Mafia 3: la recensione

A distanza di sei anni dal lancio di Mafia 2, arriva Mafia III, nuovo episodio della serie che narra l'ascesa criminale di Lincoln Clay.

Mafia 3

Videorecensione
Mafia 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

È inutile cercare l'anima di un Grand Theft Auto nascosta tra le strade di New Bordeaux, pronta a rispuntare, seppure riletta alla luce del diverso periodo storico, durante le brutali sparatorie di Mafia 3. Il titolo sviluppato da 2K e Hangar 13 non ha il carattere sandbox della saga firmata Rockstar: non aspira a proporre una mappa che abbia la stessa vastità, e di certo non va alla ricerca di un'altrettanto pachidermica varietà di incarichi, di attività, di compiti secondari.
L'obiettivo principale di Mafia 3 è quello di raccontare una storia. Una storia di sangue e di vendetta, una di quelle che spopolavano ai tempi della New Hollywood e dei Gangster Movie. Sul fronte squisitamente narrativo, Mafia 3 non ha rivali: il racconto è ben scritto, ottimamente orchestrato e diretto alla grande.
Cercando di portare avanti il confronto con sua maestà GTA, bisogna insomma ammettere che l'ascesa criminale di Lincoln Clay supera per coerenza e intensità il racconto diluito ed eclettico di Michael, Franklin e Trevor, messo in piedi con ben altri intenti; presentato a conti fatti come divertita parodia delle nevrosi, delle esagerazioni e delle ossessioni della società occidentale contemporanea.
Mafia 3, di contro, vuole mettere in mostra soprattutto il variegato substrato criminale dei tardi anni '60, fatto di cosche italiane, corporazioni sudiste, organi di governo corrotti, mafia nera e cartelli haitiani. Per perseguire il suo compito, il titolo decide di rinunciare a molte cose: ad una progressione più varia, ad una serie di incarichi che sappiano spezzare la monotonia dell'avanzamento, ad una mappa gorgogliante di punti d'interesse. Si tratta insomma di un'operazione di sottrazione, e non di allargamento, voluta dal team di sviluppo anche per questioni di coerenza. Ma sappiamo che non a tutti andrà a genio. Chi cerca un titolo più incline alle frivolezze, o una città che non appaia mai irrimediabilmente vuota, potrebbe restare scottato dall'approccio di Hangar 13. Prima di abbracciare i propositi di vendetta di Lincoln, insomma, cercate di capire se quello che cercate è un sandbox straripante, oppure se può andarvi bene anche un Third Person Shooter collocato in una cornice free-roaming. La differenza sta davvero tutta qui.

Back in Town

Lincoln è un ragazzo di colore appena tornato dalla guerra. Nella sua città, entrambe le cose costituiscono un problema. Se per sbaglio ti ritrovi fuori dal tuo distretto, puoi finire preso a mazzate da quegli sciacalli che nascondono le facce dietro lugubri cappucci bianchi. E figurarsi se qualcuno ha la minima intenzione di darti un lavoro, dopo che non hai fatto altro che sparare ai vietcong seguendo gli ordini di qualche sergente fuori di testa.

L'unico sistema per tirar su qualche soldo, e magari aiutare pure la comunità dell'Hollow, è quello di fare qualche lavoro sotto banco, assicurandosi nel frattempo che gli Haitiani smettano di creare casini. E poi, fra pestaggi e fughe disperate in auto, capita l'occasione della vita. Un colpo, uno solo, ma di quelli grossi, e la sicurezza che nulla può andare storto. O quasi, perché quando di mezzo ci sono quei figli di puttana della cosca italiana, non si può mai sapere come va a finire. Un indizio? A Lincoln va a finire proprio male. Un colpo alla testa, lasciato a morire assieme a tutta la sua famiglia e agli amici più cari. Fine dei giochi.
E invece no: Lincoln si rialza. Ha questa cicatrice che gli riga la testa, e vuole fare una cosa sola: ammazzare tutti quei cazzo di mafiosi che ora si credono padroni della città. Ma farlo lentamente, dolorosamente, strappandogli New Bordeaux un pezzo dopo l'altro, come una tortura diabolica. Distruggere il loro impero, smembrarlo, darlo in pasto ai propri mastini: e solo allora fracassargli le ossa. A raccontarla così sembra una storia comune, una come tante se ne sono viste al cinema. Eppure la trama di Mafia 3 ha qualcosa di speciale. Saranno i giochi di regia, la sceneggiatura sboccata e volgare, oppure questo protagonista dalla stazza improbabile che riesce in qualche modo ad entrarti dentro. È come un ragazzone buono che parla il linguaggio della violenza perché è l'unico che gli hanno insegnato. Lincoln riesce inaspettatamente a tenere banco, sia quando si ripresenta a New Bordeaux come uno scapestrato scappato ad un inferno e pronto ad incontrarne un altro, sia quando adotta il look da jarhead e decide di fare piazza pulita. Il momento di questa trasformazione, per altro, è raccontato così bene che il desiderio di vendetta del protagonista diventa anche il nostro, e la voglia di riprendersi la città si fa inarrestabile.
A rendere così speciale il plot c'è pure la qualità dell'intreccio. La storia di Lincoln è ricostruita attraverso testimonianze, filmati e deposizioni, raccolte dai federali che vogliono far luce sulla nascita del più grande impero criminale del sud dell'America. Il racconto gioca quindi con l'orizzonte di attesa dello spettatore, moltiplica i punti di vista, rompe costantemente la continuità narrativa e schizza avanti e indietro per presentarci i vari personaggi che entrano in scena. É un lavoro meticoloso, efficace, che rende la prima parte dell'avventura davvero speciale. Anche nelle fasi avanzate le tecniche narrative sono le stesse: mentre distruggiamo uno dopo l'altro i racket della mala rispuntano registrazioni e documenti, e il rapporto tra Lincoln e i suoi luogotenenti è esplicitato attraverso un tris di scene davvero memorabili, in qualche caso persino malinconiche. Riuscitissimi sono anche gli scontri con gli ufficiali di Sal Marcano, il boss dei boss, che ci infilano in una serie di situazioni che sembrano nate dalla penna feroce e violenta di Brian De Palma e Scorsese.

