Mario + Rabbids Kingdom Battle Recensione: l'unione fa la forza

Il Super Mario versione Ubisoft è un esplosivo cocktail fatto di Rabbids urlanti e XCOM, per un Regno dei Funghi come non si era mai visto.

Mario + Rabbids: Kingdom Battle

Videorecensione
Mario + Rabbids: Kingdom Battle
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  • Switch

Di Mario + Rabbids Kingdom Battle si possono dire moltissime cose, e tante peraltro sono già state dette sia prima dell'annuncio ufficiale - con una serie di rumor e di leak piuttosto clamorosi emersi a più riprese nei mesi scorsi - sia in seguito al recente E3 2017, manifestazione in cui questa bizzarra collaborazione fra Ubisoft e la grande N l'ha fatta a sorpresa da padrone, tra presentazioni in pompa magna con Sua Maestà Shigeru Miyamoto sul palco, consensi trionfali di critica e pubblico e addirittura meme divenuti virali nel giro di qualche ora.
Quello che posso aggiungere io, dopo aver completato con sincero gusto la campagna principale in oltre venti ore abbondanti di gioco, è forse il complimento più bello che Davide Soliani & Company magari nemmeno si auguravano di sentire, ovvero che Mario + Rabbids Kingdom Battle sembra sostanzialmente in tutto e per tutto un videogioco Nintendo al 100%.
Premessa d'obbligo, prima di entrare nel dettaglio ed elaborare come si deve un'affermazione tanto lodevole quanto, me ne rendo conto, abbastanza "pesante": vuoi forse perché per motivi di carattere personale ero già a conoscenza di moltissimi aspetti relativi al progetto e dunque non ho avuto l'effetto sorpresa, vuoi perché i Rabbids mi sono sempre stati, per usare un eufemismo, assai poco simpatici (del resto come potrebbe essere altrimenti per quelli che sono a tutti gli effetti gli antesignani degli odiosi Minion?) ma, almeno per quanto mi riguarda, non avevo così condiviso e compreso l'incredibile entusiasmo esploso in quel di Los Angeles attorno al bizzarro crossover tra l'idraulico più famoso del pianeta e i folli conigli ideati da Michel Ancel. Per carità, la produzione era subito parsa tutt'altro che raffazzonata, e anche mettendoci le mani sopra ne avevo intravisto l'innegabile potenziale, eppure, al contrario della maggioranza di colleghi e non, sinceramente faticavo ad identificare Mario + Rabbids Kingdom Battle come uno dei pesi massimi della kermesse californiana di quest'anno.
E, va da sé, meno ancora ad inquadrarlo come la possibile next big thing in arrivo su Nintendo Switch.

Visivamente è una gioia per gli occhi, con il giusto equilibrio fra la tradizione del Mushroom Kingdom e il delirio di mutande, lavatrici e WC tipico dei Rabbids.

Col senno di poi, posso candidamente ammettere di essermi sbagliato. Magari proprio in virtù dell'aver approcciato il titolo senza chissà quali esorbitanti aspettative, ma sta di fatto che Mario + Rabbids Kingdom Battle ha saputo stupirmi, coinvolgermi e divertirmi non solo alla grande, ma in tutta onestà ben oltre il preventivabile. Questo perché, come dicevo in apertura, il piccolo XCOM in salsa mariesca non si accontenta di avere il tiro giusto, ma è pervaso da una cura per i particolari, una passione e più in generale una "nintendosità" che di solito contraddistingue (in maniera amabile) tutto ciò che esce dalla fabbrica delle meraviglie di Kyoto. Il lavoro svolto in collaborazione dagli studi milanesi e parigini di Ubisoft - anche se il grosso del merito è da attribuire, non senza un pizzico di orgoglio, al "nostro" team meneghino - è infatti encomiabile a più livelli.

Impossibile non partire dall'essenza stessa di M+RKB, ovvero l'incontro tutt'altro che scontato fra il Regno dei Funghi e i molesti mostriciattoli nati da una costola di Rayman: un ibrido che viste le premesse poteva sembrare tra l'impensabile e l'assurdo (diciamocelo, sulla carta il concept sembrava come minimo forzato...), che pure dimostra di funzionare con una naturalezza, una sintonia e una coerenza che hanno quasi dello sconcertante.
Posto che in termini di atmosfera, di ambientazione e di direzione artistica è certamente la sponda Nintendo a prevalere - coi Rabbids a fare letteralmente incursione e a portare scompiglio nella dimensione in cui regna la Principessa Peach - non può non sbalordire l'armonia con cui, già dopo pochissimi minuti, si assiste senza nemmeno farci più caso a vedere Super Mario alle prese con un manipolo di coniglietti che si divertono a fare cosplay con la loro consueta espressione ebete. Così, come se fosse la cosa più scontata del mondo oppure un'abitudine consolidata da tempo immemore. Un risultato per nulla automatico, che non solo testimonia la qualità dell'operato della squadra di Soliani, ma che riesce nell'impresa di consacrare forse per la prima volta in assoluto i Rabbids come mascotte a 360° dando loro uno spessore mai raggiunto in precedenza e facendoli risultare molto meno insopportabili del solito (se non persino spassosi).

