Recensione Maestro! Jump in Music

Un curioso Rhythm Game approda su Nintendo Ds

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  • DS

È sempre bello quando un’idea semplice ed efficace basta a stravolgere un genere altrimenti stantio. Come Braid per i platform, o Portal per gli sparatutto in soggettiva, Maestro! Jump in Music porta una ventata d’aria fresca ad un genere, quello dei rhythm game, che ne aveva disperatamente bisogno, sommerso com’è da decine di episodi tutti uguali delle serie di Activision. Come già detto, l’idea alla base del gioco è molto semplice: cosa succederebbe se provassimo a mischiare un platform con un gioco musicale? La risposta è un titolo divertente, originale e in grado di fornire un’esperienza di gioco sorprendentemente varia e gratificante.

Jump...

Illustrare il gameplay non è affatto semplice; Maestro è uno dei classici casi in cui è più facile toccare con mano (o in questo caso, pennino) il gioco piuttosto che spiegarlo a parole, ma faremo comunque un tentativo. Il protagonista, un paperotto color fucsia patito della musica chiamato Presto, corre automaticamente lungo una o più “corde” raccogliendo vari oggetti sparsi lungo il cammino. Il giocatore non ne assume il controllo diretto; il suo compito è invece di manipolare l’ambiente in modo da rendere la traversata del livello il più fruttuosa possibile. I modi in cui farlo sono molteplici: pizzicando la corda col pennino Presto salterà, toccando i nemici questi spariranno, e così via. La particolarità è che il tutto va eseguito a tempo di musica, e anzi ogni azione andrà a comporre un elemento della musica stessa: le corde potrebbero rappresentare il piano, gli oggetti le percussioni, i nemici i piatti e così via. Da questo punto di vista il gioco è molto vario: ogni quattro livelli, infatti, verrà introdotta una nuova meccanica che si andrà ad aggiungere a quelle dei livelli precedenti. Che si tratti di una corda di mandolino da pizzicare ripetutamente o di un vortice su cui roteare il pennino, il tutto si mantiene sempre fresco e divertente. Quando si raggiungono i livelli dei boss, invece, il gioco muta radicalmente le proprie meccaniche diventando una specie di Simon, dove dovrete replicare a turno (o contemporaneamente, se siete bravi) quello che suonerà il boss su una serie di strumenti. A differenza della modalità principale questi segmenti sono decisamente poco ispirati: la musica peggiore, il gameplay derivativo e la lunghezza dei brani vi faranno desiderare di poter tornare ai livelli normali il prima possibile. Purtroppo i boss sono anche piuttosto frequenti, e rappresentano l’unica vera spina nel fianco di un titolo riuscito in quasi ogni sua parte. Il gioco fa ricorso a dei meccanismi di progressione piuttosto inusuali, che rendono difficile valutare oggettivamente la longevità. Quando finirete il gioco, infatti, vi renderete conto che quella che stavate giocando era solo la modalità facile, un tutorial di un paio d’ore necessario per acclimatarvi alle numerose meccaniche di gioco. Finendo questa prima tornata sbloccherete rispettivamente le modalità normale e difficile, che costituiscono il vero cuore del gioco: nella modalità facile infatti i brani durano solo un minuto, e per forza di cose non sono ricchi di note come i loro equivalenti di difficoltà maggiore. Una volta completato un brano nella modalità avventura esso potrà essere rigiocato liberamente, lasciando addirittura al giocatore la possibilità di cambiare sia il tempo sia gli strumenti utilizzati nella composizione, un po’ come visto in Wii Music di Nintendo.

...In Musik

La selezione dei brani è piuttosto bizzarra per gli standard dei videogiochi musicali. Metà dei pezzi è infatti composta da note composizioni di musica classica, come lo Schiaccianoci di Tchaikovsky o la Quinta di Beethoven, mentre il resto si suddivide tra riarrangiamenti di famosissimi brani pop o addirittura colonne sonore di film famosi. Alcuni potrebbero trovare la musica un grosso limite del titolo, ma per fortuna la varietà degli arrangiamenti riesce a rivitalizzare quasi ogni brano, rendendolo una gioia da ascoltare e da giocare, nonostante la qualità dei MIDI non sia troppo elevata. Segnaliamo in particolare una eccellente versione elettronica del Peer Gynt nel livello dedicato allo spazio.

La grafica è uno degli aspetti migliori del titolo. Sempre vivace e coloratissima, è quasi interamente composta da sprite bidimensionali ricchi di stile e personalità. Allo stesso modo gli sfondi, che siano illustrati o in 3D, non stancano mai grazie alla loro varietà e alla ricchezza di effetti speciali che vi sono applicati. La cura riservata alla presentazione è evidente fin dal bel menù iniziale, un giradischi in cui le selezioni si effettuano spostando la puntina su varie zone di un disco. Una trama esilarante e una traduzione divertente e gustosa contribuiscono ulteriormente a rendere Maestro un gioco piacevolissimo sia da vedere che da ascoltare, adatto a tutte le fasce d’età.

Maestro! Jump in Music In definitiva Maestro! Jump in Music si rivela uno dei giochi musicali più originali mai creati, al pari di quanto visto in Rhythm Heaven o Elite Beat Agents di Nintendo. Lo sforzo fatto dai programmatori di Pasta Games, un neonato team francese, per differenziare il loro prodotto dalla massa è certamente encomiabile. Le battaglie coi boss e la scarsa longevità rendono l’esperienza di gioco un po’ meno piacevole di quanto avrebbe potuto essere, ma questo non ci scoraggia dal consigliare Maestro a chiunque abbia anche solo un po’ di interesse nel genere dei Rhythm Game.

8

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