Dal punto di vista della scrittura, insomma, Mafia 3 è davvero un titolo eccellente. Se la storia principale riesce ad appassionare e coinvolgere, parte del merito è anche della recitazione digitale e dell'ottimo doppiaggio italiano: ad una selezione di voci davvero azzeccata si aggiunge un'interpretazione quasi sempre convincente, che riesce a caratterizzare al meglio vecchi irlandesi inariditi da una vita troppo dura, gangster italiani con uno strano senso dell'onore, e streghe haitiane perdute dietro a stravaganti fantasticherie vudù.

Risse e sparatorie

L'anima ludica di Mafia 3, si diceva, è quella di uno sparatutto in terza persona. Invece del gameplay quasi indistinto da action senza gloria (che da un paio di generazione rispunta nei free-roaming più chiassosi), Hangar 13 ha recuperato il canone degli shooter con coperture dinamiche, sfruttandolo per rendere l'azione intensa e interessante.
I risultati si vedono fin dai primi momenti di gioco. Il sistema di coperture è un elemento portante degli scontri, e le sparatorie hanno un bel ritmo ed un bel respiro. L'avanzamento è crudo e violento. I proiettili crivellano i corpi dei nemici con una ferocia inaudita, ed il protagonista non si fa scrupolo ad esibirsi in esecuzioni efferatissime: smitragliate in pancia, pistole infilate in gola prima di premere il grilletto, fucilate esplose a pochi centimetri dalla faccia. Per chi preferisce un approccio più clinico c'è comunque la possibilità di restare sottotraccia e ripulire i covi senza essere visti. La componente stealth, inaspettatamente, funziona bene: grazie ad una sorta di "istinto criminale" che evidenzia le sagome dei nemici, è possibile pianificare le infiltrazioni, sfruttando poi armi silenziate o placcaggi improvvisi. C'è da dire che l'intelligenza artificiale è a tratti parecchio indulgente: gli avversari si lasciano gabbare da qualche fischio che ne richiami l'attenzione, e quando entrano in azione gli scagnozzi della mala non si fanno scrupoli ad avanzare a viso aperto, sparando all'impazzata. Mafia 3, comunque, non è un gioco facile. Si muore spesso e volentieri, se non si fa attenzione al posizionamento degli avversari, che puntano soprattutto sul numero e sulla potenza di fuoco. In un contesto come quello di New Bordeaux, si tratta di una scelta persino credibile.

