Recensione Machinarium

Giunge sui nostri schermi l'avventura punta e clicca più ispirata e coinvolgente degli ultimi anni!

Versione analizzata: PC
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • iPad
  • PSVita
  • Pc
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

E' davvero sempre necessario cercare di stupire il pubblico con roboanti annunci, allucinate visioni o spettacolari messe in scena per poter esprimere una trama o un concetto? E' davvero sempre necessario usare la parola per esprimere le proprie sensazioni e le proprie idee? Due domande non direttamente legate fra loro ma che sono fondamentali per capire l'evoluzione dell'espressione artistica contemporanea. In un mondo che percepiamo sempre più sotto forma di trailer, affetto da una sincopata sindrome della ricerca della novità e del sensazionale, forse ci stiamo dimenticando che in un semplice gesto, o in una singola espressione, potrebbe racchiudersi ben più di quanto sospettiamo. E senza divagare ulteriormente dalla nostra passione preferita, è davvero sempre necessario rincorrere l'ultimo grido tecnologico, l'ultimo shader, l'ultimo motore ultra-dettagliato per produrre un grande videogioco? Crediamo che Machinarium abbia molto da dire a questo proposito usando poche e semplici intuizioni per avvolgervi nella sua onirica poesia.

La città delle macchine

Inizia tutto con uno schianto, in una discarica e dimenticato da tutti un robot cerca disperatamente di ricostruire il suo corpo tra i rifiuti e dirigersi verso la sua città natale. Nessun nome, nessun motivo, nessuna trama descrive quanto accade nei primi momenti di gioco. Eppure, siamo immediatamente rapiti dal fascino e dalla tenerezza del mondo di Machinarium, un mondo fatto appunto di macchine viventi che si nutrono di olio e bulloni. Il primo titolo per il grande pubblico degli Amanita Design rispecchia quanto questa casa di produzione artistica (come si definiscono) cerchi di coinvolgere il proprio utente a 360° nei loro progetti. Machinarium è un'avventura grafica punta e clicca in cui impersoniamo uno spaesato robottino dall'inconfondibile sapore retrò alla ricerca di sè stesso e della salvezza della città in cui è nato. Fin dall'avvio del gioco si capisce la cura con cui è stato progettato Machinarium. Un semplice cursore e degli ambienti in 2D a scorrimento laterale sono tutto quello che serve agli Amanita Design per catturarvi. I fondali, dipinti dall'artista Ceco Jakub Dvorsky, sono pieni di dettagli da scoprire al semplice passaggio del cursore, come un meccanico uccellino che cinguetta, un bidone che si muove, un cane che lecca il suo olio preferito, e mille altri piccoli particolari che insieme descrivono il mondo, le abitudini e le caratterizzazioni di Machinarium. La sfida per il giocatore non consta solo di oggetti da raccogliere e puzzle da risolvere, seguendo magari una trama o un obiettivo strampalato. La vera sfida è immedesimarsi nel piccolo e buffo protagonista e in quanto lo circonda, per capire qual'è la mossa giusta da compiere per una macchina pensante nella situazione che sta affrontando. Ogni singolo dettaglio delle splendide schermate è dunque al proprio posto perchè ci suggerisce un'azione, un gesto o una semplice abitudine dei personaggi e degli elementi della storia. Come già avvenne per i primi due progetti dei programmatori Cechi (la breve serie Samorost, che consigliamo a tutti di giocare sul loro sito), la ricchezza degli elementi dei fondali e la breve interazione del giocatore con essi porterà a una serie di conseguenze, magari inaspettate, che vi permetteranno di vivere un'esperienza unica.

Samorost

Samorost è il primo titolo degli Amanita Design e si compie in due atti, che consigliamo a tutti di giocare sul sito dello studio Ceco (il primo totalmente gratuito e il secondo scaricabile alla modica cifra di 5 dollari). Si vede chiaramente che Machinarium rappresenta il progetto che gli indipendenti Amanita hanno sempre cercato di portare a termine: un mondo governato dalle sue regole e tutto da vivere. Sebbene l'interazione e la produzione di Samorost siano limitate rispetto al loro primo titolo per il grande mercato, già ravvisiamo tutti gli elementi che caratterizzano Machinarium, vivendo una storia semplice ma ricca di carisma e dettaglio nei pochi pixel rappresentati a schermi sulla piattaforma Flash.

