Recensione Madden NFL 25

Il football americano di EA debutta anche su Xbox One

Versione analizzata: Xbox One
recensione Madden NFL 25
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Madden NFL 25, giunto assieme a FIFA 14 ed NBA Live 14 sugli scaffali dei negozi al lancio delle nuove console, va a completare la solida line up sportiva di Electronic Arts opportunamente pronta per il periodo natalizio. Questa nuova versione di Madden, a livello qualitativo, si pone idealmente nel mezzo tra FIFA 14 (davvero al top della condizione) ed NBA Live 14, purtroppo completamente sbagliato. Il più grande pregio della simulazione di Football made in Canada è senz’altro quello di aver mantenuto, sostanzialmente invariata, la sua struttura storica e le sue peculiarità. Anche perché, come vedremo, quando tenta innovare i risultati non sempre soddisfano.

Squadra che vince non si cambia..o sono guai

Con la versione Xbox One e Playstation 4 di Madden 25 Electronic Arts non commette l’errore fatto con FIFA 14, non tagliando nessuna delle modalità presenti delle edizioni precedenti. Questo significa che, sin dal primo accesso, ritroveremo affianco alla normale “Partita Veloce” l’apprezzata “Connected Careers”, che ci permetterà di intraprendere una carriera da giocatore, da coach o da general manager nel Football. Ad affiancarla, naturalmente l’Ultimate Team divenuto un marchio di fabbrica per il colosso canadese. Entrambe le modalità di gioco presentano le stesse caratteristiche delle controparti PS3 ed Xbox 360, che dovrebbero garantire molti mesi di divertimento per gli appassionati di questo sport. Che si tratti di aprire pacchetti di figurine virtuali nella speranza di trovare un Payton Manning o un Colin Kaepernick con cui migliorare la squadra, o di gestire fin nel minimo dettaglio gli aspetti societari e sportivi del proprio team, le soddisfazioni regalate da Madden 25 sono difficilmente comparabili ad altre simulazioni sportive. Anche la migliore integrazione dei Live feed e l’aggiornamento costante delle condizioni atletiche dei giocatori, rendono l'esperienza manageriale uno dei maggiori punti di forza del gioco.
A funzionare meno bene è, purtroppo, il gameplay vero e proprio. Va detto che anche in questo caso le differenze rispetto alla declinazione “old gen” sono davvero poche.
Iniziamo dunque esaminando il passing game: si tratta forse dell’aspetto più controverso delle ultime incarnazioni del brand, che a causa dell’introduzione del Free Flow gameplay hanno visto Madden divenire sempre più “facile” ed automatico. Questa nuova versione non fa eccezione, nemmeno sfruttando le nuove routine implementate dall' Ingnite Engine.

Almeno per i più esperti sul campo tutto si traduce in TD passes da decine di yard ed un passing game generalmente impossibile da bloccare. Tale facilità comporta più di un problema in fase di bilanciamento: a bassi livelli di difficoltà la CPU si farà letteralmente sovrastare, mentre alzando l’asticella diventerà quasi imbattibile. Problematiche vecchie che non ci sorprende sperimentare ma che, in cuor nostro, speravamo di poter vedere finalmente risolte. Anche perché Madden 25 in versione Xbox One e PS4 implementa nuove routine legate all’intelligenza artificiale, che in parte rendono “migliore” l’esperienza di gioco. Pur senza ribilanciare in maniera significativa il passing game, i tweak implementati dal team di sviluppo ci mostrano giocatori gestiti dalla CPU con una maggior “visione del gioco" capaci di uno spettro più vasto di reazioni a qualsiasi situazione. Gli attributi “mentali” (capacità di leggere l’attacco o la difesa, ad esempio) di cui non abbiamo mai avuto riscontro sul campo vengono ben sottolineati: aggiustamenti, riposizionamenti, blitz improvvisi e chiamate imprevedibili rendono l’azione più varia e credibile, facendo letteralmente brillare gli occhi agli appassionati del Football. Peccato che poi ci si scontri con le novità legate al running game, che probabilmente EA voleva rendere più decisivo proprio per arginare le problematiche legate ai passaggi.
I risultati sono invece molto diversi, a partire da un sistema poco congeniale d’esecuzione di nuove e vecchie dribble moves. Anziché affidare tutto allo stick o inserire semplicemente un modificatore, il team ha pensato di sfruttare i bottoni frontali, inserendo delle vere e proprie combo che però non sono affatto funzionali.
Ricordare a memoria come effettuare quella particolare spin sarà un’impresa; se poi pensiamo di doverlo addirittura eseguire mentre un cornerback ci sta inseguendo o piombando addosso ecco che i passaggi lunghi diventano una scelta quasi obbligata, soprattutto per i meno esperti. La frustrazione (del tutto inedita) legata al running game è dovuta anche, se non soprattutto, alle nuove animazioni ed alle interazioni più realistiche rese possibili dalle conquiste di Ignite Engine. Sembra un controsenso, a voler ben vedere, ma tutto quell’inciamparsi, incespicare, appoggiare in maniera più realistica ogni passo sul terreno di gioco rende Madden 25 in certe occasioni molto meno divertente. Si tratta di uno di quei casi in cui la ricerca esasperata del realismo nuoce in parte al delicato equilibrio della struttura, diminuendo purtroppo l’appeal dei giochi di corsa. Quella di Madden 25 sul campo di gioco è dunque un’esperienza che vive di alti e bassi. Laddove decide di non modificare i delicati equilibri del passato, Madden mantiene inalterato il suo innegabile appeal ed i suoi oramai storici difetti. Allo stesso modo quando tenta di compiere qualche passo avanti, in questo caso in termini di realismo, non sempre i risultati sono dei migliori.

