Mafia 3: Recensione della versione PC

Abbiamo provato la versione PC di Mafia 3: scopriamo insieme come si comporta l'avventura di Lincoln Clay su Personal Computer.

Mafia 3

Videorecensione
Mafia 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Una plot narrativo di alto livello riesce a far dimenticare i difetti di una produzione che ha spaccato il mondo videoludico? Probabilmente, è questa la vera domanda da porsi quando si parla di Mafia 3. Il titolo di Hangar 13, all'esordio in questa storica saga, ha diviso gli appassionati, soprattutto in riferimento alla versione PC, nata sotto una cattiva stella, con il frame cap a 30 fps poi prontamente eliminato dalla patch correttiva rilasciata dagli sviluppatori. Chi ha potuto giocare ai precedenti capitoli della serie su computer ricorderà bene l'impatto grafico delle produzioni passate, in grado di lasciare il segno anche ad anni di distanza. Oggi, un giocatore PC che guarda Mafia 3 non rimane più stupito dalla qualità grafica purtroppo, e chi ha investito somme ingenti per creare la macchina da gioco dei suoi sogni rimarrà deluso sotto questo aspetto. Fortunatamente, un titolo non si valuta solo dalla grafica, e Mafia 3 ha molti argomenti convincenti dalla sua, che riescono a immergere il giocatore in un mondo ben caratterizzato ma soprattutto molto credibile.

Un altro punto di vista

Mafia 3 riesce bene intrecciare due mondi molti simili ma anche molto distanti, quello del cinema e quello videoludico. Non è certo un segreto che il titolo di Hangar 13 abbia dalla sua un tessuto narrativo davvero riuscito, con una storia che si distingue dai cliché del genere. Utilizzare un protagonista di colore è già di per sé un messaggio importante per la serie, ma si tratta di uno solo degli spunti interessanti di una trama molto ben strutturata, fin dal primo avvio, che avvisa lo spettatore (sì, Mafia 3 è anche un titolo da guardare oltre che giocare) dei contenuti razzisti presenti nel titolo. Questi sono utilizzati per dare un'ambientazione realistica a New Bordeaux, città di fantasia ma intrisa della cultura americana degli anni sessanta, nel bene e nel male. Il razzismo, oggi come allora, non va celato, ma fatto vedere, anche in modo brutale, per mostrare tutti i suoi risvolti più squallidi e cruenti. È questa la strada scelta dal team di sviluppo per realizzare una trama adulta e ricca di colpi di scena.

Fin dai primi attimi si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto ludico che strizza l'occhio al mondo del cinema, e basta osservare la sequenza introduttiva per capirlo. Un video promozionale di New Bordeaux si intreccia con i racconti di alcuni dei protagonisti del gioco, mentre in sottofondo la musica del duo soul Sam & Dave da un tocco in più alla scena, catapultando il giocatore nel bel mezzo degli anni sessanta. Il filmato si sposta poi sulla storia del protagonista, Lincoln Clay, di ritorno dal Vietnam. Una chitarra acustica fa da sottofondo alle parole di Padre James, altro personaggio importante ai fini narrativi, che ne racconta le vicende. L'intensità della recitazione e il doppiaggio italiano colpiscono fin da subito, creando un'empatia molto viva con l'anziano prete, che riesce bene a calare il giocatore nel contesto narrativo. Terminata la sequenza introduttiva, il titolo si apre, dopo una breve sequenza di guida, con una rapina alla Federal Reserve, le cui conseguenze cambieranno per sempre la vita di Clay.
Sulla trama non vogliamo dirvi di più, questa recensione è assolutamente spoiler free, ma la cosa certa è che Mafia 3 riesce molto bene a fornire uno spaccato della malavita americana degli anni 60, da un punto di vista diverso però. Registi come Scorsese, De Palma o Coppola hanno dipinto in lungo e in largo le storie degli italo-americani e delle loro imprese malavitose, anche in epoche diverse, mentre i gangaster di colore sono stati raramente i protagonisti di pellicole cinematografiche. Con Mafia 3, Hangar 13 è riuscita alla perfezione a fornire un punto di vista diverso sull'argomento, mostrando la mafia dagli occhi di un ragazzo nero, bello grosso e pure molto arrabbiato con i farabutti che gli hanno portato via tutto quello a cui teneva di più. Come nella più classica delle tragedie, è la vendetta la vera protagonista di Mafia 3, ed è la vendetta a fare da filo conduttore per tutte le vicende che vedono protagonista Clay nel suo percorso di ribellione nei confronti dei suoi aguzzini e di una città ben lontana dall'emancipazione razziale.

