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Recensione Madden NFL 15

Torna su Next-Gen lo sport dalla palla ovale

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Madden NFL 15
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L’avvento della corrente generazione di console ha visto tante saghe decennali confrontarsi con inedite potenzialità tecniche ma soprattutto nuove e spesso esorbitanti aspettative. Proprio per questo molti brand di successo, in quello che possiamo definire primo anno comunue transitorio, hanno dovuto fare i conti con più di qualche fan non troppo contento. E’ stato anche il caso di Madden, simulazione sportiva tra le più vendute al mondo il cui episodio d’esordio nella nuova generazione -Madden 25- si è rivelato poco più che un porting, implementando novità a livello tecnico non sempre riuscitissime e feature non proprio indispensabili (enfasi sui comandi vocali per la chiamata degli schemi, per fare un esempio). Con il core gameplay pressoché intatto, in ogni caso, quello di Madden 25 è stato comunque un successo, ma di certo l'esperienza di gioco non ha avuto il sapore che i moltissimi appassionati si aspettavano.
Con una nuova iterazione alle porte, EA Sports è stata chiamata quest’anno alla prova del nove: a dimostrare che il colosso in grado di ribaltare le sorti commerciali del calcio video-giocato in pochi anni è in grado anche di far evolvere il suo brand di maggior successo da un lento ma inesorabile stallo.
Madden 15 è infatti proprio questo: un titolo caratterizzato da una serie di piccole ma importati novità, che costringono anche il giocatore più smaliziato a rivedere le sue strategie. Un capitolo, nonostante la fedeltà incrollabile delle sue tradizioni, con un gusto decisamente nuovo.

MUT, CFM e chi più ne ha più ne metta

L’offerta videoludica di Madden 15, in termini di game mode, è davvero completissima. Non ci sono, a dire il vero, novità vere e proprie rispetto al predecessore ,ma approfondimenti spalmati qua e là che ravvivano a gran parte delle modalità che gli appassionati hanno imparato a conoscere. Prima di inoltrarsi nel cuore del gioco, però, è bene sottolineare come Madden, già da qualche episodio ma in particolare quest’anno, presenti una vasta e completa gamma di tutorial: dalle diverse tipologie di placcaggio e passaggio sino ai concetti di football veri e propri ed alla loro applicazione sul campo, non c’è strumento che, almeno a livello basico, Madden 15 non metta coscienziosamente in mano al giocatore. Al tutto si aggiunge un pizzico di pepe grazie al nuovo Gauntlet Mode, una serie di sfide dalla difficoltà crescente e con tanto di divertenti “boss fight” per mettere in pratica ogni singolo concetto imparato nel tutorial.
Immancabile, per chiudere la parentesi, il Practice Mode (ex Lab-Mode), dove valutare e provare ogni schema di gioco senza la pressione del cronometro. Va fatto in questo senso un piccolo appunto ad EA Sports, che spesso si perde in un bicchiere d’acqua. Nel campo pratica è possibile passare da uno schema offensivo all’altro senza troppi patemi, spostare la palla per impratichirsi in diverse zone del campo, effettuare sostituzioni e molto altro, ma, per qualche oscuro motivo, senza un secondo controller non è possibile cambiare lo schieramento difensivo in opposizione (o controllare la difesa in generale): una mancanza abbastanza fastidiosa considerando che nel football è vietato improvvisare.
Detto ciò si passa al nucleo vero e proprio dell’offerta, che non può prescindere dall’oramai famosissima Connected Franchise Mode, per gli amici “la Carriera”. Per la precisione sono tre le strade che potremo intraprendere: giocatore, allenatore o proprietario, ed in ciascuno dei tre casi saremo in grado di creare un avatar e dare il via ad una leggenda o impersonarne una già esistente, consolidandone la leadership oppure mandandone in frantumi la carriera. Qualunque sia la nostra strada, CFM ci metterà a disposizione una serie talmente mastodontica di strumenti da sentirsi sopraffatti al primo accesso. Tra conferenze stampa, allenamenti, potenziamento degli attributi, draft, ampliamento delle strutture, gestione dello staff e tantissimo altro ancora si può tranquillamente dire che questo game mode sia, tra tutte le simulazioni sportive sul mercato, il più completo in assoluto. Il tutto è reso ancor più interessante dalla possibilità di intraprendere l’intera modalità online, con trenta altri giocatori umani ad impersonare indifferentemente atleti, allenatori o proprietari. Ma, oltre alle caratteristiche già conosciute, quest’anno particolare enfasi è stata riposta nella gestione della preparazione alle partite e delle leghe in generale. Al Commissioner (colui che supervisiona la lega) sono stati gli strumenti per gestire i trentuno membri in maniera semplice ed immediata, permettendo ad esempio lo sblocco del calendario, migliori canali di comunicazione ed anche strumenti di punizione più efficaci.
Non manca qualche nota fuori posto. Qualche simulazione non proprio realistica nel corso delle stagioni ed un degrado fisico sin troppo accentuato, in particolare, minano sensibilmente la godibilità di questa lunga avventura, che si rivela comunque di altissimo valore per i fan duri e puri.

