dello schermo, e di farli scendere “spingendoli” in basso con uno Swipe. Sistema poco intrigante e affatto funzionale, in quanto sacrifica precisione e reattività. Più utile invece la funzionalità che permette di picchiettare sullo schermo retrostante per aumentare la velocità di ricarica delle abilità dell'avatar, che si possono sfruttare per ottenere notevoli vantaggi. Alcune di esse permettono ad esempio di ottenere automaticamente un Blocco Chain o un Blocco Caos. Il primo fa sparire tutti i blocchi del suo colore ad esso collegati, anche senza la necessitò di formare quadrati. Il secondo cambia randomicamente il colore di tutte le caselle, tentando un reimpasto che solitamente provoca qualche effetto positivo. Ci sono altre abilità più tattiche, come quelle che arrestano la discesa dei blocchi o la barra del ritmo, e tutte vanno sapute utilizzare al meglio. Picchiettare dietro alla console per ricaricarle è un'operazione che si può fare solo inizialmente, quando il ritmo degli stage non è troppo incisivo: niente dunque che banalizzi l'esperienza complessiva. Per il resto, ogni tocco produce un beat che si amalgama con la soundtrack, molto piacevole.
Abilità Avatar alternative possono essere utilizzate nella modalità battaglia, in cui due giocatori si fronteggiano. A seconda di quanto saranno rapidi a pulire lo schermo, ne controlleranno una porzione sempre maggiore, “spingendo” fuori dai margini l'avversario.
Fra gli altri game mode si segnala una interessante modalità Maestro, caratterizzata da cinque stage dalla difficoltà fuori dal comune, e la classica “cronometro”, in cui si devono massimizzare le proprie prestazioni. É ovviamente presente l'opzione Playlist, per creare le proprie compilation utilizzando le skin già sbloccate.
Infine, la dimensione sociale del titolo si incarna nel “World Block”: tutti i giocatori del mondo devono concorrere, offrendo i blocchi da loro eliminati nel corso della giornata, per ripulire un immenso cubo e guadagnare, in caso di successo della comunità, punti esperienza extra.
Electronic Symphony propone infatti una progressione a livelli, il raggiungimento dei quali permette di sbloccare nuovi avatar. Tutti gli elementi così ottenuti possono anche essere scambiati utilizzando le funzionalità “social” della console. Insomma, oltre ad una buona quantità di modalità, l'ultimo Lumines attrae e invoglia a giocare e rigiocare.

Lumines Electronic Symphony Electronic Symphony è uno dei migliori titoli disponibili al lancio di PsVita. Assieme a Rayman, Uncharted e Wipeout si propone come un prodotto di altissima qualità, intrigante anche per chi usualmente non ama il genere d'appartenenza. L'ostentata semplicità del gameplay nasconde in verità un carattere unico, tratteggiato soprattutto dall'incontro fra musica e luce, scandito dal ritmo dei brani di sottofondo e impreziosito da un minimalismo bicromatico austero e affascinante. A valorizzare il tutto troviamo sia un buon numero di modalità che una intelligente selezione dei brani. Ciò detto, è vero che le novità di questo Electronic Symphony sono poche, e che il sistema di controllo touch è uno sfizio inservibile, da abbandonare dopo qualche minuto. Inoltre non tutte le skin raggiungono le vette artistiche dimostrate dal primo episodio, fortunatamente eguagliato sul fronte musicale. In conclusione, un prodotto solidissimo, che riesce a stupire anche chi sa già cosa aspettarsi.

8.5

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