La rivincita dei gangster di colore

La narrazione in Mafia 3 ha un peso importante nel giudizio del titolo e riesce a spostare gli equilibri di una produzione con alti e bassi. Ma nonostante gli evidenti rimandi al mondo del cinema, il titolo di 2K rimane pur sempre un videogioco, e la qualità del gameplay è importante esattamente come il tessuto narrativo. Sotto questo aspetto, ci troviamo di fronte a un free-roaming che punta però a guidare il giocatore lungo la trama, piuttosto che invogliarlo a spendere ore in attività secondarie, inserite con il contagocce dal team di sviluppo. Se pensate a un GTA V ambientato negli anni 60 allora avete frainteso il concept del prodotto pensato da Hangar 13. Per non spezzare troppo il ritmo della narrazione, gli sviluppatori americani hanno preferito ridurre al minimo le occasioni per perdersi nei meandri di New Bordeaux, mettendo al centro la storia di Clay.
Interessante la scelta del team di sviluppo di guidare il giocatore verso la transizione della serie alle meccaniche free-roaming. Nella prima parte infatti sembra di trovarsi di fronte al primo Mafia e al suo seguito, con le fasi action intervallate dalle sequenze che portano avanti lo sviluppo della trama. Solo dopo questa parte si entra davvero nelle nuove meccaniche di gioco, che riprendono molto dai titoli sand-box.

La vendetta di Lincoln passa dalla distruzione del business dei nemici mafiosi. Per fare questo, il protagonista deve conquistare le zone della città controllate da Sal Marcano, il nemico numero uno di Clay, mettendo in ginocchio i suoi affari. La conquista di un distretto passa da una prima fase in cui si danneggiano le attività criminali per poi concludersi con uno scontro tra Clay e il boss di quartiere. La conquista della parti di città sottratte a Marcano porta a Clay diversi vantaggi, soprattutto assegnando il controllo delle zone ai luogotenenti che si incontrano durante lo sviluppo della trama. Nuove armi e bonus vengono sbloccati proprio grazie ai luogotenenti di Clay, permettendo al protagonista, ad esempio, di chiamare un furgoncino per fare il pieno di armi prima di una missione. Una volta affidato il controllo ai sottoposti, Clay può fornirgli supporto attraverso delle missioni secondarie, che danno ulteriori bonus al protagonista.
La conquista dei vari quartieri prevede una meccanica di gioco non certo rivoluzionaria ma comune al genere degli sparatutto in terza persona, con le coperture che assumono un ruolo fondamentale durante gli scontri. In realtà, il giocatore può scegliere anche un approccio più tattico e ragionato, cogliendo i nemici di sorpresa, ma queste fasi sono meno riuscite rispetto a quelle in cui Clay utilizza la forza bruta. L'intelligenza artificiale dei nemici mostra diversi limiti nella fasi stealth ed è fin troppo facile isolare i bersagli, attirandoli in un'imboscata letale. In aiuto arriva anche la capacità di Lincoln di vedere i nemici attraverso i muri, grazie al suo sesto senso, che semplifica ancora di più queste fasi. Molto migliori sono invece le sensazioni durante le sparatorie, dove i colpi hanno effetti davvero devastanti, con l'impatto dei proiettili reso bene dalla animazioni dei nemici, credibili quando vengono colpiti. Il merito va anche agli ottimi effetti sonori, in grado di far sentire bene l'impatto dei proiettili. Bastano pochi colpi per eliminare i nemici e la stessa cosa vale anche per Clay, per cui non aspettatevi di attaccare a testa bassa, pena una dolorosa morte. Meglio sfruttare le coperture e presentarsi ben armati agli scontri, ricordandosi di raccogliere le munizioni lasciate a terra dai nemici, visto che i caricatori si svuotano rapidamente.
Molto buone le sessioni di guida, soprattutto impostando la modalità "Simulazione", che rende bene il peso delle vetture degli anni sessanta e le loro prestazioni, di certo non paragonabili a quelle delle auto moderne. Sia chiaro, siamo lontani da un modello di guida simulativo, ma nel suo genere Mafia 3 offre qualcosa in più rispetto ad altri titoli sotto questo aspetto.