Graficamente non sempre al top

A differenza di FIFA 14, graficamente, Madden 25 non si presenta in veste scintillante, mostrandoci sì una modellazione poligonale generalmente più solida, ma anche meno rifinita. Le proporzioni tra le parti del busto e delle gambe non appaiono coerentemente rispettate, così come la fisicità di alcuni giocatori. Vedere i già citati Manning e Kaepernick realizzati sostanzialmente con lo stampino (almeno per quanto riguarda il fisico) farà infuriare qualsiasi appassionato. Per la prima volta, infatti, gli atleti sul campo non sono immediatamente riconoscibili. Oltre alle corporature poco variegate, dettagli come i tatuaggi mancano completamente, ed anche quando i nostri beniamini si levano il casco, tra espressioni facciali tutte uguali e shader non brillantissimi, lo stupore per una produzione Next Gen è davvero limitato. Molto meglio, naturalmente, il comparto animazioni, il fiore all’occhiello di EA e del suo Ignite Engine. Nuove movenze caratterizzano un’azione visivamente sempre varia e spettacolare, per quanto a livello di collisioni ci sia ancora molto da “limare”, i risultati soddisfano. Così come soddisfa il colpo d’occhio generale sollevando lo sguardo verso gli spalti. Ci sono ancora tifosi realizzati con il "copia-incolla", ma in linea di massima, tra reazioni realistiche e sincera partecipazione, il pubblico di Madden 25 galvanizza ed esalta in questa versione “next gen”. E lo fa soprattutto mostrandosi coinvolto ad ogni azione, e regalando, anche solo a livello sonoro sensazioni fortissime. Effettuare un TD Pass o correre 100 Yarde per giungere alla meta, per quanti possano essere i problemi di un gameplay non perfettamente bilanciato, è un’esperienza totalizzante per l’appassionato. Madden 25 vive e muore di questi momenti e l’attenzione non comune di EA verso ogni aspetto “collaterale” al match lo dimostra. Dobbiamo quindi aspettarci una modellazione degli stadi a dir poco straordinaria, ingressi in campo perfetti ed un’atmosfera generalmente fantastica. Pochi gli appunti, in chiusura, per quanto riguarda il commento: Jim Nantz e Phil Simms sono oramai una certezza, nonché una vera e propria miniera di informazioni “storiche” sul gioco del Football. Un piacere da ascoltare.

Madden NFL 25 Madden 25 è un titolo che si affaccia nella Next Gen tra luci ed ombre. L’offerta delle modalità di gioco si presenta assai variegata, e tra Ultimate Team e Connected Careers, il gioco è certamente in grado di soddisfare i più appassionati Il gameplay, tuttavia, soffre di vecchi e nuovi difetti, soprattutto in termini di bilanciamento. Per quanto l’esperienza pad alla mano appaia comunque di buon livello, le troppe facilitazioni legate al passing game e le novità non funzionali del running game, tolgono varietà alla produzione, appiattendo un po’ il gameplay. Ed è un peccato perché questa versione Xbox One e PS4 beneficia della potenza di calcolo delle nuove console per rimpolpare le routine artificiali, e rendere così più credibile e varia l’azione tra le linee. Un forte contrasto che porterà i più scrupolosi a preferire forse la controparte “old gen”, specialmente considerando un comparto tecnico non brillantissimo. Le atmosfere sono perfette, così come la modellazione degli stadi e il coinvolgimento derivato dalla fortissima partecipazione del pubblico. A mancare, incredibilmente, è la caratterizzazione degli atleti, sia a livello fisico che facciale. Uno smacco che a Madden 25 potrebbe costare caro. Alla luce di tali considerazioni non è facile consigliare questo Madden a scatola chiusa: il suo esordio in quest’ottava generazione appare in linea di massima positivo, ma è piuttosto chiaro che la mancanza di concorrenza ha fatto sedere EA Sports un po’ troppo sugli allori. Per chi voglia avvicinarsi al Football digitale forse è il caso di aspettare ancora.

7.3

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