Come in ogni strategico che si rispetti, è fondamentale muoversi sul campo sfruttando coperture e ripari a proprio vantaggio. E occhio anche alle posizioni sopraelevate!


Certo, è pur vero che i conigliacci brillano di luce riflessa e che è più facile fare una buona figura al cospetto di un autentico mostro sacro come Mario, ma anche in questo senso va sottolineata la bravura con cui Ubisoft ha saputo trattare il delicatissimo e per certi versi ingombrante materiale della grande N: a dispetto dei nomi in ballo e dell'onnipresente supervisione da Kyoto, Mario + Rabbids Kingdom Battle resta comunque a tutti gli effetti una produzione della compagnia di Guillemot, e il modo in cui è stato gestito il Regno dei Funghi da una terza parte - per giunta europea - ha davvero dell'encomiabile.
Al punto che, Joy-Con alla mano, ci si dimentica immediatamente di non essere alle prese con l'ennesima fatica di EAD incentrata sul baffuto ometto italiano. A far la parte del leone, in quest'ottica, è la sensibilità anche artistica con cui Ubi ha saputo ricreare un universo riconoscibilissimo ma riproposto con un tocco leggermente personale: coi suoi colori brillanti, la sua illuminazione convincente e le sue forme arrotondate che si esaltano grazie all'inquadratura isometrica, M+RKB si dimostra in media piuttosto delizioso da vedere (tanto in versione fissa quanto in modalità portatile, importante sottolinearlo, con performance sostanzialmente sempre ancorate a 30fps).

Come nella miglior tradizione Nintendo - se non addirittura qualcosa in più, data la verve scapestrata apportata dai Rabbids e l'apprezzabile accenno di trama comunque più consistente di quella di un Super Mario standard - Mario + Rabbids Kingdom Battle dà prova di essere un videogioco che sa regalare sorrisi e portare allegria: se è difficile resistere alle fantastiche animazioni cartoon, impeccabili nella loro gommosa teatralità, diventa addirittura impossibile rimanere impassibili di fronte alla fenomenale colonna sonora composta da un Grant Kirkhope in forma smagliante, che con motivetti di stampo meravigliosamente disneyano ritorna ai fasti del miglior Banjo-Kazooie. Seriamente, bene-bravi-bis.
Attenzione però: Mario + Rabbids Kingdom Battle non si limita ad apparire come un titolo rigorosamente fedele agli stilemi Nintendo dal punto di vista del carattere e dell'impronta audiovisiva. No, Mario + Rabbids Kingdom Battle sembra figlio della Grande N anche e soprattutto in termini di gameplay, con quel miscuglio fra apparente semplicità e profondità effettiva che rappresenta in tutto e per tutto il marchio di fabbrica di Kimishima & Soci (basti pensare anche solo ai recenti ARMS o Splatoon 2, tanto per fare nomi).
La struttura base del gioco, inutile negarlo, riprende in maniera quasi pedissequa le fortunate meccaniche di XCOM: l'impianto è palesemente quella dello strategico a turni riproposto con successo da Firaxis negli ultimi anni, con evidenti semplificazioni della formula che se da un lato tolgono inevitabilmente un po' di pepe - vedasi il momento topico in cui un attacco con il 92% di chance di successo fallisce, ovvero uno dei grandi classici di XCOM - dall'altro fanno guadagnare potenziale appeal nei confronti dei meno avvezzi al genere.

I personaggi a disposizione sono accattivanti, anche se un paio vengono introdotti troppo avanti nel corso della campagna, quando ormai certe dinamiche di squadra sono già più che consolidate.


In questo senso, una precisazione doverosa e assolutamente da non trascurare: per quanto possa sembrare spensierato, solare e in una sola parola nintendoso, Mario + Rabbids Kingdom Battle non è comunque un videogioco universalmente adatto a chiunque, al contrario di ciò che forse il nome e i personaggi coinvolti potrebbero far legittimante pensare.
Pur con le dovute concessioni, MRKB è infatti in tutto e per tutto uno strategico: una tipologia di prodotto quantomeno particolare, che in virtù delle sue regole rigide e dei ritmi dilatati non può avere presso il pubblico di massa il riscontro di un platform o di una collezione di mini-game arcade. Ciò detto, proprio per la sua natura immediata e certamente più inclusiva dei massimi capisaldi del genere, Mario + Rabbids Kingdom Battle può servire da esemplare biglietto d'ingresso per scoprire un affascinante nuovo mondo fatto di calcoli, attenta pianificazione e sottili equilibri psicologici.
Già, perché il cuore della giocabilità di questa coproduzione italo-francese si dimostra solido, appagante e piacevolmente in grado di creare dipendenza: quando si combatte l'azione risulta sempre chiara e lineare (in effetti l'aver limitato le possibilità di colpire a 0 / 50 / 100% è un fattore che incrementa di molto la leggibilità, permettendo di pianificare e gestire al meglio le conseguenze degli scontri a fuoco), e grazie alla gustosa differenziazione tra i vari personaggi e alla buona varietà di armi e di nemici non manca mai la voglia di sperimentare o anche solo di lanciarsi a testa bassa in un'altra missione. Spinti pure, è giusto sottolinearlo, dall'anima ibrida di Nintendo Switch, che dimostra di sposarsi alla perfezione anche con esperienze più ragionate - posto che i duelli non sono quasi mai eccessivamente lunghi e che anzi possono pure dire la loro se affrontati in rapide sessioni mordi e fuggi.

