recensione Mario & Luigi: Bowser's Inside Story

Continua la saga degli RPG portatili di Mario: buona anche la terza?

Versione analizzata: Nintendo DS
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  • DS
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E se perfino Tingle ha il suo gioco...

Bowser non è mai stato protagonista di nessun videogioco. Wario, nemesi del paffuto Mario, vanta addirittura una serie tutta sua. Tingle, assurdo personaggio tratto dalla saga di The Legend Of Zelda, con l’avvento del DS si è visto scritturato come protagonista in un RPG dai toni molto, molto particolari. Perfino Peach, la dolce principessina che tra un thè e un altro trova sempre il tempo di farsi sequestrare, per venire incontro alle esigenze delle nuove videogiocatrici si è destreggiata tra piattaforme e nemici. Scandaloso, dunque: il Re dei Koopa, acerrimo nemico di Mario, crudele e spietato per antonomasia, lui, il più squamoso e sogghignante essere malefico del Mushroom Kingdom, proprio lui è rimasto orfano di un gioco unicamente ed interamente dedicatogli.
Fortunatamente Nintendo è corsa parzialmente ai ripari. Dopo essere stato una semplice pedina nel cast di Super Paper Mario, Bowser è riuscito finalmente a prendersi una parziale rivincita. Torna infatti il team AlphaDream, con il terzo capitolo dello spin off ruolistico dedicato a Mario e Luigi, e stavolta, assieme ai fratelli Mario, alle meccaniche RPG, al caro vecchio 2D, c’è anche lui: il Re dei Koopa finalmente controllabile, finalmente protagonista al pari, e forse più, dei soliti due guastafeste.

Esplorando il corpo uman...ehm...di un Koopa


La saga di Mario & Luigi nasce su Game Boy Advance nel 2003, e raddoppia su DS nel 2005 con Partners In Time. Accolto come l’erede spirituale del magnifico Super Mario RPG per SNES, l’originale seppe incantare introducendo una quantità esagerata dell’illustre Fattore N nel sempre più vetusto e autoreferenziale genere degli RPG. Meno scalpore destò il seguito, qualitativamente valido, ma incapace di innovare e di sfruttare appieno le potenzialità della macchina ospitante. In un momento storico in cui Nintendo sembra più impegnata a contare i soldi piuttosto che a sviluppare titoli per le sue macchine, l’annuncio di Mario & Luigi: Bowser’s Inside Story colse in parte di sorpresa, in parte fu visto come un contentino da poco per i tanti e affamati Nintendo-fan. La realtà è ben diversa. La realtà è che ci troviamo di fronte a uno dei migliori giochi disponibili su Nintendo DS.
In barba alle critiche rivolte a Partners In Time, a conti fatti sono ben poche le novità. Tanto per cominciare i toni della vicenda sono identici. La trama ruota intorno al Blorbs, un virus che si sta diffondendo nel Mushroom Kingdom, trasformando gli abitanti in obesi e tondeggianti esseri rotolanti. La coppia del secolo, Mario e Luigi, sarà naturalmente chiamata a risolvere il guaio. Tutto potrebbe risolversi nel classico modo, se Bowser non decidesse di intromettersi. Deciso a conquistare una volta per tutte il trono della Principessa Peach, finirà con il mangiare un fungo dagli improbabili effetti collaterali. Bowser infatti, comincerà a fagocitare qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Tutto bene se si tratta di una sedia o di una porta, meno se a finire nella pancia di Sua Kooposità sono i nostri baldi eroi. Ridotti a piccoli esserini e persi nelle viscere di Bowser, Mario e Luigi non potranno far altro che cercare una via d’uscita, aiutando, nel contempo, il loro ospitante nel tentativo di scacciare Fawful, già nemesi nel primo capitolo della serie, che intanto ha conquistato il Mushroom Kingdom. La trama insomma è il classico concentrato di assurdità e demenzialità saggiamente mescolate e dosate. Grazie a una sceneggiatura frizzante e a tratti geniale, non mancheranno mai le risate. Affezionarsi ai personaggi è poi questione di poche righe di dialogo. Mario è l’eroe senza macchia, talmente sprezzante del pericolo da risultare a volte dannoso al bene del gruppo. Per contro Luigi è la paura fatta a persona, nonostante sappia infondere grande ammirazione nell’utente in quei frangenti in cui riesce a superare i propri limiti. Bowser, infine, rappresenta la superbia e l’anima più maschia del trio, pur tradendo un animo più buono e gentile di quanto la sua dura e squamosa pelle non lasci presagire.

