Recensione Lumino City

Lumino City è un divertente platform per PC, coloratissimo e con uno stile grafico vivace e allegro.

Versione analizzata: PC
recensione Lumino City
Articolo a cura di
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  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quattro anni fa il team indipendente State of Play pubblicava Lume, un puzzle game dallo stile delicato frenato purtroppo da una struttura troppo lineare e inquadrata. Più che un'avventura vera e propria, Lume era di fatto una sequenza di enigmi completamente sconnessi l'uno dall'altro: nonostante alcuni rompicapo fossero tutto sommato ispirati, vista anche la brevità dell'esperienza di gioco era difficile farsi andare a genio certe scelte di design, a meno che non si restasse appunto colpiti dall'atmosfera particolare e ispirata. Lumino City è il seguito ufficiale del titolo uscito nel 2011, e a dire il vero la sua impostazione è molto simile a quella del predecessore: ancora una volta un'avventura lineare, da vivere puzzle dopo puzzle. Però qui, finalmente, la direzione artistica esplode in maniera fragorosa, giustificando pienamente tutta l'operazione creativa del team di sviluppo. State of Play ha infatti costruito a mano tutte le scenografie del gioco, mettendo in piedi diorami di legno e cartone: scenari coloratissimi, traboccanti di strani marchingegni e miniature, che una volta fotografati si sono trasformati nelle schermate di gioco. Un lavoro meticoloso e monumentale, che motiva i tre anni di sviluppo e vale al team inglese la nomination all'Independent Game Festival nella categoria Excellence in Visual Arts.

Nonostante il gioco insista a dire che la trama di Lumino City riprende proprio dove si era conclusa quella di Lume, l'impasto narrativo che fa da sfondo all'avventura della piccola Lumi resta sempre in secondo piano, quasi in disparte. Seguendo le tracce del nonno - misterioso "tuttofare" che sembra conoscere ogni meccanismo della città - la protagonista si imbatterà nelle strambe figure che popolano questo borgo suggestivo e improbabile. Il nostro viaggio sarà punteggiato dall'incontro con personalità allucinate: cantastorie che hanno perso i pantaloni e fotografi impazziti per il furto dei loro scatti, capitani di vascello che hanno dimenticato il sapore dell'acqua salmastra e cuochi che non sanno quand'è il momento di smettere con il sale.
Il racconto procede senza un vero e proprio filo logico, camminando a grandi passi e con un incedere puramente avventuroso, che ricorda quello di una favola immaginifica. Persino le interazioni con i personaggi sono ridotte "al lumicino"; eppure bastano i dialoghi scheletrici e asciutti racchiusi in un paio di "baloon" per dar conto della peculiare follia di ogni comparsa.
La meraviglia di Lumino City passa comunque dalla scoperta delle prospettive della città, costruita fisicamente dai ragazzi di State of Play: assemblata con strutture di carta e compensato, case in fil di ferro e cartapesta, ritagli di giornale e modellini, Lumino City non è un luogo virtuale, ma un complesso diorama traboccante di scorci bellissimi e dettagli ricercati. Ogni luogo è stato fotografato, e gli scatti compongono adesso gli scenari del gioco: che sono quindi bellissimi ed evocativi, in una sorta di versione ultradefinita e personale degli sfondi pre-renderizzati che andavano di moda negli anni '90. E' difficile descrivere l'incantevole spettacolo di Lumino City, che di sequenza in sequenza esibisce le spericolate trovate creative del team di sviluppo, valorizzando la componente artigianale ed artistica che sostiene tutta l'operazione.
Lumino City, con questa tecnica particolare, si colloca nel punto d'incontro tra fantasia e realtà, come prova fare un altro titolo da forte potere immaginifico qual è Tearaway: solo che le produzioni stanno sul versante opposto di questo confine.

Dal punto di vista ludico Lumino City non compie molti passi avanti rispetto al suo predecessore. L'avventura è di fatto suddivisa in "stage", ed ogni livello va superato risolvendo uno o più rompicapi. Certe aree sono leggermente più estese di altre, composte quindi di una manciata di schermate fra cui è possibile muoversi liberamente: in questi frangenti Lumino City assume una parvenza da avventura grafica, chiedendoci di raccogliere qualche oggetto da usare per interagire con gli elementi dello scenario. Si tratta però di un avanzamento molto elementare, lineare e sempre inquadrato, ed è chiaro che il nucleo ludico del titolo firmato State of Play resti saldamente collocato nei singoli enigmi, l'un da l'altro indipendenti. Qui troviamo strane rivisitazioni del Tangram necessarie per riparare una bicicletta, ingranaggi da collocare per rimettere in moto un marchingegno, contatti elettrici da collegare con una manciata di limoni e sequenze di note da mandare a memoria per fare una serenata. Nulla di particolarmente complesso, in verità, anche se poi tutti i puzzle tendono ad avere un loro elemento caratterizzante che vivacizza quantomeno il contesto. La progressione più spiccatamente ludica di Lumino City resta però poco ispirata e poco incisiva. La soluzione di ogni enigma, comunque, è scritta nel grande librone che il vostro nonno vi lascerà prima di scomparire: ci sono 1000 pagine, e per trovare quella giusta dovrete risolvere un piccolo calcolo utilizzando come fattori le quantità di certi elementi degli scenari che dovrete contare. Un sistema di aiuti intelligente e simpatico, che una volta di più sottolinea però quanto poco peso trovino gli enigmi nell'economia di Lumino City: saranno più che altro il senso di scoperta e la curiosità di ficcanasare negli angoli della città a trascinarvi fino alla fine.

Lumino City Potreste vedere Lumino City come un titolo che ricalca la struttura delle avventure di Layton, ma con una struttura estremamente lineare ed una trama impalpabile. Anzi, volutamente impalpabile, per costruire un'atmosfera trasognata e surreale. Bisogna dire che i rompicapo sono tutt'altro che ispirati, salvo qualche raro caso. E allora non vale la pena attardarsi ad esplorare la città di Lumi? Tutt'altro: è proprio questa struttura al contempo reale e inesistente, concreta eppure impalpabile, e costruita con smisurata perizia artigianale, che giustifica e sorregge l'intera produzione. Lumino City è un posto bellissimo, assemblato con amore e creatività: un posto peculiare, di quelli in cui nessun altro gioco vi ha mai portato.

7

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