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Recensione Mad Max

Avalanche Studios ci porta nelle Wasteland di George Miller con un free roaming molto classico nell'impostazione, capace di mettere in campo diverse buone idee ma non di trarre il meglio da ognuna di esse.

Mad Max

Videorecensione
Mad Max
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se di recente vi siete fatti trascinare al cinema dal grande ritorno di George Miller e dalla sua orgiastica rilettura del cinema d'azione moderno, non c'è dubbio sul fatto che potreste vedere questo Mad Max di Avalanche Studios con occhi diversi rispetto a chi ancora non conosca Fury Road. Sebbene non si tratti di un vero e proprio tie in, in quanto gli sviluppatori hanno lavorato con una parte del materiale di pre-produzione a disposizione ma a pellicola ancora nemmeno in effettiva lavorazione, il legame con l'opera cinematografica del regista australiano è evidente e diretto. Il volto del protagonista non sarà quello di Tom Hardy, ma suoi sono i folli personaggi che popolano le postapocalittiche Wasteland, sua la bizzarra mitologia incentrata sul culto dei motori, e lo stesso vale per la ricerca cromatica che colora il deserto di impossibili tinte sature. Riproporre lo spirito della pellicola non era certo facile (soprattutto lavorando, in un certo senso, "al buio"), eppure i ragazzi di Avalanche ci sono in qualche modo riusciti, contornando il tutto con un'impostazione free roaming tutto sommato molto classica. Il mix può dirsi solido, e presenta anche qualche spunto originale, sebbene la cura riposta in certi dettagli venga decisamente meno nella struttura generale di gameplay, sin troppo tendente alla ripetizione e afflitta da diverse storture nel game design.

"Max. My name is Max."

A conferma di quanto accennato finora, Mad Max comincia in maniera molto simile alla controparte cinematografica. Depredato di tutti i suoi averi - ma soprattutto delle sue preziosissime quattro ruote - il nostro mr. Rockatansky non si dà per vinto, e il fortuito incontro con un meccanico deforme e completamente folle simboleggia il punto di partenza di una nuova avventura. Comincia così la costruzione della Magnum Opus, non solo una semplice macchina, ma anche simbolo di riscatto per l'ingegnere Chumbucket, e una speranza di fuga per Max, che non vede l'ora di riuscire ad equipaggiarla a sufficienza da raggiungere le Piane del Silenzio, dove trovare pace dalle voci che tormentano la sua psiche danneggiata. Il viaggio finirà per aderire senza compromessi agli stilemi del classico gioco d'avventura a libera esplorazione, caratterizzato da una grande mappa aperta dove ben presto andranno ad ammassarsi piccole icone relative a missioni principali, secondarie e attività ripetibili. Di avamposto in avamposto, contrattando con i signori della guerra locali Max cercherà di ottenere sempre il meglio da ogni situazione, elargendo favori in cambio di un ulteriore passo verso la propria nemesi, da sconfiggere per poter trovare finalmente la pace. La storia presenta alcuni momenti interessanti e qualche colpo di scena, ma non c'è da aspettarsi lo stesso dissacrante stile adottato da Miller nella sua pellicola: gli stereotipi all'americana qui sono molto più evidenti, e tutto finisce per ridursi a uno scontro di volontà prettamente in stile action. Tra i comprimari si nota qualche caratterizzazione ben riuscita (con particolare menzione per Chumbucket, che rappresenta una gradita, e utile, compagnia lungo tutta l'impresa). Anche il dilatarsi dello scontro finale, che convince più volte il giocatore di aver raggiunto la fine per poi ribaltare la situazione, risulta ben gestito. Di contro, i momenti sin troppo diluiti finiscono per pesare, e l'improvvisata love story convince davvero poco. Più interessanti una parte delle missioni secondarie, che a fronte di compiti piuttosto tradizionali permettono a volte di approfondire alcuni aspetti narrativi. Con la sua durata di tutto rispetto (almeno quindici ore sono necessarie per vedere la fine, ma per completare tutto ne sono richieste circa il doppio) la trama di Mad Max fa un lavoro complessivamente onesto, a patto di non aspettarsi le medesime caratterizzazioni di Fury Road. A livello di struttura, spiace invece constatare come l'accesso alle singole missioni principali sia spesso limitato dalla necessità di accumulare prima un certo numero di risorse, o completare specifiche attività. A tratti, questa costrizione si farà sentire più del dovuto, obbligando il giocatore ad esplorare a fondo le Wasteland in maniera molto arbitraria, un qualcosa che un free roaming puro non dovrebbe mai fare.