Posto che le meccaniche di gioco sono efficaci e divertenti, uno dei problemi principali della produzione riguarda la ripetitività evidente che si comincia a percepire dopo una decina di ore di gioco (per smantellare la cosca di New Bordeaux e dedicarsi a qualche incarico secondario ne servono sostanzialmente il doppio).
L'obiettivo di Lincoln, durante le fasi sandbox, è quello di conquistare i distretti della città, mettendo in ginocchio le attività criminali per poi rivendicarle come proprie. Ogni racket deve quindi essere danneggiato nelle fondamenta, distruggendo per esempio i depositi di droga costruiti sulla riva del fiume, o facendo fuori i clienti dei rinomati bordelli della zona francese. Affrontando questi incarichi torna a farsi sentire il discreto level design che si scopre anche nelle missioni principali, ma è innegabile che dopo ore passate a far fuori decine di scagnozzi e distruggere scorte e carichi illeciti, un senso di generale pesantezza si faccia strada anche nei giocatori più pazienti.
Sarebbe bastato qualche spunto in più, un guizzo creativo in grado di diversificare le situazioni, una più marcata interattività ambientale. Per come stanno le cose adesso, il suggerimento è quello di non "divorare" immediatamente la produzione 2K, di giocarla per qualche ora al giorno liberando un paio di distretti, senza cercare sessioni di gioco troppo prolungate.
Per fortuna a farci chiudere un occhio ci pensa l'ottimo senso di progressione: Mafia 3 trasmette con estrema efficacia l'entusiasmo per la conquista della città, e l'avanzamento è scandito dalle possibilità che si sbloccano assegnando i distretti ai vari luogotenenti. Vito, Burk e Cassandra - una volta incaricati di supervisionare le aree della città - ci regaleranno armi rare e letali, ma anche dei servizi speciali, come la possibilità di reclutare una squadra di sicari o quella di corrompere la polizia per far terminare anzitempo un inseguimento. Potremo anche farci recapitare un veicolo, o richiamare una sorta di spaccio su ruote: un piccolo furgoncino pieno di armi illegali, grazie al quale modificare l'equipaggiamento, a seconda che si voglia procedere a testa bassa e armi spianate, oppure con un po' più di "letale delicatezza".

Bisognerà comunque stare attenti a non far infuriare i nostri alleati: lasciarli in disparte e rifiutarsi di consegnargli i quartieri a cui sono più legati li manderà su tutte le furie. Se tiriamo troppo la corda potrebbero persino decidere di tradirci, sbloccando quindi una missione speciale in cui dovremo ribadire chi è il boss, facendoli fuori in maniera esemplare. Meglio pensare ad una strategia più equilibrata e fare tutti contenti: nel caso in cui luogotenenti siano soddisfatti dall'amministrazione criminale di Lincoln, del resto, avremo acceso ad altre quest secondarie, grazie alle quali rafforzare ancora di più il nostro impero criminale.

Le luci della Città

Liberamente ispirata alla seducente New Orleans, la città che fa da sfondo all'avventura di Lincoln Clay è un crogiolo di suggestioni architettoniche, stilistiche e musicali. Dentro ci sono le vibrazioni della rivoluzione culturale del '68, le contraddizioni della società americana, il razzismo latente di un decennio problematico, ma anche le note del jazz e le sonorità delle marching band, e ovviamente colori delle comunità creole.

Spostandoci tra le strade di New Bordeaux per saggiarne la grande diversità si riscopre anche un modello di guida piacevole, ovviamente molto semplificato ma in grado di trasmettere la sensazione di sedersi sui bolidi bizzosi di qualche decennio fa, che ogni tanto perdono aderenza, scalpitano, ruggiscono quando il motore sale troppo di giri.
La città è in ogni caso suddivisa in dieci distretti, ognuno dei quali porta con sé uno stile completamente diverso, rappresentando al contempo un ecosistema criminale pronto per essere conquistato. Ad est troviamo il quartiere denominato Delray Hollow, che poi non è altro che il luogo in cui è cresciuto il nostro protagonista. Qui sembra di stare a Hell's Kitchen: è un'area prevalentemente povera, costellata di palazzi popolari, dove vive in disparte il grosso della criminalità di colore, famosa per il traffico di eroina. Ad ovest c'è invece French Ward, identificabile come la zona più antica e caratteristica della città, ma che nasconde al suo interno un quartiere a luci a rosse, famoso per il mercato della prostituzione. A nord, invece, c'è Frisco Fields, ovvero la zona più ricca dell'intera città, un po' come Bel Air per Los Angeles. Ci sono solo ville enormi a perdita d'occhio, dove vivono i politici, quelli irrimediabilmente corrotti, e dove serpeggia anche una setta segreta molto simile al Ku Klux Klan. Per ultimo, citiamo anche il Bayou, ovvero le paludi simbolo della Florida che qui circondano New Bordeaux. Quest'ultima è la tipica zona "all'aperto" che oramai non può mancare in un free roaming, caratterizzata da acquitrini infestati dagli alligatori e dai redneck che smerciano armi alla mafia italiana.
Il carattere di New Bordeaux, avrete capito, è uno dei punti di forza della produzione, anche se è innegabile che la città sia una bellissima cornice a tratti davvero poco interattiva, bella da guardare ma poco incline a lasciarsi vivere. Resta comunque esemplare la capacità di Mafia 3 di creare momenti in qualche maniera indimenticabili, non tanto per la qualità degli scorci, quanto per l'impasto di scenografia e musica. La selezione di brani della colonna sonora è impressionante per varietà e qualità: dentro ci troviamo toccanti note di blues, il rock di rottura del '68, Elvis, Aretha Franklin, Johnny Cash, i prorompenti accordi del BeBop, e insomma un tripudio di sonorità gloriose e indelebili.
Purtroppo a livello tecnico bisogna bacchettare Hangar 13, che ha fatto un lavoro a tratti disarmante. La città è vasta, i tempi di caricamento accettabili, la draw distance tutto sommato competente; eppure il colpo d'occhio generale non ce la fa ad impressionare, per colpa di una modellazione poligonale appena sufficiente, ma soprattutto degli evidenti problemi delle texture, molte delle quali davvero povere di dettagli e poco definite.