Vita robotica

Il gameplay di Machinarium è didascalico: impariamo tramite il protagonista a interagire con un mondo alieno. Tramite i click del mouse interagiremo con gli elementi dello schermo che consistono, come c'era da aspettarsi, in strani marchingegni o particolari ed enigmatiche parti meccaniche da incastrare in altrettante strutture metalliche. In alto avremo a disposizione un semplice inventario a scomparsa, come già visto in altre avventure grafiche, e in basso una barra, sempre a scomparsa, con le poche opzioni disponibili (salvataggio, caricamento, credits, configurazione). Inoltre potremo estendere o abbassare il busto del nostro robot per poter raggiungere locazioni bloccate da qualche strana cisterna o semplicemente non accessibili altrimenti. In ogni caso nessun superfluo menu o complicato sistema di interazione ci separa dal mondo di Machinarium, tutto da esplorare e scoprire: niente ci divide dalle sue strane leggi e interazioni sociali se non il nostro schermo. In alto a destra, sulla barra a scomparsa dell'inventario, troveremo due pulsanti di aiuto per superare gli engimi più ostici: con il primo, a forma di nuvoletta di pensiero tipica dei comics cartacei, vedremo cosa sta pensando il nostro robot preferito in poche e semplici immagini mal disegnate con stile. L'altro pulsante apre invece una sorta di libro dei segreti, un walkthrough a tutti gli effetti, che vi svelerà le esatte mosse da compiere come se stessimo leggendo un fumetto. Per aprirlo però dovremo superare un minigioco in stile sparatutto a scorrimento dei tempi degli 8-bit, dove dovremo portare una chiave verso una serratura di fine livello superando dei nemici che ricordano i ragnetti di Space Invaders. Consigliamo però di non ricorrere troppo a quest'ultimo strategemma, a meno che non siate totalmente spaesati. Infatti andando avanti in questo modo e usando i suggerimenti non riuscirete mai a capire le intenzioni del robot che controllate, rovinandovi totalmente l'esperienza di gioco. Gli enigmi sono molto ingegnosi e richiederanno, oltre all'immedesimazione, anche una buona dose di materia grigia per essere risolti. E' incredibile anche come da pochi disegni tratteggiati riusciremo ad intuire la giusta sequenza per superare un puzzle o una situazione all'apparenza senza via d'uscita.

Il ritmo e le sensazioni che ci ha suscitato Machinarium possono essere riassunte in due parole: fascino e curiosità. Saremo infatti sempre attratti dagli strani elementi con cui avremo a che fare e a partire prorpio dal robot che controlliamo per l'intera partita, tutto suscita un fascino indimenticabile e unico, come da tempo non si vedeva sui nostri monitor. Vi ritroverete quindi a pensare, una volta smesso di giocare: "Ma chissà se il cagnolino che abbiamo salvato è riuscito a trovare la strada di casa? E quel robot ossessionato da quella strana versione del Forza 4? E quel....".

Disegnare un videogioco

Machinarium è un videogame totalmente programmato in Flash e fruibile quindi da tutti senza dispendio di alcuna esosa risorsa computazionale. Come già detto nel corso dell'articolo, le schermate disegnate sono delle vere e proprie opere di design, degne delle migliori produzioni fumettistiche. I dettagli sono così ben dipinti e caratterizzati che a ogni successivo sguardo ne scoprirete sempre di nuovi. Le animazioni sono semplici ed efficaci e in pochi gesti tutti i personaggi esprimono sempre con forza quanto hanno da dirci. Un deciso no con la testa da parte del protagonista ci dirà immediatamente che stiamo facendo una cosa non consona alla situazione ad esempio, e uno sguardo fisso su un oggetto ci farà saltare in mente cosa passa per la testa del goffo robot. Tolti i pacchiani effetti cinematografici e la rincorsa all'ultima tecnologia videoludica, tutto quel che resta è il design: pochi semplici tratti che descrivono un intero mondo. Il comparto sonoro è anch'esso da favola: le musiche sono sensazionali nella loro semplicità. Effetti retrò come una vecchia radio che si accende o un beeper dei computer anni '80 introducono o sottolineano i gradevoli e coinvolgenti motivi che ci accompegneranno per tutta l'avventura. Per chi ordinasse il gioco dal loro sito, gli Amanita offrono anche di scaricare tutte le tracce di gioco composte da Tomas Dvorak e che ricordano, come stile, il famoso Murcof, sebbene siano più incalzanti e adeguate all'azione che si svolge a schermo.

Machinarium Machinarium è un'esperienza unica, minimalista, ben descritta, carismatica e totalmente coinvolgente. Un titolo che ogni appassionato non deve lasciarsi scappare, che piaccia il genere o no. Dimenticandovi le chiassose sparatorie e i concitati momenti action della maggior parte dei titoli recenti, entrerete in una muta poesia fatta di pochi gesti, semplici sguardi, qualche vignetta che goffamente comunica i pensieri delle strane macchine di cui vi innamorerete. In questo senso il titolo Amanita Design ricorda molto la prima metà del Wall-E di casa Dreamworks. L'attenzione per ogni dettaglio, dalle schermate, alle banali ma così espressive animazioni, alla colonna sonora degna di un LP porteranno la vostra immaginazione in un mondo alieno e ben definito, in cui l'avventura consiste nella curiosità della scoperta del particolare e, infine, nella sensazione di libertà e appagamento che otterrete una volta capite le leggi di questo assurdo e pazzo mondo.

8.1

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