Come evidenziato anche dalla nostra recensione per Playstation 4, le meccaniche di gioco diventano piuttosto ripetitive dopo una decina di ore purtroppo, a meno che non si decida di tirare dritto e puntare solo alla conclusione della storia principale, lasciando perdere le missioni secondarie. In questo caso, lo sviluppo della trama riesce bene a invogliare il giocatore a proseguire, per scoprire se Clay riuscirà a compiere la sua vendetta.

Bello da sentire, meno da vedere

Se sul gameplay di Mafia abbiamo ravvisato alti e bassi, sul fronte tecnico la situazione è praticamente speculare. Da un lato abbiamo una grafica che deluderà di certo le aspettative degli utenti più esigenti, dall'altro la colonna sonora è una vera e propria opera d'arte. Partiamo dalla grafica, che come abbiamo evidenziato nel nostro speciale dedicato non rende onore alla storia di questa serie. I benchmark che abbiamo fatto con il nostro PC di prova, che comprende un processore Intel i7 6700K, GPU MSI GTX 1080 Gaming X 8G, scheda madre MSI Gaming Z170A Gaming M5, 16 GB di RAM e un SSD Samsung 850 EVO da 256 GB, hanno mostrato come anche configurazioni ben più spinte di quelle consigliate non riescano a gestire il 4K a un frame rate costante e accettabile. Il titolo gira infatti intorno ai 30 fps, ma con picchi negativi fino a 24 fps, che ci hanno spinto ad abbassare la risoluzione a 2560x1440 pixel. Questo non sorprenderebbe in presenza di un livello di dettaglio elevato, il 4K del resto è un vero osso duro per le GPU, ma Mafia 3 non è certo un titolo spinto dal punto di vista grafico.

Le texture utilizzate non convincono per risoluzione e livello di dettaglio, mentre il campo visivo ridotto non consente di apprezzare al meglio l'ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori per rendere credibile New Bordeaux e le location di gioco. Anche la gestione delle luci andrebbe rivista, con i personaggi che sembrano spesso circondati da una patina che ne sporca la resa finale. Bisogna però dire che non è proprio tutto da buttare e alcune ambientazioni, come il luna park di Baron Samedi, riescono comunque a fornire un buon colpo d'occhio. Utilizzando SweetFX abbiamo notato un miglioramento nella gestione dei colori e delle luci, ma resta il fatto che il team di sviluppo avrebbe dovuto fornire un prodotto godibile al meglio senza interventi da parte dell'utente, fin da subito.
Se sul fronte grafico gli aspetti da rivedere sono molti, e per questo speriamo in una patch che possa almeno alleviare i problemi, la stessa cosa non vale per le voci, gli effetti e la colonna sonora. Il doppiaggio è uno dei migliori sentiti in un videogioco, un aspetto spesso sottovalutato nelle produzioni localizzate in italiano ma non nel caso di Mafia 3. Le musiche poi sono un vero inno alle sonorità degli anni '60, con pezzi che hanno fatto la storia della musica. Rolling Stones, Sam Cooke, Creedence Clearwater Revival, The Animals, Johnny Cash e Otis Redding sono solo alcuni dei nomi presenti nella soundtrack ufficiale, un sottofondo perfetto che accompagna il giocatore lungo tutta la storia criminale di Clay.

Mafia 3 Mafia 3 su PC, come nella sua controparte console, è un titolo che va provato fino in fondo per essere apprezzato. La storia di Clay vale la pena di essere giocata, perché troppo spesso il plot narrativo viene messo da parte in favore di texture in alta risoluzione ed effetti speciali strabilianti. Il lavoro svolto da Hangar 13 non è perfetto, questo è fuor di dubbio, ma una buona storia, se è davvero buona come in questo caso, permette di mettere da parte i difetti di un titolo che ha comunque diversi punti a suo favore. Le fasi di guida e quelle shooter convincono, e si tratta delle attività predominanti all’interno del gioco, mentre sembra un po’ forzato l’ingresso di Mafia nel panorama dei free roaming, vista la pochezza di attività secondarie. Forse, Hangar 13 avrebbe potuto spingere un pochino meno sull’innovazione e puntare sulla formula collaudata dei precedenti capitoli, più adatta a questa storica saga e a veicolare meglio la storia, vero perno dell’intera produzione. Proprio per questo, Mafia 3 è un titolo che non sarà apprezzato da tutti e probabilmente mai lo sarà. Ma se si riescono a mettere da parte i difetti, allora Mafia 3 diventa un’opera difficile da dimenticare, capace di trasportare il giocatore in una storia di vendetta che lascia il segno.

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