Wasted Land, and a Magnum Opus

Tra i protagonisti di Mad Max occorre annoverare tanto le Wasteland, riprodotte in maniera molto interessante, quanto la Magnum Opus, che ben presto riuscirà a rendersi cara al giocatore grazie ad un sistema di personalizzazione approfondito. Quanto al territorio esplorabile, la mappa presenta dimensioni più che generose, e, a fronte di una "varietà" necessariamente limitata (dopotutto, l'epopea di Mad Max si ambienta per forza di cose in zone desertiche) riesce a regalare scorci ispirati, ricalcando la color correction del film e andando anche oltre, come nel caso della città di Gas Town, che finalmente abbiamo modo di vedere con i nostri occhi. A poche ore dall'inizio dell'avventura, l'area di gioco si riempirà di attività secondarie da completare, a patto di utilizzare i palloni areostatici, che funzionano sostanzialmente come le torri di Far Cry o la sincronizzazione di Assassin's Creed. Una volta raggiunta la sommità, sarà possibile sbloccare roccaforti da conquistare, simboli del potere nemico da distruggere, gare da disputare e eventuali missioni secondarie. Con l'eccezione di queste ultime due categorie, le restanti attività saranno tutte sostanzialmente finalizzate all'accumulo dei Rottami, una sorta di valuta universale utile ad acquistare potenziamenti di ogni sorta, da quelli per Max stesso a quelli dedicati alla vettura da combattimento. Proprio qui gli sviluppatori hanno scelto di mettere i "paletti" cui accennavamo poco sopra, costringendo il giocatore a completare più volte le limitate attività ripetibili al fine di accumulare un certo numero di Rottami o di abbassare entro una certa soglia il controllo nemico su una specifica regione.

Si tratta di una soluzione non troppo elegante per dilatare i tempi di completamento, e la sua natura forzata mal si sposa con il contesto completamente aperto. A questo si aggiunge il fatto che le attività finiranno per ripetersi sin troppo: per quanto gli avamposti da conquistare presentino una discreta varietà, le modalità saranno sempre le medesime, con l'indebolimento delle difese perimetrali sfruttando le armi della Magnum Opus seguito da una fase a piedi, dove sarà necessario sopravvivere a diversi scontri corpo a corpo. Se durante le prime ore tutto questo sarà fonte di discreto intrattenimento, da metà in avanti la ripetitività si farà avvertire in maniera molto netta, rendendo le costrizioni imposte dagli sviluppatori davvero poco gradite. Un peccato, soprattutto se si considerano altre leggerezze che finiscono per mettere in secondo piano idee altrimenti interessanti: basti pensare alla necessità di rifornire di carburante la Magnum Opus, spiegata in fase di tutorial e poi messa completamente da parte nello svolgimento, oppure all'inutile appesantirsi di alcune attività, come la stessa raccolta dei rottami, che costringe il giocatore a perdere diverso tempo semplicemente per aggiungerli alla propria scorta. Di certo, tenere ordine nella mastodontica offera ludica di un free roaming moderno non è facile, ma è proprio questa abilità a fare la differenza tra un prodotto finale memorabile ed uno divertente solo a tratti.

A piedi o in macchina?

Il combattimento rappresenta una componente fondamentale dell'offerta ludica di Mad Max, e si presenta sostanzialmente in due forme. Da una parte c'è quello veicolare, con la Magnum Opus che può essere equipaggiata con diverse armi, tra cui un arpione, un fucile da cecchino e una sorta di lanciagranate, perfette per scatenare il caos nelle roccaforti o inseguendo i convogli nemici. Il menu di personalizzazione della vettura permetterà di curare anche molti dettagli estetici, generando un vero senso di attaccamento verso la Magnum Opus, e l'utilizzo delle sue capacità offensive durante la guida risulta ben curato. Sebbene i controlli da imparare non siano pochi, grazie alle fasi di tutorial si arriverà ben preparati ai primi scontri impegnativi, ormai più che abili nello sfruttare il rallentamento temporale che permette di mirare alle parti sensibili delle strutture o dei veicoli nemici, indebolendoli progressivamente.