A intervallare i combattimenti a turni, resi intriganti anche dalla convincente IA dei nemici e dal tasso di sfida non certo esorbitante ma neppure mai banale (specie nella seconda parte dell'avventura, con almeno un paio di passaggi più impegnativi del resto comunque affrontabili senza complicazioni abilitando all'inizio dello scontro la modalità facile) ci sono poi l'immancabile componente di crescita dei personaggi in stile RPG e i pregevolissimi intermezzi in tempo reale a base di puzzle.
La prima ha un'impostazione molto standard: ogni personaggio ha a disposizione uno specifico albero di abilità attive e passive, più un menu dedicato alle innumerevoli armi acquistabili con le monete che si raccolgono esplorando i livelli e avendo la meglio sugli avversari. I tempi di sviluppo dei protagonisti sono studiati in maniera intelligente: le risorse a disposizione sono sempre mediamente limitate, imponendo scelte significative che danno un apprezzabile valore strategico ad ogni decisione (anche se è comunque possibile riassegnare i punti abilità con la pressione di un tasto).
Il risultato è così un cast di eroi differenziati tra loro, con pregi e difetti che sapranno adattarsi al vostro stile di gioco e alle migliori combinazioni strategiche a seconda dell'obiettivo: io ad esempio ho adorato le facoltà curative di Rabbid Peach, il tocco vampirico di Rabbid Luigi e la lunga gittata di Luigi, mentre ho trovato troppo diretta e confusionaria l'attitudine a testa bassa di quel carro armato di Rabbid Mario.

La modalità facile garantisce energia extra per il proprio trio nel corso di un singolo combattimento, senza tuttavia stravolgere troppo gli equilibri della battaglia.


Discorso a parte invece per i momenti di esplorazione in tempo reale, diversivi riusciti che spezzano la riflessività delle schermaglie con enigmi molto meno banali del previsto, che stimoleranno la vostra materia grigia nel tentativo di farvi avanzare in uno dei quaranta livelli (suddivisi in quattro mondi) che compongono la storia, o che magari vi consentiranno di arrivare a raccogliere qualcuno degli innumerevoli collezionabili nascosti un po' ovunque. Qualche parola riguardo agli extra: una volta portata a termine la campagna non esiste new game plus, ma sarà possibile rigiocare i singoli capitoli per ottenere valutazioni migliori, esplorare di nuovo gli schemi sfruttando i poteri speciali per raggiungere zone in precedenza inaccessibili e dedicarsi a sfide completamente inedite (inclusa una modalità in co-op locale che mi è parsa davvero convincente, alla quale dedicheremo un approfondimento ad hoc a breve). La carne al fuoco è tanta, ed è destinata a far alzare notevolmente il conteggio delle ore, andando probabilmente a raddoppiare le già citate venti-venticinque ore che necessarie per arrivare ai titoli di coda.

Mario + Rabbids: Kingdom Battle Mario + Rabbids Kingdom Battle dà prova di essere, non senza sorpresa, uno spettacolare punto di incontro fra la più prestigiosa e rappresentativa delle IP Nintendo e i chiassosi conigli Ubisoft, uno spin-off nato in epoca Wii e fino ad oggi mai decollato come nelle aspettative originali di Guillemot. Il risultato finale è miscuglio tanto estemporaneo quanto azzeccato, che grazie al talento di Ubi riesce a unire due universi apparentemente ben poco conciliabili fra loro sotto l'egida di un Regno dei Funghi gestito con una cura e una classe del tutto inattese da un team esterno alla Grande N. Dopo innumerevoli incursioni negli sport più disparati, la baffuta mascotte Nintendo dimostra così di cavarsela alla grande anche alle prese con un genere nettamente meno universale del platform, in uno strategico a turni semplice (ma non per questo banale) che riprende e riduce ai minimi termini le classiche meccaniche di XCOM, per proporre qualcosa di leggero ma comunque profondo, sfaccettato e godibile a più livelli. E, se non fosse per qualche piccola sbavatura nell’interfaccia, per un codice al momento un filo “sporco” e per perdonabili ingenuità nel design di alcune scelte di contorno, il risultato potrebbe essere ancora più clamoroso. Poco da dire: ennesimo centro nella già validissima softeca di Nintendo Switch, nonché colpo da maestro per un team italiano e occidentale. Well played Crying Ubisoft Man, well played.

8.7

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