Per quanto le atmosfere di New Bordeaux riescano ad essere globalmente evocative, in certi casi non si può che rimanere interdetti dalla realizzazione del manto stradale, delle superfici del terreno e dei paludosi torrenti del Bayou, di una piattezza impressionante. Il lavoro sugli shader è a tratti pessimo, e i modelli dei protagonisti sembrano ricoperti da una patina che riflette la luce in maniera molto innaturale. In generale tutta l'illuminazione sarebbe da rivedere, dal momento che la scena tende a diventare satura e impastata. Si salva per contro la realizzazione dei volti, molto espressivi durante le scene d'intermezzo; le animazioni nelle fasi di gioco sono invece poche e a volte approssimative.
Avrete capito, insomma, che il comparto grafico non è il biglietto da visita migliore per Mafia 3, che risulta qualitativamente inferiore rispetto ad altri titoli usciti all'inizio del ciclo vitale delle console. Da segnalare anche che la versione finale sembra in alcuni momenti meno ottimizzata di quelle provate nei mesi precedenti: i bug non sono disastrosi ma evidenti, e speriamo che il team riesca a ridurre le problematiche con delle patch correttive.

Mafia 3 Mafia 3 è un titolo che dividerà il pubblico, un prodotto costretto a vivere a metà tra i problemi del comparto tecnico e l'eccellenza di una narrazione davvero travolgente. Il punto principale da chiarire, in ogni caso, è che il titolo di Hangar 13 aderisce solo parzialmente al canone dei sandbox “criminali”, proponendo una serie di attività molto meno variegata rispetto a quella dei “colleghi”. L'obiettivo del team di sviluppo è quello di proporci un Third Person Shooter collocato in un ambiente aperto, e da questo punto di vista Mafia 3 riesce a distinguersi. Le sparatorie sono intense, viscerali, e il ritmo dell'azione sempre trascinante. Funzionano le meccaniche di shooting, ma anche l'approccio stealth è efficace e divertente. Studiare il posizionamento degli avversari prima di un'incursione nel covo di un boss, far fuori le sentinelle senza essere visti, e poi massacrare il resto degli scagnozzi a colpi di lupara è un'operazione che regala ottime soddisfazioni. Gli incarichi sono concettualmente molto ripetitivi, ma è anche vero che il level design non è certo rinunciatario: lo smantellamento dei vari racket ci porterà in aree sempre interessanti, tra navi ancorate al porto, stamperie illecite ed enormi cantieri. Per questo motivo, ma anche per l'ottimo senso di progressione derivante dall'idea di fare e pezzi e ricostruire un impero criminale, l'avventura di Mafia 3 non stanca in nessun caso, ed anzi sprona e coinvolge il giocatore. Sarebbe insomma un peccato perdersi l'ascesa criminale di Lincoln Clay solamente perché il colpo d'occhio non è proprio al passo coi tempi. Del resto, per quanto possa risultare poco densa di attività, New Bordeaux è una città dal fascino indiscutibile, con distretti ottimamente caratterizzati e l'atmosfera calda e appiccicosa del sud dell'America. E poi c'è da mettere in conto l'ottima ricostruzione del tessuto culturale dei tardi anni '60: Mafia 3, da questo punto di vista, fa un lavoro meraviglioso, presentandosi con una colonna sonora irrinunciabile, una serie di tematiche d'impatto, una scrittura davvero perfetta. Sapendo come stanno le cose, cercate insomma di capire come volete leggere il prodotto sviluppato da Hangar 13: potete inquadrarlo da una parte come un sandbox poco più che sufficiente, oppure dall'altra come uno dei migliori “Gangster Games” delle ultime due generazioni. Noi preferiamo la seconda lettura: Mafia 3 è un titolo che punta tutto sulla storia, sui personaggi, sul racconto liberamente ispirato ai classici del cinema di genere, ed in questo riesce a primeggiare. Affossarlo solo perché ci cerchiamo dentro un nuovo GTA significa correre il rischio di rimpiangerlo fra qualche anno, proprio come rimpiangiamo l'ottimo LA Noire.

8.5

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