Con tantissime variabili da considerare ed una spiccata tendenza gestionale, CFM è una modalità molto ostica invece per il neofita, al quale, almeno sulle prime, son dedicate le classiche opzioni Quick Match ed Head to Head Seasons, per partite rispettivamente offline contro la CPU ed online contro altri giocatori umani. In questo secondo caso dobbiamo ammettere che ci aspettavamo un vero e proprio disastro: i server di gioco sono per la gran parte collocati negli States e, in Europa, Madden non è proprio diffusissimo. Invece la qualità delle connessioni è perlopiù accettabile (in minima parte addirittura buona), senza fenomeni di latenza compromettenti. Un grande lavoro viene svolto inoltre da un ottimo sistema di Matchmaking.
Dove Pro e Casual gamers si incontrano e formano una community inaspettatamente numerosa anche a livello europeo è per MUT - ovvero Madden Ultimate Team. L’Ultimate Team declinato in salsa Madden ha fatto in questi ultimi tre anni grandissimi progressi, divenendo forse il migliore e più completo tra i tanti sorti sull’onda di FIFA. La particolarità di MUT, che nelle fondamenta è esattamente identico alla versione calcistica, sono le tantissime sfide in single player, sempre varie e soprattutto di difficoltà crescente. Pacchetti e pacchettini, chiaramente, sono ancora il pane quotidiano di ogni formazione vincente, anche perché la costruzione dei cosiddetti “no money spent team” risulta abbastanza ostica. Tuttavia, armandosi di pazienza e dedizione, anche le più docili partite contro la CPU riusciranno a farci guadagnare abbastanza monete per mettere assieme i pezzi di un team vincente. La modalità, inoltre, viene giornalmente aggiornata con nuove carte, nuovi eventi, pacchetti dedicati ad eventi come il Ringraziamento, la settimana per la prevenzione del cancro al seno e quant’altro; i contenuti sono tantissimi e la community molto attiva attraverso veri e propri webzine dedicati. Ottima anche la strutturazione delle stagioni, con Regular Season, Playoff e Superbowl e funzionale il sistema di ranking che, a seconda dei risultati ottenuti, inserisce in fasce i giocatori in maniera da bilanciare l’esperienza.
Ovviamente ci sono sempre punti in cui “la coperta è troppo corta”: il gameplay, ad esempio, subisce una sterzata verso l’arcade, e spesso quello che funziona ed avremo faticosamente studiato in Practice Mode smette di funzionare in MUT. Al momento, inoltre, tra nano-blitz che sfruttano le falle del sistema di collisioni, qualche glitch ed il dominio esagerato dei quarterback con velocità ed agilità elevate (anche a scapito della precisione), a livelli medio/alti la qualità dell’esperienza è strettamente legata all’onestà dell’avversario. Mancano inoltre le sanzioni per l’abbandono ed alto è quindi il numero di “rage quitter”. 
Ombre a parte, Madden Ultimate Team intriga, rapisce e funziona alla grande riuscendo a coinvolgere anche i meno appassionati di Football in un’esperienza in costante evoluzione. 

Il Football è una partita a scacchi

Se miglioramenti ed evoluzioni a livello di game mode sono state mirate e contenute, per quel che concerne il gameplay il passo in avanti compiuto da Madden 15 è decisamente più ampio. Gli sviluppatori dimostrano di aver iniziato a comprendere meglio tutte le potenzialità di Ignite Engine, legandolo a doppio filo ad un’esperienza più realistica sin dal primo approccio. Ampia la lista di miglioramenti, ad iniziare dal maggiore controllo che avremo su tutto quel che succederà dall’huddle all’azione vera e propria. Si parte con un sistema di ricerca e chiamata degli schemi completamente rinnovato: oltre alla nuova e più comoda disposizione verticale ora si potrà sfruttare la catalogazione di run e pass play per concetto, per formazione e addirittura per personale da schierare. Viene inoltre inserito, specialmente per aiutare i meno smaliziati, il “Suggerimento del Coach”, evoluzione del fu “Ask Madden”. In questo caso però ci troviamo di fronte ad algoritmi più avanzati che, grazie anche a console sempre connesse ad internet, attingono a database reali dandoci informazioni che tengono in considerazione gli schemi che chiamano i coordinatori offensivi e difensivi reali in quelle situazioni, ed anche le percentuali di utilizzo e successo della community di Madden 15. E non è tutto, perché una volta scelta la giocata, offensiva o difensiva che sia, avremo a disposizione un numero ben più elevato di aggiustamenti rispetto al passato.