Dance Dance Bowser With Mario and Luigi

Sulla qualità della sceneggiatura ci si può dunque ritenere più che soddisfatti. Ma per quanto riguarda il gameplay? Anche su questo fronte non si andrebbe poi tanto lontano ammettendo che ben poco è cambiato. Ma attenzione, a volte proprio le piccole variazioni trasformano un buon titolo in un capolavoro. E questa è sicuramente una di quelle volte.
Come accennato Mario & Luigi: Bowser’s Inside Story è un RPG in due dimensioni. Combattendo si accumula esperienza, si sale di livello, ogni oggetto equipaggiato dona determinati bonus e naturalmente ogni personaggio gode di un proprio parco mosse. Tutte cose abbastanza classiche, insomma e non mancano nemmeno epici scontri con i boss. Ciò che differenzia in modo marcato Mario & Luigi dagli altri RPG di matrice giapponese è il ritmo di gioco sempre sostenuto. Che si tratti di esplorare i livelli o di affrontare uno scontro, tutto avviene sempre con una certa velocità. Mancano inoltre gli scontri casuali, grazie alla perenne visibilità degli avversari sulla mappa. Gli scontri inoltre richiedono l’attenzione e la partecipazione dell’utente. Non basta infatti impartire il comando al proprio personaggio, né guardare passivamente il turno dell’avversario. Per rendere maggiormente efficace il proprio attacco e la propria difesa infatti, ricalcando vagamente le meccaniche di un gioco musicale, sarà necessario premere un pulsante al momento giusto. Gli scontri così si liberano dei tempi morti classici di qualsiasi JRPG, rendendo stimolante persino il noiosissimo, e poco richiesto fortunatamente, grinding. Inoltre la possibilità di aumentare o diminuire l’efficacia degli attacchi rende le battaglie difficilmente pronosticabili. Anche a un livello di forza più basso, con il giusto tempismo, potrete avere la meglio su nemici immensamente più forti.
A livello generale dunque, il battle system è rimasto identico. A rendere il titolo ben più spumeggiante di Partners In Time, ci pensa il rapporto di dipendenza tra i due fratelli e l’iracondo Bowser.

Meglio dei fermenti lattici


Se ben ricordate infatti, Mario e Luigi sono prigionieri nelle interiora dell’eterno nemico. Capiterà spesso che Bowser si trovi di fronte a ostacoli apparentemente insuperabili. Solo grazie all’intervento di Mario e Luigi, per esempio, potrete permettere al Koopa emettere le classiche fiamme dalla bocca e liberare così il sentiero bloccato. Naturalmente varrà anche il contrario. Solo se Bowser introdurrà nel suo corpo una determinata quantità d’acqua potrete inoltrarvi ulteriormente nel suo corpo. L’azione spesso rimbalzerà dallo schermo superiore a quello inferiore, mantenendo sempre alto l’interesse e stimolando, in modo moderato, il cervello.
La varietà è inoltre garantita da una serie di minigiochi. Ad un certo punto, per esempio, Bowser si ingigantirà e combatterà contro un castello. In questa sezione dovrete girare il DS in posizione verticale e picchiettare sul touch-screen gli Sky Guy che cercheranno di indebolire il vostro personaggio. Sono piccoli giochi insomma, che cercano di sfruttare le capacità sensoriali dello schermo inferiore del DS, altrimenti inutilizzate. Nonostante la semplicità del loro design, queste brevi missioni riescono perfettamente a dare ulteriore varietà all’avventura.
Pericolo Partners In Time scampato dunque. A differenza del precedente capitolo, annoiarsi è praticamente impossibile. Tra l’interazione di Mario e Luigi con Bowser e i divertenti minigiochi, è difficile ritrovarsi a fare le stesse cose attraverso le 25 ore necessarie per portare a termine l’avventura principale. Se proprio si vuole trovare un difetto, dobbiamo citare l’eccessiva linearità del titolo. Esistono side-quest, ma il tutto è sempre estremamente guidato, anche per merito di scenari scarsamente esplorabili.

Anche l’aspetto grafico convince alla grande. Lo stile è lo stesso già visto in passato il ché è sicuramente un bene visti gli ottimi risultati. Siamo nei pressi della perfezione della pixel art, con colori accesi, sprite definiti e personaggi splendidamente animati.
Il sonoro è l’altro aspetto in cui gli AlphaDream ormai lavorano con il pilota automatico inserito. I soliti motivi marieschi e nintendosi abbondano, belli da ascoltare e che non mancheranno di piazzarsi nella vostra testa, costringendovi a nottate insonni trascorse a canticchiare il theme di turno. Discorso simile per gli effetti: ottimi, soprattutto quello relativo al chiacchiericcio di Mario e Luigi, da solo capace di strapparvi una risata.

Mario & Luigi: Bowser's Inside Story Se l’unico compito di un recensore consistesse unicamente nel trovare i difetti di una produzione, il lavoro su Mario & Luigi: Bowser’s Inside Story, durerebbe molto poco. Il ritorno della saga RPG di Nintendo è un concentrato di stile, qualità e risate. Il ritmo del gioco è alto, così come la sceneggiatura: incalzante e sempre capace di strappare un sorriso. Il gameplay è rimasto ancorato a quello dei capitoli precedenti, ma l’inserimento di alcuni minigiochi e la meccanica relativa all’interdipendenza tra Bowser e la coppia Mario-Luigi gli danno nuovo vigore, creando situazioni stimolanti per tutta la durata dell’avventura. Amanti e non degli RPG sono dunque avvertiti: siamo di fronte a uno dei migliori giochi pubblicati su DS. Dovendo trovare a tutti i costi un difetto, questo riguarda l’eccessiva linearità del gioco, che aiuterà sicuramente i videogiocatori meno smaliziati, ma che farà storcere il naso ai più navigati. Certo, sempre se sia possibile storcere il naso, mentre si è impegnati a divertirsi come pazzi.

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