Qualche leggerezza non manca, come l'impossibilità di attaccare con l'arpione certi veicoli prima di averlo upgradato a sufficienza, quasi sempre neutralizzata dalla possibilità di strappare facilmente il guidatore fuori dall'abitacolo, ma nel complesso gli inseguimenti in auto funzionano molto bene, regalando imprevedibili momenti di pura esaltazione cinematografica. Quanto agli scontri corpo a corpo, i quali si presentano costantemente durante la conquista delle roccaforti, le basi provengono direttamente dal Free Flow Combat della serie Batman di Rocksteady, qui molto semplificate. A fronte di una resa estetica convincente, in grado di trasmettere tutta la fisicità degli impatti, l'alternarsi di offensive e contromosse riesce solo a tratti a regalare momenti impegnativi. La varietà di nemici è discreta, ma i pattern d'attacco finiscono per assomigliarsi tutti, appiattendo la componente tattica degli scontri. Si apprezza la salute non auto-rigenerante, e la quasi impossibilità a curarsi durante le schermaglie, ma purtroppo questo non basta a rendere le scazzottate convincenti sul lungo termine.

Gas Town, sola andata

Dal punto di vista grafico, i ragazzi di Avalanche hanno svolto complessivamente un buon lavoro. Per quanto la genesi old gen del progetto si rintracci nelle texture in bassa definizione e in un'effettistica non sempre al passo con i tempi, la grande cura riposta nei particellari (davvero clamorose le esplosioni e le tempeste di sabbia) regala momenti davvero spettacolari. Anche la draw distance si difende bene, così come il comparto d'illuminazione, con alcuni scontri al buio molto convincenti. Il frame rate, purtroppo, genera invece qualche problema, soprattutto da metà avventura in avanti, quando gli scontri si fanno più massicci e ricchi di effetti a schermo: in alcuni casi, fortunatamente non troppo frequenti, abbiamo incontrato cali drastici, in grado di aggiungere ulteriore difficoltà ai combattimenti in corso. Quanto alla componente audio, la colonna sonora ricalca alla lontana le sonorità del film, e si limita a sottolineare i momenti più concitati, mentre l'effettistica presenta campionamenti di buona qualità. Il doppiaggio è buono, ma solo in inglese, accompagnato da una sottotitolatura in italiano.

Mad Max Considerato lo sviluppo molto travagliato, i diversi rinvii e la necessità di confrontarsi con una controparte cinematografica irraggiungibile, da Mad Max era lecito aspettarsi un prodotto frammentario e poco soddisfacente. Di contro, i ragazzi di Avalanche hanno messo in campo alcune idee sinceramente interessanti, contornandole con un'impostazione free roaming tutto sommato solida. Il combattimento a bordo dei veicoli, fondamentale per trasmettere l'atmosfera delle Wasteland, funziona nella maggior parte dei casi e diverte, mentre quello corpo a corpo abbina una giocabilità sin troppo semplificata ad una resa estetica quantomeno soddisfacente. E' tuttavia nel game design che si rintracciano alcune soluzioni davvero poco eleganti, che finiscono per sottolineare la scarsità di attività alternative alla trama principale invece di nasconderla abilmente, e rendono l'incedere molto più lento e pesante del previsto da metà dell'avventura in avanti. Mad Max rimane un free roaming molto classico, complessivamente solido e in grado di dare il meglio di sé quando i combattimenti veicolari sfociano nel totale caos controllato, ma non riesce a far tesoro delle sue migliori idee, che finiscono per stemperarsi in un gran numero di leggerezze, le quali appesantiscono e banalizzano inutilmente l'incedere. I fan dell'opera di Miller, in ogni caso, gradiranno il giro nelle Wasteland, riprodotte in maniera molto affascinante dal punto di vista grafico e concettuale.

7.3

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