Quest’esorbitante quantità di comandi, tuttavia, avrebbe necessitato di un’implementazione un po’ meno complessa, o quantomeno di un manuale (cartaceo o digitale) che spiegasse meglio ed esaustivamente ogni comando. In particolare in difesa, ad esempio, le combinazioni di tasti per aggiustare una copertura o una marcatura, assegnare una flat/hook zone o blitzare dalla seconda linea riescono a far venire un’emicrania a chiunque non mangi pane e Madden quotidianamente da almeno qualche annetto. 
Viceversa una volta dato inizio all’azione, tra nuove meccaniche di tackle e possibilità di innescare in prima persona power moves e finesse moves dalla d-line, l’accessibilità tipica dei prodotti EA si fa sentire. Andando con ordine troviamo, ad affiancare il sempreverde hit stick, una serie di nuovi sistemi per atterrare l’avversario: il contrasto leggero ci permette di giocare conservativi senza cercare il fumble, mettendo a terra l’avversario con una mossa relativamente poco rischiosa; il tackle duro si propone invece di stendere il malcapitato con tutta la potenza necessaria, fondandosi verso di lui a rischio di mancarlo ma con tutta l’intenzione di fargli perdere il pallone. Solamente in difesa, insomma, la varietà di Madden 15 è superiore al passato. E il lato opposto del campo non è da meno, dato che rinnovate routine fisiche gestiscono meglio blocchi e contatti di ogni tipo e con ogni angolazione, ridando a Madden quella dimensione che nel capitolo celebrativo “25” si era un po’ persa. La corsa quest’anno è infatti fondamentale quanto il passaggio, ed entrambe le giocate, strettamente interconnesse, presentano tante sfaccettature quanti i parametri e gli schemi ad esse collegati.
Manca purtroppo altrettanta varietà nel gioco della CPU, che come spesso accade nelle simulazioni sportive si limita ad eseguire gli schemi predefiniti senza una vera e propria capacità di lettura o adattamento. Per assolvere a questa mancanza i livelli di difficoltà più elevati presentano semplicemente un’IA avversaria quasi infallibile nell’esecuzione e molto difficile da battere a livello atletico/fisico. Peccato, perché se la CPU fosse stata più credibile, questo Madden 15 avrebbe fatto un salto di qualità davvero incredibile.

Ladies and gentlemen Ignite your engines 

A livello puramente tecnico Madden 15 è, assieme ad NBA 2K15, il miglior esponente sportivo di questa generazione. I modelli poligonali appaiono solidi e curati, costruiti in maniera più convincente e realistica rispetto a quanto si è recentemente visto in FIFA 15 ed animati splendidamente. Spostamenti e cambi di direzione hanno finalmente il giusto peso, apportando al gameplay variabili importantissime; collisioni e contatti, con rare eccezioni, vengono calcolati senza intoppi e permettono come già detto di sfruttare al meglio i blocchi sui giochi di corsa. L’azione appare un po’ meno convincente quando più di un difensore si scaglia sul portatore di palla: finendo a terra questo mucchio selvaggio dà il via ad una reazione a catena che porta spesso ad effetti divertenti ma ben poco eleganti. In questi casi qualche compenetrazione di troppo e glitch più o meno diffusi fanno un po’ storcere il naso, ma si tratta fortunatamente di una problematica esclusivamente estetica, che non intacca dunque il gameplay. Non molto convincenti, almeno fino a qualche giorno fa, anche parte dei volti, corretti da una patch che ne ha sistemati oltre un centinaio. Realizzati in maniera quasi maniacale gli equipaggiamenti: dai caschi comprensivi di ogni dettaglio e personalizzati a spalliere, busti protettivi, scarpini e quant’altro, tutto si presenta vicinissimo (anche qui dopo un paio di patch) alla controparte reale. Al contorno non potevano ovviamente mancare introduzioni in grande stile (anche se ripetitive) con tanto di commentatori digitalizzati, fuochi d’artificio ed entrate in campo in grande stile; così come non poteva non essere rimpinguato tutto il movimento delle panchine a bordo campo, rifatto il look di ogni stadio e resa generalmente più coinvolgente ed avvolgente l’atmosfera della partita. 
Non benissimo invece il commento: Phil Simms e Jim Nantz sono i Caressa e Bergomi della situazione, con tutto il carico di noia banalità che ne deriva. Non molto meglio Michele Tafoya, l’inutile (in questo caso) inviata a bordo campo. 


Madden NFL 15 Come ogni prodotto marchiato EA anche Madden 15 ha i suoi chiari-scuri; tuttavia, a differenza delle ultime incarnazioni, questa prima vera edizione next gen del Football Americano convince e diverte. Il sostanziale mantenimento della tradizione in termini di modalità ha permesso agli sviluppatori di concentrarsi sui dettagli, e soprattutto sul miglioramento del gameplay che in un solo anno ha tratto giovamento da tanti piccoli aggiustamenti capaci di renderlo ancora fresco.  Si tratta beninteso di un prodotto molto ostico, a tratti impossibile da comprendere per chi non abbia mai seguito lo sport della palla ovale. Ma se avvicinato con la mentalità giusta e con un certo quantitativo di tempo da dedicargli, è in grado di regalare soddisfazioni che in questi anni non molte simulazioni sportive hanno saputo offrire. 

8.5

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